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Fare subito chiarezza su una inaccettabile e assurda vicenda!
A seguire il parere giuridico dell'avv. Gerardo Spira


Due bambini da Roma collocati

in una casa rifugio in Sicilia


Una madre, artista circense stanca di quel mondo, vuole ritornare in Olanda con i figli di 13 e 11 anni ed abbandonare il compagno e il mondo in cui i bambini erano nati e cresciuti. Il compagno (artista circense, italiano) non si oppone al suo ritorno in Olanda ma non è d’accordo a lasciarle. Anzi la informa che se si allontanerà sottraendogli i figli farà di tutto per riprenderli con sé.

La donna, all’insaputa del compagno, si rivolge al centro antiviolenza romano “Telefono Rosa”, affiliato alla ampia rete di genere e alle Pari opportunità nazionali, ed una loro legale le prepara la querela da presentare ai Carabinieri dove si dice che il padre sarebbe violento non solo contro di lei (ma si guarda bene dal fornire la dovuta documentazione di medici e/o dei ricorsi al pronto soccorso) ma anche contro i figli e le fa chiedere la loro collocazione in un centro-rifugio ad indirizzo segreto e un provvedimento che vieti al padre di poterli vedere ed incontrare.

Un classico nella sottrazione dei minori al genitore, quasi sempre il padre, a seguito delle denunce dell’altro per maltrattamenti. Fatti dichiarati, spesso generici e facenti parte della dialettica genitoriale, mai documentati perché la donna denunciante dichiara di temere la reazione violenta del marito/convivente.

Tribunale per i Minorenni di PalermoI figli e la madre vengono spediti, in appena un giorno dalla denuncia, in una struttura di Favara (AG) che da due anni è sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica per episodi di violenza sulle ospiti e in presenza dei loro figli avvenuti dal 2011 in poi! Dopo 6 giorni, la P.M. chiede al Tribunale minorile palermitano la conferma della collocazione, il divieto di avvicinarsi ai minori da parte di chiunque, l’iter per la decadenza del padre dalla responsabilità genitoriale. Il tutto, ovviamente, basato su fatti generici e quasi sempre identici in certe situazioni dove mancano ragion i calzanti, senza alcun riscontro oggettivo. Il Tribunale, senza porsi alcun problema, accetta in toto le richieste della solerte P.M. del Tribunale per i Minorenni di Palermo.

E qui arriva il bello.

La struttura era sotto indagine da parte della Procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento per maltrattamenti verso gli ospiti che continuavano dal 2011! Dopo appena venti giorni alla struttura vengono messi i sigilli e i minori spediti, nuovamente, in un’altra struttura, sempre ad indirizzo segreto, collocata in un’altra provincia siciliana. I genitori verranno sentiti da un giudice onorario del T.M. palermitano solo dopo tre mesi dal momento in cui i minori sono stati sottratti al padre e ai suoi parenti.

Nasce spontanea una domanda: chi doveva controllare queste case-rifugio segrete di Agrigento? Sicuramente ai Tribunali che vi collocano i minori e, sovente, con la loro madre! Il pubblico ministero che ha chiesto la conferma della loro permanenza in una struttura le cui criticità erano sicuramente note agli ”addetti” al controllo e tutela dei minori.

Chi e con quale autorità e competenza ha imposto il trasferimento dei minori ad oltre 1.300 km. da Roma dove erano i loro affetti? Quali le motivazioni di questo incomprensibile decisione?  I bambini sono agitatissimi, si ribellano alla madre e cercano continuamente il padre, i nonni e i parenti che lavorano nello stesso Circo dove loro già prestavano alcune attività artistiche.

Tempi lunghi, divieti assurdi poiché il genitore, anche in caso di indagini “fondate”, si possono prevedere incontri protetti padre-figli ma per far ciò i figli dovrebbero essere facilmente raggiungibili dall’altro genitore.

Una equipe palermitana deve fare una valutazione dei minori e dei genitori. Come potrà farlo se il padre lavora a 1.300 km di distanza e come potrà tutelarsi che le indagini psico-diagnostiche vengono svolto con garanzia di oggettività, viste le ideologie di genere che circolano in certe strutture pubbliche e private?

