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Centri estivi gratuiti e programmati
con i genitori separati
Ubaldo Valentini *
I centri estivi sono nati, negli anni sessanta, come momento di aggregazione sociale dei minori nel periodo delle vacanze estive per iniziativa di alcuni amministratori locali e pedagogisti che intendevano valorizzare il lungo periodo delle vacanze scolastiche estive come momento propositivo e formativo per una aggregazione allargata e motivata tra coetanei. La famiglia estesa, a partire dagli anni della ricostruzione, cede il posto a quella nucleare, composta, di solito, dai due genitori e i figli. Oggi, si sta affermando la famiglia allargata poiché quando finisce la convivenza dei genitori nasce un mondo di convivenze allargate sia perché i figli seguono i nuclei familiari dei genitori, instabili nella loro incerta o precaria convivenza. La maggior parte degli odierni bambini hanno rapporti problematici con il genitore non collocatario e l’affido paritetico, unica via percorribile per garantire la bigenitorialità e l’attenuazione delle immancabili tensioni
conseguenziali alla fine della convivenza.
L’istituzione dei centri estivi gestiti direttamente dai comuni è stata una vera e propria rivoluzione sociale e culturale con la quale si afferma che la cultura non può essere relegata solo alle aule della scuola poiché anche il luogo di gioco e del tempo libero è parte della cultura e della formazione dell’individuo in tenera età. I genitori lavorano, i nonni, sempre più vecchi, non vivono più con loro, i minori, con genitori non più conviventi, spesso sono seguiti da un solo genitore, quello collocatario che, purtroppo, talvolta non ha una visione moderna e dinamica dell’educazione dei figli e non sempre valuta la possibilità che non debbano essere i figli ad educare i genitori a fare i genitori e che la genitorialità viene prima di qualsiasi altra esigenza di libertà dell’adulto.
L’altro genitore, dopo la fine della convivenza, resta una risorsa e non è un baluardo da demolire agli occhi dei figli. Su tali basi non si possono educare i figli e garantire un futuro meno traumatico alla società del domani. I minori, con la scuola chiusa, restano in balìa di sé stessi, vivono nella strada senza alcun controllo, incrementando le baby-gang e la criminalità giovanile, compresa quella riconducibile ai figli di seconda generazione, e nessuno insegna loro che l’eticità si acquisisce praticandola nella quotidianità dove la presenza dell’adulto è indispensabile. I centri estivi divengono pertanto una esigenza che va regolamentata seriamente dagli enti locali e da tutti coloro che a vario titolo operano nel mondo giovanile.
Da qui l’egenza che i numerosi animatori abbiano le capacità personali e professionali per essere educatori competenti e propositivi per evitare che anche questa opportunità sia strumentalizzata, in modo clientelare, per procacciare voti ai politici sempre in affannosa ricerca di consensi.
Gli animatori devono frequentare corsi specifici preparatori tenuti da strutture formative pubbliche e, conseguito l’attestato a seguito di una verifica istituzionale, devono superare il concorso di ammissione e il loro operato deve essere continuato monitorato perché animare un gruppo non vuol dire acquisire la capacità di dare un calcio al pallone ma deve suscitare nei membri del gruppo la creatività manuale e intellettiva e deve alimentare la socialità e la comunicazione con i compagni del gruppo.
I costi dei centri estivi in passato erano quasi nulli e venivano sostenuti dall’ente locale che li organizzava mentre oggi sono consistenti – si parla di circa ed oltre €. 100 a settimana per ogni figlio – e la qualità del servizio offerto è alquanto discutibile perché gestito da cooperative sorte ad hoc, con santi in paradiso, e fortemente sponsorizzate da chi amministra attualmente l’ente locale. Il proliferare dei numerosi centri estivi non ha portato ad una maggiore qualificazione del servizio offerto, ma, anzi, ad una ritualità organizzativa che si perde nell’anonimato organizzativo e
propositivo. Il ruolo dell’animatore culturale non si annulla in quello di baby-sitter o badanti dei minori.
Le difficoltà economiche dei nuclei familiari con figli e non più conviventi esistono e la politica, cioè quella dell’ente locale e dei servizi sociali, non può trascurare la reale consistenza educativa e formativa delle strutture che operano nel territorio nazionale predisponendo un regolamento nazionale o, comunque, regionale per la gestione dettagliata del servizio; preparazione seria degli animatori; riduzione dei costi delle strutture gestionali delle cooperative che, come sempre, prosciugano gli scarsi finanziamenti disponibili per i centri estivi; approvazione da parte dell’ente che finanzia i centri estivi dei programmi annuali della società che li gestisce; i centri non possono ospitare più di due settimana i minori nei centri estivi italiani; l’importo dell’iscrizione ai centri estivi sarà a carico dell’ente solo per nuclei familiari a basso reddito accertato caso per caso; stabilire una somma annuale da destinare a queste iniziative sia livello regionale che nazionale.
I centri estivi sono una necessità per rispondere all’esigenza di offrire programmazioni integrative dell’attività scolastica ai milioni di bambini con genitori non più conviventi e ai milioni di genitori che durante l’estate lavorano anche se le scuole sono chiuse lavorano e in certi periodi della giornata in cui i figli sono con loro non hanno a chi lasciarli e non possono assumere una baby-sitter.
Si spendono tanti soldi per ospitalità non dovute, per garantire la pensione a stranieri senza alcuna contribuzione nel loro paese di origine, per la sanità pubblica, sopraffollata da stranieri ma inadempiente nelle richieste dei cittadini italiani, per sussidi pubblici in nome di una dichiarata, ma mai verificata, povertà o solidarietà, per tanti contributi non dovuti (e la lista potrebbe continuare) si dovranno trovare i soldi per finanziare centri estivi gratuiti per i genitori con reddito realmente contenuto e insufficiente per vivere, la cui programmazione, però, passa inevitabilmente per i genitori e la società locale in collaborazione con la scuola di cui il centro è un diversificato momento di arricchimento del bagaglio culturale del minore, dei suoi genitori e della società italiana in cui vive.
* Ubaldo Valentini, pres. Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps), tl. 347.6504095,
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, www.genitoriseparati.it