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Giovedì 02 Febbraio 2023 16:10

Assegno di mantenimento per i figli


Obbligatorietà ed equità per ambedue i genitori


Nell'affido dei figli un tema che richiede particolare attenzione è quello della determinazione e della durata del loro assegno di mantenimento, quasi sempre causa di comprensibile conflittualità tra i genitori. La mancata applicazione effettiva dell'affido paritario, come previsto dal 2006, con l'introduzione dell'affido congiunto o condiviso, autorizza i giudici a continuare sulla frequente discriminazione del genitore non collocatario dei figli (94% dei padri), l'unico dei due genitori obbligato a versare un assegno di mantenimento, per lui, sovente, impossibile e senza alcun diritto a conoscerne l'utilizzo fatto dal genitore beneficiario.

È dovere del giudice, come legge prevede, verificare i costi medi dei figli nel contesto sociale in cui vivono, verificare - soprattutto se ci sono segnalazioni da parte dell'obbligato - l'entità reale delle risorse economiche di ambedue i genitori, poiché è notorio che esiste una rilevante evasione con il lavoro a nero, soprattutto nel mondo femminile, e una abituale predisposizione del genitore a tenere nascosti i redditi e le somme investite. Nemmeno può essere sottovalutato il fatto che esistono tante convivenze negate per non perdere un mantenimento più consistente per i figli e che molti genitori collocatari percepiscono contributi pubblici e privati, proprio perché conviventi con figli minori, spesso tenuti nascosti al genitore obbligato al mantenimento. Queste somme, come avviene con l'assegno unico universale, devono essere ripartite, sempre, al 50% tra i due genitori, perché il non collocatario è obbligato al pagamento dell'assegno di mantenimento e, se ritarda nel versare all'altro genitore quanto dovuto, i giudici, quasi sempre, applicano, con sollecitudine (anche per un solo mese), le previste sanzioni penali e/o civili (eventualmente, anche con azioni esecutive).

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Giovedì 02 Febbraio 2023 16:07

Rimborso IMU prima casa

attenzione alla prescrizione


La Corte Costituzionale (sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022) ha rivoluzionato le regole per l’esenzione dell’IMU per l’abitazione principale che “si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”. L’esenzione IMU è legata, dunque, all’abitazione dove un soggetto ha il domicilio e la residenza, ma non è più vincolante il domicilio e la residenza degli altri componenti il nucleo familiare.

La Cassazione (Civ. ord. n. 1828 del 22 gennaio 2023), a seguito del pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha riformulato la nuova definizione di abitazione principale, ha puntualizzato che il diritto all’esenzione IMU spetta ad entrambi i conviventi (anche in presenza di una separazione di fatto, ma comprovata) aventi diritto, indipendentemente se coppie di fatto o coniugati o uniti civilmente e se vivono anche in comuni diversi. Da oggi in poi il beneficio fiscale va chiesto al comune, che non può negarlo agli aventi diritto, anche se non più conviventi.

Il rimborso – da chiedersi, distintamente, per ogni singolo anno indebitamente versato - per le somme non dovute in base alla sentenza della Corte Costituzionale, ma già versate negli ultimi cinque anni, a partire dalla data della ordinanza della Cassazione, il 13.10.2022, va chiesto da subito, pena la decurtazione della prescrizione del diritto al rimborso, e, di conseguenza, prima si fa la richiesta di restituzione delle somme IMU al comune, minori sono le somme non restituibili.

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Giovedì 26 Gennaio 2023 11:42

 

 

Per non penalizzare sempre il padre

 


Ubaldo Valentini*

I tribunali, durante l’affido dei minori e nei ricorsi per la modifica del provvedimento di affido, troppo spesso (quasi sempre), penalizzano i diritti genitoriali del padre per ancestrali pregiudizi culturali nei suoi confronti e per non dispiacere alle forti lobby di genere oppure – ipotesi da non sottovalutare - per “velocizzare” il procedimento e non leggere, così, troppe carte. Lobby sostenute acriticamente da troppe forze politiche, che difficilmente riescono a distinguere i reati di genere dalle ideologie fondate su quest’ultimi per ottenere tutto e il contrario di tutto.

Occorre chiarezza sia da parte del tribunale sia dalle forze politiche che dai legali, i quali, troppo spesso, sono di supporto alla logica istituzionale discriminatoria del padre. Sul palese e frequente oltraggio alla paternità non interviene nemmeno l’ordine locale degli avvocati e nemmeno si organizzano convegni e dibattiti per far emergere la distorta applicazione del diritto minorile e del diritto di famiglia nel locale tribunale. Questo silenzio non aiuta i genitori, emarginati dai figli e lasciati soli da tutti, ad aprire un pubblico dibattito sull’operato delle istituzioni a cui compete la tutela dei minori (leggasi tribunali e servizi sociali) per riportare equità di trattamento tra i due genitori, senza preferenze e nel rispetto dei minori che hanno il diritto della reale bigenitorialità.

