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Giovedì 25 Gennaio 2024 16:50

Giustizia ingiusta o malagiustizia?


Non sempre la giustizia è ingiusta per i limiti giuridici o, meglio, per l’incompetenza di chi l’amministra, per gli interessi lobbystici o di casta, per le ingerenze della politica, per la superba superficialità degli operatori della giustizia e il pressapochismo delle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini, ma è ingiusta soprattutto perché siamo in presenza di una vera e propria malagiustizia. Se i vari fattori che fanno sì che la giustizia sia ingiusta possono renderci partecipi di una inconscia compassione per tutti coloro che potrebbero non sapere quali danni provocano ai minori e al genitore abusato, in presenza di malagiustizia, c’è la consapevole volontà di limitare i diritti di un cittadino, sia lui minorenne che genitore, di usare il potere che il ruolo istituzionale permette loro di distruggere proprio chi la giustizia dovrebbe tutelare in modo trasparente al fine di garantire ad ognuno che la legge è uguale per tutti.

Non è tollerabile la giustizia ingiusta, tantomeno la malagiustizia che opera discriminazioni e abuso di potere per soddisfare logiche estranee alla legge, comprese quelle relative alla impunibilità di chi commette negligenze nell’esercizio del proprio potere istituzionale. La giustizia deviata non deve rimanere impunita e non può essere tollerata da chi la giustizia, al contrario, correttamente cerca di praticarla e, soprattutto, da chi la deve subire, senza possibilità di essere risarcito del danno subito. La malagiustizia, pertanto, va denunciata a voce alta per far sì che i cittadini, in nome dei loro inalienabili diritti, si ribellino e i politici siano costretti a mettere mano alla gestione dei tribunali, sempre, e non solo quando indagano sul loro discutibile operato amministrativo.

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Venerdì 19 Gennaio 2024 18:14

Aosta: separazioni senza garanzie


Pretendere gli accertamenti sui redditi

del genitore collocatario


Ubaldo Valentini

Per combattere la Giustizia ingiusta nell’affido dei figli di genitori non più conviventi occorre, in primo luogo, la volontà del genitore non collocatario e, quindi, obbligato al mantenimento dei figli e, se sposati, talvolta anche della moglie, a pretendere che il giudice, dinnanzi alla segnalazione dell’altro genitore, predisponga seri accertamenti sui redditi del richiedente l’assegno di mantenimento per i figli o per sé, da parte della Guarda di Finanza,  dell’ispettorato del lavoro e/o delle altre istituzioni competenti. Fare le indagini dinnanzi al computer non risolve il problema, perché l’accertamento (o l’indagine) va fatta sui redditi evasi, che, certamente, non si trovano nelle dichiarazioni dei redditi.

Bisogna lasciare il comodo posto dinnanzi al computer ed andare ad indagare sul tenore di vita tenuto dal genitore collocatario, sul vasto mondo del lavoro a nero, partendo dalle indicazioni che il genitore obbligato e/o i suoi figli possono fornire, e colpire chi dalla evasione fiscale ne trae veri vantaggi che offendono chi le tasse le paga (anche mandando personalmente i funzionari dipendenti delle istituzioni competenti a fare accertamenti sul posto).

Meraviglia, e non poco, che, stando a quanto è dato sapere, l’Agenzia delle Entrate, la Guardia di Finanzia e la Corte dei Conti della VdA lascino cadere nel dimenticatoio le denunce che, da anni, la nostra associazione sta facendo. L’evasione si combatte con il colpire chi la pratica, rendendo pubbliche le condanne (modificando la legislazione ed introducendo la regola secondo la quale dette condanne devono riportare le generalità complete del soggetto sanzionato) – se prese – degli evasori, a monito di chi si muove in questo perverso mondo.

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Martedì 16 Gennaio 2024 10:02

Gli assegni di mantenimento

se non dovuti vanno restituiti


Spesso il giudice, con rituale pressapochismo, stabilisce l’ammontare dell’assegno di mantenimento che uno dei due coniugi deve versare all’altro per il suo mantenimento ma la stessa cosa si potrebbe dire per il mantenimento dei figli economicamente autosufficienti, anche se lavorano a nero, affidati/collocati presso di lei (lei e non lui, perché a pagare è quasi sempre lui). La Cassazione (Cass. civ, sez. I, ord. n. 31635 del 14.11.2023) ha stabilito che, nella separazione dei coniugi, se l’assegno di mantenimento fin dal momento della sua determinazione, non era dovuto, il beneficiario (in questo caso una beneficiaria) deve restituire le somme percepite indebitamente.

