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Venerdì 18 Marzo 2022 19:46

Lasciamo stare S. Giuseppe?

… lui non c’é!


Mi sono svegliato di soprassalto! Lo squarciante fischio dei motori degli aerei supersonici mi ha interrotto il sonno, in questa notte di grande preoccupazione. Da qualche giorno nel tratto di cielo verso Napoli, i segnali di cupe e sospettose notizie di guerra rompono l’aria anche dalle parti nostre.  Tornano i ricordidel secondo conflitto mondiale che mi sono rimasti dentro come qualcosa che non se ne va più, con tutto il turbinio degli eventi che allora ci facevano trovarerifugio sotto un oliveto intorno al vecchio castello, col naso e lo sguardo rivolto in alto, al passaggio dei rumorosi quadrimotori americani che andavano a scaricare il materiale bellico sulla città di Napoli.

Allora, bambino, di una famiglia numerosa. Eravamo in sei, uno dietro l’altro. Con mia sorella, la prima, avevamo compiti assegnati nella fuga verso il rifugio, con la responsabilità organizzata di coperte e degli altri fratelli più piccoli. Rito che si svolgeva tutte le notti. L’allarme delle sirene mi è rimasto in un angolo del cervello che si risveglia al passaggio di aerei militari. Dopo qualche ora di rumore dei quadrimotori, si restava in attesa del ritorno, dopo aver scaricato le bombe della missione. Sull’orizzonte tra Capri e Punta Campanella, si alzava un inferno rosso di fuoco tra bagliori intercalati da fragorose esplosioni.

Al suono di fine allarme i miei genitori: “Ragazzi ritorniamo a casa”. Quello era il periodo della mia età dei giochi che non ho conosciuto e che mi hanno anticipato la fanciullezza, buttandomi direttamente in quella altra età che viene chiamata della maturità dell’uomo. Periodo questo in cui ho sentito e mi tengo stretta la presenza continua di mio padre e mia madre. La loro presenza, con tutte le enormi difficoltà della vita, è stata la guida sicura e forte che non ha consentito a nessuno dei figli di deviare dalla strada rigorosamente tracciata e indicata. Le difficoltà erano il cemento condiviso della responsabilità di entrambi i genitori e di tutti quelli di quell’epoca per ricominciare a costruire il futuro che abbiamo presente. Conflitti e discussioni avvenivano anche in nostra presenza, senza che alcuno di noi intervenisse, restando“accucciati” in un angolo, in attesa che la discussione finisse per fatti ed episodi che riguardavano i nostri comportamenti e la vita di tutta la famiglia. E la discussione finiva, tutto tornava come prima.

Tra pensieri e ricordi mi riaddormento di nuovo, con la serenità del falso allarme. Improvvisamente mi compare davanti una figura con la barba, un uomo di tempi antichi, vestito con abiti lunghi, sporchi e trasandati. Chi è? chiedo. “Sono S. Giuseppe, il padre di Gesù”.  Dal portamento sicuro, il Santo si para davanti adirato, con lo sguardo di fuoco, le maniche della camicia riavvolte sulle braccia e i pugni stretti, come per minacciarmi.  Subito gli chiedo: “Perché sei adirato con me?”. E lui:“Tu scrivi di problemi di famiglia, di genitori e di figli. E lo fai in tutte le occasioni in cui “la sacra famiglia” è messa in discussione.  Sono qui per lasciarti un messaggio che devi divulgare.

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Venerdì 25 Febbraio 2022 15:50

Il presidente Ubaldo Valentini è stato intervistato

dalla giornalista Paola Corti su radio Rai1 il 22 febbraio 2021.


Trovate l'audio della lunga intervista su


https://fb.watch/blM5ur9_bl/

 
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Venerdì 25 Febbraio 2022 15:45

Milano


Denuncia l’ex compagno di presunti abusi

sui figli le tolgono i bambini


Avvocato Miraglia: «Ma a chi giova tutto questo?»

Una madre attenta e premurosa si è accorta subito che certi atteggiamenti troppo “sessualizzati” della sua figlia maggiore, che all’epoca aveva appena 4 anni, non rientravano nel concetto di “normalità” e andando a fondo ha scoperto, dal racconto dei bambini, che il padre presumibilmente abusava di loro. Con grande coraggio ha denunciato il compagno e si è allontanata da casa per mettere al sicuro i suoi due figli di 4 e 2 anni, ma con quale risultato?

A parte una prima archiviazione del caso, la cosa altrettanto grave è che le hanno tolto i bambini per collocarli in una comunità. Bambini traumatizzati e così piccini lontani da casa stanno davvero molto male: hanno frequenti incubi la notte e bagnano il letto nel sonno.

«Ma a chi giova tutto questo?» si chiede l’avvocato Miraglia, cui la donna si è rivolta. «In questa situazione non si sta aiutando proprio nessuno. Quando le donne non denunciano i mariti abusanti vengono per lo più ritenute corresponsabili e denunciate a loro volta: quando invece con grande coraggio la querela la sporgono, si trovano private dei figli. Ma che giustizia è?».

