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Venerdì 12 Agosto 2022 07:41

Cari giudici, così proprio non va!


La maggior parte di voi, come gran parte gli italiani, è in ferie e non ha più nemmeno la preoccupazione di passeggiare o scalare le montagnecon la mountain bike,poiché il divieto del governo, con i noti vincoli sugli spostamenti, di due anni fa, da voi platealmente contestato, non esiste più. Situazionepropizia per analizzare e riflettere sull’andamento della giustizia nel tribunale locale e per superare certe prassi, da parte di qualche magistrato, che, purtroppo, smentisce la scritta presente in tutte le aule e cioè la legge è uguale per tutti.

Quello che diciamo non è una novità, ma solo una dolorosa “commemorazione” di una giustizia che non c’è nelle separazioni e negli affidi e che, da decenni, stiamo denunciando senza peli sulla lingua.

I servizi sociali – principali responsabili della conflittualitàgenitoriale e dei diritti negati ai minori - non funzionano, perché a troppi fa comodo che non funzionino e non rispettino il loro ruolo, ben regolamentato dalla legge sulla funzione pubblica. Igenitori non collocatari denunciano da anni questa situazione,ma le loro proteste non vengono ritenute degne di considerazione e qualche giudice arriva perfino a segnalare all’ordine degli avvocati il legale che osa criticare le relazioni dei servizi sociali, chiedendo provvedimenti disciplinari. Denunce che l’ordine degli avvocati rinvia al mittente, poiché l’azione del difensore che, a tutela del proprio assistito, critica i servizi sociali e chiede garanzie previste dalla legge sulle loro “indagini” rientra nel suo diritto di difesa. Questi giudici, nonostante ciò, fanno buon viso a cattiva notizia e continuano a penalizzare il genitore che mette in discussione le relazioni e i “suggerimenti” (che non possono fare, come ci ricorda la Corte Edu, riferendosi ai tribunali piemontesi) che sistematicamente lo penalizzano perché di sesso maschile.

Cari giudici, così proprio non va!

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Venerdì 05 Agosto 2022 10:12

Senza Legalità non c’è Società


di Ubaldo Valentini

Angelo Vassallo era profondamento convinto che “Legalità ed Ambiente sono due cardini sui quali costruire una nuova Società e una nuova Economia”, tanto da pagare con la vita la propria coerenza politica e umana. Sono passati 12 anni dal suo assassinio, con nove colpi di pistola per colpire in modo plateale la sua rettitudine politica, ed incominciano a trapelare verità sconcertanti sugli esecutori e sui mandanti, che potrebbero essere uomini dello Stato, poco disponibili a far rispettare la legge quando proprio loro traevano vantaggi economici proprio dalla illegalità.

Ipotesi, ma siamo solo all’inizio di un nuovo corso delle indagini, che potrebbero far emergere un mondo inquietante, di cui nel Cilento se ne parlava da sempre. Dinnanzi al clamore su tutta la stampa nazionale della notizia che nove persone sono indagate - tra i quali anche tre carabinieri corrotti - dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno su questo feroce assassinio, resta inquietante il silenzio dei sindaci del Cilento e dei partiti regionali e nazionali, soprattutto quello del PD, nelle cui liste Vassallo era stato eletto.

Accompagnati dal nostro presidente onorario avv. Gerardo Spira, siamo (alcuni membri del Consiglio Direttivo della nostra associazione) andati a rendergli omaggio presso la sua tomba qualche anno fa. Una tomba semplice, che meriterebbe una diversa collocazione, poiché Vassallo è stato assassinato perché incarnava la libertà e l’onesta civica. Ma, forse, si chiede addirittura troppo.

“Il Sindaco – scrive Luigi De Magistris, ex magistrato e ex sindaco di Napoli - ucciso perché non raccontasse ciò che aveva scoperto. Indagati anche carabinieri, tra cui un noto ufficiale dell’Arma. Agghiacciante scoprire, seppur ricordiamolo siamo solo nella fase delle indagini preliminari, del coinvolgimento per delitti gravissimi di uomini in divisa che avrebbero dovuto tutelare il Sindaco e poi accertare la verità sul suo omicidio. Invece si ipotizza che siano stati tra i suoi carnefici”.

