Dossier


Riflessione su una sentenza del tribunale di Aosta PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 27 Febbraio 2019 11:57

Riflessione su una sentenza del tribunale di Aosta


La legge per tutti. La giustizia solo per qualcuno


Avv. Gerardo Spira*

In questa rubrica abbiamo trattato l’argomento spinoso del valore delle sentenze della Suprema Corte di cassazione in correlazione con quello della legge. E, non a caso, nel momento in cui si fa sempre più stringente l’ansia del cittadino per capire come la giustizia si muove nel mondo legislativo. Imparzialità, giusto processo, ragionamento logico giuridico sono il bagaglio per capire se il Giudice ha seguito un percorso in armonia con la legge e con una coerente giurisprudenza. Quando si sentono campanelli stonati, vuol dire che qualcosa non ha funzionato. E giù le critiche degli avvocati sotto il portone del tribunale alla presenza dei clienti, negli studi e durante i fugaci incontri, in bar o in una mensa. In questo clima nasce e si sviluppa il “bubbone contro” la Giustizia e le istituzioni.

Noi preferiamo manifestare liberamente il nostro pensiero sulla pagina del sito, armati di paziente volontà di ricerca nell’animo umano e nel vasto mondo del diritto. Lo facciamo, in modo trasparente, sapendo di incontrare condivisione, ma anche di suscitare perplessità e reazioni. Può anche accadere che la sensibilità umana, specialmente nella materia delle separazioni, divorzi e affidamento dei figli, possa influenzare la ragione del diritto e porti il cuore, più che la mente, a decidere in modo difficilmente accettabile. Ma ciò ricade nella responsabilità culturale di chi opera e decide in nome dei cittadini e del popolo italiano.

Quando cresce l’ingiustizia, cresce anche la sfiducia!

Veniamo al caso. Aosta Tribunale Ordinario. Sentenza n. 21/2019 – pubblicata il 14 gennaio 2019. Il Tribunale – nella causa civile di 1° grado iscritta al n. R.G. 989/2017 – promossa dal sig. X contro la sig.ra Y, nel procedimento di cognizione instaurato per opposizione a decreto ingiuntivo, ha così deciso.

Fatti: Dopo 9 anni dalla separazione definita anche con il divorzio la Sig.ra Y attiva la procedura monitoria contro il marito, con la richiesta del decreto ingiuntivo per spese straordinarie maturate dal 2009 al 2017, per un importo di euro 18.152,38, oltre interessi, e oltre ad euro 4.835,00 per spese di giudizio. Il sig. X con atto di citazione si oppone e si apre il procedimento ordinario che si conclude il 14 gennaio 2019. Il Giudice adito condanna l’ex marito: a pagare il complessivo importo di euro 17.737,98, oltre interessi sull’importo di euro 13.949,74, nonché alle spese di giudizio, sempre in favore della sig.ra Y di euro 4.835,00.

Nella sentenza sono riportate le ragioni delle parti, così riassunte

Il sig. X, nell’impugnare il decreto, ha eccepito la inammissibilità del procedimento monitorio, perché le spese straordinarie non gli erano state preventivamente comunicate, né erano state concordate e né tempestivamente comunicate e documentate, come stabilito nei provvedimenti di separazione e di divorzio. Ha eccepito, inoltre, la invalidità delle stesse ai fini del titolo per l’emissione del decreto ingiuntivo, perché non regolari. Lo stesso ha poi eccepito l’intervenuta prescrizione quinquennale. Ha chiesto quindi la revoca del Decreto.

La sig.ra Y ha assunto di aver informato l’ex marito attraverso i figli (parliamo di minori) o per via orale o in forma scritta e ha rilevato che alle presunte richieste non è stata fatta alcuna opposizione.

