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Iniziative dell'Associazione

AOSTA

Giovedì 25 giugno - ore 21

CSV - Via Xavier de Maistre, n. 19

PUBBLICO  INCONTRO

su

Il divorzio breve e le mancate pari opportunità genitoriali

L’incontro-dibattito, a cui parteciperanno un legale, il presidente e la vicepresidente dell’associazione, è aperto a tutti.

Coloro che volessero informazioni su separazioni e divorzi, sui diritti dei minori e del genitore non collocatario e sul funzionamento delle istituzioni valdostane nella tutela dei figli di genitori non più conviventi possono contattare lo staff dell’associazione presente ad Aosta da mercoledì 24 (ore 18) a domenica sera 28.giugno.

Prenotarsi al 347.6504095, genitoriseparati@libero.it

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Papà, posso dormire con te?


di Vito Carenza *

 

Ci sono uomini che acquistano pagine sui giornali su cui disegnare cuori per confermare un amore o riconquistarlo. Ci sono padri che utilizzano la stessa carta per disegnare il distacco, lungo anche un solo istante, che frattura lo spazio e il tempo col proprio figlio. La separazione tra due genitori è quasi sempre l’equazione di quella di un genitore, spesso il papà, dal figlio, un’azione mai equa, perché non c’è in natura un limite spazio temporale entro cui i due devono smettere di agire insieme.

Porre un confine al rapporto più epidermico, carnale, sanguigno, il più ricco di complicità, di amicizia, di visioni, di progetti, di crescita, è di per sé un freno violento. Accettabile solo razionalmente, e ciò vale tanto per le mamme quanto per i papà, la ragione stessa ha un rifiuto quando il pregiudizio storico violenta con superficialità la paternità. Una condizione male riconosciuta anche all’interno di una famiglia convenzionale, perché al papà che si occupa del proprio figlio è assegnato ancor oggi un’identità ibrida col nome di “mammo”. Il papà della prima colazione, quello che annusa il pannolino sporco, il papà materasso, è un uomo, un maschio, è uno dei due genitori. Ogni fase genitoriale che a questi, così come alla mamma, viene sottratta è violenza, perché è lo strappo dai piaceri doveri più spontanei.

Con la carta si prova così a tracciare le linee non tanto del talento di ciascun individuo, bensì delle diverse forme di strappo. Assenze improvvise a cui non ci si abitua, mutilazioni interiori che disegnano un nuovo volto che si alterna con l’originario, quest’ultimo quando padre e figlio riprendono il cammino interrotto. Lo squarcio dell’anima di chi sente la responsabilità parziale di non esser riuscito a dare al figlio ciò che questi vorrebbe. Avvicinarlo così in uno stretto abbraccio, e guancia su guancia provare ad assorbire l’odore di ogni parola, di una risata, di un capriccio. Sentire la stretta della sua mano attorno ad uno o più dita, una pressione tale che come una pompa riempie gli occhi di lacrime. La fatica delle bugie o delle mezze verità che due genitori separati devono saper dire, il tenere a bada la propria verità che vive chiusa in cella e periodicamente e circostanziatamene scuote le sbarre.

Se si crede che i figli non nascono per opera dello Spirito Santo, che il sentire maschile non si può etichettare come meno capace rispetto a quello femminile, se si pensa siano fondamentali per un bambino i diversi approcci alla vita, quello dell’uomo e quello della donna, è giusto allora che si lavori per il raggiungimento della più assoluta condivisione dell’affido dei figli di coniugi separati, quando capaci e meritevoli entrambi di crescerli.

Si viola l’intimità del rapporto genitore figlio quando questa si pubblicizza in un’aula di tribunale, è un’ulteriore ferita da sopportare quando il nome del proprio figlio è scritto su un atto di tribunale e pronunciato negli stessi ambienti. Se vero che ogni figlio è il più bello agli occhi del proprio genitore, in tale circostanza quel giustificato e generoso ego di bellezza, di orgoglio, quell’amore supremo viene frustato quando il luogo d’incontro dei nomi dei bambini si trasferisce dall’aula dell’asilo a quella del tribunale, omologando quella bellezza individuale E’ il tradimento nei confronti del bambino.

