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Valle d’Aosta: la Guardia di Finanza smaschera i ladri


Lavoro in nero e tante false dichiarazioni

Per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, i contributi pubblici, gli assegni più alti per i figli: sempre sulla pelle dei padri

 

In tempi non sospetti avevamo chiesto alle istituzioni a cui compete il controllo una indagine a tappeto in Valle d’Aosta sulla gestione del patrocinio a spese dello Stato, sulla segretezza dei contributi elargiti dagli enti locali al genitore collocatario e sull’esteso fenomeno del lavoro nero, poiché troppe persone usufruiscono di benefici economici a cui non hanno diritto. Fenomeni, questi, che creano inaccettabili discriminazioni nei confronti di tutti coloro che hanno realmente un basso reddito ma, operando nella legalità, si vedono estromessi dai benefici di legge per loro previsti.

E’ di questi giorni la notizia che dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza di Aosta sulle prestazioni sociali agevolate (P.S.A.), cioè sui contributi economici erogati dallo Stato e dagli enti locali alle persone con basso reddito, risulta che le dichiarazioni, compreso l’Isee, non sono veritiere, cioè sono false. I casi analizzati sono stati solo 46, su centinaia e centinaia, e tutti hanno avuto esito negativo. Ciò dovrebbe portare alla restituzione delle somme “truffate” con false dichiarazioni e all’applicazione di una salata sanzione amministrativa (cioè una “multa”). Chi elargisce i contributi ha l’obbligo di effettuare rigorosi controlli sia sulle richieste che sull’utilizzo delle somme percepite. Tali controlli, però, non vengono fatti in modo sistematico e con modalità “a sorpresa”.

I genitori separati valdostani da decenni si scontrano su questo modo di gestire i contributi pubblici e sul mancato contrasto e repressione del lavoro in nero. I patrocini a spese dello Stato vengono concessi sull’autocertificazione della dichiarazione dell’avente diritto, cioè sulla “parola” del dichiarante, mentre l’Agenzia delle Entrate, prima di concederli, ha l’obbligo di predisporre i dovuti e approfonditi accertamenti su tutte le dichiarazioni e la Corte dei Conti, essendo soldi pubblici, dal canto suo ha il diritto-dovere di verificare la gestione dei contributi pubblici e di chiamare i dirigenti dei vari settori alle proprie responsabilità amministrative e penali.

Altra realtà su cui nessuno vuole aprire una seria indagine è il lavoro in nero che penalizza il padre, essendo quasi sempre la madre la collocataria dei figli, la quale non dichiarando redditi, nonostante lavori ed abbia un reddito identico a quello del padre, beneficerà di un assegno di mantenimento per i figli più alto, perché dichiara di essere disoccupata. Non ci deve meravigliare, poi, se questi genitori vivono al margine della povertà ed alcuni di loro sono sopraffatti dalla disperazione.

Il cosiddetto gratuito patrocinio concesso con molta leggerezza alle madri, sempre credute ad Aosta, rende impossibile la vita dei padri continuamente denunciati (con strategie talvolta suggerite da istituzioni di genere e pubbliche) per presunti reati e il malcapitato, che spesso deve vivere con due-trecento euro al mese, deve pagarsi, a differenza della madre, i procuratori/difensori di fiducia (a volte nominati d’ufficio) e, quando necessario, anche i consulenti tecnici/periti.

Strafottenza di chi effettua false dichiarazioni e assenteismo delle istituzioni penalizzano i padri (solo raramente qualche madre), che vengono emarginati dai loro figli.

Non possiamo non ringraziare la Guardia di Finanza di Aosta per il prezioso lavoro che sta svolgendo, scovando i “furbi” disonesti. Alle istituzioni chiediamo, però, trasparenza sulla gestione dei contributi, la cui concessione alla madre per i figli viene tenuta nascosta anche allo stesso padre.

In Italia i separati con figli sono oltre il 50% dei genitori - in Valle d’Aosta si arriva anche al 65% - e spetta alle pubbliche istituzioni fare chiarezza, una volta per tutte, sugli abusi che penalizzano spesso il genitore onesto e, di conseguenza, anche i figli. E’ una emergenza sociale a cui la politica e le istituzioni devono dare risposte chiare, rendere pubblici gli elenchi di chi percepisce i contributi, comminare pesanti sanzioni per coloro che forniscono false dichiarazioni. La normativa sulla privacy, in questi casi, potrebbe, di fatto, non esistere. Diventa solo un pretesto per nascondere a chi vengono erogati soldi pubblici. (uv)

 

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