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Servizi sociali in Valle d’Aosta


L’assessore Baccega non vuole la trasparenza

e i consiglieri regionali preferiscono star zitti


Si è tenuto un incontro dell’associazione con l’assessore alla sanità, salute e politiche sociali della regione V alle d’Aosta, da cui dipendono i servizi sociali, sulle Linee guida dagli stessi predisposte. Di seguito pubblichiamo la relazione dell’incontro, la replica dell’assessore e la risposta dell’Associazione che, contemporaneamente, ha coinvolto tutti i consiglieri regionali e ne ha informato i propri soci, inviando loro la documentazione.

Verbale dell’incontro redatto dall’associazione

L’incontro del 22.1.2019 con l’assessore Mauro Baccega doveva servire per richiamare “l’attenzione sulla “critica” situazione dei genitori separati in Vda, di fatto emarginati dai propri figli dalle istituzioni con prassi e provvedimenti non finalizzati al reale superiore interesse dei minori e alla salvaguardia della bigenitorialità. Fatti questi che nessuna istituzione, soprattutto quelle socio-sanitarie-politiche, possono far finta di non conoscere” (Verbale riunione redatto dai partecipanti dell’associazione all’incontro ed inviato all’assessore).

L’approvazione del Regolamento sull’attività dei servizi sociali (responsabili, con le loro relazioni, delle disagio dei minori e dei loro genitori) in materia di minori, presentato dall’associazione ai gruppi consiliari nella primavera del 2017 e depositato per l’approvazione da parte della Regione VdA è la risposta a queste ingiustizie.

L’8 settembre 2017, il consiglio regionale approva quasi all’unanimità (un solo astenuto) una mozione del consigliere Roberto Cognetta che impegnava il competente assessore (non i servizi sociali!) a predisporre, entro breve tempo, le Linee guida, considerato che il consiglio era prossimo alla sua scadenza. A tutt’oggi non è ancora arrivata una risposta e sono state redatte dagli stessi servizi sociali (i controllati controllano se stessi!) delle Linee guida - che sono ben altra cosa rispetto al Regolamento – ma che, nonostante la nostra richiesta – non vengono rese pubbliche, e l’assessore asserisce che sono state approvate dal Tribunale di Aosta.

L’attuale incontro è servito per ribadire le richieste dei genitori separati e per sollecitare la stesura, non tanto delle Linee guida, che non vincolano i servizi sociali, quanto piuttosto la redazione di un Regolamento per i servizi sociali che operano nelle separazioni su delega del Tribunale. Tale regolamento già da decenni doveva essere stato fatto, come prevede la legge sulla pubblica amministrazione.

Il presidente Valentini ha richiamato l’attenzione sui suicidi che, ogni anno, avvengono in Vda da parte di padri separati estromessi – nell’indifferenza delle istituzioni – dalla vita dei figli, a partire dal primo in Italia avvenuto il 7.4.1966.

Alla richiesta dell’associazione di averne una copia, l’assessore non lo ha concesso ed ha comunicato che verrà reso pubblico con la pubblicazione sul Bollettino della Regione che detto documento non verrà discusso in consiglio regionale e nelle commissioni.

I diretti interessati, i genitori e i loro rappresentanti, non solo non sono stati consultati, ma nemmeno verrà fatto in seguito.

L’assessore, inoltre, ha comunicato che, entro pochi giorni, verrà ristrutturato tutto l’assessorato con la creazione di due dipartimenti che sostituiranno le attuali due strutture: sanità e Servizio sociale, presieduto dalla dott.ssa Scaglia (il secondo), cioè la dirigente che ha sempre vietato l’accesso ai fascicoli, la trasparenza dell’audizione dei minori e dei genitori e, di fatto, ha sempre boicottato i genitori e, di conseguenza, anche i loro figli, non permettendo loro garanzia di oggettività e terzietà del servizio i cui operatori usano due atteggiamenti completamente opposti nei colloqui e nelle relazioni, quasi tutte uguali e palesemente di genere.

