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Martedì 17 Marzo 2026 10:42

Antonio Sonatore: testimone della paternità negata


Il 7 aprile ricorre il 30° anniversario del gesto di un padre valdostano, il primo in Italia, che, sopraffatto dall’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica, il giorno di Pasqua, dinnanzi all’ennesimo diniego a poter vedere la figlia per un attimo nella importante ricorrenza festiva, si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta, cioè dinnanzi al tempio della giustizia ingiusta, che, assieme al Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, gli aveva tolto la allora patria potestà (oggi responsabilità genitoriale). Antonio Sonatore, psicologo e insegnante, non ha retto più ai continui dinieghi delle pubbliche istituzioni preposte alla tutela dei minori, con i quali gli si negava il diritto fondamentale alla paternità, nonostante le sue pubbliche proteste, con cartelli, per le vie della città, nei quali spiegava il suo dramma di padre rifiutato e riferiva alcuni dei tanti episodi della giustizia ingiusta subiti.

Non era un pazzo, un esaltato o un provocatore, ma un amato e apprezzato professionista (psicoterapeuta e docente, non lo dimentichiamo) di Aosta, che ben conosceva i diritti di un padre la cui figlia era stata collocata, con la separazione, presso la madre. Certi episodi furono usati - meglio sarebbe dire sfruttati – per dipingerlo come un violento e un testardo, che non rispettava la legge, mentre, in realtà, leggendo, oggi, l’immane materiale di archivio, emerge anche una diversa interpretazione del suo comportamento e del suo gesto finale, che ancora oggi è vivo nella memoria di tanti abitanti di Aosta e di chi lo conosceva bene ed era stato suo alunno/a.

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Martedì 10 Marzo 2026 18:31

Giù le mani dai bambini figli altrui


Trent’anni fa operava nelle Marche, non lontano dall’Abruzzo, un’associazione di genitori separati, denominata Giù le mani dai bambini, fondata dall’imprenditore Aldo Verdecchia, che lottava contro le sette che sottraevano i figli per finalità poco nobili e che erano appoggiate da istituzioni deviate. Ora è più che mai urgente riprendere lo spirito di quell’importante movimento a tutela dei minori, rivendicando il diritto dei bambini a stare con i propri genitori e ad ogni genitore garantire il rispetto del proprio ruolo educativo, chiedendo a voce alta e con insistenza “Giù le mani dai bambini o, meglio, dai figli degli altri”, denunciando pubblicamente chi cerca di manipolare i minori per esigenze istituzionali, togliendo loro l’humus naturale in cui crescere in armonia con la propria famiglia.

E’ intollerabile quello che sta avvenendo in Abruzzo, dove il tribunale per minori aquilano non brilla, da decenni, per competenze scientifiche nel gestire i minori in difficoltà e che non ama la trasparenza, come, purtroppo, hanno sperimentato molti genitori (e figli) sulla loro pelle. Su quel tribunale, ma anche in quelli civili che trattano il diritto di famiglia, basterebbe dare ascolto ai genitori, vittime di una giustizia minorile ingiusta, ben noti ai servizi sociali, al mondo forense, agli stessi magistrati, agli psicologi, ma tutti ignorano questa spiacevole situazione e non fanno nulla per riportare la giustizia minorile nel suo specifico ambito e per rimuovere le storture che suonano come una condanna dei minori in primo luogo e dei loro genitori, che vogliono giustizia, ma non un vendicativo giustizialismo, perché i figli non sono figli dello Stato, dei giudici, dei servizi sociali, ma sono esclusivamente figli dei propri genitori, che le istituzioni devono rispettare, aiutandoli, in caso di palesi carenze educative, a svolgere al meglio il loro ruolo genitoriale.

La famiglia nel bosco non è una famiglia di banditi, ma sono persone con i propri principi culturali ed etici, che vogliono trasmettere ai propri figli e che condividono con altre famiglie. Il problema non è la scuola parentale, prevista dagli artt. 30 e 34 della Costituzione, che autorizza i genitori a somministrare direttamente l’istruzione ai figli, al di fuori del sistema scolastico tradizionale. La natura di questa assurda e pericolosa vicenda va ricercata nella mancata condivisione dei genitori e, soprattutto, della madre, dell’operato dei servizi sociali e le continue ingerenze di questa struttura sulla vita familiare dei tre bambini. Più che un conflitto nella gestione delle competenze, si tratta di una vera e propria guerra dell’arcaico tribunale abruzzese, supportato da un servizio sociale programmato non in vista della tutela dei minori, ma esclusivamente per sottrarre i minori ai genitori e alla società.