Dopo aver tentato la conciliazione ed aver rigettata la provvisoria esecuzione dell’ingiunzione opposta, il giudice, ritenute superflue ed inammissibili le prove orali, ha invitato le parti a precisare le conclusioni. (Procedimento breve e veloce)

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Febbraio 2019 12:00
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AOSTA 19 febbraio 2019 PDF Stampa E-mail
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Martedì 26 Febbraio 2019 18:37

AOSTA 19 febbraio 2019


Il problema delle separazioni in Valle d’Aosta:

effetti e conseguenze nelle famiglie e nella società


Introduzione al dibattito

Ubaldo Valentini

La condizione dei separati e dei loro figli in Valle d’Aosta ha incominciato ad emergere fin da quel doloro gesto del maestro Antonio Sonatore che il 7.4.1996 si è dato fuoco dinnanzi al tribunale di Aosta. E’ stato come gesto estremo di un padre a cui era stata tolta la patria potestà e gli era stato vietato di avvicinarsi alla figlia dopo una serie di processi che meriterebbero di essere rivisitati, dopo trent’anni, per restituire onore alla Giustizia.

Su quell’episodio è calato un silenzio assurdo della politica e della società di Aosta, come la vergogna di un gesto da condannare. Invece il dramma di quel gesto è stata l’occasione per ricordare alla Società che l’uomo può essere ucciso anche attraverso le persecuzioni di una cattiva Giustizia che giudica “in nome del popolo”. La chiesa ha impiegato oltre 7 secoli per riconoscere gli orrori dei tribunali dell’inquisizione. In alcuni tribunali italiani ancora si sentono gli umori di quel clima! Guai a chi spergiura contro.

In memoria di quanto accaduto dinnanzi al tribunale di Aosta – di cui ne parlarono tutti i giornali nazionali dell’epoca - da oltre dieci anni è stato istituito il World Memorial Day, Giornata Mondiale della Memoria (il 7 aprile di ogni anno), alla quale aderiscono associazioni di tutto il mondo per ricordare quei genitori separati, per lo più padri, che si sono suicidati per il dolore di essere stati privati dei figli.

Questa premessa era doverosa.

La situazione dei separati e dei loro figli, come andiamo ripetendo in tutte le sedi, è molto critica da decenni ed ora è divenuta esplosiva nella indifferenza delle istituzioni locali, che dovrebbero garantire il rispetto dei cittadini e il superiore interesse dei minori.

La politica appare incapace di reagire su ciò che sta accadendo nella regione. Gran parte dell’informazione locale, distratta da fatti e vicende che hanno travolto la politica locale non presta attenzione ad un problema che invece è entrato in tutte le case della società valdostana sconvolgendone l’ordine familiare. I comunicati stampa “non allineati con il potere” che osano sollevare le criticità dei tribunali e degli apparati socio-assistenziale, non sempre trovano il dovuto spazio nell’informazione quotidiana e periodica sia della carta stampata che nelle emittenti radiotelevisive. Le eccezioni sono viste come “una stampa clandestina” tenuta ben “a mente”! Chissà, può sempre accadere. Il timore fa l’uomo vittima di uno stato di soggezione che lo limita nella libertà del pensiero. Noi siamo riconoscenti a questa stampa di avanguardia, perché pensiamo che una società, prima di qualsiasi problema politico o economico, debba risolvere quello della serenità familiare dei suoi membri. Non serve impegnarsi a dare i migliori servizi di assistenza quando non viene fatto nulla per debellare il tarlo roditore delle cause che scompongono l’unità familiare.

A loro vada il nostro e il loro grazie, unito a quello dei minori che da questo silenzio sono pesantemente danneggiati perché vivranno senza il punto di riferimento del padre e si porteranno dentro una ferita che sanguinerà per tutta la vita.

Le separazioni in Valle d’Aosta

L’equità nelle separazioni è solo una “pia” speranza, poiché la quotidianità istituzionale decreta disparità tra i genitori, soprusi di genere, mancanza di terzietà e scarso rispetto del diritto dei minori alla bigenitorialità.  Si dimentica che i padri sono una risorsa e le condanne penali, senza riscontro approfondito, non solo non sono la risoluzione del problema, ma sono una offesa alla dignità umana e a quella dei loro figli.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Febbraio 2019 12:19
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Registro della Bigenitorialità PDF Stampa E-mail
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Lunedì 22 Ottobre 2018 09:11

