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Martedì 20 Luglio 2021 11:05

Una firma per i Referendum sulla Giustizia


Responsabilità civile e penale dei giudici

artefici della Ingiustizia nelle separazioni


di Ubaldo Valentini

Premetto che in passato ho espresso il mio consenso sulla responsabilità civile e penale dei magistrati, ma gli interessi di una parte politica hanno disatteso i risultati del referendum, tradendo la volontà di una stragrande maggioranza di cittadini. Preciso pure che non ho nessuna tessera di partito e che quello che dirò vuol essere una difesa dei giudici onesti e rispettosi del diritto civile, penale e amministrativo – nonchè delle relative procedure – a tutela dei cittadini. Firmare, anche se non si condividono i contenuti dei singoli referendum, vuol dire permettere ad una parte di cittadini di potersi contare sulla modifica di una legge vigente e ciò concretizza il rispetto di un diritto di democrazia e non rappresenta affatto alcuna volontà di assenso ai quesiti referendari per cui si firma. La condivisione o meno dei quesiti avverrà solo con il voto.

Il primo referendum per cui si chiede la modifica della l. n. 117 del 13.4.1988 (c.d. legge Vassalli), che disciplina il risarcimento dei danni causati ai cittadini dai magistrati nell’esercizio delle loro funzioni giudiziarie, riguarda, di conseguenza, la loro responsabilità civile. Il cittadino che si ritiene danneggiato non può chiamare in causa direttamente la responsabilità del magistrato responsabile del danno, ma deve rivolgersi allo Stato (cioè a noi cittadini contribuenti), che, una volta accertata la violazione del giudice, dovrebbe fare rivalsa sul magistrato stesso. Ma non avviene quasi mai!

 

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Martedì 01 Giugno 2021 10:32

Aosta: La giustizia minorile

negata a figli e genitori. Cosa fare?


Aosta, 31 maggio 2021- Conferenza -dibattito – relatore prof. Ubaldo Valentini – moderatore dott. Andrea Pieri

Antonio Sonatore, nella sua pubblica protesta contro il diniego dei tribunali aostani e piemontesi a fare il padre, portava un cartello con scritto “L’Ingiustizia della Giustizia”. Sono passati venticinque anni dal suo suicidio dinnanzi al Tribunale di Aosta, ma la sua lotta per la bigenitorialità e contro la ingiustizia delle istituzioni locali sembra essere dimenticata da chi ha il dovere della tutela dei minori e del genitore estromesso dalla vita dei figli. Le istituzioni valdostane, purtroppo, continuano a rendersi artefici di una assurda discriminazione tra i genitori, dimenticando il bene socio-psicologico ed affettivo di inerti minori a cui, di fatto, viene sottratta quasi esclusivamente la figura del padre.

Da anni denunciamo L’Ingiustizia della Giustizia in Valle d’Aosta con conferenze, convegni, dibattiti e comunicati stampa, ma nessuno presta attenzione alla nostra denuncia su questa drammatica situazione della quale sono vittime i minori e gli indifesi genitori non collocatari, che, sopraffatti dalla impotenza a far valere i propri giusti diritti di genitore, troppo spesso, in questa regione, si tolgono la vita, talvolta in modo palese mentre altre volte con discrezionalità, per non lasciare un brutto ricordo ai propri figli. Le istituzioni – e per istituzioni non intendo solo la magistratura e le forze dell’ordine – invece di aprire degli accertamenti sulla percentuale annuale dei padri, che, per disperazione, si tolgono la vita, si affrettano a tenere nascosti all’opinione pubblica questi assurdi episodi e a minimizzare l’accaduto con la facile giustificazione secondo cui in Valle d’Aosta i suicidi sono un triste primato. Dinnanzi alla constatazione che in Valle anche nell’ultimo anno molti padri si sono tolti la vita e nessuno ne parla, un noto esponente politico, negando la mia osservazione, mi ha risposto che la causa, eventualmente, è da ricercarsi nella pandemia in atto. Ancora una volta il cigno nasconde la testa sotto la sabbia.

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Venerdì 28 Maggio 2021 08:33

 
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Martedì 25 Maggio 2021 16:48

 


 
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Martedì 25 Maggio 2021 16:44

Assegno unico per i figli ai genitori,

ripartito al 50% per quelli separati


avv. Francesco Valentini*

L'assegno unico e universale, approvato con la legge n. 46 del 01.04.2021, entrata in vigore il successivo 21.04.2021, è stato previsto per semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età (con accredito diretto allo stesso), aumentato dopo il terzo figlio e in presenza di disabilità. Il suo ammontare, partendo da una quota minima, è determinato dall’Isee, che attesta il reddito familiare (art.1, c. 2, lett. “a” e “b”).

