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Venerdì 09 Novembre 2018 18:03

Sulla proposta di modifica del condiviso della Lega e 5 Stelle (DDL735/18)

 

Le sterili e anacronistiche argomentazioni

delle lobby femministe e dei centri antiviolenza

 

Non si comprende con quale sfacciataggine si possa sostenere che la prassi dell’affido condiviso dei minori nelle separazioni e nei divorzi, così come avvenuto fino ad oggi, tuteli i minori e il genitore più debole, cioè, a scanso di equivoci, il padre bancomat quasi sempre estromesso dalla vita dei propri figli. Il genitore più debole è il padre e non la madre!

Femministe. centri antiviolenza, associazioni di genere, sindacati, Telefono rosa e sinistra forcaiola sostengono che il ddl ” parte dal pregiudizio che le donne siano avvantaggiate rispetto ai padri dall’attuale legislazione nell’affido dei figli, non a caso si introduce il concetto di alienazione parentale che presuppone donne manipolatrici intente a mettere i figli contro il padre … tutte le misure proposte calpestano i diritti dei minori e del coniuge economicamente più fragile, senza tener conto né delle scelte familiari fatte in precedenza, né di procedure in atto di denunce di violenze familiari. Diciamo no alla mediazione obbligatoria, al mantenimento diretto dei figli, a un piano genitoriale che non tiene conto delle esigenze dei ragazzi”, ma non dicono che

- La Pas non è una invenzione diabolica dei padri ma una pratica assai diffusa con la quale il genitore collocatario, quasi sempre la madre, arriva a condizionare i figli al punto di far loro rifiutare qualsiasi contatto con l’altro genitore e le cui denunce in tribunale e presso i servizi sociali restano inascoltate perché queste due istituzioni tutelano quasi sempre la madre e non i figli privati della bigenitorialità.

- La violenza fisica e morale è, per queste figlie dei fiori, di esclusiva appartenenza all’uomo, dimenticando che centinaia di padri ogni anno, nell’indifferenza della stampa e delle istituzioni, si tolgono la vita proprio a causa delle discriminazioni subite nella separazione e nell’affido dei figli minori. Tantissimi padri subiscono dalla ex partner ricatti economici, violenza morale e fisica con cure dei sanitari ma che non denunciano per non inasprire i già difficili rapporti con il genitore collocatario e per non portare i figli nei tribunali quali testimoni, essendo quasi sempre presenti alle violenze subite.

- Il genitore in difficoltà economica, nella maggioranza dei casi, è quello che deve abbandonare la casa familiare, anche se è di sua proprietà, deve spesso pagare il mutuo sulla sua casa assegnata per i figli al genitore con loro convivente che vive agiatamente con il suo nuovo partner, mantenuto dall’ex-marito e/o compagno; deve trovarsi una nuova abitazione, spesso piccola e non sempre idonea per accogliere degnamente i figli; deve versare alla madre l’assegno di mantenimento per i figli e per sé, visto che la ex al lavoro preferisce fare la disoccupata o lavorare a nero: circostanza questa che le permette di avere un assegno più consistente per i figli ed anche per sé, quando dovuto, e di ottenere contributi pubblici e, inoltre, di accedere al patrocinio a spese dello Stato, cioè a spese di noi contribuenti.

Al genitore non collocatario dei figli, con sentenze non sempre chiare e appropriate, gli viene imposto di pagare le spese straordinarie non autorizzate ma che l’altro genitore puntualmente richiede. Qualche giudice, poi, anche quando è prevista l’autorizzazione preventiva ma che l’affidatario non rispetta, si permette di condannare il genitore non collocatario che si rifiuta di pagarle perché quando le spese sono per i figli sono sempre valide e devono essere sempre pagate da ambedue i genitori. Nemmeno il giudice, dunque, rispetta le sentenze di un altro giudice!

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Giovedì 08 Novembre 2018 10:47

 
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Mercoledì 07 Novembre 2018 19:15

Ad AOSTA


L’affido condiviso.

