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Alla Corte d’Appello di Milano


Sui minori succede anche questo!


Un padre è in carcere per le denunce di violenza sessuale (mai documentate) della ex-compagna e madre di tre figli, che, ora, con la sua carcerazione, sono stati affidati ai nonni paterni, con i quali, dopo l’abbandono della madre, vivono da oltre dieci anni assieme al padre, che, lavorando giorno e notte, prima della carcerazione provvedeva al loro mantenimento, poiché la madre si è sempre rifiutata di contribuire al mantenimento per i minori, stabilito dal Tribunale di Lecco, tanto che è stata penalmente condannata, in via definitiva, ma continua, imperterrita, a non pagare. Non solo. Il reddito dichiarato è un reddito controllato, per non essere sottoposto ad esecuzione (pignorato) dal padre dei suoi figli e dai tanti suoi creditori, e copre appena il canone di locazione della casa in cui vive, forse, con tanti amici.

Stando all’ostentato tenore di vita e ai possibili contributi extra (alcuni tracciabili) come madre separata, ma mai convissuta con i figli dopo il loro abbandono, tanto da avanzare anche la richiesta che vengano dati in adozione o collocati in comunità per essere sollevata dal dover versare loro il mantenimento, la signora, inoltre, beneficia indebitamente anche del patrocinio a spese dello Stato e può, così, denunciare tutti, tanto paghiamo noi contribuenti.

 

Il padre ha sempre mantenuto i figli da solo, anche dopo l’abbandono materno, ma, ora, per la solerte Corte d’Appello di Milano, pur essendo senza reddito, in quanto carcerato e condannato in via definitiva per maltrattamenti in famiglia e violenze sessuali (tutti da dimostrare), deve versare un assegno di €. 150 al mese per i suoi figli, mentre l’assegno di mantenimento che era previsto dal Tribunale per la madre (€. 450 al mese per i tre figli e mai versato) per l’insignificante e non corrispondente al vero reddito dichiarato dalla stessa è stato ulteriormente ridotto di due terzi (€. 150 al mese, cioè 50 euro al mese per ogni figlio, ma non più 150 come stabilito in precedenza), perché lei non ha un lavoro a tempo pieno o, meglio, lavora solo per pagarsi il canone di locazione della casa dove, ora, vive. Il padre con l’appello, invece, chiedeva, giustamente, che l’assegno venisse aumentato, visto che la madre può lavorare a tempo pieno se ne avesse voglia, visto che gode di ottima salute e, come scusante del suo vagabondaggio e per non pagare il dovuto mantenimento dei tre figli collocati presso il padre e i nonni paterni, senza rincorrere, a quarant’anni, i corsi pubblici finalizzati all’occupazione, talvolta stravaganti, così come fanno le ragazzine al termine della scuola superiore, rinunciando, ovviamente, alla sua dipendenza da internet, dove trova corrispondenze relazionali.

La Corte d’Appello milanese ha rigettato le istanze delle parti ed ha modificato, però in peggio per le questioni economiche, i provvedimenti del tribunale di Lecco, obbligando il padre ed i nonni paterni, oltre alla madre, a pagare ciascuno 1/3 dei costi della Ctu e 1/3 dell’onorario, di circa €. 5.000 (accessori compresi) della Curatrice speciale, la cui nomina è stata solo formale ed economica, non avendo prodotto nulla di utile nella tutela dei tre minori, accodandosi alle richieste, vecchie di anni, dei servizi sociali e, ultimamente, a certe conclusioni della Ctu favorevoli alla madre.

Il padre è in carcere, non lavora, non ha reddito e non può pagare ai suoi genitori l’assegno di mantenimento per i figli loro affidati (€. 150 al mese) e nemmeno può pagare un terzo dei costi della Ctu e della Curatrice speciale (complessivamente oltre €. 3.500). E’ prassi che, chi nomina la Ctu, determini preventivamente i costi della perizia, come abitualmente i tribunali non addebitino ai genitori la parcella della Curatrice speciale. Qui è avvenuto tutto il contrario.

Chi aiuta economicamente questi generosi nonni che non possono più contare sul reddito da lavoro del padre e tantomeno sulla madre scomparsa economicamente?

C’è da auspicare che il Comune, dove risiedono i tre minori e i nonni paterni e il padre carcerato, intervenga, economicamente, per aiutare loro, i nonni affidatari e il padre per rendere meno amaro, a tutti, questo tormentato periodo esistenziale e sociale di tutti coloro che sono coinvolti. C’è da ricordare al sindaco che i bambini sono sereni, perché sono protetti dai nonni e dagli zii, che tutto ciò ha un costo che non può essere disconosciuto per destinare le somme previste per gli interventi sociali che vengono, poi, destinati non a chi pensa al mantenimento dei tre bambini, bensì alle entrate degli operatori, spesso improvvisati e scarsamente professionali, gestiti dalla cooperativa appaltatrice del servizio sociale, e che l’ente locale dovrebbe monitorare sempre, ma, soprattutto, quando ci sono segnalazioni di inadempienze da parte di un padre, da sempre ritenuto non collaborativo perché agli incontri del servizio, programmati senza alcuna logica, preferiva garantire, con il suo lavoro, che non gli permetteva di assentarsi, un pezzo di pane ai figli.

La cosa più stravagante e assurda è l’addebito ai nonni paterni del pagamento di 1/3 sia dell’onorario della Ctu che di quello della curatrice speciale. I nonni, che non possono più contare sul lavoro del figlio, padre dei tre nipotini, ora mantengono da soli i nipoti, non facendo mancare loro nulla, con la loro misera pensione e con gli assidui interventi economici delle due sorelle e del fratello del padre. Il tribunale, invece di adeguare l’assegno di mantenimento della madre per i figli alle cifre in vigore nei tribunali italiani, ha pensato bene di premiare la vagabondaggine della ex compagna, che ama così tanto i propri figli, che voleva e vuole darli in affidamento etero-familiare o confinarli in devastanti comunità per minori abbandonati.

La giustizia ingiusta è questa, ma non riguarda solo i tribunali, bensì anche i palazzi del potere politico, e il cittadino deve subire sentenze inaccettabili e immotivate. La discrezionalità del giudice non può essere recepita, rebus sic stantibus, come una discriminazione verso i cittadini, spesso indifesi per mancanza di reddito e per l’uso indiscriminato del c.d. patrocinio gratuito.

Cosa ne pensate? Confrontiamoci.

Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps), tel. +39 347 650 4095, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

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