Non è mai stata concessa la registrazione o videoregistrazione degli incontri, la trasmissione dei testi a cui sono sottoposti i genitori e i loro figli, la predisposizione di appositi spazi per permettere ai genitori, ai legali e/o ctp di assistere ed esprimere le loro valutazioni.

La replica dell’assessore, palesemente di parte, è stata quella di una ulteriore chiusura verso i genitori, arrivando ad accusare l’associazione di usare metodi di ricatto perché hanno fatto presente che la dirigente, ora promossa ad incarico più porestigioso, in questi anni non ha dimostrato un atteggiamento di confronto su precise problematiche, limitandosi a predisporre una circolare per tutelare non i cittadini ma i servizi sociali da possibili denunce.

L’associazione ha fatto presente che chiederà il rispetto della legge sulla pubblica amministrazione e che non permetterà, con gli appositi strumenti e procedure, che si continui in VDA a disconoscere i diritti dei cittadini, siano essi genitori che figli di separati, offendendo la loro dignità di persona. Questo il riassunto del verbale inviato all’assessore.

Risposta dell’assessore Baccega

Immediata la risposta dell’assessore.

“Buona sera, nel leggere il suo resoconto, peraltro palesemente polemico e non condivisibile, ritengo che proprio questo suo modo e atteggiamento non sia rispettoso del lavoro che ci apprestiamo a fare per la collettività valdostana. Auspico vivamente che da questa sua nota scaturisca una azione ispettiva e allora avrò modo di chiarire in Consiglio Regionale quanto effettivamente ci si è detti in questo incontro. Tanto Le dovevo. Mauro Baccega” (email 25.1.2019).

Replica dell’Associazione

L’associazione ha risposto all’assessore Baccega con la email del 28.1.2019 a firma del presidente prof. Ubaldo valentini, che riportiamo.

“Sono ormai oltre 3 anni che discutiamo di leggi e di regolamento, di diritti, di accesso, partecipazione e trasparenza presso le istituzioni della Valle d’Aosta. Ma pare che da questo “orecchio” chi rappresenta le politiche sociali della Regione Valle d’Aosta non voglia sentire. Lei che insiste a non voler dar voce al grande problema valdostano della separazione, del divorzio e dei minori e, in linea con i suoi predecessori, vorrebbe risolvere tutto in camera caritatis per timore di perdere consensi con il “dovuto” coinvolgimento dei genitori separati.

Si dimentica che ad Aosta circa vent’anni por sono è iniziata la serie dei padri suicidi perché estromessi dalla vita dei propri figli e che, purtroppo, ogni anno alcuni padri separati continuano a suicidarsi nell’indifferenza delle istituzioni. Un primato di cui i politici non possono andare fieri. La strategia messa a punto, assieme ad alcune istituzioni aostane, che vuole imporre alla stampa di non parlare di queste morti conferma il fallimento delle istituzioni e della politica. I genitori separati, però, non sono più disposti a tacere e a rinunciare ai propri diritti.

Nell’ incontro del 22 gennaio non solo non ha voluto anticiparci, con la consegna, il fantomatico documento delle Linee guida (richiesto con pec del 9.1.2019), ma ci ha informato che le stesse sono state redatte sotto la responsabilità della direzione del settore (la stessa che non ha mai permesso ai genitori separati di accedere ai fascicoli che riguardavano loro e i propri figli) e si è subito preoccupato di comunicarci che questo documento ha ricevuto il beneplacito del Tribunale e che verrà reso pubblico con la  pubblicazione nel Bollettino Regionale (a che titolo?)