La scoperta dell’inganno non è facile poiché spesso le dichiarazioni dei redditi sono incomplete, non risulta il lavoro a nero che il beneficiario nasconde per non perdere il mantenimento, si nascondono, con molta facilità perché non si dichiarano, tutti i redditi e gli investimenti finanziari. Il tribunale non fa nulla per verificare la veridicità delle accuse che l’obbligato rivolge al futuro beneficiario sulla incompletezza dei dati economici riferiti al giudice.

Questo comportamento, secondo i giudici della Cassazione, non solo non doveva avere accesso al mantenimento ma andava "censurato ex art. 96 c.p.c., per la malafede e il dolo processuale palesemente conclamati negli atti del giudizio e nella sentenza di prime cure".

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Giovedì 04 Gennaio 2024 18:35

Tragici silenzi istituzionali sui minori: ora basta!


Ubaldo Valentini*

Il 2024 dovrà essere l’anno della svolta nella gestione dei minori con genitori non più conviventi, poiché i tragici ed inquietanti silenzi delle istituzioni non possono più continuare impunemente. La giustizia ingiusta, che domina, da decenni, i tribunali, è un palese oltraggio alla persona, sia lei il minore che il genitore estromesso dalla vita dei figli, per sadici meccanismi interpretativi della legge, escogitati da chi dovrebbe dare risposte specifiche caso per caso, ma non escogitare procedure con prassi massificanti per economizzare gli impegni dei magistrati e dei servizi sociali a loro connessi. Per fortuna esistono magistrati seri e competenti che cercano di salvaguardare i diritti del minore, che sono, poi, anche i diritti del genitore emarginato.

La bigenitorialità e la co-genitorialità non sono espedienti formali, ma costituiscono la base della famiglia e sono le insostituibili condizioni da rispettare nella crescita e formazione dei minori. L’amore per i figli, a differenza di quello tra i genitori, non ha termine e non può essere sacrificato a ideologie o culture-non culture che vorrebbero il padre sempre perdente come genitore e ostaggio delle sofisticate (ma, molto spesso, anche semplicistiche) teorie di genere, che si concretizzato nelle svariate associazioni, centri antiviolenza e case protette per ospitare madre e figli vittime dei dichiarati abusi, che si spartiscono una rilevante quantità di danaro pubblico per tutelare la donna, vittima della violenza familiare. Per queste sacerdotesse esistono solo il patriarcato e gli abusi del maschio sulla femmina e la donna è sempre e comunque tollerante dell’uomo e rispettosa dei suoi diritti, anche genitoriali.

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Venerdì 29 Dicembre 2023 13:20

2024: un anno di diritti per tutti


Ubaldo Valentini*

Non ci resta che sperare in un anno nuovo, che riesca a garantire i diritti al cittadino, troppo spesso snobbato da La legge è uguale per tutti.

Spes ultima dea (la speranza è l’ultima divinità a cui rivolgersi), altrimenti non ci resta che continuare a piangere sulla incertezza giudiziaria, fonte di una giustizia ingiusta, come portava scritto nel cartello di protesta il prof. Antonio Sonatore, che il 7 aprile 1996 si diede fuoco dinnanzi al Palazzo di Giustizia di Aosta, nell’indifferenza di tutti, a partire dai familiari, che, oggi, vorrebbero imporci di non menzionare questo padre, da loro considerato come pietra di scandalo, perché rivendicava il rispetto dei diritti genitoriali dei padri estromessi dalla vita dei propri figli e per non dover parlare di eventuali loro responsabilità.

Valde in vita homnium pretisa spes est, sine spe homines misere vitam agunt. La speranza (Esiodo, Le opere e i giorni), è preziosa nella vita degli uomini, senza speranza gli uomini conducono una triste vita. Vero il consiglio del poeta greco e noi lo prendiamo alla lettera, anche perché siamo consapevoli che non si può più far affidamento nel diritto, poiché viene abitualmente disconosciuto e interpretato nei tribunali, non in nome del popolo italiano, ma secondo le mode di genere.