Vorremmo una risposta sia dai Carabinieri di Roma coinvolti, dal “Telefono Rosa” che gestisce il numero nazionale 1522, dalle Pari opportunità nazionali, romane e siciliane, dal P.M. e dai giudici del tribunale per i minorenni di Palermo e dagli organismi statali che pagano queste strutture private. A chi competevano e competono i controlli e le valutazioni sull’operato di strutture finanziate con soldi pubblici dove vengono collocati i minori?

Cosa succede poi nei Centri antiviolenza che si reggono sui finanziamenti pubblici dislocati – abbondantemente – in tutta Italia. La Giustizia cosa fa? E la politica? (U.V)


Il parere dell’avv. Gerardo Spira


“Da tempo stiamo manifestando le nostre perplessità sulle cosiddette case rifugio di centri sorti sotto il simbolo dell’antiviolenza. La notizia pubblicata ieri da Francesco Di Mare sul giornale di Sicilia ha fortemente allarmato la società civile e ha evidenziato il serio problema di stringere i controlli sulle strutture aperte in nome di principi seri ma finalizzate a scopi previsti negativamente dal nostro codice penale. Apprendiamo che la Procura della repubblica di Agrigento in data 5 marzo ha sottoposto a sequestro preventivo “le case rifugio per donne e minori in difficoltà” “vita nuova e Noi donne” del territorio agrigentino. I fatti contestati comprendono il periodo dal 2011-2018.

La gravità della notizia sta nella circostanza che le inchieste sarebbero state avviate in seguito a denuncia di ospiti delle case rifugio, sottoposte a sequestro. La perplessità, di fronte a queste notizie, diventa ancor più irritante se si considera che questi centri, sostenuti con danaro pubblico, vengono aperti con provvedimenti amministrativi soggetti a garanzie del controllo pubblico. Non è concepibile che si venga a conoscenza dell’esistenza di una struttura solo dopo che è scoppiato lo scandalo. Vuol dire che i controlli non avvengono oppure gli stessi si perdono nella notte dei tempi.  Ormai la rete di queste strutture e similari è fitta in tutta Italia e tra esse scorre un gran fiume di denaro in diverse direzioni.

Tribunale di AgrigentoIn queste case finiscono tra l’altro anche minori, sottratti ai genitori, in qualche caso in gran segreto e con decreti che finiscono nel malloppo di fascicoli dimenticati in qualche scaffale. Qui si consuma la vita di donne e bambini in nome della tanto decantata tutela.

La tutela è un istituto pubblico che assume grande significato civile e sociale, quanto più è diffusa e pubblicizzata. La segretezza, talvolta, diventa occasione per fare” l’uomo ladro”. Dove non si controlla si sviluppa il malaffare.

Questo sta accadendo nel nostro PAESE.

In questa vicenda vi è finito anche un padre circense. Un uomo, caduto nel perverso ingranaggio delle accuse della moglie che ha sporto denuncia, ancora da esaminare. L’uomo si è visto sottrarre di nascosto due figli, senza essere stato informato e senza sapere dove erano stati collocati. In seguito a denuncia di scomparsa dei figli ha saputo che da Roma sono stati in Sicilia, proprio in una di queste case sequestrate. Da queste sono stati trasferiti in un’altra struttura sconosciuta. Dove? Non è dato di sapere. Quel padre, con le notizie di questi giorni sta vivendo momenti terribili che già lo ha segnato nell’attività in cui gli viene richiesta serenità ed equilibrio.

La tutela giudiziaria, in via cautelare, fino a quando non si saprà la verità, si spinge fino all’incredibile. Per tutelare i minori si dà per vera la denuncia di una donna, che intanto è scomparsa e si mandano due figli in una struttura lontano centinaia di chilometri, senza alcun segnale di riferimento.

Nessuno ha pensato alle conseguenze psicologiche dei minori, al trauma del distacco dal genitore, specialmente se affettivo, senza alcun ascolto? Possibile che nessun sia stato interpellato e nessuno abbia assunto informazioni sulla struttura che risultava indagata, anzi sottoposta a sequestro? Ma che cosa sta succedendo in questo Paese? Questi fatti mettono in discussione la credibilità di tutto il sistema istituzionale, dal momento che queste strutture, sostenute con denaro pubbliche, risultano attratte dall’attenzione delle associazioni criminali.

Dove sono quei minori?” 17.4.2018

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