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Venerdì 30 Novembre 2018 16:51

Valle d’Aosta: la Guardia di Finanza smaschera i ladri


Lavoro in nero e tante false dichiarazioni

Per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, i contributi pubblici, gli assegni più alti per i figli: sempre sulla pelle dei padri

 

In tempi non sospetti avevamo chiesto alle istituzioni a cui compete il controllo una indagine a tappeto in Valle d’Aosta sulla gestione del patrocinio a spese dello Stato, sulla segretezza dei contributi elargiti dagli enti locali al genitore collocatario e sull’esteso fenomeno del lavoro nero, poiché troppe persone usufruiscono di benefici economici a cui non hanno diritto. Fenomeni, questi, che creano inaccettabili discriminazioni nei confronti di tutti coloro che hanno realmente un basso reddito ma, operando nella legalità, si vedono estromessi dai benefici di legge per loro previsti.

E’ di questi giorni la notizia che dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza di Aosta sulle prestazioni sociali agevolate (P.S.A.), cioè sui contributi economici erogati dallo Stato e dagli enti locali alle persone con basso reddito, risulta che le dichiarazioni, compreso l’Isee, non sono veritiere, cioè sono false. I casi analizzati sono stati solo 46, su centinaia e centinaia, e tutti hanno avuto esito negativo. Ciò dovrebbe portare alla restituzione delle somme “truffate” con false dichiarazioni e all’applicazione di una salata sanzione amministrativa (cioè una “multa”). Chi elargisce i contributi ha l’obbligo di effettuare rigorosi controlli sia sulle richieste che sull’utilizzo delle somme percepite. Tali controlli, però, non vengono fatti in modo sistematico e con modalità “a sorpresa”.

I genitori separati valdostani da decenni si scontrano su questo modo di gestire i contributi pubblici e sul mancato contrasto e repressione del lavoro in nero. I patrocini a spese dello Stato vengono concessi sull’autocertificazione della dichiarazione dell’avente diritto, cioè sulla “parola” del dichiarante, mentre l’Agenzia delle Entrate, prima di concederli, ha l’obbligo di predisporre i dovuti e approfonditi accertamenti su tutte le dichiarazioni e la Corte dei Conti, essendo soldi pubblici, dal canto suo ha il diritto-dovere di verificare la gestione dei contributi pubblici e di chiamare i dirigenti dei vari settori alle proprie responsabilità amministrative e penali.

Altra realtà su cui nessuno vuole aprire una seria indagine è il lavoro in nero che penalizza il padre, essendo quasi sempre la madre la collocataria dei figli, la quale non dichiarando redditi, nonostante lavori ed abbia un reddito identico a quello del padre, beneficerà di un assegno di mantenimento per i figli più alto, perché dichiara di essere disoccupata. Non ci deve meravigliare, poi, se questi genitori vivono al margine della povertà ed alcuni di loro sono sopraffatti dalla disperazione.

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Mercoledì 21 Novembre 2018 17:21

In Valle d’Aosta


Il cittadino non deve partecipare

alle questioni che lo riguardano


L’intervento dell’avv. Spira, noto esperto di diritto amministrativo e dei diritti dei cittadini, è una doverosa riflessione sull’inaccettabile atteggiamento delle istituzioni valdostane (regione, Ausl, dirigenza servizi sociali, altri) che si rifiutano di applicare la legge 241/1990 e s.s.m. sostenendo tesi che non hanno alcun riscontro nel diritto italiano e nella giurisprudenza vigente e lo fanno per motivazioni lobbystiche e, forse, per scarsa domestichezza con il diritto amministrativo. Ciò li porta a negare i diritti fondamentali dei cittadini, quali la trasparenza e la regolamentazione delle strutture dell’apparato amministrativo.