L’assegno spetta al figlio maggiorenne, per altri tre anni, se è iscritto all’università; è un tirocinante; è iscritto a un corso professionale; svolge il servizio civile o un lavoro a basso reddito.

L’assegno “è pienamente compatibile con la fruizione del reddito di cittadinanza” (c. 2, lett. “d”) ed inoltre “è pienamente compatibile con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali” (c. 2, lett. “h”).

L’assegno unico – usato come credito d'imposta o erogato mensilmente in denaro - “è ripartito in pari misura tra i genitori ovvero, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale”, mentre, in caso di separazione o fine convivenza dei genitori, di divorzio, con l’affido esclusivo dei figli ad un genitore, “l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori” (c. 2, lett. “g” ed “f”).

 

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Lunedì 24 Maggio 2021 15:30

Anche la cattiva gestione degli affidi

è responsabile della crisi delle nascite


di Ubaldo Valentini

 

In Italia siamo in piena crisi delle nascite e la responsabilità, quando i genitori cessano di convivere, va ricercata anche nella cattiva gestione dell’affido dei figli da parte della magistratura chiamata a sentenziare sul loro affido, sul diritto di vista del genitore non più convivente con loro e sul loro esoso mantenimento, quasi sempre a carico del genitore estromesso dalla prole.

Compartecipi e responsabili dell’emarginazione di uno dei genitori (il non collocatario, cioè quasi sempre il padre) sono quei dipendenti degli enti locali che assolvono al proprio lavoro con molta discriminazione verso il padre, e di conseguenza verso i minori, quali gli assistenti sociali, gli psicologi, i mediatori familiari, gli educatori, i funzionari delle amministrazioni pubbliche, a cui compete il dovere del controllo sull’operato dei sopra citati dipendenti ma non lo fanno.

I politici, che, seppur conoscendo le pecche di questi “professionisti”, per finalità elettorali, non formulano leggi chiare e vincolanti sull’affido nelle separazioni dei genitori; non impongono un Regolamento ai Servizi sociali che trattano la delicata materia dei minori e dei loro diritti “negati”; non garantiscono trasparenza nei finanziamenti che gli enti pubblici elargiscono ai figli e al genitore collocatario (quasi sempre esclusivamente la madre) nonostante che da quindici anni sia operante la legge sull’affido condiviso; non permettono al genitore non collocatario l’accesso all’informazione sui finanziamenti percepiti in nome dei figli e/o in quanto genitore separato con figli presso di cui collocati. Anzi, questi enti pubblici, ignorando la legge sulla privacy rispondono che non possono dare informazione sui figli al padre, da loro ritenuto un “estraneo”!

Si assiste al rimpallarsi delle responsabilità tra questi operatori e i giudici, alla dilagante arroganza dei servizi a voler decidere sui minori, senza la dovuta e specifica competenza, spesso acquisita con corsi professionali farsa. Tutti ne parlano, ma nessuno interviene, nemmeno i legali, che ritengono, a ragione, l’intervento di molti servizi sociali dannoso per i minori stessi.

Il genitore estromesso dalla vita e crescita dei propri figli (la presenza saltuaria di alcune ore non incide nella formazione sociale ed affettiva dei minori) viene platealmente snobbato dalla stragrande maggioranza di magistrati ed operatori psico-sociali, riconoscendogli solo il ruolo di bancomat sotto-scacco della madre collocataria e, se non paga, gli si aprono le porte del carcere per aver fatto venir meno il sostentamento dei figli, anche quando la genitrice è facoltosa ed investe le proprie risorse, anche l’assegno di mantenimento per la prole che riceve dal padre, per viaggi e per una vita dispendiosa per sé, ma non per i figli.

 

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Lunedì 24 Maggio 2021 15:25

CONFERENA – DIBATTITO

AOSTA – Lunedì 31 maggio ore 20.30

Sala Conferenze (g.c.) CSV Rue De Maistre Xavier, 19

 

Aosta: La giustizia minorile negata

a figli e genitori. Cosa fare?

 

Introduce il dibattito il prof. Ubaldo Valentini – Moderatore: dott. Andrea Pieri.

