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Giovedì 11 Luglio 2019 16:52

Valle d’Aosta

Un capolavoro dell’assessorato alle politiche sociali


Padre separato valdostano cacciato dalla casa coniugale

Da una settimana è costretto a vivere in macchina

 

L’assessore Baccega ripete a tutti che i servizi sociali della “sua” regione sono assai efficienti, imparziali, preparati e la loro dirigente è stata promossa sul campo con una operazione politica al vaglio della magistratura contabile.

Il caso che riportiamo dimostra tutto il contrario, cioè che ad Aosta esiste prevalentemente una politica sociale di genere e che, nonostante le nostre ripetute denunce, anche su queste pagine, e le proteste dei genitori separati questa prassi non verrà cambiata per volontà politica.

Il presente comunicato stampa, inviato alla stampa, ai consiglieri regionali, al presidente del consiglio regionale e al presidente della giunta, è stato inviato anche a tutti i soci, chiedendo una loro libera presa di posizione che, se consenzienti, avremmo poi pubblicato su queste pagine.

Tutti i lettori possono intervenire e farci conoscere il loro pensiero, specificando se il loro contributo potrà essere pubblicato.

***

Un padre di 3 figli (uno con gravi difficoltà psicologiche) ha dovuto lasciare la casa coniugale di proprietà pubblica (assegnata al nucleo familiare) nella quale era rimasto a vivere con il figlio maggiorenne (economicamente non autosufficiente) dopo che la moglie (che trascorreva gran parte del giorno e della notte sui social) se ne era andata via, accusando presunte violenze verbali del coniuge e ritenendosi in pericolo lei e le i figli.

I servizi sociali - senza minimamente sentire il padre che in questi anni aveva mandato avanti la famiglia e provveduto da solo, al rientro dai lavoro a preparare i pasti per i figli, curare la loro igiene personale e quella dell’abitazione - si sono rivolti al Tribunale per i minorenni di Torino ed hanno chiesto ed ottenuto di collocare i minori in una comunità di Aosta. Le accuse di violenza non sono state però conformate dalla donna dinnanzi al giudice del T.M. e il procedimento, di fatto, è stato dichiarato chiuso rimettendo gli atti al tribunale di Aosta dove è in corso il procedimento di separazione chiesto con addebito al marito dalla signora.

I solerti servizi sociali (su cui si chiede ufficialmente di indagare) sono arrivati perfino a chiedere alla questura la sospensione della licenza di caccia e il ritiro delle armi al marito perché la moglie non si sentiva serena, anche se non l’ha denunciato minacce. Provvedimento del tutto assurdo.

I servizi, nonostante la moglie avesse abbandonato la casa coniugale e due figli fossero in comunità, con celerità le hanno trovato una nuova abitazione perché, a loro dire, si trovava in emergenza abitativa.

Il presidente del tribunale, con salomonica saggezza, ha stabilito che i due minori (di cui uno con forte disabilità psichica è divenuto maggiorenne) fossero stati collocati presso la madre nella casa familiare da cui se ne era andata; che il padre, disoccupato dopo il ridimensionamento della ditta edile dove lavorava e il cui reddito era uguale a quello della moglie, versasse un assegno di mantenimento per i due figli, mentre quello maggiorenne, in attesa di lavoro e che aveva scelto di stare col padre per le condotte materne, sarebbe stato a suo totale carico; che il padre doveva abbandonare la casa coniugale entro poche settimane e trovarsi una casa in affitto dove andare a vivere con l’altro figlio. Il presidente del tribunale inspiegabilmente si è dimenticato che la legge prevede che i figli, anche se maggiorenni ma non autonomi, devono essere mantenuti dai genitori, i quali devono provvedere anche al loro alloggio e che non possono essere obbligati a stare col genitore con cui non vogliono stare; che la madre potrebbe trovarsi una occupazione stabile (da sempre rifiutata) per mandare avanti la famiglia; che il padre può disporre di un reddito mensile di €. 700, simile a quello della moglie, (e frequenta, a differenza della signora, corsi finalizzati all’occupazione) con il quale deve pagare l’assegno di mantenimento di €. 400, le spese straordinarie al 50% anche se non preventivamente autorizzate, l’affitto di una nuova abitazione con relative utenze, provvedere al figlio maggiorenne e a sé stesso. Cioè dovrebbe disporre di un reddito di circa 2000 euro al mese! Tutto ciò al tribunale e ai servizi sociali non interessa!