Registro della Bigenitorialità


L’avv. Gerardo Spira, con la profonda Competenza giuridica che lo contraddistingue e con l’amore per la Giustizia e la trasparenza che ha caratterizzato tutta la sua vita, affronta il falso tema del Registro della Bigenitorialità. Registro che non ha alcuna valenza di legge e serve, invece, solo per nascondere la non volontà della politica e degli enti locali a garantire la vera tutela dei minori nella società e nelle separazioni.  Agli enti locali e ai ministeri competenti sui minori spetta garantire che le istituzioni operino nel bene dei minori, esigendo il rispetto della legge attraverso Protocolli che regolino l’attività dei servizi sociali e dei tribunali condivisi, prima di tutto, con i genitori e le loro associazioni. Quelli fatti tra tribunali e ordini professionali non sono altro che espressione di consolidate e anacronistiche caste.

La politica nazionale deve – finalmente - affrontare tutta la tematica minorile, disciplinandola con protocolli e regolamenti nazionali, controllando seriamente e direttamente l’attività delle istituzioni italiane che operano in questo delicato mondo minorile non sempre con senso di equità e giustizia. Da ventun anni - ora affiancati dal nostro presidente onorario, avv. Spira - lottiamo per la centralità del minore nella società, soprattutto nelle separazioni, e per una Giustizia che, forse perché mal interpreta la legge, quasi sempre sottrae il figlio ad un genitore o addirittura ad ambedue. I giudici – come da anni andiamo ripetendo nei convegni e in queste pagine - non possono fare gli psicologi, i sociologi e gli assistenti sociali. Questi non possono amministrare la legge. (uv)


Si ingarbuglia ancora di più la situazione

dei conflitti familiari e la condizione dei figli


Vale un vecchio detto “gli scienziati non sanno più cosa inventare per reggere in politica”.

Avv. Gerardo Spira*

Parole, frasi fatte e ripetute, concetti copiati, strafalcioni giuridici: la novella del Registro della Bigenitorialità ha solo lo scopo di fare passare il messaggio secondo il quale la politica ascolta e si muove nel loro interesse.

Qualcuno ha anche la sfrontatezza di dichiarare nelle pubbliche assemblee che il Registro della bigenitorialità è legale, che trova il suo aggancio nella legge del 2006 (bugia consapevole?), ma si è guardato bene dall’indicarne il numero, sicuro dell’approvazione. Il risultato lo conferma! L’affare è passato senza eccezioni. Agli elettori attenti il giudizio! La fretta e la superficialità portano a questi scherzi. Abbiamo perduto, purtroppo, la sensibilità all’impegno serio delle proposte nelle assemblee, studiate e fondate sulla legge. Gli altri si accodano. Per condivisione pura e semplice o per lungimiranza politica? Resta il dubbio amletico!

Veniamo all’affare del Registro della Bigenitorialità, così si dice in amministrativo quando si discute di un argomento collegiale. Anche Città di Castello è stata colpita dall’influenza di un “movimento” che pervade in molti comuni italiani, specie ora, in prossimità di scadenze elettorali. Così Il 15 ottobre anche il consiglio comunale di Città di Castello, ha approvato la proposta del capo gruppo della sinistra Giovanni Procelli di istituire il Registro, per garantire ad entrambi i genitori il diritto ad assumere decisioni e partecipare alle scelte che coinvolgono salute, educazione ed istruzione del figlio” (sic).

Chissà se il consiglio comunale sa che questi principi sono nella legge e che costituiscono prerogativa di applicazione del Tribunale. In coro tutti i presenti hanno detto sì. Le motivazioni? Sono state esplicitate sommariamente di natura politica. Pare che l’atto del Consiglio sia un primo passo per la successiva regolamentazione.

Essendo materia di competenza esclusiva dello Stato, non si comprende come sia stato superato lo scoglio del parere tecnico in ordine alla legittimità della proposta. Così anche quello sulla Privacy che con il decreto europeo, in materia dei minori, è ritenuto molto importante. Ma tant’è! Attendiamo gli eventi, dal momento che, sul problema ha puntato gli occhi del controllo sia il Ministero dell’interno che quello della funzione pubblica.