La conferenza dibattito è aperta a tutti i cittadini.

Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. tel. 347.6504095

Ubaldo Valentini - pres.

 

***

 

La situazione della giustizia minorile in Valle d’Aosta è critica e non esistono garanzie di tutela dei minori e del genitore “bancomat”, estromesso dalla vita dei figli. I genitori separati subiscono ed inutile è la loro protesta. I politici mettono la testa sotto la sabbia e fanno finta di non vedere e di non sapere.

La situazione è ormai intollerabile: provvedimenti di affido contraddittori e non sempre comprensibili; lo stesso giudice è chiamato ad esprimersi, anche per quattro/cinque volte, sui ricorsi di modifica delle sentenze di separazione e divorzio da lui emesse (come relatore e come istruttore del provvedimento), con la conseguenza che le nuove istanze vengono velocemente rigettate, il padre viene condannato a pagare le spese legali di controparte e nessuno vuole smentire sé stesso; giudici inamovibili da decenni su un tribunale molto piccolo (corrispondente ad un territorio di un piccolo quartiere di Roma o Milano) e gestione della giustizia minorile e familiare affidata a giudici che da un decennio amministrano ed emettono decreti e sentenze spesso contraddittorie tra loro e con sempre garantiscono il contraddittorio e accertamenti sulla madre collocataria. Guai, poi, parlare di affido paritario, di Pas o di accertamenti sul rifiuto dell’altro genitore da parte dei figli, anche se piccolissimi, di trasparenza nei finanziamenti pubblici e privati e di lavoro nero dei genitori, di indebito patrocinio gratuito e tant’altro. La madre è intoccabile.

L’attività 2021-2022 ad Aosta (dedicata ad Antonio Sonatore, di cui è appena terminato il 25° anniversario dal suo gesto di protesta a tutela della sua negata paternità) sarà incentrata su questo grave problema che danneggia, di fatto, prevalentemente i figli privati di un genitore. Lo faremo con pubblici dibattiti, convegni, conferenze e tavole rotonde a cominciare da lunedì prossimo.

 
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Martedì 13 Aprile 2021 08:04

Il “messaggio” di un padre suicidatosi per la negazione dei diritti genitoriali


“L’ingiustizia di una giustizia”


Il 9 aprile di venticinque anni fa il maestro e psicologo Antonio Sonatore moriva dopo essersi dato fuoco, il giorno di Pasqua, davanti al Palazzo di Giustizia di Aosta. E’ stato il primo padre italiano, estromesso dalla vita della propria figlia, a suicidarsi per rivendicare l’inalienabile diritto di ogni genitore all’affidamento dei figli e l’inalienabile diritto dei figli a frequentare in modo paritario ambedue i genitori. Nel corso degli anni, Antonio Sonatore è divenuto, a livello nazionale e mondiale, il simbolo dei padri che lottano per essere rispettati nei tribunali quando si decide l’affido dei propri figli e che combattono contro “l’ingiustizia di una giustizia”.

Nel cartello che portava al collo c’era scritto: “L'ingiustizia di una giustizia che costringeva un padre a vivere separato dalla figlia”, con il quale denunciava pubblicamente l’operato del Tribunale di Aosta e di quello dei minori di Torino che, a causa delle sue proteste, gli aveva vietato di poter frequentare la figlia, la quale, da parte sua, non voleva vederlo, a causa delle sue proteste pubbliche. La Pas esisteva anche allora e la madre, “notabile” del potere locale, sicuramente aveva un peso psicologico sulla figlia.

Antonio Sonatore è “volutamente” ignorato dai valdostani che sembrano vergognarsi del suo gesto di protesta. I politici non fanno nulla per rimuovere le ben note cause che, di fatto, contribuiscono in modo rilevante alla diffusa discriminazione istituzionale dei padri estromessi dalla vita dei figli e il cui ruolo è solo quello soccombente ad una giustizia che privilegia sempre la madre, anche quando i fatti confermano ben altro. I politici, come gran parte della “scrupolosa” informazione locale, si preoccupano non di rimuovere le ingiustizie, in parte dovute alla cattiva gestione dei finanziamenti verso i figli dei separati e verso le famiglie del genitore collocatario, ma di coprire il drammatico fenomeno dei padri suicidi che, ogni anno, in vallata, compiono il gesto estremo, poiché non accettano la loro estromissione affettiva ed educativa dai figli e nemmeno la persecuzione economica nei loro confronti.

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