Le linee guida non è un “affaire” dei diretti interessati cioè i servii sociali e dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, e non possono essere deliberate dalla giunta regionale per lasciare fuori le commissioni consiliari, l’assemblea consiliare e i genitori, cioè i diretti interessati. I giudici, facenti anche loro parte della pubblica amministrazione, in merito, devono applicare la leggi e non esprimere valutazioni di merito per giustificare linee guida che tutelano solo i servizi sociali e non i minori e i loro genitori. Il controllato non può fare il controllore di sé stesso!  Ben vengano i commenti dei lettori e gli interventi dei diretti interessati (uv).

avv. Gerardo Spira*

Ricordate la questione dei Servizi sociosanitari in Valle d’Aosta? E il problema della mancanza di regolamentazione, dei rapporti tra genitori e tra questi e i figli durante la separazione?

I recenti eventi, sempre più crescenti, riaprono ferite di episodi finiti nel tunnel della disperazione senza soluzione. Intanto studiosi e stampa si affannano dietro teorie, le più astruse che non trovano rispondenza e collegamenti con la realtà ambientale. Vero è che le cause possono essere tante, ma certamente tutte prodotte da una società in cui i cittadini vivono condizioni di disagio, di diversa natura, non approfondito e quasi sempre male interpretato.

Ricorderete anche che la nostra Associazione, da moltissimi anni ha puntato l’indice su uno dei problemi che toccano i genitori separati, costretti e soffocati da provvedimenti ingiusti e intollerabili? Abbiamo segnalato la gravità della situazione, riconducibile, per quanto ci riguarda, alla protervia istituzionale di andare per una strada isolata e senza argini di prevenzione, sconnessa e contraria a facilitare la vita comunitaria.

Il cittadino è solo, senza alcuna protezione legale o di giustizia. Piani e programmi diventano un adempimento istituzionale, imposti dall’alto senza il coinvolgimento e la partecipazione del cittadino.  Questo è incanalato in un percorso imposto contro le sue ragioni e diritti. Corsi, incontri e convegni servono e sono utili a chi li promuove ed organizza, ma non al cittadino, soggetto-vittima del problema.

I progetti e i programmi vengono studiati e stesi a tavolino e poi calati nella realtà. I problemi della famiglia nascono nella vita di tutti i giorni, maturano in silenzio (per dignità) tra vicoli, strade, piazze e nel chiuso delle ville. E da qui deve cominciare la ricerca, lo studio, tra la gente e nel silenzio premonitore di eventi imprevedibili. Qui si scoprono motivi e cause del malessere.

Una decisione o sentenza espressa con le carte e sulle carte, senza alcuna verifica ambientale risulta sempre lo stravolgimento della verità. La Giustizia e la verità sono diversamente sinonimi, ma con lo stesso significato e valore. Capire la verità significa penetrare nei problemi dell’uomo, nella sua vita reale, nel mondo in cui egli progetta il suo futuro con gli altri, insieme alla sua famiglia. Qui si misura la capacità istituzionale di organizzare un mondo sociale possibile, aperto e affrancato, senza divisioni o persecuzioni, un mondo di diritti riconosciuti e sostenuti, un mondo in cui il tanto decantato principio di sussidiarietà ha pervaso ogni angolo e spazio di vita del singolo cittadino. Lo Stato, le regioni e i comuni sono stati chiamati dalla legge a garantire questo mondo.

Abbiamo insistito perché le attività dei servizi sociali, posti all’avanguardia dei problemi sociali venissero regolamentate e disciplinate, in un processo di collaborazione partecipativa dei genitori messi in difficoltà, spesso da una cultura risentitiva, quasi vendicativa in nome di diritti interpretati e applicati contro l’altro. I preconcetti culturali, trovano ancora una inaudita resistenza e contrarietà. Forse per non ammettere di avere sbagliato si continua a sbagliare. E intanto i fatti, come le alluvioni, lasciano lungo il percorso danni e vittime. Disfunzioni e irregolarità procedurali accrescono il malessere. Il patto istituzionale, firmato una specie di protocollo assume più valore e forza della vita e dei diritti della persona umana, della famiglia e dei figli.

