|
|
|
Vergogna ad Aosta:
la democrazia mutilata dai politici
di Ubaldo Valentini*
Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin è stato dichiarato decaduto dal Tribunale perché, proprio in base ad una legge regionale, da lui voluta in passato, in base alla quale non poteva essere rieletto (come presidente della Regione o come assessore) chi aveva superato i limiti di due mandati consecutivi, purché l’incarico nelle precedenti legislature non sia durato più di due anni e sei mesi. Ma non è il caso di Testolin che, come si legge nella sentenza, quello attuale sarebbe il quarto incarico consecutivo. Con lui decade anche la maggioranza e la giunta da lui proposta a seguito delle elezioni del 28.09.2025 con la prospettiva di un nuovo ricorso alle elezioni regionali. Ma pagate da chi?
***
L’operazione (bis) Testolin, così come valutata dal tribunale locale, è una vergogna per ciascun valdostano, poiché la logica del potere, fatta salva altra valutazione, ha annullato qualsiasi giusta
pretesa di trasparenza ed è la negazione del dovere della politica come servizio alla collettività. La poltrona, pretesa ad ogni costo, è, di per sé, l’innegabile motivo del diniego di quel ruolo politico, che non si basa sul servizio pubblico, ma solo sugli interessi personali, che mal si conciliano con la gestione disinteressata della cosa pubblica. Si è scomodata la Giustizia valdostana, nonostante le ripetute denunce sulla stampa regionale, per avere la risposta sulla indebita occupazione della poltrona di presidente della piccola regione autonoma, ma che fagocita, secondo noi, indebitamente, miliardi di soldi pubblici per politiche clientelari.
Non può esistere una regione dove i consiglieri regionali sono uno ogni 2,5/3 mila votanti (in Lombardia uno ogni 125.000 votanti!), con costi di gestione superiore ai costi di un deputato e/o senatore italiano. Solo questo avrebbe dovuto indurre i consiglieri eletti, anche nelle precedenti legislature, a ridurre drasticamente il numero dei consiglieri in proporzione alla popolazione votante. Era ed è una questione morale e di onestà politica. Ma una siffatta decisione avrebbe escluso molti pretendenti ai benefici del paese del bengodi, che elargisce a destra e manca favori e prebende agli eletti e ai pochi fortunati e riserva ai semplici cittadini, senza santi in paradiso, solo gravami socio-economici. E’ questa la giustizia tutelata dalla maggior parte dei rappresentanti del popolo valdostano? Certamente no e lo vediamo anche in questa vergognosa situazione di sopraffazione dei diritti dei cittadini.
C’è solo da sperare, al termine delle manfrine per “bloccare” l’attuale sentenza del tribunale e per scusare chi non faceva parte della maggioranza, che l’ex-presidente Testolin risarcisca la regione per le somme indebitamente percepite, a qualsiasi titolo, nell’esercizio di una “abusiva” presidenza, ed altrettanto facciano tutti coloro che hanno beneficiato della sua illegittima occupazione politica.
La Valle d’Aosta, senza aspettare l’esito di possibili opposizioni dei sanzionati per presunti atti abusivi, deve rialzare la testa, chiedere trasparenza e avere la forza di allontanare tutti coloro che direttamente o indirettamente si sono resi artefici di una indubbia prassi politica, che si è sempre dimenticata anche dei cittadini realmente bisognosi di casa, lavoro e aiuto economico nella tutela dei loro figli, durante le costose lotte contro servizi sociali e contro altre strutture, spesso impreparate (e, quindi, incompetenti) anche nel gestire il diritto alla bigenitorialità dei minori e il diritto alla cogenitorialità dei genitori estromessi dai propri figli, quando termina la loro convivenza.
Deve finire l’omertà politica nel non rendere conto a tutti degli infiniti e mascherati finanziamenti con soldi pubblici, dati, con troppa discrezione e senza controllo, spesso, alle solite madri separate, ben introdotte nelle associazioni di genere e nelle lobby dei servizi sociali, mentre il padre è costretto ad elemosinare ospitalità ad amici, conoscenti, alla macchina e alla Caritas, perdendo la frequentazione dei figli che non ha possibilità di ospitare.
L’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps) chiede alla Magistratura valdostana una seria indagine sui diritti negati ai cittadini da parte di amministratori molto attenti ai propri privilegi e scarsamente disposti a garantire la trasparenza del loro operato, come da più parti si chiede da sempre. Il sociale, nel senso completo, non esiste in V.d.A. e, non a caso, il primo suicidio (secondo la cultura popolare) di un padre offeso nella sua dignità genitoriale è avvenuto ad Aosta e nella vallata, anche se forzatamente ignorata, continuano, ogni anno, suicidi di padri disperati. Un primato, anche questo, che non fa onore a chi ama veramente questa piccola regione italiana.
C’è da sperare che le spese per eventuali impugnazioni alla decisione del tribunale siano pagate con i soldi dei diretti interessati, ma non con quelli delle casse pubbliche valdostane ed italiane.
* Ubaldo Valentini, presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps) –
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
, tl. 347.6504095