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Martedì 15 Febbraio 2022 16:30

Aosta

 

La vicenda del bambino disabile

e gli abusi istituzionali


I genitori non condividevano le cure praticate al loro figlio, non per fini scientifici, ma per «fattori di carattere economico-organizzativo», cioè per risparmio di soldi da parte dell’Usl. Chiedono formalmente all’Asl i fascicoli sanitari del figlio, ma la richiesta è stata rigettata. Si rivolgono al Tar, che conferma le scelte dell’Asl, e, dopo, si rivolgono al Consiglio di Stato per vedersi riconosciuto il diritto di accesso alla documentazione dell’Usl Valle d’Aosta sulla modalità di assistenza e cura del figlio minore, affetto da grave disabilità.

Il ricorso viene ritenuto legittimo e si conferma che la tutela della salute dell'essere umano, e in particolare quella di un bambino, prevale sulla eventuale riservatezza dei documenti istruttori e sulla corrispondenza tra avvocato e pubblica amministrazione.

L’Asl dovrà consegnare ai genitori il fascicolo sanitario di loro figlio. I genitori, per far valere un loro inalienabile diritto, hanno dovuto sostenere ingenti spese, che nessuno rimborserà loro, come quasi sempre avviene, e, comunque, se riceveranno il dovuto rimborso a pagarlo saremo sempre noi cittadini, ma mai chi ha provocato loro il danno: assessorato regionale alla sanità, dirigenti Asl, servizi sociali o quant’altri.

Non possiamo sottrarci, come associazione genitori separati per la tutela dei minori (aps) ad esprimere, ancora una volta, l’indignazione per l’assurdo ed illecito comportamento del servizio socio-sanitario della Valle d’Aosta, che, sistematicamente, non risponde alle richieste dei genitori, unici titolati ad intervenire sull’azione del servizio pubblico sui loro figli.

La Regione, o meglio l’assessorato alla sanità, salute e politiche sociali, deve rendere conto – economicamente e giudizialmente - ai cittadini del funzionamento del settore di sua competenza, rendere pubblici i mancati dovuti controlli sistematici sul funzionamento della sanità e dei servizi sociali, visto che, quest’ultimi, mai rispondono alle richieste dei singoli cittadini, danneggiati dal loro comportamento, spesso fazioso, ingiusto e, purtroppo, anche scarsamente competente. Come associazione, da anni lo stiamo denunciando in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie, ma nessuno interviene. La ragione di questi assurdi silenzi va ricercata nelle lobby che condizionano la sanità e i servizi sociali valdostani e non solo.

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Lunedì 14 Febbraio 2022 12:58
 
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Lunedì 14 Febbraio 2022 12:55

Pas o non Pas


I figli vanno subito collocati presso il padre

se la madre li danneggia psicologicamente


avv. Francesco Valentini*

Lo strumentale dibattito sull’alienazione genitoriale di quei minori che rifiutano il genitore con cui non vivono (al 94% il padre) distoglie l’attenzione sul diffusissimo fenomeno della manipolazione dei figli, costretti a rinunciare alla bigenitorialità e, purtroppo, non si parla del padre, a cui viene negato il diritto alla co-genitorialità.

La Pas, indipendentemente dalla sua scientificità, è sinonimo di estromissione del genitore non collocatario/affidatario dalla vita dei propri figli e i tribunali non possono continuare a sottovalutare o, fatto ancor più grave, ignorare questo drammatico fenomeno per “salvaguardare” il genitore collocatario/affidatario (quasi sempre la madre), le cui responsabilità sarebbero palesemente evidenti.

Il falso problema della PAS

La Pas è rigettata dalla Suprema Corte di Cassazione (I Civile, ordinanza n. 13217 del 17.5.2021), rinnegando o, comunque, ridimensionando, di fatto, una sua precedente ordinanza (I Civile, sentenza n. 6919 dell’8.4.2016), su pressione delle lobby femministe, che hanno esaltato questa ordinanza, da tempo attesa, e dell’Ordine degli psicologi, poco inclini ad ammettere le responsabilità del genitore collocatario/affidatario (quasi sempre la madre) nel rifiuto del genitore non collocatario/affidatario (quasi sempre il padre) da parte dei figli e nel mancare di eseguire dolosamente i provvedimenti del giudice che regolamentano il diritto di visita dell’altro genitore. Quando un figlio rifiuta il padre con la fraseologia materna, anche quando è piccolissimo, è evidente che la madre collocataria, con la sua continua pressione psicologia e/o con quella dei suoi congiunti ed amici, lo ha indotto a non vedere il padre ed a rifiutarlo.