Riflessione sulla proposta di modifica


Il disegno di legge n. 735/2018, meglio conosciuto come proposta Pillon, ha riacceso la discussione sull’affidamento condiviso, introdotto con la legge 54/2006. Gli aspetti critici della legge 54/2006, peraltro, emersi in seguito alla controversa applicazione da parte dei Tribunali e alle disfunzioni dei Servizi degli Enti territoriali, diventano, nella proposta Pillon, scusante per riesumare una ideologia contraria ai principi costituzionali e alla libera conquista del divorzio. La guerra politica rischia di affondare il diritto alla libera decisione e le garanzie sulla tutela dei minori.

Nella proposta si nasconde, attraverso istituti e nuove figure professionali, il filo conduttore che preannuncia la vera identità di una riforma che, nel caso di positiva approvazione, aggraverà la confusione istituzionale, con buona pace di tutti i soggetti coinvolti (professionisti e tribunali), responsabili del fallimento della legge 54/2006 che aveva introdotto l’affido condiviso. Invece di semplificare e snellire l’iter della separazione per un vero affido condiviso, così come prevedeva la legge, la proposta Pillon complica la vita delle coppie, che si vedranno spennare a tutti i livelli ed in tutti sensi.

Il novello legislatore ferma l’attenzione sui genitori e non sui minori che sono l’anima e il cuore della discussione. Così, a nostro avviso, muoiono i diritti e la giustizia diventa appannaggio di pochi (di quelli che hanno “facoltà economica” di agire).

Il disegno di legge introduce, a carico dei genitori (la cui maggioranza ha grosse difficoltà economiche), la mediazione obbligatoria e il coordinatore familiare quando permane la conflittualità fra di loro, senza prevedere una ferrea regolamentazione del loro operato e della loro professionalità. Non garantisce, nella realtà, l’affido condiviso alternato, il mantenimento diretto dei figli (i quali potrebbero trascorrere con un genitore solo i 2/5 del tempo (sempre il padre, come da abusata prassi del passato, rendendo, pertanto, ancora obbligatorio l’assegno di mantenimento) e sorvola sul ruolo, sulle responsabilità e sulla trasparenza dei servizi sociali e del tribunale.

Il fenomeno dell’alienazione genitoriale e parentale (Pas) nelle separazioni è trattato solo marginalmente mentre, al contrario, è diffusissimo è costituisce la principale causa della radicata conflittualità genitoriale che solo pochissimi tribunali incominciano ad indagare e condannare il genitore responsabile con pene severe, compreso l’affido esclusivo dei figli al genitore emarginato.

Ne vogliamo discutere in un pubblico incontro, attraverso una riflessione che toccherà tutti gli aspetti della proposta. Confidiamo nella partecipazione non solo dei cittadini, ma anche e soprattutto degli operatori del settore, senza alcuna esclusione. Il problema della separazione è ormai un seme messo a dimora in tutte le famiglie.

Sulle criticità del disegno di legge e sulle proposte dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, pubblicate sul sito www.genitoriseparati.it, si terrà

 

Il dibattito sarà introdotto dal prof. Ubaldo Valentini che illustrerà la proposta di legge e le criticità evidenziate dall’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, riportate nel sito web www.genitoriseparati.it, con la partecipazione del consigliere regionale Roberto Cognetta che riferirà anche sul Regolamento dei Servizi sociali che l’assessorato alle Politiche sociali deve predisporre da mesi.

Il dibattito è aperto a tutti. Per informazioni 347.6504095.

Avevamo predisposto una tavola rotonda su questo tema, resa impossibile dalla non adesione dei relatori invitati (o loro sostituti), eccetto il consigliere Cognetta, per motivi di lavoro (Presidente del Tribunale), per precedenti impegni (avv. Paolo Sammaritani per la Lega), per non adesione e partecipazione solo come uditori (Presidente Ordine Avvocati e il consigliere regionale Nasso per i 5 Stelle).