Il cittadino, si dice, non deve partecipare alle questioni che lo riguardano.

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Venerdì 09 Novembre 2018 18:03

Sulla proposta di modifica del condiviso della Lega e 5 Stelle (DDL735/18)

 

Le sterili e anacronistiche argomentazioni

delle lobby femministe e dei centri antiviolenza

 

Non si comprende con quale sfacciataggine si possa sostenere che la prassi dell’affido condiviso dei minori nelle separazioni e nei divorzi, così come avvenuto fino ad oggi, tuteli i minori e il genitore più debole, cioè, a scanso di equivoci, il padre bancomat quasi sempre estromesso dalla vita dei propri figli. Il genitore più debole è il padre e non la madre!

Femministe. centri antiviolenza, associazioni di genere, sindacati, Telefono rosa e sinistra forcaiola sostengono che il ddl ” parte dal pregiudizio che le donne siano avvantaggiate rispetto ai padri dall’attuale legislazione nell’affido dei figli, non a caso si introduce il concetto di alienazione parentale che presuppone donne manipolatrici intente a mettere i figli contro il padre … tutte le misure proposte calpestano i diritti dei minori e del coniuge economicamente più fragile, senza tener conto né delle scelte familiari fatte in precedenza, né di procedure in atto di denunce di violenze familiari. Diciamo no alla mediazione obbligatoria, al mantenimento diretto dei figli, a un piano genitoriale che non tiene conto delle esigenze dei ragazzi”, ma non dicono che

- La Pas non è una invenzione diabolica dei padri ma una pratica assai diffusa con la quale il genitore collocatario, quasi sempre la madre, arriva a condizionare i figli al punto di far loro rifiutare qualsiasi contatto con l’altro genitore e le cui denunce in tribunale e presso i servizi sociali restano inascoltate perché queste due istituzioni tutelano quasi sempre la madre e non i figli privati della bigenitorialità.

- La violenza fisica e morale è, per queste figlie dei fiori, di esclusiva appartenenza all’uomo, dimenticando che centinaia di padri ogni anno, nell’indifferenza della stampa e delle istituzioni, si tolgono la vita proprio a causa delle discriminazioni subite nella separazione e nell’affido dei figli minori. Tantissimi padri subiscono dalla ex partner ricatti economici, violenza morale e fisica con cure dei sanitari ma che non denunciano per non inasprire i già difficili rapporti con il genitore collocatario e per non portare i figli nei tribunali quali testimoni, essendo quasi sempre presenti alle violenze subite.

- Il genitore in difficoltà economica, nella maggioranza dei casi, è quello che deve abbandonare la casa familiare, anche se è di sua proprietà, deve spesso pagare il mutuo sulla sua casa assegnata per i figli al genitore con loro convivente che vive agiatamente con il suo nuovo partner, mantenuto dall’ex-marito e/o compagno; deve trovarsi una nuova abitazione, spesso piccola e non sempre idonea per accogliere degnamente i figli; deve versare alla madre l’assegno di mantenimento per i figli e per sé, visto che la ex al lavoro preferisce fare la disoccupata o lavorare a nero: circostanza questa che le permette di avere un assegno più consistente per i figli ed anche per sé, quando dovuto, e di ottenere contributi pubblici e, inoltre, di accedere al patrocinio a spese dello Stato, cioè a spese di noi contribuenti.

Al genitore non collocatario dei figli, con sentenze non sempre chiare e appropriate, gli viene imposto di pagare le spese straordinarie non autorizzate ma che l’altro genitore puntualmente richiede. Qualche giudice, poi, anche quando è prevista l’autorizzazione preventiva ma che l’affidatario non rispetta, si permette di condannare il genitore non collocatario che si rifiuta di pagarle perché quando le spese sono per i figli sono sempre valide e devono essere sempre pagate da ambedue i genitori. Nemmeno il giudice, dunque, rispetta le sentenze di un altro giudice!

