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Valle d’Aosta
La centralità dei minori
per salvare il futuro della Valle
La scuola valdostana riapre i propri battenti ed è chiamata a dare risposte che vanno ben oltre la pura acquisizione di informazioni ed abilità tecnico-culturali poiché la rapida evoluzione in atto richiede competenze legate ad una lealtà sociale che possa ricreare fiducia in una struttura pubblica che si limita, come in passato, a tutelare non il bene comune ma gli interessi e le prepotenze di pochi eletti.
Se non si spazza via questa abominevole prassi partendo dall’educazione dei minori a valori praticabili e testimoniati il declino della Valle sarà inarrestabile. Occorre ripartire dalle idealità giovanili se si vuole creare le basi per una società fondata più sulle risorse delle singole persone che sul quattrino e sul potere individuale, come invece vuole la classe socio-politica intoccabile che da decenni spolpa le casse pubbliche e, forte del rosicato consenso, promette di tutto e, senza alcun ritegno, continua ad ignorare la difficile quotidianità della popolazione con l’esaltazione di un bene sociale che esiste solo nelle fantasie degli sprovveduti, i quali, con i loro silenzi, diventano i giullari di un potere strutturato in modo tale da non scontentare nessun esponente delle istituzioni locali. E i cittadini? Quelli non contano e sono, come sempre, facilmente controllabili.
L’inizio della scuola, quest’anno, in Valle d’Aosta coincide con il rinnovo dell’apparato politico regionale che, neanche a dirlo, è tutto incentrato sulla spartizione delle cariche – cioè spartizione dei lauti compensi legati alla politica – e poco si parla di programmi radicali che rimettano al centro del dibattito la persona valdostana con i suoi problemi e con le irrisolte difficoltà esistenziali per dare loro risposte leali e concrete alla tormentata quotidianità.
Occorre ripartire dalla scuola e dalla famiglia per salvaguardare il futuro di una Vallata ricca di storia e di una cultura che rischia, seriamente, di scomparire per la coesistenza di forze fondamentalmente disgregatrici del bene comune e dei valori vissuti che hanno da sempre caratterizzato il tessuto sociale, dichiamo umano, di una terra di confino e sempre disposta ad accogliere che si trovava costretto a fuggire dal proprio paese per motivi religiosi ed anche culturali. La Comunità Valdese ne è una tangibile espressione e a lei, assieme alla Chiesa Cattolica e agli uomini di buona volontà, sarebbe bene rivolgersi per ricostruire operative alleanze fondate sulla interiorità dell’uomo e non solo esclusivamente sul suo portafoglio.
La scuola, in questo marasma ideologico, è un punto fermo su cui la società valdostana deve contare per ritrovare le proprie radici e per dare ai minori una visione della vita e della convivenza non basata nella soppressione, soprattutto economica, dell’uno sull’altro ma sul rispetto reciproco e sulla tutela di valori perenni di cui la società non può farne a meno. Anche nella formazione dei futuri cittadini è necessario far emergere la centralità della persona con i propri pregi e limiti con l’intento di affiancare le idealità dei giovanissimi con prospettive di concrete trasformazioni sociali che bandiscano la sopraffazione dei forti sui deboli e che sanciscano l’ascolto del cittadino. I politici non ascoltano il cittadino ma lo ingannano e lo raggirano per non far sapere al contadino quanto sia buono il formaggio con le pere, considerato, questo, un pasto da cavaliere.
In queste settimane i docenti si riuniscono per discutere la programmazione 2025-26 e le iniziative concrete da intraprendere da settembre a giugno assieme agli alunni, genitori e forze sociali operanti nel territorio e, in questa sede, sarebbe opportuno anche una seria considerazione sulla società valdostana e sulla sua salvaguardia partendo proprio dai minori di oggi che saranno i futuri garanti della democrazia e della società valdostana del domani. Laddove le programmazioni scolastiche fossero già state formulate al termine dello scorso anno, ci potrebbe essere ancora uno spazio per aprire la programmazione alle esigenze di una società emergente che va formata al rispetto dei valori umani e della cultura del prossimo.
Agli insegnanti chiediamo di farsi promotori di iniziative aperte al contributo di tutti i cittadini per parlare del futuro sociale della Valle d’Aosta, partendo dai minori e dai problemi esistenziali che non possono essere continuamente ignorati per la incapacità di dare risposte ai loro interrogativi o - cosa ancora peggiore ma non da escludete – per non creare un dibattito su consolidati equilibri sociali tra i detentori, a vario titolo, di un potere di carta spacciato per efficienza. La società valdostana, nelle sue varie espressioni, deve essere coinvolta se si vuole fermare una deriva inarrestabile che, in futuro, inevitabilmente ci porterà all’annullamento della identità valdostana. E’ questo che vogliamo veramente? Noi siamo pronti a collaborare e mettere a disposizione di tutti le nostre competenze acquisite nel lavoro quotidiano che svolgiamo a favore dei minori e dei loro genitori non più conviventi. Non è affatto vero che il servizio sociale sia l’unico competente sulle tematiche minorili legate alla fine della convivenza dei genitori, poiché manca nei suoi operatori competenza professionale e capacità di imparziale mediazione tra i genitori, i minori e gli operatori stessi sempre più ideologicamente schierati con il genitore più forte e, di conseguenza, sempre più discriminanti del genitore di sesso maschile. Lo fanno impunemente perché la politica locale è impotente e non monitora il loro operato, temendo una loro ritorsione nel secreto dell’urna. Ma questa è politica vera o solo mercanzia politica?
Agli elettori valdostani la risposta e ai genitori la sollecitazione della scuola e della politica poiché il problema riguarda tutti i cittadini e non solo i genitori non più conviventi, cioè il 70% dei residenti.
Ubaldo Valentini