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Lunedì 08 Luglio 2019 08:03

Aosta: Sul diritto di accesso agli atti dei servizi sociali


L’assessore Baccega non la racconta giusta!


Il sig. Baccega, assessore alle politiche sociali della Valle d’Aosta, il 4.7.2019, nel rispondere all’ interpellanza del consigliere Cognetta, sul rifiuto di accesso agli atti dei servizi sociali, suoi dipendenti, dopo il solito preambolo “politichese” ha dovuto ammettere che il problema esiste. Ma che, però, le domande dei genitori interessati vengono respinte perché violano la legge sulla privacy.

Questo il suo pensiero. Senza indicare a quale legge si riferisca e ignorando che la materia è stata abbondantemente superata non solo dalla giurisprudenza, ma dallo stesso legislatore che con il D.Lgs 2013 n.33, art. 5 bis ha riformato tutta la concezione sull’accesso agli atti amministrativi del cittadino italiano. Quindi da Palermo alla Valle D’Aosta. Esiste in tutt’Italia lo stesso interesse e diritto allargato per controllare ciò che fa l’Amministrazione pubblica.

Il gran rifiuto, dobbiamo pensare, dell’assessore Valdostano è stato concordato con le istituzioni coinvolte, per evitare che si vada a “ficcare lo sguardo” in uno spazio che, per ragioni riservate, deve restare privacy. Finalmente i separati di Aosta comprendono che la politica del servizio di assistenza dice no alle richieste di accesso perché l’assessore Baccega è contrario alla legge e alla regolamentazione.

Il rifiuto politico-amministrativo permette all’assessore e ai suoi dipendenti di tenere nascosto ai genitori e ai cittadini gli atti di affidamento, di contribuzione e di gestione dei fondi pubblici, basato su criteri discrezionali e personali. I fatti di Reggio Emilia hanno ormai acceso la miccia ovunque e anche in questa Regione si dovrà fare chiarezza. Lo abbiamo chiesto con apposita nota e ci auguriamo che programmi e promesse siano stati fatti secondo legge, senza parzialità e senza favoritismi.

La legge è uguale per tutti, vale anche in Valle d’Aosta.

La risposta dell’assessore può essere il suo pensiero personale, ma non un assioma di diritto. Le famiglie, i minori e i problemi che li riguardano sono fatti pubblici, disciplinati in leggi pubbliche e pubblicamente vanno trattati. L’assessore asserisce che l’avvocatura regionale ha avuto vari incontri sul tema dell’accesso agli atti con le associazioni, con l’ufficio minori e il dipartimento di psicologia. Noi, che siamo forse l’unica associazione nella regione impegnata, abbiamo avuto solo incontro e alle nostre obiezioni non è stata data risposta dai presenti. Poi non siamo stati più chiamati. Forse perché l’assessore conosce il nostro pensiero in materia, per averlo scritto, verbalizzato e depositato con la proposta di regolamentazione? Dei fantomatici incontri, a cui non siamo stati invitati, non abbiamo riscontri verbali. Ne gradiremmo copia.