Scorre il filo delle sensazioni lungo tanto quanto è profondo il mare sensibile del papà, nel quale egli stesso vive forte della riserva d’aria accumulata nell’omonima ora. Perché ci si sente in una inaccettabile prigione, dove il giusto tempo da condividere è scandito dalle ore e dai giorni determinati, dal Natale non più rosso di sera, Babbo Natale ha la slitta rotta, arriva adesso a mezzogiorno del 26 dicembre, come l’esplosione del nuovo anno la si vive insieme agli abitanti dell’emisfero occidentale.

Questo è il mare conosciuto in cui galleggiamo, i più sprovveduti dicono di saperci nuotare e si spogliano come istruttori, incapaci di tuffarsi in quello di un bambino, tanto timorosi da non vederlo nel mappamondo.

* padre separato che ha lottato per suo figlio e per il rispetto della sua paternità

 
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Assegno Divorzile


Basta un tardivo colpo di spugna

sulle superficialità del passato?


avv. Francesco Valentini*

La legge n. 898 del 1970, all’art. 5 c. 6, recita che: “con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

Stabilisce che, in presenza di richiesta di assegno divorzile, il tribunale, tenuto conto dei vari fattori elencati dal legislatore, deve valutare la mancanza di “mezzi adeguati” dell’ex coniuge richiedente l’assegno o, comunque, della sua impossibilità a “procurarseli per ragioni oggettive”.

La individuazione del parametro di riferimento per la determinazione dei “mezzi adeguati” e “le ragioni oggettive” ha dato adito a controversie dottrinali e giurisprudenziali tanto che la Cassazione, a sezioni unite, con le sentenze nn. 11490 e 11492 del 29 novembre 1990 ha sbrigativamente risolto il problema affermando che il parametro doveva essere individuato: “nel tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente e ragionevolmente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio stesso, fissate al momento del divorzio”.

I tribunali si adeguarono a questo parametro senza tener conto che durante il matrimonio i due coniugi vivevano in una stessa famiglia e che, con la separazione-divorzio, i nuclei familiari da gestire erano divenuti due e che, pertanto, era impossibile garantire “il tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio”.

Il tenore di vita invece di garantire equità tra i due coniugi ha finito per penalizzare quasi sempre l’uomo, soprattutto quando con il suo reddito medio-basso doveva mantenere i figli, la ex-moglie, pagare il mutuo sulla casa dove abitavano i figli con la madre (spesso con indebita presenza dell’amante e/o convivente) e sostenere anche il canone di affitto per una abitazione per sé e per i figli quando erano con lui.

Non va dimenticato, inoltre, che spesso il coniuge richiedente l’assegno divorzile, la moglie, risulta disoccupata mentre in realtà lavora a nero e/o se in costanza di matrimonio si è sistematicamente rifiutata di lavorare e contribuire al mantenimento della famiglia.

Circostanze queste non sempre dovutamente considerate ed indagate per valutare se, in base alla L. 898/70, ne esistevano i presupposti e, se dovuto, per quantificare l’assegno stesso.

Con la sentenza n. 11504 del 10 maggio 2017, sez. I civ., la Suprema di Cassazione ha fatto chiarezza su questo delicato aspetto del divorzio ed ha sgomberato il terreno da presupposti indebiti e non previsti dal codice civile.

 

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Conferenza Aosta (8.5.2017) e Cesena (9.5.2017).

 

L'affido condiviso alternato

per la centralità dei minori

 


Avv. Gerardo Spira *

Prima di parlare di centralità dei minori in caso di affidamento alternato, dobbiamo porci la domanda: è stata attuata in Italia la legge n.54/2006 cosiddetta legge sul condiviso? I figli minori sono stati sempre posti al centro della problematica delle coppie separate?

Ancora oggi, dopo la convulsa discussione sul problema delle famiglie separate e nonostante qualche voce isolata ponga con forza la necessità di applicare la legge, nella maggioranza dei casi i figli vengono collocati presso la madre e soltanto in caso di incapacità riconosciuta a questa (disturbi mentali, uso di sostanze e abbandono o per serie difficoltà personali) vengono collocati presso il padre.

La prassi, per la Giurisprudenza italiana, è la collocazione dei minori presso la madre e soltanto in via eccezionale e residuale i figli vengono collocati presso il padre.