Tre carabinieri che, non solo avrebbero operato in collusione con 4 imprenditori e 2 camorristi per l’assassinio del “sindaco pescatore” per impedirgli di continuare a denunciare, con nomi e cognomi, l’illegalità che stava distruggendo Pollica, ma che avrebbero depistato perfino le indagini con manomissioni e falsificazioni. Fatti fondamentali per le indagini sull’assassinio del sindaco di Pollica, denunciati dalla famiglia, ma scarsamente presi in considerazione, fino alla svolta data alle indagini dal procuratore, dott. Giuseppe Borrelli, che, come da lui annunciato, sono solo all’inizio. Si spera che vengano fuori anche i nomi della cupola malavitosa ed i suoi rapporti con le istituzioni: la politica, le forze dell’ordine ed eventuale magistratura deviata o compiacente; rapporti che vanno dalla mancata difesa del territorio e dell’ambiente al fiorente traffico degli stupefacenti, alle speculazioni edilizie, alle strade fantasma, agli appalti fasulli e quant’altro di peggiore si possa immaginare.

Angelo Vassallo ha fondato la propria battaglia esistenziale e politica sulla difesa della Legalità e dell’Ambiente, senza tentennamenti, non dando ascolto alle minacce che i malavitosi gli facevano arrivare, coadiuvato dallo stimato segretario comunale, avv. Gerardo Spira, di cui il sindaco conosceva bene la sua vita, sempre improntata sulla correttezza personale e professionale nelle varie attività svolte nel mondo della politica, della pubblica amministrazione, della libera professionale.

Il “sindaco pescatore”, come ben evidenziato nel film del regista Maurizio Zaccaro con Sergio Castellitto (Angelo Vassallo) e Renato Carpentieri (avv. Gerardo Spira), lo ha voluto al suo fianco proprio per la sua intransigenza nel rispetto della legge al servizio del cittadino e per il suo alto senso civico, per la sua correttezza e trasparenza politica, non avendo mai esitato a denunciare con forza nelle sedi istituzionali la corruzione e la devianza politica. Un uomo dello Stato che, nella legalità e nell’ambiente, vedeva l’unica via per riformare una società locale, dove predominavano lottizzazioni del demanio pubblico (spiagge, ma non solo), il consistente commercio degli stupefacenti, che arrivavano dal mare, appalti pubblici fasulli e l’illegale arricchimento di alcuni imprenditori locali sulla pelle dei cittadini, mentre i sindaci degli altri comuni stavano a guardare.

Vassallo, con l’avv. Spira, organizzarono una vera e propria rivoluzione contro la illegalità, sia politica che ambientale, istituendo un pool di comuni che avevano come unico segretario comunale l’avv. Gerardo Spira.

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Mercoledì 03 Agosto 2022 10:45

Un consolidato ricatto elettoralistico dei politici e della ministra Bonetti


Non l’elemosina dei bonus ai separati

ma lavoro e giustizia nelle separazioni


Eccoli, i difensori dei separati che, con puntuale propaganda politica, annunciano il famoso assegno (fino ad €. 800 per dodici mesi) a favore dei separati in difficoltà a pagare l’assegno di mantenimento per i figli perché hanno un reddito non superiore a €. 8.174 nell’anno in cui chiedono il sostegno economico o perché hanno avuto una riduzione del reddito pari al 30% rispetto al 2019 e/o hanno avuto la sospensione per almeno 90 giorni dell’attività lavorativa a causa della pandemia a partire dall’8 marzo 2020 al 31 marzo 2022.

Il provvedimento era stato “pubblicizzato” da tanti mesi, oltre un anno, quando la pandemia esisteva davvero e il mondo del lavoro era bloccato, ma solo ora – a due mesi dalle elezioni - la solerte (non sarebbe fuori luogo definirla opportunistica) ministra per le Pari Opportunità e della Famiglia ha firmato il decreto attuativo, ma, ancora, non ha diramato le istruzioni per le domande. Forse si aspetterà l’esito delle elezioni.

Elena Bonetti, ministro per le Pari Opportunità e della Famiglia (eletta con Italia viva)Porta la sua firma anche l’istituzione dell’Assegno Unico Universale che sostituisce l’assegno per i figli, erogato anch’esso dall’Inps, e che comporta l’annullamento delle agevolazioni per i figli a carico, di cui beneficiavano ambedue i genitori che lavorano. Il risultato, indiscutibile, è stata la riduzione della busta paga dei genitori, con la “provvisoria” certezza che questo assegno sarà ripartito al 50% tra i genitori separati anche tra quelli che non lavorano, almeno fino a quando, come si rumoreggia in certi potenti (perché portano voti) ambienti femministi, l’assegno unico andrà interamente al genitore che in passato era titolato a riscuotere l’ANF (assegno nucleo familiare), perché collocatario dei figli.

Staremo a vedere, sempre dopo le elezioni, però. Comunque, una cosa è certa: l’assegno unico, di fatto, lo pagano ancora una volta i genitori, ma non lo Stato e non possono vantarsi dell’iniziativa i partiti promotori.