Baccega, nella risposta alla Question time, ha preannunciato la sua decisione, filtrata attraverso un pensiero, già probabilmente concordato e condiviso, che la delega giudiziaria si estende anche nel campo amministrativo, per assimilazione giudiziaria, dell’attività svolta dai servizi, quando il Tribunale manda il provvedimento a questi per l’istruttoria. E quando la materia nasce e si sviluppa di ufficio o per intervento di parte? Che succede? Di che natura sono gli interventi dei servizi sociali? Quindi, secondo i promotori della allarmante tesi, quando il provvedimento nasce davanti al tribunale i servizi sociali, “per assimilazione”, rifiutano l’accesso agli atti. Quando invece il conflitto nasce e sviluppa fuori da tribunale, secondo quale “assimilazione” i servizi rifiuteranno l’accesso? In diritto esistono termini e procedure chiaramente previsti e non artificiosi raggiri di parole. Le risposte della Pubblica amministrazione, dice la legge, devono essere sempre motivate e il motivo deve affondare le radici nella normativa esistente. Il sig. Baccega, nella congerie dei pensieri, ha perduto per la strada importanti momenti di principi, previsti dalla legge sul processo civile e quello sulla vita della Pubblica amministrazione. Giusto processo, imparzialità e contraddittorio si sviluppano in tutte le fasi, sia davanti al Tribunale che davanti alla P.A. La violazione, oltre ad intaccare il principio previsto all’art. 97 della Costituzione, incide in tutto il procedimento. O forse nella Valle d’Aosta esiste una legge diversa da quella applicata in tutta l’Italia?

L’accesso agli atti è un diritto sancito nella legge italiana, ripreso nell’art. 13 del codice deontologico professionale degli assistenti sociali e sacramentato nella stessa legge regionale n.19. Pare che la funzione pubblica in VDA si muova come la barca in mare ondoso.

Ora l’avvocatura regionale e l’ufficio legale dell’Asl – a detta dell’assessore che in questi mesi, comunque, si è sempre sottratto a pubblico confronto coi separati valdostani – hanno promesso di partorire una circolare sulla contestata materia. Le circolari hanno il significato di occasione. Non sostituiscono la legge. Come non la sostituiscono gli accordi e i protocolli. I doveri e le deferenze non possono muoversi contro i diritti dei cittadini. Se ciò accade è altra cosa. E i fatti dell’Emilia e Romagna lo ricordano. E’ un grave errore cercare di nasconde il dramma della verità: il forte disagio dei minori e dei loro genitori e i suicidi di padri estromessi dalla vita ordinaria dei propri figli che in VDA pesano come un macigno sulla coscienza valdostana.

La politica, quella buona, fatta di confronti aperti e di riconoscimenti di posizioni, oggi paga in termini di verità e non di promesse. La prima si fonda sul rispetto del valore dell’uomo e dei suoi diritti. La seconda si fonda sulla politica del fare. La politica delle promesse è finita, perché i minori nascono con gli occhi aperti e le famiglie hanno capito che i diritti non sono merce di scambio.

La nostra associazione si batte per la trasparenza e per la pubblicazione dei fatti della società che comunque si discutono pubblicamente nelle aule di giustizia e negli uffici della P.A. La cosiddetta privacy, ormai tutti lo sanno, è usata come scusante per nascondere fatti e misfatti. La legge, verità e la giustizia innanzitutto!

 

 
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Mercoledì 03 Luglio 2019 08:01

I soldi e gli affari travolgono dignità e diritti


“Mi hanno strappato i miei figli e gli assistenti sociali mi deridevano”. E’ questo il racconto straziante di un padre vittima del fattaccio della provincia di Reggio Emilia.


Avv. Gerardo Spira *


La Notizia shock ha sorpreso l’Italia intera, in un momento in cui le famiglie si organizzano e si apprestano a programmare le vacanze estive. In ogni famiglia si parla della clamorosa e vergognosa vicenda in cui risultano coinvolti politici, medici, psicologi e assistenti sociali. Sedici, sono al momento, le ordinanze di custodia cautelare tra cui il sindaco di Bibbiano, provincia di Reggio Emilia.