E' diffusa nella convinzione dei giudici l'idea che i figli devono convivere prevalentemente con la madre, e qualsiasi prova contraria ben documentata e sostenuta con relazioni e pareri di eccellenze scientifiche si infrange sul muro del diritto. Insomma la legge 54/2006 secondo la teoria dell'umore del cordone ombelicale non va applicata.

Ognuno di noi ormai, direttamente o indirettamente è stato toccato dal problema e ognuno sulla scorta della cultura giuridica o delle nozioni di diritto, si è inevitabilmente scontrato con due istituzioni deputate per legge a risolvere “il caso”: la giustizia e i servizi sociali.

Mentre la legge italiana, pur con evidenti difficoltà politiche, si è adeguata alle trasformazioni sociali e all'evoluzione della scienza che insiste nel ritenere la funzione del padre di primaria e fondamentale importanza per una crescita equilibrata del figlio sin dalla nascita (legge 54/2006, legge 219/2012, d.lgs. 154/2013), nelle aule dei tribunali riscontriamo difformità tra legge e prassi, le cui conseguenze ritroviamo nei provvedimenti rifiutati anche da un comune uomo della strada.

Non solo la Giustizia ha mancato di rispettare la legge, ma soprattutto lo Stato con le sue istituzioni, trascurando l’importante ruolo di vigilanza e di controllo nelle fasi di applicazione della stessa.

Clamorosa è stata l'emanazione della direttiva del ministero dell'Istruzione n.5336 del 2.9.2015, diramata a tutte le scuole italiane con la quale, dopo il solito preambolo di riconosciuto sostegno giuridico, il ministro, dopo oltre dieci anni dall'approvazione della legge 54/2006, ha dichiarato che “nei fatti, la legge non ha mai trovato una totale e concreta applicazione”.

Intanto in questi dieci anni nella società e nelle famiglie è accaduto di tutto: dalla discussione sulla delega ad accompagnare il bambino a scuola a quello della riconsegna nelle fasi alterne dell'affidamento, con le conseguenze interpretative ed applicative da parte delle dirigenze scolastiche, rifiuti e omissioni che hanno inciso sulla vita dei figli e su quella dei genitori non collocatari. Insomma una guerra inutile e stupida che ha aggravato le situazioni conflittuali e provocato tensioni e piazzate davanti alle scuole, finite inevitabilmente davanti alle forze dell’ordine e quindi in sede penale.

Ciò per assenza di coordinamento giudiziario nella fase esecutiva dei provvedimenti o di una direttiva chiarificatrice. Eppure la legge obbliga il Giudice a vigilare durante la fase esecutiva dei procedimenti e sui provvedimenti. I provvedimenti infatti vanno inviati al P.M il quale deve interessare il Giudice tutelare.

Purtroppo, nel nostro Paese chi decide non controlla e quando viene denunciata questa mancanza, il funzionario chiamato si appella alla competenza di altri, come   buona scusante per lo scarico barile.

Invece non è così. Nel Nostro Ordinamento Giuridico vale il principio della responsabilità funzionale che lega ciascuno di noi alle decisioni assunte.

Il ministro della Istruzione si è ricordato dopo dieci anni dall’approvazione della legge 54 di emanare una circolare esplicativa. I dirigenti scolastici, preoccupati della corretta applicazione della legge si rivolgono al Ministero per una risposta puntuale sul caso interposto. E intanto il genitore ha dovuto attendere davanti ai cancelli della scuola i lenti tempi della burocrazia, prima di vedere chiarito e riconosciuto il suo diritto.

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Affido Condiviso Alternato


Per restare genitori, sempre!


di Ubaldo Valentini*


L’affido condiviso alternato, dopo la pubblicazione delle Linee guida per la famiglia formulate dal Tribunale di Brindisi, rappresenta la piena applicazione della legge 54/2006 con la conseguente cancellazione della ibrida figura del genitore “prevalente”: alibi escogitato da chi, nelle separazioni, non vuole cambiare nulla e preferisce formulare provvedimenti in serie piuttosto che centralizzati sui singoli minori.

La nostra associazione, consapevole delle contraddizioni dei tribunali, per cambiare le modalità di affido dei figli nel 2000 aveva pubblicato la Carta dei Diritti nelle Separazioni, ed alcune idee si ritrovarono tali e quali, poi, nella proposta di legge Tarditi che, in parte stravolta in Parlamento, ha dato vita alla legge sul Condiviso.

