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Lunedì 18 Maggio 2026 11:08

 
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Giovedì 14 Maggio 2026 18:18

L'alternanza dei genitori nella casa familiare

 

Il tribunale di Roma (decreto n. 13579 del 09.10.2025) ripropone, in un processo di separazione, la permanenza dei figli nella casa coniugale con l’alternanza settimanale dei genitori (pendolari) per garantire ai minori la stabilità della residenza dove sono sempre vissuti. L’idea, in realtà, non è nuova ed è stata timidamente sperimentata con esito non sempre soddisfacente in alcuni tribunali italiani, compreso quello valdostano e di Cuneo. Anche in passato ci sono stati tentativi nell’Italia centrale ma poi abbandonati per i risvolti negativi dell’iniziativa sui figli e sui loro genitori.

L’assegnazione della casa coniugale ai figli si prestava e continua a prestarsi a discussioni tra i genitori, spesso solo con motivi futili, per la sua gestione durante la settimana di competenza poiché il giudice, nell’emettere il provvedimento di affido, non prevedeva la regolamentazione delle presenze terze, anche se congiunti, e non affrontava le questioni economiche delle spese di gestione sia ordinarie che straordinarie. Si arrivava a discutere persino sulla liceità dell’uso degli elettrodomestici per persone che non erano i genitori. Più complessa restava e resta la presenza a cena e/o a pranzo degli amici dei figli e i nuovi conviventi del genitore presente in casa soprattutto se vi restava anche la notte.

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Giovedì 14 Maggio 2026 18:16

Si aggrava l’assurda vicenda dei tre minori

vittime dell’arroganza dei servizi sociali


La mancanza della pur minima “pietas” verso i tre minori, di una madre a cui viene insistentemente vietato di fare la madre, verso una bambina di sette anni ricoverata in ospedale durante la notte a seguito dell’emergenza respiratoria senza avvisare i genitori perché il padre aveva spento il cellulare e, volutamente, non è stata informata la madre che, al contrario, sarebbe stata reperibile. Siamo in presenza di una persecuzione istituzionale verso due genitori che hanno una visione dell’educazione dei figli diversa da quella “omologata” dalla frettolosa quotidianità di una società regolata secondo principi unici per tutti.

Siamo in presenza di una assurda e pericolosa arroganza dei servizi sociali e di un tribunale minorile (quello de L’Aquila), non nuovo a sentenze da biasimare, incapaci a gestire con professionalità situazioni rese difficili e pericolose da interventi unilaterali, improvvisati e in chiaro contrasto con la psicologia dell’età evolutiva, la psichiatria infantile e contro le più elementari regole pedagogiche e, infine, contro il naturale buonsenso che ogni persona dovrebbe avere.

E’ ripugnante quello che sta succedendo ai tre minori sottratti alla famiglia abruzzese che viveva nel bosco per la scelta di vita ed educativa dei loro genitori in netto contrasto con il principio dell’efficientismo, di un benessere non sempre auspicabile quando lede la identità e le libertà dell’individuo, quando si fonda sul possesso più che sull’essere della persona. I bambini, comunque, erano liberi, sereni e partecipi di un mondo di adulti che, qualunque sia il parere dei bempensanti, li rispettava e li ascoltava. La stessa cosa, però, non si può affermare della struttura di Vasto che, forse, per ordine di magistrati malinformati dal servizio sociale, li tiene segregati (art. 605 c.p.) e che vieta loro la libera frequentazione di ambedue i genitori (art. 572 c.p.) o addirittura penalizza la madre togliendole, di fatto, il diritto alla genitorialità. I Centri Antiviolenza italiani perché non intervengono sulla vicenda, considerato che anche i minori hanno il diritto ad essere tutelati quando viene loro negata la libertà con presupposti culturali e psicologici fuori luogo.

