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Martedì 14 Dicembre 2021 19:49

 

 

Salerno Una madre usa il proprio corpo come scudo per salvare il figlio dalla furia omicida del padre


Rischia la vita per salvare il proprio figlio

ma i servizi sociali le tolgono il bambino


I fatti risalgono al 20 Giugno 2020, quando a Salerno un padre 34enne tenta di uccidere il proprio figlio di appena 7 anni, prima tentando di strangolarlo e dopo colpendolo al collo con dei forbiccioni tagliaerba.

Provvidenziale l’intervento di mamma Arianna (nome di fantasia), che accorgendosi dell’accaduto, usa il suo corpo per fare da scudo fra Luca (nome di fantasia del bambino) ed il padre omicida, salvandogli la vita, e scongiurando così la tragedia.

Mamma e figlio vengono immediatamente ricoverati, oltre allo stato di forte shock, vengono sottoposti a cure mediche per le ferite riportate.

Dai controlli medici, avvenuti subito dopo l’aggressione, Luca, oltre a riportare profonde ferite al collo, presenta dei lividi, che fanno presagire, il tentativo di strangolamento adoperato dal padre, ciò nonostante il bambino riesce a cavarsela con 6/7 giorni di prognosi. Senza mamma Arianna, Luca sarebbe morto ammazzato dal padre.

Il gesto del padre omicida sarebbe scaturito senza un apparente motivo, ma si presuppone che ci sia stata premeditazione, poiché l’arma utilizzata, forbici tagliaerba, l’omicida soleva tenerli fuori da casa per lavori agricoli amatoriali.

Mamma Arianna ha usato il proprio corpo per evitare che il padre colpisse il suo bambino, salvandogli la vita e, ciò nonostante, invece di essere aiutata, le è stato tolto il figlio, che si trova già da tempo presso una casa famiglia, sita nel territorio Salernitano, e la madre non può né parlare né vedere il proprio figlio. C’è da chiedersi: ma la giustizia che fine ha fatto? perché si agisce così nei confronti di una madre, facendole subire un ennesimo calvario, anche istituzionale?

Per questo motivo mamma Arianna si è rivolta allo Studio Legale Miraglia che, da anni, lotta contro il sistema degli affidamenti illeciti.

L’avvocato Miraglia, esprimendosi in merito, aggiunge: “questa vicenda ha dell'incredibile, questo bambino è stato dichiarato adottabile per il solo fatto che la sua mamma lo ha difeso?”

Continua l’avvocato Miraglia: “Ci rivolgeremo non solo alla Corte d’Appello affinché venga revocato lo stato di adattabilità, ma interpelleremo anche il Presidente della Regione De Luca, per capire come viene gestita questa casa famiglia, che di fatto ha messo alla porta la mia assistita, determinando la decisione del tribunale”.

Dopo l’aggressione omicida subita dal padre, alla madre e bambino nessuno li ha mai supportati adeguatamente, nessuno si è preoccupato di loro. Il padre omicida, attualmente, sta scontando una pena detentiva in carcere. A Luca, precedentemente al tragico accaduto, era stato diagnosticato un disturbo dello sviluppo neurologico e la commissione Asl gli aveva riconosciuto le tutele della legge 104.

 

Mamma Arianna e Luca finiscono in una casa famiglia dove le anomalie sono molte: in primis la donna viene puntualmente perseguitata da altre persone che, da ospiti della struttura, si sono trasformate in residenti in pianta stabile, tanto da appropriarsi degli spazi comuni, come la cucina ad esempio, impedendone l’utilizzo alle altre ospiti della struttura, il tutto senza che nessuno preposto a farlo, intervenisse in merito.

 

Questi ospiti, inoltre proferivano velate minacce ad Arianna, con le quali si cercava di intimorirla nel senso secondo cui, se avesse osato fare trapelare tutte le anomalie riscontrate all’interno di questa struttura, avrebbe messo a repentaglio la vita del proprio figlio e le veniva ripetuto continuamente che le sarebbe stato tolto il figlio e sarebbe stato dato in adozione.

Insomma, qualcuno, lì dentro, sembra avere delle mansioni che, con la Legge, hanno poco a che fare, un modus operandi di cui abbiamo già sentito parlare, purtroppo, anche in altri casi di affidi illeciti. In definitiva, quelle che dovevano essere delle ospiti, di lunghissima data stranamente, avevano delle mansioni riservate agli operatori, il tutto con la totale adesione del personale interno alla struttura.

Mamma Arianna, nel frattempo, è stata sbattuta in strada dalla casa famiglia, che non solo l’ha allontanata dal proprio figlio, calpestando i suoi diritti di madre, ma ha anche proposto di dare in adozione il figlio!

L’ennesima donna calpestata che non ha mai ricevuto l’aiuto adeguato, che tanto viene pubblicizzato dalle istituzioni, ma che, nel concreto, raramente viene attuato.

 

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