La discriminazione del padre si interrompe (o meglio si riduce) solo quando i genitori non più conviventi avranno il coraggio di pretendere – sia dai loro avvocati che dai giudici - il rispetto dei diritti genitoriali, chiedendo un affido equo e paritetico.

I legali, invece di pretendere le pari opportunità genitoriali del/la proprio/a assistito/a, troppo spesso cercano di scoraggiare il genitore assistito a pretendere le sue giuste richieste, perché, a suo dire, il tribunale non concede quello che il padre ha diritto di ottenere dell’affido. Insistere, dice il “premuroso” legale al cliente, indispone il giudice. Cioè, non conta il diritto civile e la giurisprudenza, ma l’umore del giudice! Per fortuna non tutti i giudici si comportano così. Non mancano anche informazioni del legale inesatte, forse volutamente, ma, talvolta, anche per “ignoranza” del diritto e della vasta dottrina e giurisprudenza.

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Giovedì 19 Gennaio 2023 19:37

Valle d’Aosta


Ora facciamo chiarezza su nomine e compensi di

mediatori familiari ed amministratori di sostegno


La mediazione familiare è un istituto che, se ben gestito, ha un ruolo importante nell’affido dei minori per ridurre la conflittualità tra i genitori, alimentata, purtroppo, da provvedimenti ingiusti e discriminatori dei tribunali nei confronti del genitore non collocatario e per la scarsa propensione dei giudici nel concedere l’affido condiviso paritario, che porterebbe al mantenimento diretto dei figli, eliminando le ingiustizie economiche.

L’utilizzo che ne viene fatto, però, spesso aggrava la situazione dei minori, quando finisce la convivenza dei genitori, poiché la nomina è politica e non tiene conto della reale (cioè, nei fatti) professionalità che dovrebbe avere chi aspira a ricoprire tale ruolo. Anzi, spesso, durante le sedute di mediazione – e senza alcun ritegno – si fa propaganda politica personale per ottenere un posto alla regione e/o all’ente locale.

Gli accordi raggiunti sono, quasi sempre, discriminatori verso il genitore perdente, leggasi il padre, obbligato sempre solo a pagare e, di fatto, senza la certezza del rispetto del suo diritto alla cogenitorialità e del diritto alla bigenitorialità per i figli. Gli accordi sono quasi sempre identici e in linea con la prassi giudiziale del tribunale.

Accade, soprattutto in passato, che, se un padre rivendicava i propri diritti genitoriali, veniva subito frenato dal mediatore familiare, spaventandolo per il fatto che se non avesse accettato le “sue” indicazioni, che sono quelle volute dai giudici, andrebbe incontro a pesanti conseguenze. Siamo in presenza di una condotta illecita (sia sul piano amministrativo che disciplinare che penale) e di possibili intimidazioni.

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Giovedì 12 Gennaio 2023 18:49

Aosta


Una legge regionale sui minori, sulle case

famiglia e sulle comunità protette


La regione Piemonte, con l’approvazione della legge Allontanamento zero, ha deliberato il sostegno alla genitorialità in difficoltà e ribadito il primario interesse dei bambini a crescere nella propria famiglia, bloccando la collocazione - meglio sarebbe dire, sottrazione ai genitori naturali - dei minori con famiglia in difficoltà per collocarli in case famiglia e comunità gestite da cooperative sociali e/o privati. La rivoluzionaria decisione dei consiglieri regionali piemontesi non è stata, ancora, imitata da altre regioni. Nemmeno dalla Valle d’Aosta.

La stampa e le tv, con prevalenza di quelle locali, in queste settimane dedicano particolare attenzione alla lobbystica prassi dei servizi sociali, con l’acritico avvallo di molti giudici, di togliere i figli ai genitori con problematiche familiari per collocarli in strutture, quali case famiglia e comunità che gravitano attorno ai servizi sociali e al variegato mondo politico. A queste vanno aggiunte le strutture protettive che “ospitano” i minori e (quasi sempre) la madre per “sottrarli”, a loro dire, ai maltrattamenti familiari, dietro la semplice querela della madre e su disposizione delle autorità competenti (comprese le forse dell’ordine), che, ovviamente, non dispongono immediati accertamenti sulla attendibilità della denuncia materna. La stessa cosa non avviene se la querela viene fatta dal padre.

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Giovedì 12 Gennaio 2023 18:40

Politiche sociali per i separati allo sbando

La responsabilità di Regioni ed enti locali

 

 

Non si può tollerare che la politica e gli amministratori da cui dipende la tutela dei minori possano legalizzare un conclamato abuso, quotidiano, dei diritti dei cittadini meno tutelati, denunciato da anni dalla nostra associazione e da quei legali che, prima di tutto, rispettano l’etica professionale. La giustizia (non solo quella dei tribunali), però, non sempre antepone il diritto ai solleciti richiami del mondo politico - falsamente proposti e ritenuti solo di natura culturale – che, troppo spesso, coincidono con fini puramente di convenienza, per tutti.