I bonus non sono una risposta alle difficoltà del genitore separato, ma, spesso, una sua umiliazione per coprire le malefatte di troppi giudici nelle separazioni, che penalizzano prevalentemente il genitore non collocatario, cioè il padre. Non c’è giustizia quando non si applica la Costituzione e/o il diritto civile inerente la famiglia e/o la tutela dei minori e/o quando si operano discriminazioni con il non concedere l’affido paritario (che esclude l’assegno di mantenimento e l’assegnazione della casa coniugale/familiare ad un solo genitore), che, al contrario, garantisce equità tra i due genitori, la bi-genitorialità e la co-genitorialità.

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Giovedì 28 Luglio 2022 11:28

Programmi elettorali e mala giustizia


Ubaldo Valentini*

I programmi delle forze politiche, in vista della prossima consultazione elettorale, non possono ignorare il funzionamento delle istituzioni che operano, talvolta, senza il minimo rispetto degli inalienabili diritti del cittadino, che, così, viene esposto, indifeso, a sofisticati abusi istituzionali.

Il sociale non è solo la miseria economica delle famiglie, i costi delle bollette e tutto ciò che svanisce gli stipendi e le pensioni, come si vorrebbe far credere. C’è un malessere sociale che va ben oltre queste indiscutibili emergenze, alimentato dal mal funzionamento di importanti istituzioni, la cui discrezionalità è divenuta sinonimo di discriminazione. Abusi che tutti conoscono, ma che vive solo chi vede sconvolta la propria vita personale e familiare per responsabilità individuale di chi gestisce le istituzioni, che dovrebbero tutelare tutti i cittadini, senza distinzione di sesso e condizione sociale.

La politica continua a sottovalutare l’estrema urgenza di porre rimedio ad una situazione dove predominano incertezza ed illegalità, a causa, purtroppo, anche per pigrizia ed incompetenza di chi occupa ruoli istituzionali. Il controllo deve essere reso obbligatorio per legge e le leggi le fa il Parlamento, ma non possono essere surrogate con “fantasiosi” ed opportunistici protocolli. Ma i politici tacciono, sempre, perché non vogliono disturbare i magistrati, che potrebbero disporre accertamenti sul loro operato ed i servizi sociali, loro insostituibili collettori di voti. Il cittadino deve solo votare, ma per cosa? L’assenteismo è conseguenza della sfiducia nei politici, che, in fin dei conti, guardano prevalentemente ai propri interessi, ma non tutelano concretamente il cittadino comune.

La legge non è uguale per tutti per la codardia o vigliaccheria di chi (e sono tanti), avendone potere, dovrebbe porre fine alle pratiche tribali di alcune istituzioni, dove la discriminazione, di fatto, spesso, diventa abituale prassi, su spinta anche di interessi di genere. Le parole non contano, occorrono i fatti e non i voti. L’informazione è drogata e non ha il coraggio di denunciare il mal funzionamento della Giustizia, dei servizi sociali, il mancato controllo della enorme evasione fiscale, esistente nel variegato ed inquieto mondo del business legale e socio-psicologo, creatosi attorno alle separazioni e all’affido dei minori.

La stampa, quella che conta, non si addentra su questi intollerabili abusi per motivazioni ben comprensibili e non fa una informazione libera, aiutando il cittadino “oppresso e indifeso” a far valere i propri diritti.

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Venerdì 22 Luglio 2022 08:23

Riceviamo e pubblichiamo


Non si sa dove sia finito un bambino di 7 anni

affidato dal tribunale a due comuni di Ferrara


È una storia talmente incredibile che si fatica persino a raccontarla, sottolinea l’avvocato Miraglia, cui la madre si è rivolta e che segue questa vicenda da anni.

Nessuno sa dove sia finito un bimbo di 7 anni, che da tutta la vita viene rimbalzato da una comunità a una famiglia affidataria. Tra il Comune di Ferrara, cui è stato affidato dal Tribunale dei Minorenni di Bologna, e il suo Comune di residenza (sempre nel Ferrarese), nessuno vuole assumersi la responsabilità di gestire il suo caso. E oltre a non vedere la mamma, perché nessuno dei due Servizi sociali ritiene sia compito suo dover organizzare gli incontri, al momento non si sa nemmeno dove sia finito. Stava in una famiglia affidataria, che però non lo vuole più. Dove sarà adesso?