La notizia però non ha sorpreso la nostra Associazione, che da molto tempo sta gridando sul fenomeno delle illecite sottrazioni di minori ai genitori. Fenomeno più o meno esteso in diverse parti del territorio nazionale. Molti procedimenti da cui sono derivate le ordinanze di affidamento, risultano, a nostro avviso di una superficialità inaudita. I soldi e gli affari travolgono dignità e diritti, in un gioco concorrente e condiviso di interessi, alla luce del sole, con procedure scandalose e affidamenti diretti in case famiglia, che diventano a lungo andare luoghi di rieducazione e di trattamenti speciali. L’inchiesta è stata curata dal Giudice Valentina Salvi, la quale, nella prima dichiarazione pubblica, ha lasciato intendere che andrà fino in fondo per accertare le responsabilità di chi aveva il dovere di vigilare e controllare e non lo ha fatto. Lasciamo alla magistratura il compito di approfondire. Ma non possiamo, come cittadini, studiosi ed operatori mettere un tappo sulla coscienza, specialmente in un momento in cui questo problema lo avevamo intuito e sollevato in una occasione in cui una donna straniera, guidata dalla consulenza di un telefono amico di colore della presidenza del consiglio, era riuscita a sottrarre i figli al padre circense, collocati, in gran segreto, in una struttura del Palermitano. Chiusa, poi, per violenze e abusi sui minori. La nostra voce valse a far puntare il faro sulla vicenda. Ma niente di più. Tutto fini nella stretta del controllo giudiziario, coperta dal solito segreto di ufficio. Il dolore costrinse il padre a cedere alla proposta. “Se vuoi vedere i tuoi figli, devi concedere alla tua convivente di portarseli in Olanda.” Così è stato. Non sappiamo se le Procure della Repubblica hanno approfondito quella vicenda, come da noi richiesto in tutte le sedi competenti. Il gioco è possibile perché Tribunale e Giudice tutelare si affidano e confidano che le procedure vengano svolte secondo legge. Invece, non è assolutamente così.

Si comincia dal famigerato art. 403 del c.c., usato e abusato per sottrarre i figli ai genitori, per motivi di urgenza e necessità. L’urgenza è lo stato di abbandono, convulsamente interpretato e applicato anche per un disordine di vita ambientale e la necessità è la privazione della potestà genitoriale, ora responsabilità. Quest’ultima viene presa di mira per portare a termine il piano. La norma, molto avvertita in diritto applicato, è stata più volte ripresa e segnalata dalla massima giurisprudenza, per gli abusi continui segnalati ed eccepiti. Ultima modifica risulta quella collegata alla legge 184/83, meglio conosciuta legge sulle adozioni. In sostanza il legislatore ha voluto dare uno sbocco alla complessa materia per facilitare le adozioni di minori che si trovano nello stato di abbandono, ma non di provocarlo per altre finalità.

La predetta condizione, esasperata con provvedimenti di dubbia legittimità giuridica, ha permesso di costruire un sistema organizzato per sottrarre i minori ai genitori, anche con una scusa falsamente inventata, per dirottarli in una delle case famiglia, gestite senza controlli pubblici o con controlli pilotati.

E la magistratura, i tribunali, il giudice tutelare? Qui si ferma la nostra denuncia.

A nostro avviso i provvedimenti giurisdizionali ed amministrativi non si esauriscono con la decisione. Vanno oltre. Questi vanno vigilati e controllati. E, ancor prima, vanno immessi in un percorso di regolarità accertata della struttura a cui affidare, degli affidamenti (coop, figure professionali), nonché di regolarità dei procedimenti amministrativi. Nei provvedimenti dei tribunali di affidamento dei minori alle cosiddette case, non si dà atto che affidamento, strutture e personale risultano legittimi.

