Attualità


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Venerdì 10 Novembre 2017 10:25

Clamoroso !


Il Consiglio regionale della Valle D’Aosta con 32 voti favorevoli e un astenuto (praticamente all’unanimità) nella seduta dell’8 novembre ha approvato la mozione presentata dal Consigliere Roberto Cognetta del “movimento 5 stelle), intesa a regolamentare le attività dei Servizi sociali degli enti territoriali durante gli incontri protetti in favore dei minori e delle famiglie, nei casi di separazioni.

Quello della Valle d’Aosta è il primo consiglio regionale che si è riappropriato di una materia trasferita dallo Stato alle Regioni, province e Comuni sin dal 1977.

Fondamentale e determinante è stato il ruolo della nostra Associazione, la quale ha istruito la proposta in termini legali con la specifica competenza dell’avv. Gerardo Spira di Agropoli, che da oltre 4 anni, negli incontri e convegni nazionali promossi dall’associazione, in controtendenza, ha rilevato la disattenzione della P.A in una materia che la legge ne ha riservato la competenza esclusiva agli Enti Territoriali.

L’Associazione cogliendo il momento dell’intuito dell’avvocato Spira ne ha sposato la teoria portandola sul tavolo dei dibattiti pubblici e all’attenzione delle Istituzioni, abbandonando la  consueta e diffusa pratica degli inutili lamenti e dei ricercati compromessi.

Il Consiglio Regionale della Valle d’Aosta ha riempito un vuoto amministrativo lasciato dal 1977 alla competenza generica e discrezionale dei servizi sociali.

Da questa decisione riparte il nostro impegno come associazione di stimolo perchè gli effetti producano una reazione a catena in tutto il Paese, per ridare fiducia alle coppie che affrontano la Giustizia e credibilità ai Tribunali che decidono in siffatta materia.

Il lavoro di oltre venti anni ci ha portato a confrontarci sul piano del diritto e a chiedere con insistenza che i Tribunali e gli Enti territoriali debbano restare ciascuno nel proprio ambito di competenza, senza invasione di campo o confusione di ruolo. Il processo giudiziario deve osservare le leggi in materia di separazione e gli Enti territoriali devono disciplinare le attività dei propri servizi sociali, in via autonoma ed indipendente.

Abbiamo sollevato questo problema e preteso che venisse regolamentato, per evitare abusi e comportamenti illeciti.

Nel rispetto della legge 241/90 ed in osservanza del principio stabilito dall’art. 97 della costituzione abbiamo formulato e proposto un Regolamento tipo posto a disposizione degli Enti, al fine di perseguire l’obiettivo di salvaguardare il superiore interesse del minore e di porre la discussione sul piano dei giusti ed equilibrati diritti e doveri.

La legalità è garanzia di giustizia e questa può essere garantita solo se le procedure vengano svolte nel rispetto della legge e le relazioni e pareri dei servizi delegati vengano formulati nel rispetto della Regolamentazione, del programma o protocollo a cui obbligatoriamente devono partecipare i soggetti interessati.

La giustizia e i servizi sociali devono restare fuori dai conflitti e quando questi insistono o perdurano, le istituzioni devono mantenere equilibrio equidistante e fermare le azioni speculative.

Per meglio comprendere il significato della nostra azione vi rimandiamo alla mozione approvata che alleghiamo.

Ubaldo Valentini

 

MOZIONE


VALUTATO che il problema delle separazioni ha inevitabilmente e profondamente colpito anche la nostra comunità, le cui conseguenze oltre che sulle istituzioni si sono riversate, in particolar modo, sui minori in tutti gli aspetti, morali e sociali;

PRESO ATTO delle tristi vicende, spesso raccontate dai media, che hanno coinvolto Autorità pubbliche, professionisti, famiglie e associazioni che da oltre 20 anni discutono, senza peraltro trovare una soluzione pacifica e serena soprattutto nel superiore interesse di soggetti violati nella persona e nei diritti;

CONSIDERATO che da tempo ad Aosta l’associazione nazionale “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”, con sede regionale anche nella nostra regione, ha posto il problema, segnalato in qualche caso anche per l’aspetto drammatico, richiamando l’attenzione dell'amministrazione regionale sulla competenza ad intervenire nella fase in cui la Giustizia minorile e altri soggetti assegnano ai servizi sociali il compito di valutare, dirimere o trattare il caso, nel rispetto della legge e della scienza, con equilibrio e correttezza procedimentale;