«È una storia talmente incredibile che si fatica persino a raccontarla – sottolinea l’avvocato Miraglia, cui la madre si è rivolta e che segue questa vicenda da anni – A volte le istituzioni si accaniscono in maniera crudele contro le persone e questo bambino, che ha solo 7 anni, ne è la prova: nella sua brevissima vita ha vissuto lunghi periodi lontano dalla mamma, è stato collocato presso famiglie affidatarie, parcheggiato in una comunità fatiscente. Un calvario iniziato quando era piccolissimo e venne allontanato in quanto una psicologa e un’assistente sociale avevano intravvisto un mancato attaccamento del bambino nei confronti della mamma».

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Lunedì 18 Luglio 2022 16:34

Aosta

 

I servizi sociali tacciono, come sempre,

e i politici fanno finta di non vedere


Tutti conoscono la storia del padre che, anni or sono, è stato costretto a vivere in macchina, dopo che la casa popolare, in cui abitava con la moglie ed i tre figli, di cui una con difficoltà esistenziali ed un’altra ancora bambina, con la separazione, è stata assegnata alla madre, che, fra l’altro, aveva abbandonato la casa coniugale per dichiarati maltrattamenti in famiglia (mai dimostrati, nemmeno in sede civile, durante il procedimento di separazione, benchè raccontati più volte al giudice).

Maltrattamenti mai querelati dalla presunta “vittima”, ma, in base agli interessati timori “infondati” riferiti dalla moglie ai servizi sociali, da loro fatti propri con tanta solerzia, al punto da attivarsi perfino per revocare la licenza di porto di fucile e quella licenza da caccia (mai più riconcessa per meccanismi che si basano su una incomprensibile ed assolutamente non condivisibile discrezionalità, anche quando palesemente infondata, della questura e della prefettura) e per fargli sequestrare, a scopo cautelare, armi e munizioni, la cui lacunosa e generica relazione è stata sufficiente al tribunale per assegnare la casa coniugale alla moglie, senza alcun riscontro giudiziario e professionale con specifica Ctu sul comportamento e sullo stato psichico materno, che, come tutti sapevano e sanno, si disinteressava e si disinteressa dei figli, non prepara loro nemmeno i pasti, lasciando per molte ore la figlia psichicamente non autosufficiente alla sorellina di età allora inferiore ai dieci anni. Inoltre, in contemporanea, queste due sorelle uscivano di casa senza alcun controllo. Il padre lavorava e la madre, invece di procurarsi stabilmente un reddito per contribuire al mantenimento della famiglia, chattava e incontrava, poi, le persone contattate su internet, mettendo a rischio le due figlie.

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Venerdì 15 Luglio 2022 08:57

La nomina dell’amministratore di sostegno

non può essere solo un business economico


La Cassazione annulla il provvedimento con una sentenza che diventa giurisprudenza. L’avvocato Miraglia, difensore della signora, ha così commentato la vittoria: «da mesi sostengo che siamo di fronte a un nuovo business sulla pelle dei più fragili»

Ha fatto giurisprudenza, entrando tra le massime di Cassazione civile, la sentenza con la quale la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Miraglia in difesa della sua assistita, una docente e artista di Parma: per gestire da sola l’ingente patrimonio di famiglia, la sorella aveva chiesto per lei un amministratore di sostegno. La Cassazione ha ribaltato la sentenza del Tribunale di Parma emanata nel 2019, confermata l’anno successivo dalla Corte d’Appello di Bologna, affermando che il ricorso all’amministratore di sostegno non può essere usato per dirimere conflitti familiari, specialmente laddove nella cerchia familiare ci sia qualcuno che possa supportare le persone nella gestione del proprio patrimonio. «Tra l’altro le sentenze del Tribunale e della Corte d’Appello si basano su “sensazioni” e non su prove concrete – afferma l’avv. Miraglia – formulate esclusivamente su ipotesi e presunte diagnosi senza che alcun professionista abbia mai visitato la mia assistita».

Si legge infatti che la donna «seppur non affetta da una patologia nosograficamente accertata, manifesta comportamenti che fanno esistere il "fondato sospetto" e inadeguatezza della beneficiaria ad occuparsi dei propri interessi, e di riflesso anche di quelli della sorella» essendo il patrimonio di famiglia, ereditato dai genitori, ancora non diviso.

Proprio per confutare questa mancanza di prove concrete la donna, attraverso l’avv. Miraglia, ha presentato ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, la quale ha recepito le osservazioni presentate, ritenendo che tale situazione potrebbe essere risolta anche verificando la possibilità di reperire nella cerchia familiare il supporto eventualmente necessario (in questo caso il marito) e che l’amministrazione di sostegno non può essere un rimedio alternativo per la risoluzione di conflitti endofamiliari di natura patrimoniale, che possono essere risolti agendo secondo le specifiche azioni di tutela della proprietà.

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Venerdì 15 Luglio 2022 08:55
 
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