Ora cosa accade? Centinaia di figli sono stati sottratti ai genitori per essere deportati in strutture di cui non si conoscono condizioni, requisiti e organizzazione, i veri proprietari; milioni di euro vengono destinati per investimenti in questi servizi in favore di attività svolte sotto il patrocinio di Enti pubblici territoriali, causanti danni all’erario e danni al futuro di generazioni non recuperabili dopo gli sconvolgenti trattamenti di cui abbiamo letto.

E’ bene che si vada fino in fondo. Ma è anche bene che magistratura, tribunali e giudici tutelari aprano gli occhi sulle relazioni dei servizi. E’ necessario ed urgente che il sistema venga sottoposto ad un rigoroso controllo delle procedure, alla Regolamentazione delle attività dei servizi e all’applicazione delle responsabilità

La Cassazione (Civile, sez. III, 16 ottobre 2015 provvedimento n. 20928 - presidente. Salmè - est. Lanzillo) in merito si è così espressa: “Il carattere gravemente colposo delle condotte commissive ed omissive degli assistenti sociali, determinanti l’allontanamento del minore dal proprio nucleo familiare in assenza di ragioni tali da giustificare un tale provvedimento, configura la responsabilità dell’Amministrazione comunale per fatto dei propri dipendenti e l’obbligo della stessa di risarcire i genitori del minore che abbiano subito la lesione della integrità e della serenità del loro nucleo familiare. In ipotesi siffatte, dunque, il Comune è chiamato a rispondere ex art. 2049 c.c. sulla base di una fattispecie di responsabilità che gli è addebitabile oggettivamente, per effetto della condotta colposa dei suoi dipendenti, nell’esercizio delle loro specifiche funzioni e non anche ex art. 2043 c.c. per la illiceità del provvedimento di allontanamento di cui all’art. 403 c.c. Ne consegue che, ai fini dell’accoglimento della domanda risarcitoria, non assume rilievo l’omessa prova degli elementi costitutivi dell’illecito ex art. 2043 c.c., né la circostanza che il provvedimento non sia stato fatto oggetto di annullamento”

Non solo. La responsabilità si estende a tutte le Autorità di controllo che direttamente e indirettamente partecipano alla vicenda e ne vengono a conoscenza.

* esperto di diritto minorile e di diritto amministrativo - Contatti: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. +39.348.4088690

 

 

 
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Martedì 02 Luglio 2019 16:44

Sconcertante verità in Valle d’Aosta


I responsabili di pregiudizi e danni ai minori!

 

Nel Convegno del 21 giugno tenuto ad Aosta sul tema “Valle d’Aosta sul tema: nelle separazioni siamo tutti responsabili di pregiudizi e danni ai minori!” sono emerse a chiare lettere alcune considerazioni che non potranno lasciare indifferente l’attuale maggioranza, l’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Mauro Baccega, e la Presidente del Consiglio Regionale Emily Rini e tutti i capigruppo invitati al dibattito, i quali hanno snobbato il confronto per la netta chiusura a queste problematiche, che riguardano oltre il 65% delle coppie valdostane con figli! Le istituzioni sono sempre chiamate in causa ogni qualvolta un minore viene “punito” nei suoi sentimenti e nelle sue aspirazioni e al suo genitore viene proibito, contra legem, di esercitare il proprio diritto-dovere alla co-genitorialità.

Chi nega la drammaticità di queste situazioni appare indifferente anche ai numerosi suicidi di padri separati - oltre cento a partire dal 1996, numero inferiore ai dati veri, per il silenzio di istituzioni e stampa - che ogni anno si verificano in vallata e che rappresentano un indiscutibile fallimento per le istituzioni coinvolte, tutte, e per la società valdostana.

Marina Vergoni, vice presidente dell’associazione, con fermezza e competenza ha evidenziato come i minori troppo spesso non sono tutelati, prima di tutto, dai servizi sociali e dai giudici che sottovalutano il fatto che un bambino o un ragazzo in età adolescenziale ha forte bisogno di affetto da parte dei propri genitori. E’ stata molto dura contro la prassi con cui i figli vengono tolti alla famiglia e affidate ad una comunità, “creando in loro un grave danno per un trauma psicologico che non verrà mai più superato e che condizionerà per sempre la loro vita futura”.