CONSIDERATO che il confronto con i responsabili del servizio regionale ha effettivamente messo in evidenza l’assenza di linee guida chiare e definite relative alle modalità di svolgimento degli incontri con i genitori e gli operatori sul territorio;

LETTO che la nostra Regione con la legge costituzionale n. 4 del 26 febbraio 1948, aggiornata con la legge di riforma costituzionale n. 3, tra le funzioni previste all’art. 2, ha assunto, all’art. 3, il potere di emanare norme legislative di integrazione e di attuazione delle leggi della Repubblica, anche nella materia “assistenza e beneficenza (lett.i);

VISTO la legge regionale n. 19 del 6 agosto 2007 che detta “Nuove disposizioni in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi”;

VALUTATO che il quadro normativo di riferimento risulta concentrato all’art. 1, commi 2, 3 e 4. in cui sono posti a carico degli Enti pubblici non economici precisi obblighi, tra cui l’adozione di regolamenti, entro un anno dall’approvazione della legge, nonché l’obbligo a carico dei soggetti privati preposti all’esercizio amministrativo di assicurare e rispettare i principi di cui all’art. 2;

CONSIDERATO che la Regione Valle D’Aosta svolge funzioni di programmazione, finanziamento, indirizzo e controllo di gestione in materia di minori e famiglia, nonché tutela diretta sui minori;

PRESO ATTO che gli interventi a favore dei minori e delle famiglie sono realizzati nei 4 distretti territoriali socio-sanitari e a livello centrale presso l’ufficio minori dell’assessorato Sanità, Salute e Politiche sociali;

PRESO ATTO che gli interventi di presa in carico a tutela dei minori sono direttamente realizzati dall’Amministrazione regionale attraverso i servizi sociali territoriali, le strutture comunitarie per minori, il servizio di assistenza e il servizio per gli incontri protetti in favore dei minori e delle loro famiglie sono gestiti per conto della Regione da soggetti esterni;

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

IMPEGNA

la Giunta regionale

  1. a emanare, con urgenza, delle linee guida affinché soggetti esterni pubblici o privati delegati, svolgano i servizi di assistenza e di incontri protetti in favore di minori e delle loro famiglie nel rispetto della normativa di cui all’art. 1 comma 4 del Regolamento regionale n. 19, al fine di perseguire il dettato di cui all’art. 97 della Costituzione;
  2. a disporre affinché la competente struttura regionale, deputata alla vigilanza e al controllo, garantisca la effettiva attuazione delle linee guida, da parte degli enti - soprattutto quelli che su incarico dei Tribunali svolgono i servizi di assistenza e di incontri protetti in favore di minori e delle loro famiglie - e da parte delle strutture preposte all’esercizio delle attività amministrative, come previste dal Regolamento citato,  con l’avvio del procedimento, la partecipazione dei genitori e loro delegati, la semplificazione dell’accesso agli atti, la verbalizzazione e la redazione dei programmi e dei protocolli, la registrazione degli incontri tra strutture sociali e minori e tra strutture sociali e genitori e tra genitori e figli in presenza di assistenti sociali, psicologi ed educatori.

***

La mozione, presentata dal consigliere Roberto Cognetta (mov. 5 stelle), l’8 novembre 2017 è stata approvata con i voti favorevoli di 32 consiglieri, astenuto il consigliere Contoz  (UV), 2 assenti giustificati Ferrero (M5S) e Laniece (EPAV).

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Novembre 2017 17:02
 
La volpe cambia il pelo ma non il vizio! PDF Stampa E-mail
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Venerdì 03 Novembre 2017 10:39

Servizi sociali della Valle d’Aosta


La volpe cambia il pelo ma non il vizio!

 

La saggezza popolare ci ricorda che la volpe cambia il pelo ma non il vizio. Questo detto calza perfettamente con l’operato dei servizi sociali della Vda che si fanno paladini di una trasparenza e di una professionalità che i fatti poi sistematicamente smentiscono.

Nessuno - a loro parere - può mettere il naso sul loro operato e nessuno può chiedere trasparenza, protocolli operativi validi per tutti, rispetto dei minori e di ambedue i loro genitori per garantire oggettività nelle indagini socio-psicologiche sui minori richieste dai tribunali e permettere ai genitori di poter accedere al contraddittorio nel superiore interesse dei propri figli.