La proposta del Consiglio passerà ad una commissione comunale(?) per fare un Regolamento tipico, di quelli che già circolano in diverse edizioni in Italia.

L’argomento non ci trova meravigliati, perché abbiamo avuto modo di misurare il polso dell’amministrazione del capoluogo della Regione: la città di Perugia. A Perugia l’accordo politico ha portato un nucleo di maggioranza a dire no al Regolamento che invece va nella direzione della legge a tutela degli interessi dei minori.

Ciò nonostante, intendiamo, a tal proposito, esprimere il nostro pensiero in merito e lo facciamo pubblicamente, pur sapendo che contrasterà con quello della politica di turno che lo ha espresso con una votazione unanime. Ne esplicitiamo le ragioni.

Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Ottobre 2018 09:33
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Dossier Minori sequestrati PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 12 Settembre 2018 08:26

Dossier

Nell’attuale società vi sono interessi vari che travolgono anche i sentimenti dei bambini.


Minori sequestrati:

Un affare di milioni di euro per associazioni e case protette


avv. Gerardo Spira*

Su questo argomento, di drammatica attualità, vogliamo aprire un confronto con i genitori, con le istituzioni e, in specifico, con coloro che a parole vorrebbero farci credere che la giustizia minorile funzioni bene e che tuteli “il superiore interesse dei minori”. Chiediamo fatti concreti, nel parlamento e nei tribunali, sorvolando sulle confusionarie e ambigue proposte di legge fatte per tutelare il politico e le sue presunzioni culturali. L’avv. Spira resta a disposizione per chiarimenti e per accogliere il contraddittorio su questa tematica. (ndr)

 

Tra il mese di aprile e maggio di quest’anno compare sul filo della mia posta elettronica la notizia di un giovane collega il quale mi informava che da Roma due minori erano stati rapiti, in gran segreto, al padre, Clown di circo, in seguito alla denuncia della compagna, scomparsa pure lei con loro. Il genitore presentatosi ai carabinieri per denunciare il fatto, viene a conoscenza di notizie frammentarie e vaghe, circa l’allontanamento coatto dei tre in luogo sconosciuto e segreto. La gravità del pericolo non aveva consentito alle Autorità di informarlo. Così si rivolge ad un avvocato per venire a capo della situazione. L’avvocato, preso dal fatto, nonostante i suoi contatti con gli organi giudiziari e di polizia mi informava che L’evento veniva sottaciuto e tenuto in un’atmosfera nebulosa. Trascuro gli effetti sentimentali del fatto e le conseguenze sulla vita di particolare lavoro dell’uomo. Il clown è l’artista del circo equestre più capace di penetrare nei sentimenti della vita sociale. Il colpo inferto a quel genitore è stata l’azione più atroce e sconvolgente di una condanna a morte. Purtroppo, in questa società vi sono interessi che travolgono anche i sentimenti dei bambini. Il legale dopo rabbiose insistenze è riuscito ad ottenere un provvedimento del Tribunale per i minorenni di Roma che conferma la legittimità della decisione adottata, senza notificargli il provvedimento adottato. Senza conoscere dunque l’Autorità che lo ha emesso e i motivi della stessa. Al legale quindi viene impedito di fatto di fare il suo dovere. Ci troviamo in una di quelle fasi in cui l’urgenza e la cautela diventano gli strumenti a cui l’Autorità pubblica ricorre come estrema ratio, senza che il cittadino possa difendersi. Tutto resta al buio e nel buio si muovono, a loro piacimento, organi e Autorità coinvolte. Poi si vedrà! Così e accaduto, infatti, in alcuni momenti della storia in cui sono stati fatti scomparire esseri umani i cui resti sono venuti alla luce a distanza di anni. Questi momenti sono stati definiti anche di estrema pazzia. Il diritto e la Giustizia sono altra cosa, perché parliamo di diritti e i diritti non si possono sopprimere o nascondere.  Il fatto di Roma, dopo sei mesi rimane ancora avvolto dal mistero giudiziario.