L’avv. Gerardo Spira ha denunciato l’urgenza di un “Regolamento” “per fermare prepotenze e abusi dei servizi sociali” ed ha più volte affermato che «le istituzioni, compresi i tribunali, non rispettano i principi dettati in modo unitario dal legislatore. La Valle d’Aosta, anche se regione a statuto speciale, deve seguire e rispettare le leggi italiane. Il tema delle separazioni in Valle d’Aosta è complicato e c’è molta confusione nel rispettare le leggi che lo regolamentano. E non va dimenticato che un cittadino ha il diritto di porre domande, non solo ai servizi sociali, ma anche al tribunale per conoscere tempi e modi di un procedimento giudiziale che lo riguardano, per esprimere il proprio parere sui tanti protocolli che tribunali e avvocati si danno senza il loro coinvolgimento».

L’avv. Francesco Valentini ha evidenziato il funzionamento delle istituzioni valdostane che, nei fatti, troppo spesso non rispettano i diritti dei minori e dei loro genitori. Gli assistenti sociali non rispettano il dovere della trasparenza, arrivando a ritenersi estranei addirittura ai vincoli della legge sulla pubblica amministrazione, negano ai genitori l’accesso ai fascicoli che li riguardano, devono rendere trasparenti i finanziamenti per i figli di genitori separati che elargiscono solo ed esclusivamente a quello collocatario senza renderne conto all’altro. “Occorre, quindi, predisporre un regolamento regionale per l’assegnazione dei contributi, ed attivare controlli pubblici seri, strutturati con personale capace e indipendente, sulla gestione dei contributi pubblici da concedere e/o concessi ed occorre predisporre un registro unico regionale per evitare troppe discrezionalità”.

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Venerdì 14 Giugno 2019 12:18

Aosta, venerdì 21 giugno 2019


La Tutela dei Minori, prima di tutto

per noi ma non per le istituzioni vda!


Si terrà ad Aosta (Sala Conferenze CSV via Xavier de Maistre, 19) un interessante CONVEGNO sulla tematica: “Valle d’Aosta: nelle separazioni siamo tutti responsabili di pregiudizi e danni ai minori!”.

Interverranno la dott.ssa Marina Vergoni, assistente sociale e vice presidente dell’Associazione, (Per noi, la tutela dei minori prima di tutto), apre e presiede i lavori; gli avv.ti Gerardo Spira (Il regolamento per fermare prepotenze ed abusi dei servizi sociali) e Francesco Valentini (La tutela di genere della Giustizia favorisce lo strapotere dei servizi sociali); per i politici Roberto Cognetta (Le responsabilità politiche per un corretto funzionamento dei servizi sociali nell'ambito della pubblica amministrazione) – Presiede la dott.ssa Marina Vergoni, assistente sociale.

Alle ore 16 Tavola Rotonda su: “La tutela dei minori nelle separazioni in Valle d’Aosta” con la partecipazione di Eugenio Greco e William Perron, genitori separati; Andrea Manfrin, Manuela Nasso, Roberto Cognetta e Claudio Restano, consiglieri regionali; Gerardo Spira, avvocato. Moderatrice: Manila Calipari, giornalista.

Ingresso libero e dibattito aperto a tutti.

E’ intollerabile che, da parte dei servizi sociali e del servizio di psicologia, ai genitori separati non sia permesso l’accesso ai fascicoli dei propri figli e nemmeno alle registrazioni dei colloqui, ai test a cui sono sottoposti minori e genitori, sottraendosi così alla legge sulla pubblica amministrazione di cui fanno parte ed invocando la privacy che, di fatto, non è applicabile (art. 22, l. 241/90), e rendendo impossibile il contraddittorio nelle aule del tribunale. Come confutare quello che scrivono i servizi sociali se non esistono i documenti a riprova?

