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Si aggrava l’assurda vicenda dei tre minori

vittime dell’arroganza dei servizi sociali


La mancanza della pur minima “pietas” verso i tre minori, di una madre a cui viene insistentemente vietato di fare la madre, verso una bambina di sette anni ricoverata in ospedale durante la notte a seguito dell’emergenza respiratoria senza avvisare i genitori perché il padre aveva spento il cellulare e, volutamente, non è stata informata la madre che, al contrario, sarebbe stata reperibile. Siamo in presenza di una persecuzione istituzionale verso due genitori che hanno una visione dell’educazione dei figli diversa da quella “omologata” dalla frettolosa quotidianità di una società regolata secondo principi unici per tutti.

Siamo in presenza di una assurda e pericolosa arroganza dei servizi sociali e di un tribunale minorile (quello de L’Aquila), non nuovo a sentenze da biasimare, incapaci a gestire con professionalità situazioni rese difficili e pericolose da interventi unilaterali, improvvisati e in chiaro contrasto con la psicologia dell’età evolutiva, la psichiatria infantile e contro le più elementari regole pedagogiche e, infine, contro il naturale buonsenso che ogni persona dovrebbe avere.

E’ ripugnante quello che sta succedendo ai tre minori sottratti alla famiglia abruzzese che viveva nel bosco per la scelta di vita ed educativa dei loro genitori in netto contrasto con il principio dell’efficientismo, di un benessere non sempre auspicabile quando lede la identità e le libertà dell’individuo, quando si fonda sul possesso più che sull’essere della persona. I bambini, comunque, erano liberi, sereni e partecipi di un mondo di adulti che, qualunque sia il parere dei bempensanti, li rispettava e li ascoltava. La stessa cosa, però, non si può affermare della struttura di Vasto che, forse, per ordine di magistrati malinformati dal servizio sociale, li tiene segregati (art. 605 c.p.) e che vieta loro la libera frequentazione di ambedue i genitori (art. 572 c.p.) o addirittura penalizza la madre togliendole, di fatto, il diritto alla genitorialità. I Centri Antiviolenza italiani perché non intervengono sulla vicenda, considerato che anche i minori hanno il diritto ad essere tutelati quando viene loro negata la libertà con presupposti culturali e psicologici fuori luogo.

Il disobbedire ai diktat di un servizio sociale & c. arruffato e plasmato, a nostro parere e in linea di massima, sulla sfrenata arroganza di una pubblica istituzione e non sulla competenza professionale dei suoi operatori che può essere certificata non dall’autodichiarazione dei diretti interessati ma solo da una valutazione oggettiva e terza effettuata da strutture esterne e indipendenti dal servizio sociale coinvolto.

Siamo arrivati al drammatico. Una figlia di sette anni, improvvisamente viene ricoverata dalla casa famiglia di Vasto all’ospedale, per carenze respiratorie di cui era affetta, senza l’assistenza diretta dei genitori che erano all’oscuro dell’emergenza notturna: il padre aveva il cellulare spento, vista l’ora notturna mentre volutamente non è stato telefonato alla madre reperibile, forse in ossequio ai diktat del tribunale che, seguendo le pressanti indicazioni del servizio sociale, aveva allontanato la madre dai figli perché non rispettosa della volontà dell’assistente sociale. Il giorno dopo, ai genitori viene concesso il permesso di far visita alla figlia in presenza delle operatrici della casa famiglia con le stesse modalità imposte per la visita ai minori nella struttura in cui erano relegati nella mascherata indifferenza del garante per l’infanzia e della curatrice dei minori. I genitori, in ospedale, non potevano restare da soli con lei e potevano vederla sono in presenza del personale della casa famiglia, lautamente pagato con i soldi pubblici.

Sarebbe fondamentale fare chiarezza anche sulle rinunce a seguire i processi da parte degli avvocati, ai quali ora è subentrato l’avv. Pillon di Perugia, esponente della Lega.

Siamo in presenza di una vera e propria persecuzione di questi genitori ribelli alle imposizioni di un servizio sociale anacronistico e non rispettoso dei più elementari canoni di umanità. I partiti, anche quelli che a parole promettono mare e monti, si facciano carico di questa assurda situazione, pretendano una indagine a tappeto sui trascorsi dei servizi sociali e dei tribunali abruzzesi, non solo quello minorile, e sull’operandi di strutture che, talvolta, non potrebbero essere chiamate nemmeno case famiglia o quant’altro a difesa dei minori. Controlli seri, approfonditi sulle preoccupanti denunce dei genitori, e controllo sia della professionalità degli operatori ma anche della natura dei loro titoli professionali spesso conseguiti in economia e in poche ore di generiche lezioni.

E’ indispensabile un intervento coordinato sia di tutti i genitori che hanno a cuore il futuro della nostra società sia delle associazioni che chiedono interventi professionali – ma solo quando necessari – che vadano a scovare la giustizia ingiusta dei servizi sociali e dei tribunali, soprattutto abruzzesi, facendo tesori delle denunce di chi ha sperimentato l’inefficienza di tutte queste strutture e la inopportuna diplomazia di garanti e curatori speciali dei minori.

 

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