Sequestro o rapimento? Improvvisamente scoppia il caso. I tre, madre e figli” erano stati collocati in una struttura segreta in Sicilia, chiusa poi dalla magistratura palermitana per maltrattamenti di minori. La notizia finisce, con grande clamore, nella cronaca giudiziaria. Chi ha indicato quella struttura? Chi ha convalidato senza i dovuti controlli? Il legale cerca affannosamente di sapere dove sono stati ricollocati i tre. Niente da fare. I telefoni, colorati e non, squillano in segreto per mantenere la notizia e le tre persone riservate. Madre e figli, con un altro provvedimento, sempre riservato ed urgente, vengono trasferiti un’altra struttura che non è dato conoscere. Si sa solo che è stato emesso un provvedimento cautelare ai sensi dell’art. 403 del c.c. Nessuna traccia del provvedimento e quindi dell’autorità proponente.

Fin qui le notizie.

Poi la nebulosa si fa sempre più chiara e si viene a sapere che la sig.ra, madre dei minori, di nazionalità straniera, aveva contattato un’avvocatessa di Roma, del giro, la quale attraverso un’associazione antiviolenza (dalla stessa diretta e gestita?!) e collegata ad uno dei famosi telefoni colorati di Stato aveva curato tutto l’affare. Non entriamo nel merito della questione denunciata. Questa rientra nelle competenze della magistratura. Intendiamo invece trattare l’argomento dal punto di vista della necessità e urgenza giuridica perché, il disimpegno del tribunale, in specifica materia, a nostro avviso, concorre a sfaldare valori e principi della famiglia, espressamente definiti nella Costituzione e nelle leggi.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Settembre 2018 08:55
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I diritti dei minori sotto la mannaia di una Giustizia inadeguata ed incapace PDF Stampa E-mail
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Lunedì 30 Luglio 2018 10:06

I diritti dei minori sotto la mannaia di

una Giustizia inadeguata ed incapace


avv. Gerardo Spira*

 

Se proviamo a mettere insieme, secondo il livello di valore, i principi costituzionali e le leggi sul diritto di famiglia avvertiamo, all’impatto, un sensibile disagio ad accettarne l’interpretazione applicata, come se la giustizia si muovesse contro i diritti dell’uomo. Lo Stato e le sue leggi vanno in una direzione, la giurisprudenza in altra direzione. Tra i poteri dello Stato non vi è coordinamento. Il principio dell’indipendenza forza quello dell’autonomia fino a porre sullo stesso piano organi ed istituzioni operanti nella stessa materia. Il cittadino ne subisce e paga le conseguenze in termini di diritti. Nella materia del diritto di famiglia diventa una vera e propria avventura affrontare il merito di una questione di separazione e di divorzio. La Giurisprudenza, come motore delle leggi, non aiuta la società ad accettarne l’orientamento, specialmente quando il contrasto interpretativo si fa più evidente tra i supremi giudici della Cassazione e quando poi il giudice costituzionale, chiamato, ne dà la soluzione di legittimità.

Quando scoppiano i contrasti, le indecisioni muoiono sulla pelle delle persone che attendono giustizia.

Ormai ogni cittadino è in grado di valutare se un provvedimento o una sentenza sono stati emessi secondo un percorso e ragionamento corretto e giusto. I sentimenti della giustizia si evolvono con la crescita dei valori della democrazia. Quando questi valori stridono con i principi scritti e fermi nelle leggi si apre il solco profondo tra lo Stato e i suoi cittadini. Qui il tarlo comincia ad attaccare la dignità dei principi delle leggi. Qui nasce il pericoloso scostamento tra chi fa la legge e chi l’amministra.

La famiglia è ritenuta e riconosciuta dalle Convenzioni, dai Trattati internazionali e dalla Costituzione italiana la prima cellula della società e i diritti dell’uomo, inviolabili e intoccabili. La loro violazione, anche per interpretazione di chi è deputato a farlo, ne lede i sentimenti e il valore.

Ultimo aggiornamento Lunedì 30 Luglio 2018 10:14
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