Dal 2006, per una corretta applicazione della legge, l’associazione si è fatta promotrice dell’affido condiviso alternato che poneva i due genitori sullo stesso piano in merito alla collocazione dei figli e per i quali non prevedeva più l’assegno per il loro mantenimento da versare al collocatario. Fattori questi che erano e sono all’origine della conflittualità tra i genitori portata alla sua esasperazione col passare del tempo poiché, nei provvedimenti in serie, esiste quasi sempre un soccombente (il non collocatario) e un vincitore (il collocatario).

Come per il condiviso allora e poi con il Condiviso alternato avevamo visto giusto ed avevamo anticipato - di molti anni – la necessità dell’immediato rispetto dei diritti dei minori e di ambedue i genitori nelle separazioni.

I profeti dell’ultima ora farebbero bene a ricordarsi di quanto, per opera nostra, in tempi non sospetti circolava sul Web a tutela dei figli e dei genitori. Coloro che oggi esaltano il condiviso alternato, dopo la coraggiosa presa di posizione del Tribunale di Brindisi, farebbero bene a rileggere quello che, fino a pochi mesi fa, loro stessi scrivevano sulla bigenitorialità, sulla mediazione familiare – da tutti contestata per la sua inefficacia e per la incompetenza degli operatori – e soprattutto tacevano spudoratamente sul deleterio operare di tantissimi servizi sociali, sulle sospette “collaborazioni” tra le istituzioni chiamate a tutelare i minori. Mai una condanna dell’operato di troppi magistrati (che hanno sempre un nome e un cognome, almeno per chi gli accredita lo stipendio!) è uscita dalle loro labbra.

Corti di memoria, ora si ergono a paladini del condiviso mentre fino a ieri chiedevano di rivedere la L.54/2006 perché non tutelava nessuno, pretendendo, però, la mediazione familiare obbligatoria come panacea di tutti i mali. Chiedevano, in realtà, la legalizzazione di un altro carrozzone clientelare finanziato dai cittadini ma a servizio, fondamentalmente, dei tribunali e dei servizi sociali che reciprocamente si sorreggono. Forse, fra qualche settimana, li vedremo cavalcare altre teorie, ma solo se funzionali ai loro interessi.

E’ giunto il momento di pretendere il cambio di rotta in tutti i tribunali per garantire un giusto ed equo affidamento dei minori nelle separazioni. E’ intollerabile che nei luoghi dove si amministra la Giustizia si continui ad imporre una procedura giudiziaria che in nome della discrezionalità - che la legge non prevede – quotidianamente si discrimina un genitore negandogli il suo inalienabile diritto alla paternità.

La paura che serpeggia tra i genitori “espropriati” dei propri diritti genitoriali favorisce la loro ulteriore soccombenza ad un sistema giuridico e sociale che li emargina e li distrugge come persona.

Da qui la necessità di iniziare un dibattito diffuso sul territorio per diffondere una diversa cultura sull’affido dei minori nelle separazioni che è indispensabile per cambiare una prassi anacronistica e dannosa per i figli e per i genitori.

Con gli incontri iniziati ad Aosta e Cesena e che proseguiranno in altre città italiane, l’associazione vuole aprire un contraddittorio tra genitori, istituzioni pubbliche (tribunali e servizi sociali), politici e professionisti che gravitano attorno alla conflittualità genitoriale e al malessere dei figli che lo Stato ha reso orfani di un genitore.

La battaglia non sarà facile, ma alla fine le cose dovranno pur cambiare.

 

*presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori

 
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AOSTA

Parliamo di separazione

e di abusi istituzionali

 

La Conferenza con l’Avv. Gerardo Spira sul tema

 

Parliamo di Separazioni. L’affido condiviso alternato  per la centralità dei Minori

 

si terrà a Aosta, Sala Convegni CSV (Via Xavier de Maistre, n. 19 ) lunedì 8.5.2017 ore 17.30, come da allegata locandina.

Il tema delle separazioni in presenza di minori è, purtroppo, di preoccupante attualità soprattutto per la presenza di minori che non trovano sempre giusta tutela nei provvedimenti dei tribunali. La bigenitorialità, di fatto, non è un diritto ma una ipotesi troppo spesso lasciata alla discrezionalità dei singoli giudici e dei servizi sociali.