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Venerdì 06 Marzo 2026 11:01

Votare per abbattere la Giustizia Ingiusta


I genitori separati sperimentano sulla propria pelle, ogni giorno e da sempre, la Giustizia Ingiusta, praticata in troppi tribunali italiani, a volte anche impunemente, da molti giudici. Purtroppo e di conseguenza, i loro figli subiscono le conseguenze di una giustizia prevenuta nei confronti di uno dei loro genitori, che, sistematicamente, viene discriminato, arrivando a situazioni intollerabili che sconfessano l’ostentata scritta, posta al centro di ogni aula del tribunale, che, ironicamente, recita: “la legge è uguale per tutti”. Le principali vittime di questa giustizia superficiale, talvolta ideologicamente deviata, sono i minori, che, con la fine della convivenza dei genitori, vengono affidati-collocati presso un genitore, nel 94% dei casi, sottraendoli, di fatto, al genitore non collocatario, spesso ridotto in miseria. Il funzionamento della giustizia familiare e minorile è noto a tutti e se ne parla molto poco.

Le cause vanno ricercate nella scarsa conoscenza della psicologia minorile e relazionale da parte dei giudici, tematiche, queste, estremamente delicate poiché condizionano soprattutto la società del domani e le cui sentenze rasentano il pressapochismo socio-culturale di una società ancora succube di stereotipi culturali, che privilegiano la sopraffazione di un genitore al confronto. I servizi sociali, a cui, talvolta, i giudici delegano, addirittura, la gestione dei minori, che, invece, è di stratta pertinenza del giudice, ma non di assistenti sociali superficiali e boriosi, che sono la emanazione di specifiche forze politiche e delle lobby che affiancano e condizionano, anche pesantemente, il loro operato, non tutelano affatto i minori e tantomeno ambedue i genitori ma si rivelano veri e propri nemici sia dei minori stessi che del padre, sempre da loro perseguitato. Nessuna regolamentazione del loro operato viene prevista dal magistrato, che conferisce loro l’incarico di riferire sia sui minori che sui loro genitori, per poi emettere provvedimenti di affido e regolamentazione del diritto di visita con il genitore non collocatario.

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Venerdì 27 Febbraio 2026 17:24

Trent’anni dalla morte di Antonio Sonatore


Un convegno per non dimenticare


Il 7 aprile ricorre il 30° anniversario del gesto suicida del dott. Antonio Sonatore, psicologo ed insegnante, che, nel giorno di Pasqua, si era dato fuoco a fianco dell’ingresso del Tribunale di Aosta per protestare contro una giustizia ingiusta, che l’aveva perfino privato della patria potestà - oggi denominata responsabilità genitoriale, ma sempre un abuso resta - a cui era stato proibito, a seguito di denunce degli ex-familiari, di vedere e tenere con sé la figlia di pochi anni. Pochi giorni prima era salito fino all’ufficio del presidente per chiedergli se poteva fargli vedere la figlia nel giorno di Pasqua. In sua presenza – riferiscono delle fonti – ha telefonato alla madre per chiedere se autorizzasse un fugace incontro padre-figlia, la quale, però, non l’ha concesso e il presidente del tribunale se ne è lavato le mani, così come fece un’altra autorità in altri luoghi ed in altri tempi. Nessuno ha aiutato questo padre, privato del diritto alla genitorialità, per poter trascorrere, il giorno di Pasqua, alcuni minuti con l’adorata figlia.

Indubbiamente, la lettura degli innumerevoli fascicoli civili e penali, compresi quelli del Tribunale per i minorenni di Torino, in tutto alcune migliaia di pagine, ci lasciano profondamente amareggiati per le modalità procedurali applicate e per la emissione di provvedimenti che appaiono, oggi, intollerabili anche per un delinquente seriale. Il prof. Sonatore era amatissimo dai suoi allievi, dai loro genitori, in massa presenti, con un fiore giallo in mano, al suo funerale, e rispettato dai suoi colleghi, che difendevano la sua memoria sulla stampa, sia come professore che come uomo. Esercitava anche la professione di psicologo ed era apprezzato da chi si era rivolto a lui; a scuola era un innovatore nei programmi scolastici e riusciva ad entusiasmare i suoi alunni con iniziative gratificanti gli allievi, i genitori ed i colleghi. Non si risparmiava con nessuno e a tutti cercava di offrire il proprio aiuto, soprattutto quando erano in difficoltà.