 
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Lunedì 29 Ottobre 2018 09:41

L. 54/2006 e DDL. 735/2018


La legge 54 sull’affido condiviso

va applicata e non annullata!


di Ubaldo Valentini *

Il d.d.l. Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“, a firma di alcuni senatori della Lega e del M5S, ha il preciso intento - poco attinente alla riforma della L.54/2006 che ha introdotto l’affido condiviso -:

  1. di eliminare alcune iniziative facoltative, riportandole in quelle obbligatorie a pagamento da parte dei genitori che intendono separarsi e divorziare, senza preoccuparsi di fissare le regole di comportamento agli attori (mediatori) che hanno operato per anni con risultati scadenti e spesso nocivi per i minori e per i loro genitori;
  2. di ridurre l’accesso all’istituto del divorzio alla maggior parte dei genitori, poiché solo coloro che hanno un discreto reddito possono accedere alla separazione/divorzio e pagarsi le spese per la mediazione obbligatoria e per  il coordinatore familiare, considerato che – come la storia giudiziaria ci insegna – la conflittualità nella coppia ha radici profonde che la mediazione non riesce mai a risolvere e che può essere contenuta solo con provvedimenti equi e vincolanti per ambedue i genitori;
  3. di prospettare un condiviso incentrato solo sulle esigenze degli adulti, considerando marginali quelle del minore. Il Parlamento - consapevole che i minori di età inferiore ai dodici anni possono già avere una capacità valutativa e, quindi, possono esprimere le loro esigenze e le loro aspettative nell’affido che li riguarda - ha abbassato l’età in cui il giudice ha il “dovere” di ascoltarli quando il loro parere può essere importante per un affido sereno e rispettoso, in primo luogo, della sua persona.
  4. di introdurre altre figure professionali, che possono essere recuperate nel vasto pantano della funzione pubblica. Nella proposta di legge non esiste alcuna garanzia sulla loro (mediatori e coordinatori familiari) reale professionalità e nemmeno sono previsti periodici controlli con personale terzo e specializzato per verificarne competenza e validità della loro attività.

Il nostro diritto è fondato sui diritti della persona e quindi sull’obbligo dello Stato di assicurarne l’esercizio attraverso le rappresentanze istituzionali.

Non occorre, pertanto, limitare la libertà del cittadino ed estromettere ulteriormente il minore da un processo che lo riguarda in prima persona facendo ricorso ad espedienti di dubbia natura etica.

Vanno disciplinati, invece, due momenti cardini della “questione Separazione”: la discrezionalità dei servizi e dei tribunali e il potere facoltativo attribuito agli stessi.

E’ fondamentale che i procedimenti amministrativi e civili si svolgano attraverso un percorso ben definito, individuato non solo dagli “addetti ai lavori” ma anche con i loro utenti (i genitori che hanno il dovere di tutelare i propri figli e se stessi) a garanzia in primo luogo del minore, assicurando, così, al figlio e ad ambedue i genitori, il pieno rispetto del diritto alla bigenitorialità.

La mediazione

Il sen. Pillon, che rivendica la paternità del ddl, enfatizza l’istituto della mediazione come la panacea di tutti i mali della separazione della coppia. Si preoccupa dell’albo dei mediatori, delle figure che dovranno svolgere la funzione, senza toccare ciò che è stato fatto finora, anzi recuperandolo nelle sue criticità e negatività. Per la stessa funzione ha accomunato figure professionali di cultura, competenze e capacità diverse.

Gli avvocati (art 1, c. 2, lett. c) possono avere la qualifica di mediatore familiare purché iscritti all’ordine professionale da almeno cinque anni ed abbiano trattato almeno dieci nuovi procedimenti in diritto di famiglia e dei minori per ogni anno.  La loro possibilità di iscrizione all’albo, pertanto, è subordinata a condizioni diverse da tutte le altre figure che hanno acquisito il titolo nei vari “diplomifici” italiani. Tutti insieme: diplomati da terza media, laureati e specializzati.

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Lunedì 22 Ottobre 2018 09:11

Registro della Bigenitorialità


L’avv. Gerardo Spira, con la profonda Competenza giuridica che lo contraddistingue e con l’amore per la Giustizia e la trasparenza che ha caratterizzato tutta la sua vita, affronta il falso tema del Registro della Bigenitorialità. Registro che non ha alcuna valenza di legge e serve, invece, solo per nascondere la non volontà della politica e degli enti locali a garantire la vera tutela dei minori nella società e nelle separazioni.  Agli enti locali e ai ministeri competenti sui minori spetta garantire che le istituzioni operino nel bene dei minori, esigendo il rispetto della legge attraverso Protocolli che regolino l’attività dei servizi sociali e dei tribunali condivisi, prima di tutto, con i genitori e le loro associazioni. Quelli fatti tra tribunali e ordini professionali non sono altro che espressione di consolidate e anacronistiche caste.