La senatrice pidiessina Valeria Valente, presidente della “Commissione di inchiesta sul femminicidio”, forte della risposta del ministero della Salute ad una sua interrogazione, che sottolineava “la non attendibilità della Pas e il rischio dell’uso distorto di tale diagnosi nei casi di bambini contesi”, in un comunicato stampa, o meglio in un suo diktat, del 05.06.2020, tuona contro la Pas, perché, a suo dire, “non è una sindrome e tantomeno un disturbo psichico individuale e nemmeno un disturbo psichico individuale definito e, pertanto, non può essere utilizzata nei processi di separazione, specie nei casi di violenza domestica”.

La senatrice non si pone il problema delle centinaia di migliaia di genitori non collocatari/affidatari (quasi sempre i padri) che non riescono a vedere i propri figli nei tempi stabiliti dal giudice e delle centinaia di migliaia di figli privati della bigenitorialità, con drammatiche conseguenze.

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Lunedì 14 Febbraio 2022 12:36

I minori tolti alla madre e ad ambedue i genitori

quando vivono in un contesto familiare violento



Il tema delle violenze nelle nuove convivenze della madre presso la quale sono collocati i figli minori o il perdurare della violenza all’interno della famiglia non sempre vengono presi in considerazione, soprattutto quando a sollevare il problema è il padre. Qualcosa, però, sta cambiando. Cambia la sensibilità di un numero sempre crescente di giudici che approfondiscono il tema emerso durante l’affido dei figli e cambia la professionalità dei servizi sociali che cercano di fornire indicazioni reali sullo stato dei minori e non temono di andare contro corrente e, in base ai dati in loro conoscenza, di riferire fatti oggettivi e porre solo i minori al centro dell’indagine.

Tolti alla madre i figli per il compagno violento

Cassazione, I Civile, sentenza n. 3060/2022

Il tema delle violenze nelle nuove convivenze della madre presso la quale sono collocati i figli minori o il perdurare della violenza all’interno della famiglia non sempre vengono presi in considerazione quando a sollevare il problema è il padre. Qualcosa sta cambiando. La Cassazione è intervenuta, su ricorso della madre che non accettava le decisioni della Corte di appello, sentenziando che i figli non possono assistere alle continue liti e violenze tra la madre e il nuovo compagno e che, se la madre non è in grado di sottrarli a questo devastante clima e di denunciare le violenze subite dal nuovo compagno, i minori vengono collocati presso il padre.

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Lunedì 14 Febbraio 2022 12:27

L’Aquila


Prepara una minore a un’udienza

e poi discute il caso come giudice


 

Un uomo è sotto processo per presunte molestie nei confronti della figlia maggiore, la quale è stata affidata a una comunità mentre i due fratellini minori vivono in altre due case diverse: il più piccolo da quando è nato non ha mai visto il padre, perché a questi genitori viene impedito di vedere i bambini da due anni.

A dare credito alla ragazzina è la psicologa che però, oltre a seguirla come paziente in terapia, l’ha preparata per l’udienza in Tribunale Penale ed ha persino fatto parte del Collegio Giudicante al Tribunale dei Minorenni de L’Aquila dove la famiglia vive.

“Siamo di fronte a una svista clamorosa o a un vero e proprio caso di mala giustizia?” si chiede l’avv. Francesco Miraglia, difensore dei genitori. La ragazzina, molto fragile, un paio d’anni fa avrebbe riferito di essere stata molestata dal padre, un giorno in cui la madre era assente, in verità cambiando spesso versione sulla vicenda. È emerso poi che erano state le amichette a convincerla (lei è molto influenzabile) ad accusare il genitore, come ripicca per non aver ricevuto il telefono cellulare richiesto e desiderato.

La giovane è stata allontanata subito da casa e affidata a una comunità, così come i due fratellini minori, visto che il padre è stato rinviato a giudizio e la madre indagata per favoreggiamento. Il caso è approdato in Tribunale per i Minorenni che addirittura dispone l’apertura dello stato di abbandono dei minori senza che ancora nessuna colpevolezza sia stata riconosciuta in capo ai genitori. Ad ogni modo il Tribunale per i Minorenni, basandosi di fatto sulle semplici dichiarazioni di questa ragazzina, ha disposto “l’eliminazione“ dei genitori: la ragazzina è stata destinata a vivere presso una famiglia affidataria, un fratello è stato affidato al nonno materno, l’altro ai nonni paterni. Familiari dei minori che abitano persino in regioni diverse. «Come se tutto ciò non fosse abbastanza grave – afferma l’avvocato Miraglia – emerge che la decisione del Tribunale per i Minorenni si poggi su un vizio di forma gravissimo: uno dei magistrati che hanno sentenziato era nientemeno la psicoterapeuta che segue professionalmente la ragazzina e che, tra l’altro, l’aveva pure preparata ad affrontare l’udienza nella quale era stata sentita nel corso dell’incidente probatorio. La psicologa avrebbe preso parte infine al collegio giudicante in qualità di giudice onorario: circostanza di una gravità inaudita».

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