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Venerdì 23 Gennaio 2026 18:48 |
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L’unione fa la forza
Ubaldo Valentini
Le battaglie per i minori e per il genitore più debole sono battaglie di civiltà contro l’oscurantismo socio-culturale e contro i pregiudizi di genere che hanno ben evidenti risvolti economici difficili da estromettere dal superiore interesse dei minori e che annullano il principio inalienabile della bigenitorialità. Lo sperimentano tutti i giorni la stragrande maggioranza dei padri italiani che devono subire l’umiliazione dell’esclusione dai diritti genitoriali e vengono estromessi dalla vita dei propri figli a causa di una scarsa applicazione della legge e di una arrogante superficialità della maggior parte degli assistenti sociali che discriminano sempre il genitore di sesso maschile, ritenendolo inferiore (incapace) all’altro nella crescita ed educazione dei figli. La realtà, invece, è ben diversa e le conseguenze dell’accantonamento della figura maschile sono sotto gli occhi di tutti e spiegano le tante e pericolose devianze giovanili che minacciano la stabilità sociale.
Per fare certe battaglie occorre essere in tanti per andare contro le istituzioni e la cultura pressapochista che, negli affidi dei minori, non tutelano i minori e il genitore più debole creando una discriminazione tra madre e padre in perfetta coerenza con i principi del dilagante matriarcato.
Il numero fa la forza necessaria per lottare contro le palesi ingiustizie nell’affido dei minori quando termina la convivenza dei genitori. La pluralità delle idee, dei pensieri e degli impegni, le differenti personalità coinvolte, le varie inclinazioni e capacità di ciascuno permettono di individuare le soluzioni migliori per raggiungere l’obiettivo della piena bigenitorialità, risolvendo con successo le varie problematiche che, invece, potrebbero ostacolarlo.
Uniamoci per essere più forti, più liberi e vincenti nel conseguire l’obiettivo delle pari opportunità genitoriali nella vera cogenitorialità e nell’autentico rispetto dei diritti del minore ad avere due genitori con cui condividere le emozioni esistenziali e con cui progettare un futuro meno conflittuale e rispettoso delle prerogative di ciascuno.
Ti invitiamo ad iscriverti alla nostra associazione che opera da 28 anni in tutta Italia perché l’unione fa la forza e perché per combattere la giustizia ingiusta nelle separazioni bisogna essere in tanti e solo così si potrà cambiare l’ingiusta e arcaica cultura dell’affido dei minori. Chiunque può iscriversi per dare più forza all’associazione: esistono le sezioni separati, i figli dei separati, i nonni e i soci aggregati, cioè tutti coloro che condividono le nostre battaglie pur non essendo coinvolti direttamente nella separazione. Il costo dell’iscrizione 2026 (anno solare) è, da 19 anni, di €. 30,00 e può essere versata direttamente sul c/c postale n. 31198054 intestato a: Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps) – via Belvedere, n. 5 – 06012 Città di Castello (PG) – oppure tramite bonifico bancario: coordinate bancarie IT96 I076 0103 0000 0003 1198 054); causale: quota sociale 2026. Le quote sociali vengono utilizzate per convegni e conferenze e/o iniziative per far conoscere i diritti non solo dei genitori ma anche dei minori coinvolti nell’affido.
La nostra associazione non ha finanziamenti pubblici e gestisce le attività pubbliche (conferenze, convegni, gestione sito web, iniziative varie, etc. …) con le quote sociali degli iscritti, con il 5 x mille e con le erogazioni liberali. Vorremmo far presente che si possono versare erogazioni liberali (detraibili nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello di versamento) sulla stessa coordinata bancaria di cui sopra, che è IT96 I076 0103 0000 0003 1198 054, per sostenere l’attività dell’associazione o per una iniziativa specifica e/o particolare segnalata dal benefattore e con lui programmata.
