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Senza parole!


Non comprendiamo come possano accadere queste cose in alcuni centri antiviolenza italiani senza che nessuno se ne accorga. Riteniamo vergognoso che simili aberranti fatti siano tenuti nascosti con la condivisione di istituzioni e professionisti e che si lasci che vengano puniti non gli autori di queste nefandezze ma  esclusivamente coloro che denunciano il mal funzionamento di  centri nati con finalità  ben precise. Il caso di Terni, confermato dalle sentenze citate nell’articolo pubblicato, è di una gravità indicibile poiché un centro nato per difendere le donne maltrattate dai mariti e dai conviventi non può coprire una donna che con le sue denunce ha perseguitato senza scrupoli un ingenuo compagno e padre di suo figlio.

Non vogliamo fare retorica, ma queste persone devono essere chiamate a pagare il danno procurato al partner da loro ingiustamente perseguitato, risarcire lo Stato italiano per i benefici economici illegalmente avuti e per l’ingiusta ospitalità in strutture destinate alla protezione delle donne. Se dovesse risultare la complicità  di strutture pubbliche,  speriamo che gli operatori responsabili coinvolti  siano allontanati immediatamente e senza alcuna pietà da qualsiasi  occupazione in strutture finanziate con i soldi pubblici.

Speriamo che a questa donna venga tolto il figlio perché il suo operare e la sua esistenza sono un pericolo per la crescita del bambino. L’articolo parla che il minore è stato collocato presso la madre. Una decisione inaccettabile della quale chi l’ha resa possibile dovrà rendere conto ai cittadini.

Siamo convinti che i centri antiviolenza  siano una cosa buona e per questo non si può permettere che persone ambigue possano operare come sembra che si operi a Terni.

(Marco e Luisa, felicemente sposati da trent’anni).

 

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