La causa di tutto ciò va ricercata anche nella mancanza di un serio progetto politico per la creazione di una sezione della famiglia nei tribunali italiani con giudici specializzati sui diritti dei minori e dei genitori e nella mancanza di un protocollo d’intesa (locale, regionale e nazionale) che regolamenti il ruolo dei servizi sociali e degli operatori sociali convolti.

Alla Conferenza-dibattito, aperta a tutti i cittadini, sono stati invitati: Magistrati del Tribunale di Aosta, Psicologi, Assistenti sociali, Asl, Avvocati e Politici del territorio.

Il relatore affronterà la tematica dell’affido condiviso alternato e paritetico dei minori nelle separazioni per una giusta applicazione della legge 54 del 2006.

L’affido condiviso alternato, alla luce anche delle Linee guida per la famiglia formulate dal Tribunale di Brindisi, presuppone la cancellazione della ibrida figura del genitore prevalente (alibi “escogitato” da chi, nelle separazioni, non vuole cambiare nulla e preferisce formulare provvedimenti in serie piuttosto che personalizzati sui singoli minori); pone i due genitori effettivamente sullo stesso piano e i figli trascorreranno tempi paritetici con ciascuno di loro; prevede il mantenimento diretto degli stessi con l’abolizione dell’assegno di mantenimento da versare al collocatario; le spese extra dei figli non si divideranno più in “straordinarie” e “ordinarie” ma in quelle “prevedibili” e “imprevedibili”; la casa familiare, causa di tante diatribe, non verrà più assegnata ad un genitore (la indubbia figura del collocatario che, di fatto, vuole dire quasi sempre la madre) e ciascun di loro dovrà provvedere ad una propria autonoma sistemazione per tenere con sé i figli.

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AOSTA

Basta ai soprusi delle istituzioni


Invito tutti coloro che in questi anni ci hanno contattato per risolvere i problemi di separazione e di affido dei figli a partecipare al primo incontro 2017 dedicato alle tematiche dei figli minori nelle separazioni e all'analisi del funzionamento del tribunale valdostano non sempre rispettoso del diritto dei minori e dei genitori e dell'uguaglianza tra i genitori, imponendo spesso una consensuale "catastrofica" e ingiusta che alimenta solo conflittualità (soldi ai legali) e contribuisce a proteggere sempre la madre.

Tribunale, Servizi sociali e il business che vi gira attorno, forze politiche, tanti legali, psicologi e, purtroppo, anche qualche giudice nell' "amministrare" le separazioni tutelano quasi esclusivamente le madri con gravi danni sui minori privati della figura paterna. La contestazione di questi abusi non vengono nemmeno prese in considerazione poiché nessuna autorità contesta il loro operato.

I servizi sociali, - come tutti sappiamo - servono a procurare voti a questo e quel partito e nessuno contiene la loro assurda presunzione che, in molti casi, sono la causa del disagio dei minori e della conflittualità tra i genitori. Portano avanti idee di parte e non si oppongono ai business delle case famiglie, dei rifugi, delle cooperative sociali (spesso ben riconducibili a personaggi politici), degli operatori familiari (figura professionale assurda e troppo spesso senza la dovuta preparazione professionale) e di una mediazione familiare tutta da verificare sui risultati conseguiti in questi anni e sui costi pagati  dalla collettività.

Stendiamo un velo pietoso su questo modo di fare e ridiamo i figli ai genitori e non alle istituzioni che "usurpano" un ruolo omissivo ed abusivo al di fuori della legge che, in teoria, dovrebbero tutelare.

Ad Aosta, se un padre non riesce a pagare l'esoso e sproporzionato assegno di mantenimento per i figli perché in cassa integrazione o disoccupato, il tribunale non esita un secondo a condannarlo penalmente affibbiandogli anche una multa economica! Uscio in testa e malanno per il genitore in serie difficoltà economiche.

Se un padre chiede la modifica delle condizioni di separazione viene "deriso" e nessuno cambia le precedenti disposizioni. Ad Aosta se un genitore chiede di procedere contro la madre che non gli fa vedere i figli, nessun provvedimento viene preso nei confronti della madre. Si dimentica la legge. Il padre non può sapere quali contributi prende la moglie per i figli e nessuno controlla il lavoro a nero che molte madri fanno!

Questa è la Giustizia ad Aosta o è un strapotere dei più forti!!!!