Non esistono zone franche ed è inaccettabile che il Tribunale non verifichi la veridicità delle relazioni dei servizi sociali, che, spesso, invece di riferire su minori e genitori, propongono soluzioni di affido che resta di esclusiva pertinenza del giudice, previlegiando l’ideologia di genere.

I servizi sociali, poi, non possono essere delegati a prendere provvedimenti in nome e per conto del giudice, come ci ricorda sovente (e con sonore multe che tutti noi paghiamo) la Corte Edu di Strasburgo.

E’ vergognoso che si amministrino le separazioni (tribunale e servizi sociali Asl) e l’affido dei figli in base alle rivendicazioni di genere delle madri avallate dalle istituzioni preposte alla tutela dei minori. Politica di genere o discriminazione genitoriale? Ambedue vere! Dov’è la terzietà dei servizi e delle istituzioni pagati con i soldi dei cittadini?

Abbiamo denunciato – da anni – e nell’indifferenza gli abusi istituzionali ad Aosta nell’affido dei minori ed abbiamo chiesto l’allontanamento dall’incarico gli operatori chiamati a dirimere la conflittualità genitoriale, super partes, che erano in prima fila a sostenere le richieste di genere delle madri in pubbliche manifestazioni contro l’affido paritario, il mantenimento diretto dei figli e la conseguenziale abolizione dell’assegno di mantenimento a carico di un solo genitore e l’inamovibilità della madre dalla casa familiare anche quando di proprietà esclusiva dell’altro genitore. Chi palesemente schierato con una parte come può valutare e “inopportunamente” decidere sui minori?

Tace il tribunale e l’assessorato alle Politiche sociali, paladini alla difesa ad oltranza dell’operato dei servizi sociali per bocciare la richiesta di un Regolamento, che rifiutano sistematicamente di partecipare a pubblici dibattiti su queste tematiche, preferendo “commissionare” risposte a tutta pagina in un quotidiano la cui redazione locale è a loro vicina. Dinnanzi alla nostra doverosa replica, in amore del vero, il giornale piemontese ha impiegato più di un mese per pubblicarla, mettendola in un angolo delle “lettere in redazione”. Viva questa informazione valdostana in-dipendente! Per fortuna, non tutta la stampa valdostana è così “deontologicamente corretta”. Il problema si risolve non acquistando o seguendo chi ci propone informazioni di parte e non permette, come in questo caso, il corretto ed immediato diritto di replica riservando la stessa rilevanza della pagina contestata!

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Venerdì 14 Giugno 2019 12:17

 
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Lunedì 27 Maggio 2019 08:36

Torgiano, 31.5.2019


Tutela dei minori nelle separazioni

Dove sono le istituzioni umbre?


Venerdì 31 maggio 2019 si terrà a Torgiano (PG), Sala S. Antonio, piazza S. Antonio 1 il CONVEGNO su “Dove sono le istituzioni umbre nella tutela dei minori?

L’affido condiviso è entrato in vigore nel 2006 ma ancora non è pienamente applicato nelle aule dei tribunali, collocando, per oltre il 90% dei casi, i figli presso la madre, la quale continua, come cinquant’anni fa, a gestire a suo piacimento i figli, con la benevolenza dei servizi sociali, e riconoscendo al padre solo la funzione economica. Tanti doveri e pochi diritti per il genitore non collocatario, nell’indifferenza delle istituzioni e delle forze socio-politiche regionali.