In definitiva si chiede, in fatto e in diritto, la fine della discrezionalità di un organismo pubblico che opera – sempre, anche quando riceve l’incarico dal tribunale – nell’ambito della pubblica amministrazione regolamentata dalla legge 241/1990 e successivi aggiornamenti.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Novembre 2017 10:39
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I Minori, la Giustizia e la Legge PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 11 Ottobre 2017 09:52

Doverosa riflessione


I Minori, la Giustizia e la Legge


Avv. Gerardo Spira *

Ogni giorno leggiamo sulla stampa notizie di decisioni estreme della Giustizia adottate nei casi di separazioni, che ormai hanno invaso la famiglia e la società come un fiume in piena. Non c’è più assunzione di responsabilità giudiziaria o almeno essa non ha assunto il concreto e pieno valore! Ogni Tribunale tira fuori dal cilindro il proprio coniglio. Il rito davanti al Tribunale per i minorenni è diventato un terno al lotto; nessuno riesce a prevedere la decisione, tranne qualche caso preannunciato per la notorietà dei soggetti in campo.

I genitori aprono il fronte di guerra, la giustizia prepara lo scenario; il palcoscenico si affolla di una miriadi di personaggi, pronti ad aggredire, a tentare di mediare o ad accaparrarsi il pomo della contesa nel lungo e interminabile percorso giudiziario.

Il minore, soggetto che la legge pretende di salvaguardare, corre da una parte all’altra, strattonato, sgridato e imbeccato, in attesa di incontrare la tanto agognata pace e serenità. Intanto il tempo corre e come ormai tutti sappiamo, tra un rinvio e l’altro, memorie e Ctu, ci ritroviamo, ormai stanchi, maturi, si fa per dire, per sentire l’ardua sentenza.

Nel giorno del giudizio i genitori si presentano con qualche capello bianco, accompagnati da qualche altro minore, intanto venuto al mondo nel quadro della convivenza allargata insieme al fratello, pomo della discordia, col tono della voce cambiato, accompagnato per mano dalla prima fidanzatina di turno.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Ottobre 2017 10:11
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Tanto tuonò che piovve! PDF Stampa E-mail
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Lunedì 11 Settembre 2017 15:14

Il Tribunale per i minorenni di Genova, dopo ben 11 anni ha emesso la peggiore decisione della storia del nostro diritto.

Tanto tuonò che piovve!


Avv. Gerardo Spira*

Con una decisione definitiva, dopo 11 anni di martirio, il Tribunale per i minorenni di Genova ha chiuso il caso di una madre francese e della figlia, nata da padre italiano, nel modo peggiore. Con PQM del 14 giugno 2017 il collegio, riunito in camera di consiglio ha dichiarato la madre decaduta dai diritti, poteri e facoltà inerenti la responsabilità genitoriale sulla figlia; ha disposto la interruzione dei contatti tra madre e figlia; ha disposto altresì che in caso la minore ne esprima il desiderio o ne manifesti l’esigenza, il servizio sociale di un noto comune vicino al confine francese, in collaborazione con il consultorio familiare, consultato il padre, provvederà ad organizzare incontri in forma assistita, semi assistita o libera, con le modalità, tempi e cadenze che saranno confacenti all’età, condizione ed esigenze della minore; ha fatto divieto alla madre di cercare contatti con la figlia diversi da quelli organizzati dal servizio sociale; ha condannato infine la madre a tutte le spese nonché al mantenimento della figlia in casa d’altri e al risarcimento danni in favore dei nonni paterni.

Sarebbe stato meglio condannarla a morte. Neppure nei confronti del più pericoloso criminale è stata emessa una sentenza così devastante.

In nessun altro tribunale per i minori d’Italia si è sviluppato tanto accanimento e con tanta cattiveria. Il giudice relatore, famoso per certe decisioni, dopo aver immotivatamente trattenuto il caso per oltre 10 anni, ha dato una sonora lezione ad una madre che ha insistito per aver preteso di voler vivere con la figlia ed ha avuto il coraggio di denunciare il caso al CSM e alla stampa.

Per oltre 10 anni il giudice di Genova ha inventato un percorso protetto, a tempo indeterminato, senza regola e senza obbiettivo. Mai è stato fissato un programma o un protocollo, affidando il caso alla discrezione più ampia di assistenti sociali, che hanno avuto il merito di affidarsi agli umori e sensibilità di quel giudice.

Quel Giudice, non ha accettato che un’altra donna forte dei principi della rivoluzione francese si è permessa di rivendicare parità di diritti con un uomo italiano.