La politica nazionale deve – finalmente - affrontare tutta la tematica minorile, disciplinandola con protocolli e regolamenti nazionali, controllando seriamente e direttamente l’attività delle istituzioni italiane che operano in questo delicato mondo minorile non sempre con senso di equità e giustizia. Da ventun anni - ora affiancati dal nostro presidente onorario, avv. Spira - lottiamo per la centralità del minore nella società, soprattutto nelle separazioni, e per una Giustizia che, forse perché mal interpreta la legge, quasi sempre sottrae il figlio ad un genitore o addirittura ad ambedue. I giudici – come da anni andiamo ripetendo nei convegni e in queste pagine - non possono fare gli psicologi, i sociologi e gli assistenti sociali. Questi non possono amministrare la legge. (uv)


Si ingarbuglia ancora di più la situazione

dei conflitti familiari e la condizione dei figli


Vale un vecchio detto “gli scienziati non sanno più cosa inventare per reggere in politica”.

Avv. Gerardo Spira*

Parole, frasi fatte e ripetute, concetti copiati, strafalcioni giuridici: la novella del Registro della Bigenitorialità ha solo lo scopo di fare passare il messaggio secondo il quale la politica ascolta e si muove nel loro interesse.

Qualcuno ha anche la sfrontatezza di dichiarare nelle pubbliche assemblee che il Registro della bigenitorialità è legale, che trova il suo aggancio nella legge del 2006 (bugia consapevole?), ma si è guardato bene dall’indicarne il numero, sicuro dell’approvazione. Il risultato lo conferma! L’affare è passato senza eccezioni. Agli elettori attenti il giudizio! La fretta e la superficialità portano a questi scherzi. Abbiamo perduto, purtroppo, la sensibilità all’impegno serio delle proposte nelle assemblee, studiate e fondate sulla legge. Gli altri si accodano. Per condivisione pura e semplice o per lungimiranza politica? Resta il dubbio amletico!

Veniamo all’affare del Registro della Bigenitorialità, così si dice in amministrativo quando si discute di un argomento collegiale. Anche Città di Castello è stata colpita dall’influenza di un “movimento” che pervade in molti comuni italiani, specie ora, in prossimità di scadenze elettorali. Così Il 15 ottobre anche il consiglio comunale di Città di Castello, ha approvato la proposta del capo gruppo della sinistra Giovanni Procelli di istituire il Registro, per garantire ad entrambi i genitori il diritto ad assumere decisioni e partecipare alle scelte che coinvolgono salute, educazione ed istruzione del figlio” (sic).

Chissà se il consiglio comunale sa che questi principi sono nella legge e che costituiscono prerogativa di applicazione del Tribunale. In coro tutti i presenti hanno detto sì. Le motivazioni? Sono state esplicitate sommariamente di natura politica. Pare che l’atto del Consiglio sia un primo passo per la successiva regolamentazione.

Essendo materia di competenza esclusiva dello Stato, non si comprende come sia stato superato lo scoglio del parere tecnico in ordine alla legittimità della proposta. Così anche quello sulla Privacy che con il decreto europeo, in materia dei minori, è ritenuto molto importante. Ma tant’è! Attendiamo gli eventi, dal momento che, sul problema ha puntato gli occhi del controllo sia il Ministero dell’interno che quello della funzione pubblica.

La proposta del Consiglio passerà ad una commissione comunale(?) per fare un Regolamento tipico, di quelli che già circolano in diverse edizioni in Italia.

L’argomento non ci trova meravigliati, perché abbiamo avuto modo di misurare il polso dell’amministrazione del capoluogo della Regione: la città di Perugia. A Perugia l’accordo politico ha portato un nucleo di maggioranza a dire no al Regolamento che invece va nella direzione della legge a tutela degli interessi dei minori.

Ciò nonostante, intendiamo, a tal proposito, esprimere il nostro pensiero in merito e lo facciamo pubblicamente, pur sapendo che contrasterà con quello della politica di turno che lo ha espresso con una votazione unanime. Ne esplicitiamo le ragioni.