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Giovedì 07 Maggio 2026 08:34

Valle d’Aosta


L’ignobile povertà dei genitori non conviventi


Sono tempi difficili per tutti i genitori separati (soprattutto i padri), che vivono del lavoro non sempre giustamente retribuito, non sempre stabile e che devono far fronte alla ignobile povertà a cui sono condannati, nella maggior parte dei casi, per l’inerzia della politica sociale valdostana e per affidi dei figli spesso settari e, quasi sempre, punitivi del padre. Tutti conoscono le drammatiche vicende del passato valdostano e tutti conoscono le difficoltà economiche della maggior parte dei genitori che devono ricorrere all’umiliante soccorso dei vecchi genitori (e nonni dei loro figli) e dei parenti, degli amici, della Caritas e della macchina, poiché, una volta cacciati da casa con l’allegra collocazione dei figli minori presso l’altro genitore, non sempre possono contare su un reddito certo, che non sia prosciugato dall’assegno di mantenimento, dal mutuo della casa in cui vivono i figli – collocati, prevalentemente, presso la madre e, spesso, di fatto, anche presso il convivente di turno – dalle spese straordinarie dei figli, imposte illegittimamente da un protocollo tra legali e giudici locali, senza il consenso dell’obbligato.

La questione sociale va affrontata con serietà e i tanti soldi distribuiti a pioggia o, meglio, a gogò, senza la possibilità di un serio controllo istituzionale nè sulle dichiarazioni dei richiedenti/beneficiari nè sulle somme elargite, che, spesso, stranamente, ma non troppo, seguono le vie clientelari dei politici e delle associazioni di genere, non aiutano a vivere chi si trova in difficoltà ma creano solo ulteriori disparità e umiliazioni. E’ una piaga a cui va posto immediato rimedio con l’attivazione di organismi che garantiscano oggettività e trasparenza, come può essere la creazione del Registro unico regionale dei contributi e delle sovvenzioni pubbliche (ma anche private, come la Caritas), più volte richiesto da questa associazione, che tutela i separati, i loro figli e che vuole una giustizia sociale efficace e garantista per le persone più deboli.

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Martedì 05 Maggio 2026 18:40

Vergogna ad Aosta:

la democrazia mutilata dai politici


di Ubaldo Valentini*

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin è stato dichiarato decaduto dal Tribunale perché, proprio in base ad una legge regionale, da lui voluta in passato, in base alla quale non poteva essere rieletto (come presidente della Regione o come assessore) chi aveva superato i limiti di due mandati consecutivi, purché l’incarico nelle precedenti legislature non sia durato più di due anni e sei mesi. Ma non è il caso di Testolin che, come si legge nella sentenza, quello attuale sarebbe il quarto incarico consecutivo. Con lui decade anche la maggioranza e la giunta da lui proposta a seguito delle elezioni del 28.09.2025 con la prospettiva di un nuovo ricorso alle elezioni regionali. Ma pagate da chi?

***

L’operazione (bis) Testolin, così come valutata dal tribunale locale, è una vergogna per ciascun valdostano, poiché la logica del potere, fatta salva altra valutazione, ha annullato qualsiasi giusta pretesa di trasparenza ed è la negazione del dovere della politica come servizio alla collettività. La poltrona, pretesa ad ogni costo, è, di per sé, l’innegabile motivo del diniego di quel ruolo politico, che non si basa sul servizio pubblico, ma solo sugli interessi personali, che mal si conciliano con la gestione disinteressata della cosa pubblica. Si è scomodata la Giustizia valdostana, nonostante le ripetute denunce sulla stampa regionale, per avere la risposta sulla indebita occupazione della poltrona di presidente della piccola regione autonoma, ma che fagocita, secondo noi, indebitamente, miliardi di soldi pubblici per politiche clientelari.

Non può esistere una regione dove i consiglieri regionali sono uno ogni 2,5/3 mila votanti (in Lombardia uno ogni 125.000 votanti!), con costi di gestione superiore ai costi di un deputato e/o senatore italiano. Solo questo avrebbe dovuto indurre i consiglieri eletti, anche nelle precedenti legislature, a ridurre drasticamente il numero dei consiglieri in proporzione alla popolazione votante. Era ed è una questione morale e di onestà politica. Ma una siffatta decisione avrebbe escluso molti pretendenti ai benefici del paese del bengodi, che elargisce a destra e manca favori e prebende agli eletti e ai pochi fortunati e riserva ai semplici cittadini, senza santi in paradiso, solo gravami socio-economici. E’ questa la giustizia tutelata dalla maggior parte dei rappresentanti del popolo valdostano? Certamente no e lo vediamo anche in questa vergognosa situazione di sopraffazione dei diritti dei cittadini.

