Attualità
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Le inadempienze della Regione e dei comuni in Umbria


L’operato dei servizi sociali umbri

fuori dal dovuto controllo pubblico


avv. Francesco Valentini

Il problema della separazione – consensuale o giudiziale – dei genitori conviventi, ormai sensibilmente diffuso nella evoluzione sociale, ha profondamente colpito anche la regione Umbria, tanto che a tutti i livelli istituzionali sono stati messi in campo provvedimenti di diversa natura per intervenire nei vari aspetti civili, morali ed amministrativi.

La nostra associazione da oltre 20 anni ne discute senza, peraltro, trovare una soluzione pacifica e serena alla problematica che ha investito soprattutto il superiore interesse dei minori, soggetti violati nella persona e nei diritti ed oggetti invisibili dei drammi familiari, per le difficoltà operative dei contatti, rapporti e relazioni con le istituzioni, ignare o impreparate su quanto accade nella vita familiare e sociale dei soggetti incappati nella inestricabile trappola della “separazione o fine della convivenza dei genitori”.

Come associazione abbiamo sollevato a livello nazionale il problema della disattenzione amministrativa del potere pubblico nell’aspetto che riguarda la competenza esclusiva degli enti territoriali nella fase in cui la Giustizia minorile o altri soggetti delegano o assegnano ai servizi sociali il compito di valutare, dirimere o trattare i casi nel rispetto della normativa di settore e della scienza, con equilibrio e correttezza procedimentale.

Rivisitando la materia dell’assistenza e della beneficenza a livello legislativo, abbiamo notato che nonostante il sollecito impegno nelle diverse fattispecie il Consiglio regionale Umbro, quando chiamato, ha trattato e trasfuso la materia nei piani, programmi e codici, demandando ad altri soggetti pubblici e privati il compito di intervenire, regolamentare e adottare decisioni.

Il legislatore italiano, con le leggi 142 e 241, nel riconoscere l’autonomia degli enti territoriali ha però ricordato che la vita amministrativa degli stessi dovesse svolgersi nel rispetto del saldo principio che ne legittima il percorso: quello del procedimento amministrativo, mettendo al bando la vecchia e superata concezione della discrezionalità e della genericità.

Purtroppo abbiamo constatato ed accertato che, nella problematica trattata, i servizi sociali anche in Umbria, quando incaricati dai tribunali nell’affido dei minori, svolgono le attività amministrative in assenza del procedimento di cui alla legge 241/90, senza un protocollo di percorso predefinito, con termini, modalità e obiettivi, e senza un programma attestato scientificamente.

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Umbria: in discussione la mozione per regolamentare l’attività dei servizi sociali presentata dal consigliere regionale De Vincenzi affinché


Il diritto e la legge prevalgano sugli inciuci clientelari,

sulla commistione e collusione tra politica ed istituzioni


Sul sito ufficiale delle News della Regione Umbria è stata riportata la notizia della mozione presentata dal Consigliere regionale Sergio De Vincenzi. Dopo l’iniziativa che al momento” riposa” presso il Comune di Perugia, il consigliere De Vincenzi ha invitato la Giunta regionale ad adottare “linee guida regionali a tutela dei minori coinvolti in procedimenti di separazione/ divorzio” dal momento che la problematica ha assunto risvolti conflittuali presso i servizi sociali, in assenza di una corretta disciplina.

Il problema esiste e va risolto con somma urgenza, in considerazione del fatto che conseguenze e danni si riversano sui minori, vittime innocenti, e sulla società che ne subisce le conseguenze a tutti i livelli. La nostra Associazione, che vive quotidianamente il dramma delle famiglie in crisi, non intende restare a guardare in silenzio per cui ha acceso il faro su alcuni aspetti della materia che affrontiamo e dibattiamo nella competenza dei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione.

Riteniamo che tutti debbano fermare l’assurdo viatico dei minori trascinati nelle aule dei tribunali e riportare il problema della Regola uguale per tutti negli spazi e nelle sedi deputati al confronto presso i Servizi sociali dei Comuni.

La legge c’è e va applicata nel rispetto delle funzioni pubbliche e dei diritti dei cittadini. Ma soprattutto nel rispetto delle persone dei minori ai quali va garantito lo sviluppo e la crescita secondo la normalità dei momenti dell’evoluzione.

Il consigliere De Vincenzi si è fatto carico del problema.

Nessuno fugga o si sottragga. Siamo in ritardo dal 1977 (DPR 616/77: trasferimento funzioni agli Enti territoriali). I nati di quella epoca hanno già superato la soglia degli anni 40. Chissà quanti di loro si trascinano problemi per responsabilità delle inadempienze, ritardi ed omissioni di una società che ha voluto incanalare il loro problema verso una strada “chiusa”.

Dobbiamo far presente che queste problematiche furono fatte presenti ai gruppi regionali e comunali del capoluogo, ma solo il consigliere regionale De Vincenzi si è fatto promotore di iniziativa concreta al Consiglio regionale e al consiglio comunale di Perugia, dove i servizi sociali “protetti” contro ogni evidenza dall’assessore alle politiche sociali.

Seguiremo con attenzione il dibattito e il comportamento delle forze politiche e incalzeremo i ritardatari sull’impegno proposto, perché il diritto e la legge prevalgano, sempre, sugli inciuci clientelari, sulla commistione (politica – istituzioni) e sulle collusioni.

Nelle pagine di questo sito abbiamo riportato la mozione che da un anno è stata depositata al comune di Perugia dal consigliere De Vincenzi e, in allegato, troverete il contenuto della mozione alla Regione.

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