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Venerdì 22 Dicembre 2023 09:34

Natale, una stanca ritualità


Non esiste più la magica atmosfera del Natale che parla di bambini, di genitori, di famiglia, di doni, di solidarietà e di attenzione verso gli ultimi. Non esiste più l’attesa delle sorprese che un possente Babbo Natale pone sotto l’albero o davanti al presepe. Non esistono più queste importanti figure che rendevano coinvolgente un momento unico, come il Natale. C’è chi dice che, per il rispetto di chi la pensa diversamente – che, però, vorrebbe imporci la propria convinzione e identità politico-religiosa - sarebbe opportuno non parlare più di Gesù bambino, di presepe, di Sacra famiglia, della famiglia che il giorno di Natale si riunisce per rievocare il rito della convivialità unita a sinceri sentimenti di appartenenza.

Manca quell’atmosfera di gioiosa attesa e di oblio, almeno per alcuni giorni, del proprio vissuto per far spazio alla speranza e alla festa. Anche la festa per eccellenza dei bambini e della famiglia è stata trasformata in un fatto consumistico, arrivando alla commistione del panettone con la disabilità, dell’accoglienza con la speculazione dei soccorsi e dei loro rapporti con i trafficanti delle vite umane. Anche l’istituzione religiosa occidentale non è più credibile per i troppi scandali, a cui non riesce o non vuole reagire in modo inequivocabile, all’uso non sempre coerente degli immani finanziamenti che riceve, sia dalle istituzioni pubbliche che dai singoli benefattori, e, di conseguenza, diventa meno credibile anche su ciò che dice su questa festa. In molti scindono il messaggio biblico che sta alla base del Natale dall’autorità che lo vorrebbe tutelare.

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Lunedì 18 Dicembre 2023 09:39

 

 
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Lunedì 18 Dicembre 2023 09:38

Troppa Giustizia ingiusta resta impunita


La magistratura, quella deviata e tirannica, è un serio problema anche per i minori e per i loro genitori non più conviventi, che, sistematicamente, tarpa le ali al genitore emarginato, quasi sempre il padre. Lo diciamo da trent’anni, ma nessuno osa stoppare questi dispensatori di morte. Sì, di morte, perché centinaia di genitori, ogni anno, si tolgono la vita, spesso con discrezione, perché espropriati anche dei più elementari diritti e dei quali nessuna stampa ne parla. Nessuno ne parla, perché in troppi temono ritorsioni, soprattutto nei tribunali piccoli. Lo sanno anche i magistrati corretti del tribunale di appartenenza, ma rigorosamente tacciono e nemmeno, però, si lavano in casa i panni sporchi.

I mali della magistratura italiana sono tanti – e tutti lo sanno e vorrebbero denunciarli nella loro gravità - proprio per la presenza, al suo interno, di persone che, forse, non hanno mai avuto la predisposizione professionale necessaria per ricoprire certi incarichi e che sembrano non avere più la doverosa domestichezza nemmeno con il diritto familiare, la giurisprudenza e la dottrina. Se non fosse così, non si comprende come possano essere formulati certi provvedimenti, irrispettosi persino verso la dignità dei minori che dovrebbero tutelare. Non è questione di patriarcato, poiché la maggior parte dei giudici che trattano affaire de famille sono donne e madri di famiglia e si tratta, quindi, di invadente e mai morto matriarcato, sorretto consapevolmente da quei giudici uomini che considerano la donna intoccabile e il padre, che la contesta con i fatti, un disturbatore seriale.

I politici, quando intervengono, lo fanno con provvedimenti maldestri ed inattuali, che complicano la situazione di minori e dei loro genitori, e non toccano affatto il dittatoriale modo di fare di alcuni giudici (molti e devastanti) con le loro assurde sentenze, spesso coperte anche dalla rispettiva corte d’appello, che rigettano il ricorso e che negano l’esistenza del dovere, per loro giudicanti, di garantire a figli e ai genitori le pari opportunità genitoriali, la bigenitorialità e la cogenitorialità. Termini sostanziali, questi, che fanno la differenza tra provvedimenti imposti a prescindere dalla reale situazione genitoriale e provvedimenti frutto di rispettoso contraddittorio, dialogo e convincimento equo, che limiterebbe anche i costosi interventi della Cedu, che condanna l’Italia con consistenti penali economiche per il mancato controllo sull’operato di giudici inesperti e deviati dalla imperante logica di genere.

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