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E’ finalmente istituita


Una Commissione d’inchiesta sugli affidi,

sulle comunità familiari, sui servizi sociali


E’ legge l’istituzione della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle comunità di tipo familiare che accolgono minori, nonché disposizioni in materia di incompatibilità della funzione di giudice onorario del tribunale per i minorenni e di tutela del diritto del minore ad una famiglia" approvata definitivamente il 21.7.2020, ad oltre un anno dai fatti di Bibbiano.

“La normativa vigente in materia di affidi e di adozioni – afferma la deputata forzista Benedetta Fiorini di Reggio Emilia – ribadisce in maniera netta che il minore ha il primario diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia e che la sottrazione dal proprio nucleo familiare è da considerarsi come una soluzione limite, come l’extrema ratio, praticabile solo nei casi in cui tutte le misure di sostegno al suo nucleo familiare non abbiano dato gli esiti sperati. Purtroppo non avviene sempre così.

L’esistenza di affidi illeciti è la riprova che occorre mettere mano all’impianto normativo esistente e garantire una maggiore e più efficace attività ispettiva e di vigilanza, con particolare riguardo ai servizi sociali coinvolti e alle strutture e comunità familiari dove sono collocati i minori. Poiché si intrecciano diversi livelli e ambiti è opportuna una verifica dell’impianto normativo anche con riguardo all’operato dei diversi uffici giudiziari, al ruolo e al potere che hanno i servizi sociali e, a livello politico, alla capacità di condizionamento che possono avere gli amministratori locali”.

L’indagine della Commissione dovrà far luce sull’affaire dei minori che sistematicamente, con l’allontanamento dalla famiglia di origine, vengono sottratti ai genitori e, soprattutto, al genitore non collocatario (quasi sempre il padre) su indicazione dei servizi sociali a seguito di segnalazioni, forse “pilotate”, quasi sempre

false e mai accertate con obiettività.

E’ l’inizio del calvario per i minori, inspiegabilmente sradicati dal loro contesto familiare e sociale e condannati ad una drammatica sofferenza, e per i loro genitori impotenti dinnanzi al potere dei servizi sociali ai quali i tribunali riconoscono un incontrollato potere non supportato da consolidata professionalità.

Il sistema giudiziario minorile non garantisce “il superiore interesse del minore” e di fatto avvalla il business delle lobby che gestiscono comunità famiglia, case protette per accogliere figli e madre all’insaputa del padre, al mondo degli educatori “fai da te” “patentati” con corsi veloci che poco hanno di veramente professionale facenti capo alle pubbliche istituzioni. Questo spiega gli abusi che si verificano in certe comunità-istituti che nonostante la denuncia restano impuniti per la scarsa predisposizione al controllo da parte degli enti locali e delle forze dell’ordine. Il sociale è un forte veicolo di clientelismo elettorale per molti politici e un mondo che gestisce con discrezione dei beneficiari miliardi di soldi pubblici.

Foto tratta da “Rep Reggio Reporter”Le denunce sugli abusi “istituzionali” spesso vengono archiviate e si rende necessaria una approfondita indagine sui tribunali che si occupano dei minori e sul loro funzionamento e sulle competenze professionali dei numerosi obsoleti ed inamovibili giudici onorari che con disinvoltura contribuiscono a sottrarre i figli ai loro genitori in nome del disagio esistenziale della famiglia di origine. Disagi che dovrebbero indurre i servizi sociali a rimuoverli ed aiutare, così, i genitori a seguire i figli in modo corretto invece di sottrarli loro.

Cosa dire poi delle Ctu, talvolta una costosa farsa, delle mediazioni familiari, dei generici – e quasi sempre inutili – programmi di indagine e psicoterapia sui genitori in conflitto affidati, troppo spesso, ad impreparati e boriosi servizi sociali senza riscontro alcuno sul loro operato e senza alcuna trasparenza e garanzia per i genitori dei minori?

Gli abusi sull’affido dei minori, diffusissimi nelle separazioni, possono essere evitati se si impone ai tribunali di amministrare la giustizia invece della diffusa pratica della “psicologia fai da te” di certi giudici e se ai servizi sociali si impone un Regolamento, possibilmente nazionale, che disciplini la loro attività in materia di affido dei minori nelle separazioni, divorzi e affidi e garantisca la massima trasparenza riconducendo la loro attività nella pubblica amministrazione. I servizi sociali, inoltre, come ci ricorda troppo spesso la CEDU, devono informare il giudice e non formulare, in sua vece, ipotesi di affido che lo stesso giudice fa proprie come purtroppo abitualmente avviene.

La Commissione d’Inchiesta dovrà far chiarezza sia sull’operato dei servizi sociali, sulle comunità “protette” e le case famiglie o istituti che sulla commistura tribunale-servizi sociali. Trasparenza che troppo spesso non c’è.

C’è da auspicare che la legge diventi operativa quanto prima con i decreti attuativi di competenza del governo. Al ministro Bonafede ricordiamo che l’8 agosto dello scorso anno all’incontro di Cavriago (RE) con le famiglie vittime dei servizi sociali e con alcune associazioni, compresa la nostra, aveva fatto precise promesse. Ora spetta a lui rendere operativa la Commissione bicamerale per indagare in tutt’Italia sugli abusi istituzionali sui minori e sui loro genitori.

Chi è stato vittima del sistema giustizia e del sistema servizi sociali e relative lobby si faccia sentire e ci segnali i casi per sottoporli, come associazione, alla Commissione d’inchiesta.

 

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