Il collegio, costituito dal Presidente e dai soliti giudici onorari, ha condiviso il ragionamento trascinato dalla collega, per oltre 10 anni, su di un piano completamente estraneo alla legge e al diritto, sigillando una decisione, dal sapore di vendetta e di umore proprio di ben altra cultura.  Giustizia è stata fatta! La donna francese che ha rincorso invano per oltre dieci anni il diritto di madre si è vista umiliata e mortificata nella sua dignità, nel peggiore dei modi che la giustizia possa manifestarsi.

Mentre la vendetta ha appagato il giudice, la rabbia e la ribellione, purtroppo, mettono a dura prova la vittima la quale è costretta a rispettare la decisione e affrontare l’appello con grande dispendio di risorse finanziarie e psicologiche.

 

Nella Liguria rinomata per la particolarità dei fiori non si tocca nulla, specialmente l’ambiente. Qui ogni cosa deve stare al suo posto. A nessuno è permesso di chiedere o contestare contro l’ordine costituito. Qui la Giustizia minorile segue un altro equilibrio e obiettivi diversi dalla ricorrente giurisprudenza italiana e dalla legge. Anzi la legge 54/2006 è rimasta ancora una bozza in discussione.

Ultimo aggiornamento Martedì 12 Settembre 2017 09:37
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L'Europa e le Autorità italiane stanno a guardare! PDF Stampa E-mail
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Lunedì 21 Agosto 2017 11:52

Il Tribunale minorile di Genova non vuole applicare la Carta europea dei diritti dei minori!

 

L'Europa e le Autorità italiane


stanno a guardare!


Ubaldo Valentini *

Abbiamo più volte denunciato all'opinione pubblica italiana il vergognoso e clamoroso caso di una madre francese la quale da ben 11 anni non vede e non incontra la figlia, ormai divenuta signorina, per responsabilità personali di un giudice e di assistenti sociali i quali di comune accordo, hanno deciso di metterla in penitenza solo perché la donna, armata del suo istinto materno e della cultura libera francese sta difendendo il diritto di madre contro metodi e sistemi che nel tribunale di Genova risentono di un odore che si è radicato fuori dallo Stato.

La madre francese si è mossa sulle indicazioni delle autorità nazionali, facendosi assistere dalle più competenti professioni, le quali hanno evidenziato contraddizioni e storture procedurali, messe in atto per sottrarre dolosamente la figlia avuta con un italiano appartenente ad una famiglia molto” rispettata”.

Da undici anni questa madre grida il suo dolore e lo fa nel più corretto rispetto delle leggi italiane. Non ha potuto fare altro e ancora attende che un giudice, per livore personale e per incapacità professionale, non riesce a trovare la via per emettere una decisione definitiva e consentirle di percorrere gli altri gradi del Giudizio.

E sono undici anni, la vita di una fanciulla.  A nulla sono valse le diffide e le richieste di intervento della Giustizia di controllo. La casta togata si è chiusa in un silenzio di corresponsabile omertà.  Quel Giudice continua a fare danni, restando al suo posto e le assistenti sociali, protette da quel magistrato, operanti in un ambiente finito all'onore della cronaca mafiosa, continuano a salassare chi non condivide il loro metodo.

La legge in questo tribunale non esiste e la Giustizia si vergogna di mostrare il vero volto. Solo i gesti eclatanti ormai nel nostro Paese sono divenuti degni di esaltazione e di preoccupazione. Solo questi, perché i responsabili, di fronte al clamore della notizia, vengono presi dalla paura di perdere lo stipendio e il posto, non per senso di colpa e di responsabilità.

Siamo a questo punto!

La cancrena morale e corruttiva ha invaso il tessuto istituzionale in ogni angolo del Paese e se qualche barlume di verità e di giustizia compare in questo mondo, vuol dire che il cittadino e il genitore vittime si sono rivolti altrove, ahinoi!. Tutto questo per ottenere un diritto scritto nelle leggi e negato da soggetti che agiscono in nome del popolo italiano. Sono sacri la vita e i figli e nessuno può sottrarli alla origine della procreazione dell'uomo e della donna!

La legge serve a far rispettare questi principi e non a sfaldarli. Per qualsiasi motivo nessuno può separare un figlio dai genitori ed è un atto criminale sottrarlo al principio di educazione, di istruzione e cure condivisi.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Settembre 2017 15:15
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