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San Giuseppe e la falsa festa del papa!
Il rituale delle saghe popolari è sempre in vigore e così continuiamo, il 19 marzo, ironicamente a festeggiare il papà, a cui, nella maggioranza dei casi, in modo subdolo, quotidianamente, gli facciamo la festa, svuotando, istituzionalmente, il suo diritto alla paternità. Non possiamo festeggiare un padre quando, in una società di nuclei familiari unipersonali, il suo ruolo viene quotidianamente svuotato di significato e si continua, nella maggior parte dei casi, solo a sfruttarlo economicamente e, se, per il gravame della fine della convivenza e per difficoltà anche
occupazionali, non rispetta i diktat dei giudici, viene anche colpito penalmente per aver fatto mancare (quasi mai vero) gli alimenti ai figli e si procede nei suoi confronti anche solo dopo un mese di ritardo nel versare l’assegno di mantenimento.
E’ palese l’azione delle sempre arrabbiate lobby di genere, che gestiscono centri antiviolenza e associazioni di femministe, che, impunemente, riescono a condizionare alcuni servizi sociali e che sono ispiratrici, sovente, di denunce false di violenza da parte dell’uomo per avvalorare la tesi secondo cui la mamma è sempre la mamma e che i figli sono sempre e comunque figli di mamma e mai di papà, nemmeno marginalmente.
La festa del papà è una festa creata per nascondere le tante responsabilità delle madri nell’annullare ai propri figli la figura paterna e per celare la violenza, non solo verbale, della donna sull’uomo, di cui nessuno parla, nonostante i devastanti dati statistici sulla sopraffazione della donna sull’uomo. Molti padri si tolgono la vita non reggendo alla devastante emarginazione dai propri figli, come ci ricorda il 30° anniversario (7 aprile) dell’estremo gesto di un padre che, il giorno di Pasqua, si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta, divenendo il primo simbolo dei padri emarginati dai propri figli.
Non ha senso parlare della festa del papà quando molti di loro, in modo discreto, per non danneggiare i figli, si tolgono la vita, non riuscendo più a sopportare l’essere messi alla gogna, cioè pubblicamente ridicolizzati, dalle istituzioni che non riconoscono loro la dignità della paternità e i figli vengono alienati dal genitore che, invece, vorrebbe seguirli e contribuire alla loro crescita ed educazione. Festa del papà, sì, ma solo per coloro che sono rispettati come padri dai figli, dai congiunti, dalle istituzioni e dalla società. Per tutti gli altri evitiamo questa patetica farsa.
Dobbiamo avere il coraggio di rinnegare questo formalismo religioso e morale della festa del papà, spesso eccessivo, che è l’espressione di una falsa bontà, poiché agisce solo per interessi propri.
Non si può festeggiare il papà quando, nei fatti delle separazioni (che, oggi, riguardano la maggioranza dei padri), il padre è solo un soggetto da distruggere, anche quando le sue capacità genitoriali risultano essere maggiori di quelle della madre. Permettere l’annientamento della figura del padre vuol dire suicidare la società del futuro e tutto ciò non può essere motivo di festa.