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Giovedì 08 Novembre 2018 10:47

 
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Mercoledì 07 Novembre 2018 19:15

Ad AOSTA


L’affido condiviso.

Riflessione sulla proposta di modifica


Il disegno di legge n. 735/2018, meglio conosciuto come proposta Pillon, ha riacceso la discussione sull’affidamento condiviso, introdotto con la legge 54/2006. Gli aspetti critici della legge 54/2006, peraltro, emersi in seguito alla controversa applicazione da parte dei Tribunali e alle disfunzioni dei Servizi degli Enti territoriali, diventano, nella proposta Pillon, scusante per riesumare una ideologia contraria ai principi costituzionali e alla libera conquista del divorzio. La guerra politica rischia di affondare il diritto alla libera decisione e le garanzie sulla tutela dei minori.

Nella proposta si nasconde, attraverso istituti e nuove figure professionali, il filo conduttore che preannuncia la vera identità di una riforma che, nel caso di positiva approvazione, aggraverà la confusione istituzionale, con buona pace di tutti i soggetti coinvolti (professionisti e tribunali), responsabili del fallimento della legge 54/2006 che aveva introdotto l’affido condiviso. Invece di semplificare e snellire l’iter della separazione per un vero affido condiviso, così come prevedeva la legge, la proposta Pillon complica la vita delle coppie, che si vedranno spennare a tutti i livelli ed in tutti sensi.

Il novello legislatore ferma l’attenzione sui genitori e non sui minori che sono l’anima e il cuore della discussione. Così, a nostro avviso, muoiono i diritti e la giustizia diventa appannaggio di pochi (di quelli che hanno “facoltà economica” di agire).

Il disegno di legge introduce, a carico dei genitori (la cui maggioranza ha grosse difficoltà economiche), la mediazione obbligatoria e il coordinatore familiare quando permane la conflittualità fra di loro, senza prevedere una ferrea regolamentazione del loro operato e della loro professionalità. Non garantisce, nella realtà, l’affido condiviso alternato, il mantenimento diretto dei figli (i quali potrebbero trascorrere con un genitore solo i 2/5 del tempo (sempre il padre, come da abusata prassi del passato, rendendo, pertanto, ancora obbligatorio l’assegno di mantenimento) e sorvola sul ruolo, sulle responsabilità e sulla trasparenza dei servizi sociali e del tribunale.

Il fenomeno dell’alienazione genitoriale e parentale (Pas) nelle separazioni è trattato solo marginalmente mentre, al contrario, è diffusissimo è costituisce la principale causa della radicata conflittualità genitoriale che solo pochissimi tribunali incominciano ad indagare e condannare il genitore responsabile con pene severe, compreso l’affido esclusivo dei figli al genitore emarginato.

Ne vogliamo discutere in un pubblico incontro, attraverso una riflessione che toccherà tutti gli aspetti della proposta. Confidiamo nella partecipazione non solo dei cittadini, ma anche e soprattutto degli operatori del settore, senza alcuna esclusione. Il problema della separazione è ormai un seme messo a dimora in tutte le famiglie.

Sulle criticità del disegno di legge e sulle proposte dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, pubblicate sul sito www.genitoriseparati.it, si terrà

 

Il dibattito sarà introdotto dal prof. Ubaldo Valentini che illustrerà la proposta di legge e le criticità evidenziate dall’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, riportate nel sito web www.genitoriseparati.it, con la partecipazione del consigliere regionale Roberto Cognetta che riferirà anche sul Regolamento dei Servizi sociali che l’assessorato alle Politiche sociali deve predisporre da mesi.

Il dibattito è aperto a tutti. Per informazioni 347.6504095.