I politici? Lasciamoli perdere poiché pensano solo a se stessi e ai propri interessi elettorali e mai, mai vanno contro le strutture che gestiscono questa delicata materia. Il Tribunale è sacro e ignorano le denunce dei cittadini!

Vi chiediamo di dire basta a questa insopportabile situazione e la vostra presenza a questi dibattiti è una chiara contestazione di una situazione giudiziaria e legale che non può più continuare. Pretendiamo l'applicazione del diritto e contestiamo gli abusi istituzionali. Alle prossime elezioni anche i separati valdostani, tantissimi, voteranno! L'unione dei separati fa la forza.

 

Parliamo di separazioni.

L’AFFIDO CONDIVISO ALTERNATO PER LA CENTRALITA’ DEI MINORI, con l’Avv. GERARDO SPIRA –  AOSTA - Sala conferenze CSV - Via Xavier de Maistre, n. 19,

Lunedì 8 MAGGIO 2017 ore 17.30.

 
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PAS: un comportamento illecito del collocatario.

Il Tribunale di Milano condanna il genitore alienante

avv. Francesco Valentini *

 

Studiosi e giudici, da quando separazioni e divorzi occupano un primo spazio nella scena della giustizia italiana, hanno abusato del termine alienazione per sostenere che nel caso di conflitto si configura una patologia, una vera e propria malattia accertabile clinicamente.

La gogna patologica si è riversata soprattutto sul genitore non collocatario, ritenuto responsabile di disturbi, maltrattamenti e violenze sul minore.

In buona sostanza, se il minore manifesta comportamenti fastidiosi e riluttanti durante gli incontri, anche a distanza di tempo, la colpa è del genitore che non frequenta il figlio con assiduità. La decretazione in tal senso ha fatto giurisprudenza quasi costante nel nostro Paese.

Le decisioni mi hanno sempre lasciato perplesso e per la verità non le ho mai ritenute frutto di logica scientifica e giuridica, come se una parte della Giustizia minorile avesse scelto questa linea per dare continuità alla teoria, consolidata nel tempo, che i figli appartengono alla madre e in caso di conflitto gli stessi, per vincolo del cordone ombelicale, devono essere affidati a Lei. L’uomo una volta inseminato, va trattato come un animale di sola procreazione.

La teoria, pensata e sostenuta, si è mossa clamorosamente anche contro la legge e contro i principi costituzionali che dicono che l'uomo e la donna si uniscono, generano la prole, promuovono e curano il progetto di famiglia nel rispetto delle regole uguali per tutti.

Abbiamo assistito dal 2006 ad una vera e propria mattanza dei valori posti a fondamento della famiglia e nessuna Autorità posta a guardia dei diritti e dei doveri ha mosso un dito. Soltanto la Corte Europea, quando chiamata, ha bacchettato lo Stato italiano, sanzionandolo con misure gravi e pesanti.

Le condanne della Corte E.d.u. non hanno sortito effetti di risveglio delle coscienze, forse perché alla fine è stato soltanto lo Stato a pagare il danno e i cittadini a subire gli obbrobri delle decisioni sbagliate.

Ciò, comunque, ha alimentato nella coscienza del cittadino sospetti che hanno portato al grande problema della sfiducia.

Nel pieno di una giurisprudenza consolidata, come spesso accade in diritto, scoppia con fragore una decisione contro corrente.

Il Tribunale di Milano, molto sensibile nella materia, non ancora affrancata dal principio della imparzialità, ha cambiato ragionamento, dando in silenzio una bacchettata ai tanti soloni del diritto e alla stessa scienza psicotecnica.

(Trib. Milano, Sez. IX civ., decreto 9-11 marzo 2017, Pres. Amato, est. Buffone) Alienazione genitoriale - strumento processuale utilizzato dal genitore Alienante- Condanna ex art.96 comma III C.P.C. - sussiste (art.337-ter c.c.).

Il Caso

Una coppia si rivolge al Tribunale di Milano per regolare i rapporti sulla responsabilità genitoriale relativa alla figlia minore nata nel 2009, fuori dal matrimonio.

Sorgono, dopo la pronuncia, problemi riferiti dalla madre relativi al rapporto padre-figlia, tanto da consigliare il genitore a richiedere l’intervento dei servizi sociali.

La madre promuove ricorso al Tribunale, richiedendo l’affidamento esclusivo.

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