Meraviglia non poco la consolidata consuetudine degli enti locali, che, contravvenendo ai doveri istituzionali, ignorano gli abusi che avvengono nel variegato (leggasi clientelare) mondo dei servizi sociali, lasciati alla discrezionalità degli assessori alla Sanità, salute e politiche sociali.

Le rare eccezioni sono solo sporadiche rondini che non fanno primavera. L’arroganza del potere dei servizi sociali pubblici è notorio e l’apparato politico, con la sua prassi clientelare, che travolge anche l’opposizione, non ha mai messo mano (come chiede la legge) alla riforma di una struttura pubblica, discriminante nei confronti dei comuni cittadini che non hanno santi in paradiso. E’ il caso del vasto e drammatico mondo dei separati e dei minori, talvolta sottratti ai genitori per porli in “chiacchierate” e incontrollate case famiglia e/o comunità, talvolta gestite da strutture che di pubblico e sociale non hanno nulla.

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Giovedì 29 Dicembre 2022 19:42

“Giustizia” minorile: cambierà nel 2023?


Tanti cocci vecchi da buttare nella notte di San Silvestro per fare spazio a tante speranze che, poi, inevitabilmente, si trasformeranno in umilianti illusioni. La realtà non sembra cambiare ed illudersi fa parte del gioco della vita, poiché, almeno per qualche istante, ti puoi illudere che si possa compiere la magia della realizzazione di tutte le tue speranze. Preoccupiamoci di affrontare la realtà con onestà, ma anche con coraggio nel pretendere i fatti, ma non le chiacchiere. Il futuro dei minori non può essere oggetto di speculazioni socio-politiche e conseguenza di superficialità genitoriale. Il futuro, principalmente, appartiene a loro e noi tutti non possiamo ignorarlo per fini egoistici.

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Garantire la giustizia minorile non spetta solo ai tribunali e alle istituzioni, il cui fine è – sempre – quello della tutela del superiore interesse dei minori, ma coinvolge, in prima persona, ciascun cittadino e, soprattutto, ogni genitore, anche quelli che, soprattutto nelle separazioni, confondono i diritti del minore con i generici affetti e con gli inalienabili diritti degli adulti alla loro libertà. La responsabilità delle ingiustizie fatte ai minori è maggiore in chi istituzionalmente è chiamato a tutelarli: politici, magistrati, servizi sociali, amministratori degli enti locali. Ci rivolgiamo, con le nostre considerazioni, a loro e a quei genitori evasivi per scelta dinnanzi ai doveri genitoriali.

I magistrati hanno una legge da applicare con equità per il rispetto del diritto alla bigenitorialità (condivisione della presenza di ambedue i genitori) dei minori e al diritto alla cogenitorialità (stessi diritti genitoriali nella loro gestione ed educazione) dei genitori. I vari protocolli - spesso anche in contrasto con le leggi vigenti sull’affido e sul mantenimento dei figli e/o con le sentenze della Suprema Corte di Cassazione (anche a Sezioni Unite) – sottoscritti dai giudici del tribunale e gli avvocati locali, non hanno alcun valore, anzi potrebbero risultare un abuso di potere, poiché non spetta loro legiferare, formulando e imponendo provvedimenti non vincolanti, applicativi della legge sui minori. Gli avvocati vendono la loro professionalità al genitore, ma non lo possono rappresentare al di fuori del procedimento per cui sono stati nominati procuratori o difensori di fiducia. I protocolli sono, di fatto, una vera e propria violazione del codice civile e non possono avere un carattere di universalità indipendentemente del singolo caso in cui i giudici sono chiamati a decidere.

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Venerdì 16 Dicembre 2022 17:18

Almeno a Natale rispettiamo i bambini


Le feste natalizie suscitano inevitabilmente in tutti noi il piacere dei doni, la gioia di vivere un momento magico che si rinnova ogni anno, la ricerca di momenti da condividere con amici e familiari e alimentano il desiderio del rispetto dei bambini e delle loro aspirazioni. I bambini sono al centro dell’attenzione e i media contribuiscono a creare un clima tutto particolare, che, però, non sempre corrisponde alla realtà: tanti bambini privati della presenza gioiosa di ambedue i genitori sono dimenticati, perché disturberebbero la sceneggiata natalizia. Tutto è programmato, comprese le emozioni, e si deve parlare solo di cose belle, anche se queste, purtroppo, tali non sono per le situazioni familiari conflittuali, a causa di separazioni e affidi non rispettosi della bigenitorialità e della cogenitorialità.

Molte associazioni o enti nazionali ed internazionali, cd. umanitarie, utilizzano crudelmente i minori, in campagne pubblicitarie sulle televisioni e sulla stampa, per incrementare la raccolta di fondi per i bambini del mondo senza mezzi di sussistenza, destinati alla morte anche per la mancanza di medicinali. Le donazioni, di pochi euro, devono essere fatte chiamando i numeri della telefonia fissa e mobile. In realtà, essendo piccola la cifra richiesta e giocando su una emozione liberatoria suscitata da immagini di bambini denutriti e malati posti in primo piano, le somme raccolte sono elevate.

 

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