Avevamo predisposto una tavola rotonda su questo tema, resa impossibile dalla non adesione dei relatori invitati (o loro sostituti), eccetto il consigliere Cognetta, per motivi di lavoro (Presidente del Tribunale), per precedenti impegni (avv. Paolo Sammaritani per la Lega), per non adesione e partecipazione solo come uditori (Presidente Ordine Avvocati e il consigliere regionale Nasso per i 5 Stelle).

 
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Lunedì 29 Ottobre 2018 09:41

L. 54/2006 e DDL. 735/2018


La legge 54 sull’affido condiviso

va applicata e non annullata!


di Ubaldo Valentini *

Il d.d.l. Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“, a firma di alcuni senatori della Lega e del M5S, ha il preciso intento - poco attinente alla riforma della L.54/2006 che ha introdotto l’affido condiviso -:

  1. di eliminare alcune iniziative facoltative, riportandole in quelle obbligatorie a pagamento da parte dei genitori che intendono separarsi e divorziare, senza preoccuparsi di fissare le regole di comportamento agli attori (mediatori) che hanno operato per anni con risultati scadenti e spesso nocivi per i minori e per i loro genitori;
  2. di ridurre l’accesso all’istituto del divorzio alla maggior parte dei genitori, poiché solo coloro che hanno un discreto reddito possono accedere alla separazione/divorzio e pagarsi le spese per la mediazione obbligatoria e per  il coordinatore familiare, considerato che – come la storia giudiziaria ci insegna – la conflittualità nella coppia ha radici profonde che la mediazione non riesce mai a risolvere e che può essere contenuta solo con provvedimenti equi e vincolanti per ambedue i genitori;
  3. di prospettare un condiviso incentrato solo sulle esigenze degli adulti, considerando marginali quelle del minore. Il Parlamento - consapevole che i minori di età inferiore ai dodici anni possono già avere una capacità valutativa e, quindi, possono esprimere le loro esigenze e le loro aspettative nell’affido che li riguarda - ha abbassato l’età in cui il giudice ha il “dovere” di ascoltarli quando il loro parere può essere importante per un affido sereno e rispettoso, in primo luogo, della sua persona.
  4. di introdurre altre figure professionali, che possono essere recuperate nel vasto pantano della funzione pubblica. Nella proposta di legge non esiste alcuna garanzia sulla loro (mediatori e coordinatori familiari) reale professionalità e nemmeno sono previsti periodici controlli con personale terzo e specializzato per verificarne competenza e validità della loro attività.

Il nostro diritto è fondato sui diritti della persona e quindi sull’obbligo dello Stato di assicurarne l’esercizio attraverso le rappresentanze istituzionali.

Non occorre, pertanto, limitare la libertà del cittadino ed estromettere ulteriormente il minore da un processo che lo riguarda in prima persona facendo ricorso ad espedienti di dubbia natura etica.

Vanno disciplinati, invece, due momenti cardini della “questione Separazione”: la discrezionalità dei servizi e dei tribunali e il potere facoltativo attribuito agli stessi.

E’ fondamentale che i procedimenti amministrativi e civili si svolgano attraverso un percorso ben definito, individuato non solo dagli “addetti ai lavori” ma anche con i loro utenti (i genitori che hanno il dovere di tutelare i propri figli e se stessi) a garanzia in primo luogo del minore, assicurando, così, al figlio e ad ambedue i genitori, il pieno rispetto del diritto alla bigenitorialità.

La mediazione

Il sen. Pillon, che rivendica la paternità del ddl, enfatizza l’istituto della mediazione come la panacea di tutti i mali della separazione della coppia. Si preoccupa dell’albo dei mediatori, delle figure che dovranno svolgere la funzione, senza toccare ciò che è stato fatto finora, anzi recuperandolo nelle sue criticità e negatività. Per la stessa funzione ha accomunato figure professionali di cultura, competenze e capacità diverse.