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Giovedì 11 Ottobre 2018 09:19

Aosta: l’assessorato alle politiche sociali attacca


Una cosa è attivare la mediazione

e altra cosa sono i risultati!


di Ubaldo Valentini*

Il coordinatore del Dipartimento Politiche sociali della Regione Valle d’Aosta, dott. Igor Rubbo, ha contestato (Gazzetta Matin del 8.10.2018) quanto è emerso nel dibattito sui servizi sociali e sulla mediazione familiare “senza controllo” perché, a suo dire - e non poteva essere diversamente - E’ una affermazione non verificata dai fatti né supportata da dati concretiTutte le attività sono oggetto di monitoraggio e di controllo Un conto è perciò dire che è fuori controllo, un altro è dire che necessita di linee guida. L’Assessorato si è assunto l’impegno e lo sta portando avanti: attualmente le linee guida sono in fase avanzata di elaborazione”.

Il coordinatore, fresco di nomina, era presente al dibattito ma si è guardato bene dall’esporre pubblicamente le

proprie osservazioni alle quali i relatori avrebbero risposto immediatamente. Presente all’incontro che l’associazione ha avuto con l’assessore alla Sanita, salute e politiche sociali nel corso del quale i relatori avevano anticipato le proprie valutazioni sui servizi sociali e sulla mediazione familiare si è solo limitato a dire che la direzione dei servizi sociali aveva preso “provvedimenti” nei confronti di assistenti sociali al centro di contestazioni da parte di alcuni genitori separati. Peccato che le stesse assistenti sociali continuano ad essere al loro posto e continuano a comportarsi come hanno sempre fatto con relazioni di parte e fortemente schierate con la madre, nonostante i fatti le smentiscano.

Durante l’incontro-dibattito dell’8 ottobre l’associazione ha innanzitutto ricordato che a distanza di oltre due anni la Regione Valle D’Aosta ancora si palleggia un problema che sta aggravando la situazione delle famiglie separate e dei figli. Il Consiglio regionale del 9 novembre 2017 aveva preso atto del problema e aveva delegato la giunta a correre ai ripari, disciplinando le funzioni dei Servizi sociali in tutta la regione. Vuol dire che al Consiglio risultava il dramma delle coppie separate e il denunciato fallimento delle istituzioni.

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Giovedì 11 Ottobre 2018 09:10

Aosta: dibattito su servizi sociali e mediazione familiare


Chi ha paura di assumere le responsabilità pubbliche

non deve condizionare i diritti dei cittadini


Il 2 ottobre alle ore 17 si è tenuto il pubblico dibattito sul tema: Servizi sociali e Mediazione familiare fuori controllo. Inspiegabile il silenzio dei politici e della Regione!” presieduto dall’avv. Gerardo Spira e moderato da Ubaldo Valentini. In precedenza era avvenuto un incontro su queste tematiche dell’associazione, assieme agli avv. Spira e Valentini con la presidente della Regione e poi con l’assessore alla Sanità, salute e Politiche sociali a cui compete in Valle d’Aosta il controllo sui servizi sociali e sulla mediazione familiare.

L’avv. Gerardo Spira, esperto di diritto amministrativo e del diritto minorile ha predisposto lo scorso anno, per conto dell’Associazione, il “Regolamento sul procedimento amministrativo e diritto di accesso agli atti riguardanti i servizi sociali in materia dei minori” nei procedimenti di separazione, inviato agli Enti territoriali italiani a cui compete regolamentare l’attività dei servizi sociali e garantire la loro trasparenza ed obiettività.

In apertura dei lavori il presidente dell’associazione, prof. Valentini, ha ripercorso i dieci anni di attività della sede regionale VDA, evidenziando la inspiegabile resistenza dei servizi sociali e della mediazione familiare ad una loro regolamentazione a tutela dei minori e dei loro genitori separati. Il presidente ha chiesto espressamente che chi non rispetta la legge, a qualsiasi livello, debba essere allontanato da questa attività pubblica, particolarmente delicata, e che gli amministratori pubblici procedano contro costoro quando si ravvisano gli estremi di abuso d’ufficio. La mediazione familiare, così come condotta in VdA è dannosa ai minori e ai loro genitori e pertanto dovrà essere completamente modificata o, meglio, visti i costi, eliminata poiché è un servizio inutile e causa molto malessere tra i separati.