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Venerdì 23 Gennaio 2026 18:43 |
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I figli non sono un alibi per il padre omicida
L’omicidio resta un omicidio, anche quando la vittima è una madre e/o una compagna, anche quando ci sono i figli da affidare per la fine della convivenza e chi lo commette deve subirne tutte le conseguenze con una condanna netta, certa e piena. In questi giorni, i media ripropongono il caso del padre di Anguillara che ha ucciso la moglie "per non perdere l'affidamento di mio figlio", come ha raccontato al gip di Civitavecchia, spiegando che l'aggressione mortale sarebbe avvenuta proprio durante un litigio sulla questione legata al figlio, nell'ambito della separazione che era in corso. Una chiara strategia difensiva per vedersi ridotta, la sanzione per un atroce atto di follia, tanto più che c’era di mezzo un figlio da tutelare e non lo si tutela uccidendo la madre.
Il femminicidio non può avere scusanti, perché è un atto incomprensibile e ingiustificabile, soprattutto quando c’è un bambino da tutelare, e il mancato ritegno di questo padre è molto grave, ma non può coinvolgere il figlio, perché, a suo dire, sarebbe stato affidato alla madre. Nell’affido dei minori, al termine della convivenza, se non ci sono motivi di pericolosità per il minore, prevale la modalità dell’affido congiunto, che garantisce al genitore non collocatario l’esercizio della propria genitorialità. Se, quel padre, temeva l’affidamento del figlio nel procedimento di separazione, vuol dire che aveva paure, reali o indotte, a causa di carenze genitoriali personali, ma non comprendeva che uccidere la madre del figlio (con 23 coltellate, cercando di disintegrarne il cadavere) è l’opposto di amare ed educare il minore e, quindi, non si comprende come avesse potuto pretendere l’affido del figlio. Queste c.d. scusanti aggravano, come è giusto, la posizione di quel padre che, a quanto appare, ha ucciso la moglie per altre ragioni, oggi negate, ma non per tutelare un suo diritto di affido del figlio, come il suo legale vuol far credere. Ad un padre che ragiona e si comporta così, si deve togliere la responsabilità genitoriale e al minore deve essere ridata serenità e prospettive esistenziali per il futuro.
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Venerdì 23 Gennaio 2026 18:40 |
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I minori sono persone da rispettare,
ma non giocattoli
Il 2026 sarà, sicuramente, un anno di lotta contro la giustizia ingiusta, che, da decenni, viene praticata, di fatto, negli affidi al tribunale di Aosta e che vanifica i diritti dei minori alla bigenitorialità e i diritti dei padri alla cogenitorialità, con un far giustizia discriminante quasi sempre contro il padre e che considera i minori come giocattoli, ma non come persone da rispettare e da tutelare come qualsiasi altro cittadino.
Dal 2009 andiamo ripetendo, con fatti alla mano, che i genitori sono due e che ambedue possono avere un importante ruolo educativo nei confronti dei figli, che i giudici, però, non riconoscono ai padri, sempre emarginati nell’affido quando finisce la convivenza dei genitori. Un fugace sguardo alle ordinanze e sentenze che il tribunale aostano emette continuamente è più che sufficiente per constatare che esiste una doppia applicazione della giustizia, così come denunciava il dott. Antonio Sonatore, trent’anni or sono.
C’è una giustizia per la madre, sostenuta da un apparato social-economico di genere e c’è una non-giustizia per il genitore non collocatario (quasi sempre il padre), che continua ad essere considerato un puro bancomat, senza diritti genitoriali e senza la pur minima protezione delle istituzioni, che, invece, incrementano consapevolmente le tasche del genitore collocatario con incontrollati contributi economici e benefici che finiscono per alimentare l’arroganza del genitore che considera i figli una pura occasione per sbarcare (e talvolta anche bene!) il lunario.
Non c’è giustizia per i minori e per i loro genitori quando la convivenza ormai è venuta meno e nessuno, politici compresi, si preoccupa di una giustizia che non può ritenersi tale quando crea discriminazione tra i due genitori e quando non tutela, seriamente e, quindi, con energia, il rispetto delle pari opportunità genitoriali, così come prevedono le convenzioni internazionali sui minori, ratificate anche dal Parlamento italiano, e i diritti sanciti dalla Costituzione e dai codici italiani, che i giudici dovrebbero applicare integralmente, senza le continue eccezioni, soprattutto quando si tratta di diritti negati, in primo luogo ai minori e al genitore reso più debole dagli impropri provvedimenti giudiziali, che, come detto, sono sempre più discriminanti del genitore non collocatario.