Gli avvocati (art 1, c. 2, lett. c) possono avere la qualifica di mediatore familiare purché iscritti all’ordine professionale da almeno cinque anni ed abbiano trattato almeno dieci nuovi procedimenti in diritto di famiglia e dei minori per ogni anno.  La loro possibilità di iscrizione all’albo, pertanto, è subordinata a condizioni diverse da tutte le altre figure che hanno acquisito il titolo nei vari “diplomifici” italiani. Tutti insieme: diplomati da terza media, laureati e specializzati.

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Lunedì 22 Ottobre 2018 09:11

Registro della Bigenitorialità


L’avv. Gerardo Spira, con la profonda Competenza giuridica che lo contraddistingue e con l’amore per la Giustizia e la trasparenza che ha caratterizzato tutta la sua vita, affronta il falso tema del Registro della Bigenitorialità. Registro che non ha alcuna valenza di legge e serve, invece, solo per nascondere la non volontà della politica e degli enti locali a garantire la vera tutela dei minori nella società e nelle separazioni.  Agli enti locali e ai ministeri competenti sui minori spetta garantire che le istituzioni operino nel bene dei minori, esigendo il rispetto della legge attraverso Protocolli che regolino l’attività dei servizi sociali e dei tribunali condivisi, prima di tutto, con i genitori e le loro associazioni. Quelli fatti tra tribunali e ordini professionali non sono altro che espressione di consolidate e anacronistiche caste.

La politica nazionale deve – finalmente - affrontare tutta la tematica minorile, disciplinandola con protocolli e regolamenti nazionali, controllando seriamente e direttamente l’attività delle istituzioni italiane che operano in questo delicato mondo minorile non sempre con senso di equità e giustizia. Da ventun anni - ora affiancati dal nostro presidente onorario, avv. Spira - lottiamo per la centralità del minore nella società, soprattutto nelle separazioni, e per una Giustizia che, forse perché mal interpreta la legge, quasi sempre sottrae il figlio ad un genitore o addirittura ad ambedue. I giudici – come da anni andiamo ripetendo nei convegni e in queste pagine - non possono fare gli psicologi, i sociologi e gli assistenti sociali. Questi non possono amministrare la legge. (uv)


Si ingarbuglia ancora di più la situazione

dei conflitti familiari e la condizione dei figli


Vale un vecchio detto “gli scienziati non sanno più cosa inventare per reggere in politica”.

Avv. Gerardo Spira*

Parole, frasi fatte e ripetute, concetti copiati, strafalcioni giuridici: la novella del Registro della Bigenitorialità ha solo lo scopo di fare passare il messaggio secondo il quale la politica ascolta e si muove nel loro interesse.

Qualcuno ha anche la sfrontatezza di dichiarare nelle pubbliche assemblee che il Registro della bigenitorialità è legale, che trova il suo aggancio nella legge del 2006 (bugia consapevole?), ma si è guardato bene dall’indicarne il numero, sicuro dell’approvazione. Il risultato lo conferma! L’affare è passato senza eccezioni. Agli elettori attenti il giudizio! La fretta e la superficialità portano a questi scherzi. Abbiamo perduto, purtroppo, la sensibilità all’impegno serio delle proposte nelle assemblee, studiate e fondate sulla legge. Gli altri si accodano. Per condivisione pura e semplice o per lungimiranza politica? Resta il dubbio amletico!

Veniamo all’affare del Registro della Bigenitorialità, così si dice in amministrativo quando si discute di un argomento collegiale. Anche Città di Castello è stata colpita dall’influenza di un “movimento” che pervade in molti comuni italiani, specie ora, in prossimità di scadenze elettorali. Così Il 15 ottobre anche il consiglio comunale di Città di Castello, ha approvato la proposta del capo gruppo della sinistra Giovanni Procelli di istituire il Registro, per garantire ad entrambi i genitori il diritto ad assumere decisioni e partecipare alle scelte che coinvolgono salute, educazione ed istruzione del figlio” (sic).

