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Lunedì 08 Luglio 2019 08:03

Aosta: Sul diritto di accesso agli atti dei servizi sociali


L’assessore Baccega non la racconta giusta!


Il sig. Baccega, assessore alle politiche sociali della Valle d’Aosta, il 4.7.2019, nel rispondere all’interpellanza del consigliere Cognetta, sul rifiuto di accesso agli atti dei servizi sociali, suoi dipendenti, dopo il solito preambolo “politichese” ha dovuto ammettere che il problema esiste. Ma che, però, le domande dei genitori interessati vengono respinte perché violano la legge sulla privacy.

Questo il suo pensiero. Senza indicare a quale legge si riferisca e ignorando che la materia è stata abbondantemente superata non solo dalla giurisprudenza, ma dallo stesso legislatore che con il D.Lgs 2013 n.33, art. 5 bis ha riformato tutta la concezione sull’accesso agli atti amministrativi del cittadino italiano. Quindi da Palermo alla Valle D’Aosta. Esiste in tutt’Italia lo stesso interesse e diritto allargato per controllare ciò che fa l’Amministrazione pubblica.

Il gran rifiuto, dobbiamo pensare, dell’assessore Valdostano è stato concordato con le istituzioni coinvolte, per evitare che si vada a “ficcare lo sguardo” in uno spazio che, per ragioni riservate, deve restare privacy. Finalmente i separati di Aosta comprendono che la politica del servizio di assistenza dice no alle richieste di accesso perché l’assessore Baccega è contrario alla legge e alla regolamentazione.

Il rifiuto politico-amministrativo permette all’assessore e ai suoi dipendenti di tenere nascosto ai genitori e ai cittadini gli atti di affidamento, di contribuzione e di gestione dei fondi pubblici, basato su criteri discrezionali e personali. I fatti di Reggio Emilia hanno ormai acceso la miccia ovunque e anche in questa Regione si dovrà fare chiarezza. Lo abbiamo chiesto con apposita nota e ci auguriamo che programmi e promesse siano stati fatti secondo legge, senza parzialità e senza favoritismi.

La legge è uguale per tutti, vale anche in Valle d’Aosta.

La risposta dell’assessore può essere il suo pensiero personale, ma non un assioma di diritto. Le famiglie, i minori e i problemi che li riguardano sono fatti pubblici, disciplinati in leggi pubbliche e pubblicamente vanno trattati. L’assessore asserisce che l’avvocatura regionale ha avuto vari incontri sul tema dell’accesso agli atti con le associazioni, con l’ufficio minori e il dipartimento di psicologia. Noi, che siamo forse l’unica associazione nella regione impegnata, abbiamo avuto solo incontro e alle nostre obiezioni non è stata data risposta dai presenti. Poi non siamo stati più chiamati. Forse perché l’assessore conosce il nostro pensiero in materia, per averlo scritto, verbalizzato e depositato con la proposta di regolamentazione? Dei fantomatici incontri, a cui non siamo stati invitati, non abbiamo riscontri verbali. Ne gradiremmo copia.

Baccega, nella risposta alla Question time, ha preannunciato la sua decisione, filtrata attraverso un pensiero, già probabilmente concordato e condiviso, che la delega giudiziaria si estende anche nel campo amministrativo, per assimilazione giudiziaria, dell’attività svolta dai servizi, quando il Tribunale manda il provvedimento a questi per l’istruttoria. E quando la materia nasce e si sviluppa di ufficio o per intervento di parte? Che succede? Di che natura sono gli interventi dei servizi sociali? Quindi, secondo i promotori della allarmante tesi, quando il provvedimento nasce davanti al tribunale i servizi sociali, “per assimilazione”, rifiutano l’accesso agli atti. Quando invece il conflitto nasce e sviluppa fuori da tribunale, secondo quale “assimilazione” i servizi rifiuteranno l’accesso? In diritto esistono termini e procedure chiaramente previsti e non artificiosi raggiri di parole. Le risposte della Pubblica amministrazione, dice la legge, devono essere sempre motivate e il motivo deve affondare le radici nella normativa esistente. Il sig. Baccega, nella congerie dei pensieri, ha perduto per la strada importanti momenti di principi, previsti dalla legge sul processo civile e quello sulla vita della Pubblica amministrazione. Giusto processo, imparzialità e contraddittorio si sviluppano in tutte le fasi, sia davanti al Tribunale che davanti alla P.A. La violazione, oltre ad intaccare il principio previsto all’art. 97 della Costituzione, incide in tutto il procedimento. O forse nella Valle d’Aosta esiste una legge diversa da quella applicata in tutta l’Italia?

L’accesso agli atti è un diritto sancito nella legge italiana, ripreso nell’art. 13 del codice deontologico professionale degli assistenti sociali e sacramentato nella stessa legge regionale n.19. Pare che la funzione pubblica in VDA si muova come la barca in mare ondoso.

Ora l’avvocatura regionale e l’ufficio legale dell’Asl – a detta dell’assessore che in questi mesi, comunque, si è sempre sottratto a pubblico confronto coi separati valdostani – hanno promesso di partorire una circolare sulla contestata materia. Le circolari hanno il significato di occasione. Non sostituiscono la legge. Come non la sostituiscono gli accordi e i protocolli. I doveri e le deferenze non possono muoversi contro i diritti dei cittadini. Se ciò accade è altra cosa. E i fatti dell’Emilia e Romagna lo ricordano. E’ un grave errore cercare di nasconde il dramma della verità: il forte disagio dei minori e dei loro genitori e i suicidi di padri estromessi dalla vita ordinaria dei propri figli che in VDA pesano come un macigno sulla coscienza valdostana.

La politica, quella buona, fatta di confronti aperti e di riconoscimenti di posizioni, oggi paga in termini di verità e non di promesse. La prima si fonda sul rispetto del valore dell’uomo e dei suoi diritti. La seconda si fonda sulla politica del fare. La politica delle promesse è finita, perché i minori nascono con gli occhi aperti e le famiglie hanno capito che i diritti non sono merce di scambio.

La nostra associazione si batte per la trasparenza e per la pubblicazione dei fatti della società che comunque si discutono pubblicamente nelle aule di giustizia e negli uffici della P.A. La cosiddetta privacy, ormai tutti lo sanno, è usata come scusante per nascondere fatti e misfatti. La legge, verità e la giustizia innanzitutto!

 

 

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