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Martedì 20 Gennaio 2026 10:28 |
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Venerdì 12 Dicembre 2025 09:47 |
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Tribunale di Aosta
Lettera aperta al Presidente
Signor Presidente,
l’amministrazione della giustizia minorile e familiare, nel Tribunale da lei presieduto solo da alcuni mesi, fa acqua da tutte le parti e si ha l’impressione – sostenuta, però, da provvedimenti, anche in questi giorni, assolutamente non condivisibili – che ci sia un preciso piano contro i padri e che la giustizia sui minori e sui loro genitori sia, purtroppo, in molti casi ingiusta, come denunciava 30 anni fa anche lo psicologo e insegnante Antonio Sonatore, che, per protesta, si diede fuoco proprio all’ingresso del Palazzo della Giustizia valdostana, che lei attraversa tutti i giorni.
I genitori sono due ed ambedue devono essere tutelati, assieme ai figli, con provvedimenti rispettosi della bigenitorialità e della cogenitorialità, ponendo fine ad una procedura che viene percepita, dalla quasi totalità dei soggetti che passano per il tribunale, come discriminatoria nei confronti del padre.
Da decenni, infatti, il padre non viene mai preso seriamente in considerazione, soprattutto quando denuncia, anche con specifici ricorsi, il mancato rispetto dei suoi figli e dei suoi diritti genitoriali, contenuto nei provvedimenti del giudice, tanto che il suo ricorso viene quasi sempre rigettato, con la conseguente condanna al pagamento anche delle spese di lite e delle spese processuali. Questo modo di fare provoca una inevitabile conflittualità genitoriale, poiché è inammissibile che un genitore non possa fare il genitore (nemmeno quando gli accordi sono consensuali) e che, poiché non è collocatario, debba essere ridotto ad un bancomat.
L’affido dei minori deve essere riportato nella equità più totale, poiché ogni genitore deve avere garantite le stesse opportunità dell’altro nella gestione dei figli, soprattutto quando è un genitore preparato, attento alle esigenze dei figli e consapevole della insostituibilità del suo ruolo. Una legalità che dovrebbe transitare, inevitabilmente, anche nei provvedimenti dei singoli giudici, ma che, purtroppo, difficilmente è riscontrabile ad Aosta.
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Venerdì 12 Dicembre 2025 09:41 |
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Aosta: Novità per i separati
La Casa dei Papà: le contraddizioni dell’iniziativa
Il consiglio regionale della Valle d’Aosta ha dato incarico alla V Commissione consiliare di valutare, con il supporto delle strutture regionali competenti, “l’applicabilità e la sostenibilità sul territorio regionale del progetto “La Casa dei Papà” o di altre iniziative finalizzate al sostegno dei padri separati nelle difficoltà abitative”. La mozione era firmata dalla Lega VdA e da Renaissance, emendata poi su proposta dell'assessore alle Politiche sociali. “La Casa dei Papà” è un progetto già attivo in alcuni comuni per venire incontro ai papà separati in difficoltà abitativa ed economiche con il quale si offrono alloggi in locazione temporanea gratuiti in loro favore, separati legalmente, destinandogli interventi specifici temporanei di sostegno e di accompagnamento verso una nuova autonomia.
Il consigliere Andrea Manfrin, da sempre molto sensibile verso le problematiche dei genitori non più conviventi e dei loro figli, ha illustrato l’iniziativa per dare un risposta concreta al forte disagio dei tantissimi papà valdostani separati che non convivono più con i figli e che sono costretti a mantenerli con un assegno spesso insostenibile rispetto al loro reddito e a sostenere il 50% delle spese straordinarie regolamentate da un protocollo redatto (in modo unilaterale e spesso anche contraddittorio con il diritto minorile e il diritto familiare) da giudici e avvocati valdostani che ha semplicemente un valore indicativo ma non impositivo, come invece si vorrebbe far credere, perché le spese straordinarie devono essere individuate, caso per caso, dal giudice e devono rispettare le reale condizioni economiche dei genitori. Le spese straordinarie, tutte e nessuna esclusa, devono essere preventivamente autorizzate, in modo tracciabile, da ambedue i genitori.