Chissà se il consiglio comunale sa che questi principi sono nella legge e che costituiscono prerogativa di applicazione del Tribunale. In coro tutti i presenti hanno detto sì. Le motivazioni? Sono state esplicitate sommariamente di natura politica. Pare che l’atto del Consiglio sia un primo passo per la successiva regolamentazione.

Essendo materia di competenza esclusiva dello Stato, non si comprende come sia stato superato lo scoglio del parere tecnico in ordine alla legittimità della proposta. Così anche quello sulla Privacy che con il decreto europeo, in materia dei minori, è ritenuto molto importante. Ma tant’è! Attendiamo gli eventi, dal momento che, sul problema ha puntato gli occhi del controllo sia il Ministero dell’interno che quello della funzione pubblica.

La proposta del Consiglio passerà ad una commissione comunale(?) per fare un Regolamento tipico, di quelli che già circolano in diverse edizioni in Italia.

L’argomento non ci trova meravigliati, perché abbiamo avuto modo di misurare il polso dell’amministrazione del capoluogo della Regione: la città di Perugia. A Perugia l’accordo politico ha portato un nucleo di maggioranza a dire no al Regolamento che invece va nella direzione della legge a tutela degli interessi dei minori.

Ciò nonostante, intendiamo, a tal proposito, esprimere il nostro pensiero in merito e lo facciamo pubblicamente, pur sapendo che contrasterà con quello della politica di turno che lo ha espresso con una votazione unanime. Ne esplicitiamo le ragioni.

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Giovedì 11 Ottobre 2018 09:19

Aosta: l’assessorato alle politiche sociali attacca


Una cosa è attivare la mediazione

e altra cosa sono i risultati!


di Ubaldo Valentini*

Il coordinatore del Dipartimento Politiche sociali della Regione Valle d’Aosta, dott. Igor Rubbo, ha contestato (Gazzetta Matin del 8.10.2018) quanto è emerso nel dibattito sui servizi sociali e sulla mediazione familiare “senza controllo” perché, a suo dire - e non poteva essere diversamente - E’ una affermazione non verificata dai fatti né supportata da dati concretiTutte le attività sono oggetto di monitoraggio e di controllo Un conto è perciò dire che è fuori controllo, un altro è dire che necessita di linee guida. L’Assessorato si è assunto l’impegno e lo sta portando avanti: attualmente le linee guida sono in fase avanzata di elaborazione”.

Il coordinatore, fresco di nomina, era presente al dibattito ma si è guardato bene dall’esporre pubblicamente le

proprie osservazioni alle quali i relatori avrebbero risposto immediatamente. Presente all’incontro che l’associazione ha avuto con l’assessore alla Sanita, salute e politiche sociali nel corso del quale i relatori avevano anticipato le proprie valutazioni sui servizi sociali e sulla mediazione familiare si è solo limitato a dire che la direzione dei servizi sociali aveva preso “provvedimenti” nei confronti di assistenti sociali al centro di contestazioni da parte di alcuni genitori separati. Peccato che le stesse assistenti sociali continuano ad essere al loro posto e continuano a comportarsi come hanno sempre fatto con relazioni di parte e fortemente schierate con la madre, nonostante i fatti le smentiscano.

Durante l’incontro-dibattito dell’8 ottobre l’associazione ha innanzitutto ricordato che a distanza di oltre due anni la Regione Valle D’Aosta ancora si palleggia un problema che sta aggravando la situazione delle famiglie separate e dei figli. Il Consiglio regionale del 9 novembre 2017 aveva preso atto del problema e aveva delegato la giunta a correre ai ripari, disciplinando le funzioni dei Servizi sociali in tutta la regione. Vuol dire che al Consiglio risultava il dramma delle coppie separate e il denunciato fallimento delle istituzioni.

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