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Lunedì 04 Maggio 2026 09:21

Sempre obbligatoria l’audizione del minore

anche quando l’affido a terzi è provvisorio


I minori hanno diritti che vanno rispettati da tutti, compresi dai giudici che spesso li tolgono dal contesto familiare ritenuto non adeguato e ricorrono all’affido etero-familiare con molta liberalità senza porsi, seriamente, il rispetto dei loro diritti inalienabili, fra i quali quelli di essere ascoltati, sempre, prima di procedere all’affido e collocazione a famiglie terze, anche quando la collocazione è di breve durata. Con la sentenza n. 3723/2026 del 19.02.2026 la Cassazione ritorna sul tema dell’affido dei minori al Comune con collocazione presso una famiglia terza, consuetudine, questa, assai diffusa nonostante la contrarietà della letteratura scientifica che ammette l’affido etero-familiare solo in casi eccezionali e in presenza di specifiche carenze della famiglia di origine che non possono essere rimosse con specifici interventi di aiuto da parte del servizio sociale.

La Cassazione anche in passato si era espressa negativamente sugli affidi etero-familiari, ribadendo il principio che i minori, prima di procedere a questo particolare forma di collocazione, devono messere ascoltati direttamente dal giudice, senza delegare intermediari, con eventuale ausilio in presenza di psico-pedagogisti. La prassi dell’ascolto dei minori, però, sovente è solo una farsa per nascondere l’affido etero-familiare e il parere dei minori, sommariamente sentiti e spesso senza cognizione di causa da parte del giudice, comunque, non viene doverosamente ponderato proprio perché certi affidi e certe collocazioni segnano per sempre la vita di un bambino.

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Giovedì 23 Aprile 2026 15:47

Femminicidio: non basta la condanna sociale


Le notizie quotidiane sui femminicidi incominciano a lasciarci indifferenti, perché li avvertiamo come una calamità inevitabile, simili a quelle atmosferiche, che non ci riguarda in prima persona e, con una fugace disapprovazione, giustifichiamo una nascente indifferenza verso tutto ciò che ci circonda. Le notizie vengono ampliate da una informazione molto attenta ai particolari (inutili a livello informativo) del singolo caso, ma scarsamente propensa ad aprire un vero e proprio dibattito sulle cause dell’insensato gesto e senza soffermarsi sui possibili rimedi.

Il femminicidio riguarda tutti coloro che vorrebbero una società diversa, più attenta alla persona e alla giustizia, che, come in passato, non affronta il fenomeno del disagio sociale, della mancanza delle pari opportunità esistenziali e della giustizia ingiusta. La ripugnante prassi della violenza fisica di una persona (quasi sempre di genere maschile) sull’altra non può essere giustificata con la fine di una convivenza, con un atto di follia o quant’altro. Resta, sempre, una tragica conseguenza di un malessere della persona, ma anche della società, per il quale non viene fatto nulla per prevenirlo in modo serio e continuato.

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Venerdì 17 Aprile 2026 11:25

Nel dibattito sulla famiglia nel bosco


Per un bambino il problema

non è solo quello della scuola


Secondo lo psichiatra e sociologo Crepet, intervenuto nuovamente nel dibattito sulla famiglia nel bosco, il vero problema dei bambini coinvolti dai provvedimenti del tribunale per i minorenni de L’Aquila è quello di aver sottovalutato totalmente il ruolo fondamentale della scuola per la loro crescita. Si chiede, criticamente, lo psichiatra: "perché in questa vicenda non si è mai parlato della scuola? Il tema è stato quasi sempre ignorato come se andare da un insegnante ad imparare a leggere e a scrivere fosse una cosa di secondo piano". Continua ancora la sua riflessione ponendosi l’interrogativo "e tutto il lavoro che hanno fatto la Montessori, Don Bosco e Don Milani peraiutare i più deboli ad imparare?”, a cui va aggiunta la vasta e approfondita esperienza del maestro Mario Lodi.

Per Crepet, un bambino deve andare a scuola e deve frequentarla "non solo per l’istruzione, ma perché un bambino insieme agli altri bambini cresce, vede le diversità, si accorge del proprio carattere, viene a conoscenza delle regole e dei limiti sociali che, per un bambino che vive nella condizione di “isolamento naturalistico”, vengono meno nella costruzione della propria personalità. “È in questa rete di relazioni – conclude Ctrepet – che un bambino può crescere davvero, sviluppando la propria personalità e autonomia”.

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