L’avvocato Spira, con la profonda competenza, ha illustrato competenze e limiti dei servizi sociali e le responsabilità degli enti locali che non applicano la legge sulla pubblica amministrazione. Il tema posto alla riflessione dei separati valdostani e alle forze politiche vuol evidenziare come servizi sociali e mediazione familiare, quando non rispettano il diritto amministrativo, siano fuori dalla legalità.

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Martedì 09 Ottobre 2018 12:24

Per il Consiglio comunale di Perugia


I figli delle coppie separate

restano un affare del Palazzo


Ieri 8 ottobre, dopo lungo e contrastato percorso è stata discussa nel Consiglio comunale di Perugia su iniziativa del Consigliere Sergio De Vincenzi, gruppo misto “Umbria Next”, la “Proposta di Regolamento del procedimento amministrativo e diritto di accesso agli atti nella materia dei minori”.

In sostanza, la proposta è nata dalle sofferenze che tanti minori e tanti genitori vivono a seguito  delle separazioni e dei divorzi sempre più diffuse anche in Umbria. Il prof. De Vincenzi, ha raccolto le istanze che l’Associazione Genitori Separati da oltre 20 anni si batte per la Tutela dei Minori e dalle segnalazioni di molti genitori, sottoponendo al Consiglio comunale di Perugia le gravi lacune nella regolamentazione dell’attività dei servizi sociali per la tutela dei minori nelle separazioni dei genitori. Chi è caduto nella rete di questi servizi porta i segni negativi della P.A. Chi ne parla bene ha trovato altre strade. Le strade non sono uguali per tutti. Infatti i genitori vittime parlano di forzature e di imposizioni. Si negano il protocollo per regolarne l’attività e l’accesso agli atti sia agli interessati che ai loro legali.

Partendo dalla obbligata applicazione della legge sulla trasparenza/partecipazione, che ormai ha aperto a tutti i forzieri nascosti della P.A., il consigliere De Vincenzi ha preso le mosse per presentare un Regolamento che tutela tutti i soggetti coinvolti nel problema: servizi sociali ed istituzioni.

De Vincenzi si è appellato alla legge che fa obbligo ai Comuni di regolamentare ogni attività o iniziativa seguendo un corretto procedimento, a cui deve partecipare anche e soprattutto il cittadino interessato. Il consigliere De Vincenzi ha fatto espresso richiamo alle leggi ed ha depositato a sostegno della proposta documenti e pareri.

La proposta messa ai voti è stata respinta col seguente risultato: 5 voti favorevoli del gruppo Misto Umbria Next, Forza Italia (2), Fratelli d’Italia (1), Perugia Rinasce; 9 contrari del gruppo Progetto Perugia e PD; 9 astenuti del gruppo Forza Italia (3), Fratelli d’Italia (2), Lista Crea, Movimento 5 stelle. Il risultato prova che sull’affare separazioni e divorzi vi sono gli occhi puntati di una politica che, per non dispiacere alle lobby che gravitano attorno ai servizi sociali, sacrifica i diritti dei minori e dei loro genitori, votando contro o astenendosi su una problematica di estrema attualità e criticità.  Per loro, minori e genitori, non ci sono regole a garanzia dei loro inalienabili diritti.

Sarebbe interessante far sapere ai cittadini la ragione di tanta resistenza del consiglio comunale perugino, compresi gruppi di maggioranza, su un atto dovuto, cioè quanto costano i servizi, le convenzioni, gli incarichi, gettoni e indennità varie. Insomma sarebbe opportuno far sapere alla gente quale mondo ruota intorno al problema e perché la “cosa” deve restare com’è.

Secondo l’Associazione Genitori Separati per la Tutela Minori la politica deve arrestarsi di fronte alle disgrazie della gente. Col voto di oggi hanno perduto tutti. Soprattutto coloro che pensano di aver vinto. Perché, da questo risultato, sarà molto più evidente la responsabilità dei protettori. Ci auguriamo che la delibera venga impugnata al Tribunale amministrativo. (U.V.)

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