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Martedì 24 Febbraio 2026 11:22

 
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Lunedì 23 Febbraio 2026 19:32

Il dramma di Antonio e Patrizia


Una morte che ci deve far riflettere


Domenico, chiamato, ora, un angelo, deve essere al centro di una profonda riflessione, che, al di là delle scontate emozioni del momento, affronti le responsabilità del personale sanitario che doveva provvedere al trapianto del cuore in un bambino molto piccolo e non poteva nè doveva rendere inutilizzabile, offendendo i donatori, un cuore che poteva risultare risolutivo per qualsiasi bambino. Le responsabilità personali, su cui si sta indagando, devono essere ricercate, logicamente senza sconto alcuno, sia sui sanitari dei due ospedali (Napoli e Bolzano), sia su una deontologia professionale molto elastica e partigiana, sia sulle facili giustificazioni e/o condanne di una opinione pubblica non è sempre attenta al mal funzionamento della sanità, non solo pubblica, ma anche privata. Un silenzio che viene rotto solo quando siamo coinvolti in prima persona.

Domenico è morto non solo per le eventuali specifiche responsabilità dei sanitari coinvolti, ma anche per il silenzio dell’opinione pubblica, che non ha il coraggio di pretendere, senza eccezioni e sconti, il ferreo controllo degli amministratori pubblici su istituzioni che, spesso, purtroppo, dimenticano o interpretano a loro discrezione e vantaggio il codice comportamentale dell’ordine di appartenenza. Tolleranze che continuano ad esistere nella quotidianità per una vecchia prassi politica che non tocca quasi mai i potentati e le lobby di dubbia finalità che affiancano e sfruttano istituzioni che dovrebbero essere gestite in trasparenza e determinazione.

Il dramma di Domenico e dei suoi genitori emerge nella sua gravità, a seguito della maturità che la madre ha mostrato in questa tragica circostanza.

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Venerdì 20 Febbraio 2026 10:22

Aosta

La casa per il genitore separato

un dovere istituzionale, per tutti!


La discussione politica sul progetto di legge regionale una casa per il papà separato, presentato all’assemblea regionale dal capogruppo della Lega, Andrea Manfrin, sta entrando nel vivo nelle audizioni della Va Commissione permanente, evidenziando, inevitabilmente, le insormontabili indifferenze di quei gruppi regionali che dei bisogni dei cittadini se ne fregano altamente o, cosa ancora più grave, potrebbero non essere nemmeno in grado di rilevarli. Queste ipotesi renderebbero inutile la loro stessa presenza in una struttura, a cui spetterebbe l’amministrazione della vita dei cittadini della Valle d’Aosta, cioè di una struttura, autonoma, altamente costosa per tutti gli italiani, che spende e spande le risorse economiche regionali e nazionali per finalità che non sempre potrebbero rivelarsi “nobili”, a seguito di una imparziale e seria indagine.

Il diritto ad una casa per tutti i cittadini è fuori dubbio un diritto a cui, con sollecitudine, il potere politico locale deve garantire, con procedimenti legislativi pronti ed efficaci, che vadano oltre le strategie (dicasi convenienze) dei consiglieri regionali (tanti in VdA: uno ogni 3.400 abitanti, mentre, in Lombardia, sono uno ogni 131.250 abitanti, 35 in VdA e 80 in Lombardia!) pagati con i soldi di tutti, compresi coloro che, in questa piccolissima regione, non sono mai passati, nemmeno per una breve vacanza!

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Venerdì 20 Febbraio 2026 10:17

Una nomina inopportuna, anzi offensiva!


La criticata assistente sociale di Caprese Michelangelo (AR) che ha gestito il prelievo di due minori tolti ai genitori, fondamentalmente, per divergenze culturali, diventa giudice onorario alla Corte d’Appello di Perugia- sez. Minori.

di Ubaldo Valentini *

La dott.ssa Sara Spaterna, l’assistente sociale di Caprese Michelangelo (Ar), è stata nominata (D.M. dell’11.11.2025) giudice onorario presso la Corte d’Appello di Perugia, sez. Minori. Questa nomina ha sollevato profonde perplessità, essendo stata ritenuta inopportuna, anzi offensiva dei minori e dei loro genitori, perché la dinamica a.s. è stata la coordinatrice, alcuni mesi or sono, dell’esecuzione del prelievo forzato, su disposizione del T.M. di Firenze, di due bambini, tolti ai genitori, che vivono, assieme ad altre famiglie, in una comunità nelle campagne di Caprese Michelangelo, per collocarli in una struttura protetta in Umbria, vietando ai genitori di poterli vedere.

La sig.ra Spaterna e una sua collega, dipendenti dell'Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana, assistite da tanti militari delle forze dell’ordine, come si vede nel video, con divisa e armati fino ai denti, da loro allertati, hanno fatto irruzione nella casa dei due bambini e, con la forza, li hanno “cacciati” in macchina per portarli nella struttura protetta tra urla e disperazione dei due minori di 4 e 8 anni, che chiedevano la protezione dei loro genitori.

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