La conflittualità genitoriale anche in Umbria è sovente causata da una cattiva separazione, anche quando falsamente consensuale, che tende ad escludere il padre dal suo inalienabile ruolo affettivo ed educativo dei figli. I provvedimenti dei tribunali che si adagiano acriticamente sulle relazioni dei servizi sociali che, concretamente, non forniscono garanzie di trasparenza e terzietà e non rispettano la legge sulla pubblica amministrazione, essendo dipendenti pubblici. Da qui la necessita di disciplinare l’attività dei servizi sociali con un Regolamento che tuteli, in primo luogo, gli stessi operatori e fornisca garanzie di oggettività, trasparenza e le pari opportunità genitoriali senza le frequenti e inammissibili inclinazioni di genere.

Resta assurdo come i servizi sociali non permettano ai genitori e ai loro legali l’accesso ai fascicoli dei propri figli, contravvenendo alla legge sulla P.A. con la complicità dei responsabili dei servizi che negano il diritto alla trasparenza da parte dei cittadini.

In Umbria ancora non esiste l’affido condiviso paritario o alternato, con il mantenimento diretto dei figli, che sarebbe la piena applicazione della legge 54/2006 sul condiviso, con il mantenimento diretto dei figli e con la loro collocazione paritetica presso ambedue i genitori, così come affermato dalle Linee guida del tribunale di Brindisi e come applicato da un numero crescente di giudici.

Nel convegno saranno date risposte sul funzionamento e sui controlli effettuati nei confronti dei Servizi sociali e delle comunità a cui vengono affidati i minori, come si affronterà il funzionamento della giustizia in Umbria e il mancato rispetto, assai spesso, dei diritti dei minori e del genitore non collocatario.

Il dibattito è moderato dal giornalista Alvaro Fiorucci. Il Comune di Torgiano ha dato il proprio patrocinio al convegno.

L’associazione invita al dibattito genitori, politici, operatori sociali e psicologi, avvocati e tutti coloro che avvertono i problemi causati ai minori nelle separazioni.

L’Ordine degli Avvocati di Perugia ha riconosciuto l’evento con l’attribuzione di n. 6 crediti formativi complessivi in materia di diritto di famiglia (n. 3 per la sessione mattutina e n. 3 per la sessione pomeridiana)

 
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Lunedì 27 Maggio 2019 08:34

AOSTA, 29 maggio 2019 ore 20.30

Si parla di affido condiviso paritario


E’ un diritto dei minori

concederlo non è reato


Mercoledì, 29 maggio alle ore 20.30, ad Aosta presso il CSV, via Xavier de Maistre, 19 si terrà il terzo incontro Parliamo di diritto di famiglia con l’avv. Francesco Valentini che tratterà il tema: L’affido condiviso paritario è un diritto, non un reato”.

Il relatore affronterà l’affido condiviso paritario o alternato, previsto dalla L.54/2006 (la legge che ha introdotto in Italia l’affido condiviso) ma mai pienamente attuato perché la stragrande maggioranza dei giudici ha messo in atto la prassi della “collocazione prevalente”, ovviamente presso la madre che gestisce a suo piacimento i figli. Come in passato.

Nulla di nuovo nei palazzi della giustizia dove regna indisturbato il pregiudizio che il padre non sia in grado di far crescere i figli, di fatto svuotando il diritto dei minori ad avere la presenza paritetica di ambedue i genitori e il diritto di ciascun genitore a contribuire all’educazione e crescita dei propri figli - come scritto nella Costituzione - condividendo con loro gli stessi tempi dell’altro genitore.

La “collocazione prevalente” non è previsto nella legge che ha riformato l’affido dei minori quando viene meno la convivenza dei genitori e la sua introduzione è un vero e proprio abuso giudiziario che non trova giustificazione nella discrezionalità del giudice. Si tratta, esclusivamente, della non applicazione della legge vigente e, pertanto, può anche ravvisarsi un illecito. Sicuramente questo ingiustificabile modo procedurale continua a consolidare una discriminazione tra i due genitori che la legge sul condiviso, invece, voleva abolire per i danni irreversibili che provoca nei minori che gli viene sottratto un genitore.

 

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