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Giovedì 27 Novembre 2025 09:06 |
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I nonni sono una risorsa educativa per i nipoti
I nonni, nella crescita dei nipoti, rappresentano la continuità generazionale e familiare, soprattutto quando i genitori devono delegare alle strutture pubbliche e, purtroppo, spesso alla strada, anche l’educazione dei propri figli perché tra i tempi eccessivi per raggiungere il posto di lavoro e fare ritorno a casa non hanno la possibilità di stare a giocare e chiacchierare con i figli poiché al mattino escono da casa quando i figli ancora dormono e vi fanno ritorno, la sera, quando i minori sono andati già a letto. Il fine settimana è l’unica occasione per giocare con loro e fermarsi a parlare, ma non tutti possono avere questo previlegio, poiché talvolta, per mantener il posto di lavoro, devono sacrificare sia il sabato che la domenica e i figli, anche se adolescenti il venerdì e il sabato sera lo trascorrono fuori casa con gli amici e la domenica mattina, rientrando all’alba, dormono.
Con la scarsa presenza dei genitori viene meno il controllo, puntuale e non sporadico, delle attività scolastiche ed extrascolastiche dei propri figli. Il genitore che non può trascorrere del proficuo tempo libero in casa non può controllare le frequentazioni pomeridiane e serali dei figli, il tempo che dedicano allo studio, l’uso che fanno dei mezzi di comunicazione e, spesso, nemmeno riescono a seguire il loro andamento scolastico e confrontarsi, in modo sereno e continuato, con loro sulle tematiche di attualità. La minore presenza con i figli induce il genitore, che spesso si sente in colpa per la sua forzata assenza, ad essere economicamente più generoso senza, talvolta, chiedersi dell’utilizzo che ne viene fatto di quel danaro. I genitori sono due e, se i tempi liberi non coincidono, manca la possibilità di confrontarsi seriamente sulla gestione dell’educazione dei propri figli. In questo attuale contesto sociale manca, ai minori, una stabile presenza adulta, incisiva e credibile come possono essere i genitori, e in grado di seguirli nella sfuggente crescita giovanile.
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Martedì 25 Novembre 2025 09:59 |
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Le minacce ai giudici abruzzesi non servono a nulla:
occorre, invece, mandarli subito a casa e per sempre
di Ubaldo Valentini*
Le minacce ai giudici de L’Aquila non servono a nulla, se non a dar ragione a chi ragioni giustificative del proprio operato non ne ha. E’ indiscutibile che il ricorso a togliere ai genitori i propri figli (sospendere o revocare la responsabilità genitoriale) è, quasi sempre, un esercizio di un potere incontrollato da parte di chi non riesce a comprendere che la responsabilità genitoriale si sospende o revoca, solo e per poco tempo, quando sono state sperimentate, nei fatti, ma non nelle parole, le possibili soluzioni alternative. C’è stato, a parere dell’associazione che presiedo, un pericoloso atto di forza dei giudici, forse sollecitati dagli evanescenti servizi sociali, per affermare un principio di autorità, come se i figli appartengano alle istituzioni, anzichè a coloro che li hanno messi al mondo e che hanno l’inalienabile diritto ad educarli a vivere nella società nel rispetto delle proprie convinzioni culturali. La legge, dimostrano questi giudici, non è uguale per tutti e non hanno la forza di verificare il funzionamento delle case famiglia, a vario titolo protette, dove gli educatori non sempre possono definirsi tali e dove il disagio dei minori conseguenziale alla sottrazione alla famiglia di origine non viene rielaborato, ma anzi, sovente è aggravato dall’indifferenza delle istituzioni e della politica che, invece, dovrebbero tutelare, in concreto, questi piccoli cittadini, senza limitarsi alla fatidica espressione nel superiore interesse dei minori, di cui sono pieni le sentenze, i decreti e le ordinanze sui minori, quando i genitori non sono più conviventi.
Il generale Robert Baden-Pawell, fondatore degli scout, non ha insegnato nulla o il suo messaggio esistenziale non è arrivato in Abruzzo (e in quasi tutti gli altri tribunali per i minori d’Italia) o non è conosciuto dai solerti giudici, impegnati a scovare i minori che vivono nei boschi con i propri genitori e, quindi, se considerano, loro malgrado, scandaloso il ritorno alla natura, bisogna compatirli.
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