Dunque la nuova volontà politica, da poco subentrata, ha rinnegato anche la decisione del Consiglio regionale assunta quasi all’umanità (un solo astenuto e due assenti), anche con il suo voto favorevole, nella seduta consiliare del 8.11.2017. La mozione presentata dal consigliere Cognetta approvata prevedeva espressamente che:

Il Consiglio Regionale impegna la Giunta regionale

1. a emanare, con urgenza, delle linee guida affinché soggetti esterni pubblici o privati delegati, svolgano i servizi di assistenza e di incontri protetti in favore di minori e delle loro famiglie nel rispetto della normativa di cui all’art. 1 comma 4 del Regolamento regionale n. 19, al fine di perseguire il dettato di cui all’art. 97 della Costituzione;

2. a disporre affinché la competente struttura regionale, deputata alla vigilanza e al controllo, garantisca la effettiva attuazione delle linee guida, da parte degli enti - soprattutto quelli che su incarico dei Tribunali svolgono i servizi di assistenza e di incontri protetti in favore di minori e delle loro famiglie - e da parte delle strutture preposte all’esercizio delle attività amministrative, come previste dal Regolamento citato,  con l’avvio del procedimento, la partecipazione dei genitori e loro delegati, la semplificazione dell’accesso agli atti, la verbalizzazione e la redazione dei programmi e dei protocolli, la registrazione degli incontri tra strutture sociali e minori e tra strutture sociali e genitori e tra genitori e figli in presenza di assistenti sociali, psicologi ed educatori”.

Con la predetta deliberazione il Consiglio, per i ridotti tempi di mandato, aveva delegato la Giunta di tracciare le linee guida nella tanto discussa materia. In diritto significa che il provvedimento è stato affidato alla competenza della Giunta, con l’incarico di rimetterlo al Consiglio per le determinazioni di competenza.

Da parte nostra permangono ancora perplessità procedurali e di diritto. Riteniamo e lo anticipiamo con la presente, fatte salve le considerazioni sul documento appena ne verremo a conoscenza, che le Linee guida redatte dall’Ufficio, non hanno alcun valore giuridico positivo, se non quello della circolare, per coprire i servizi.

Il coinvolgimento dei servizi nella disciplina costituisce un clamoroso fallo del conflitto d’interessi.

Prendiamo atto che il Suo assessorato non ha la forza di intervenire nella disciplina burocratica, fatta eccezione per qualche merito di carriera. Ma i genitori che vivono il dramma della separazione lamentano metodi e percorsi che ledono la dignità personale. La Regione invece, Le ricordiamo, che con apposita legge ha previsto la disciplina per tutti i servizi ai sensi della legge 241/90. I servizi socio-sanitari non sono esentati. Anche questi sono obbligati a svolgere le attività di competenza secondo il procedimento amministrativo, come da tre anni inutilmente chiediamo.

Per legge il Tribunale non ha alcun potere, né di competenza e né di controllo sulle Linee guida. Dunque un accordo tra Politica, Servizi e Tribunali, deve, eventualmente, seguire altro percorso e altre modalità. Restiamo in attesa di conoscere il parere rilasciato per iscritto dal Tribunale sul provvedimento.

Pertanto, l’Associazione insisterà perché in Valle d’Aosta venga adottato il Regolamento (già depositato da parte nostra quale proposta all’inizio del 2017) ai sensi della legga 241/90; assumerà iniziative con cittadini e genitori interessati, informando Autorità e Parlamentari a tutti i livelli, perché gli interessi superiori dei minori trovino concreta disciplina, tenendo presenti le finalità della legge costituzionale e le molte leggi di attuazione.

Separare i genitori dai figli, oltre che un delitto di una società civile, rappresenta il peggiore dei modi per affrontare il problema della famiglia separata. Sono deviazioni giuridiche e sociali gli affidamenti e i collocamenti diversificati con il diverso trattamento di diritti e dei doveri. Le case protette e/o le case rifugio ad indirizzo segreto sono una distorsione del diritto di cura e di educazione, oltre che occasione per mantenere ed arricchire enti e cooperative incontrollate, nate senza scopo di lucro (!?!).

Noi ci batteremo perché le risorse ed i conti pubblici vengano impegnati per attenuare il clima dei conflitti familiari, ma soprattutto per sapere chi valuta il rapporto costi benefici nell’interesse superiore del minore e quali sono i risultati al momento raggiunti. Lo faremo con i cittadini e, per trasparenza, informeremo tutti.

Vero è che le istituzioni sono dirette e gestite da persone, ma esse appartengono ai cittadini che pagano le tasse”.

 

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