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Venerdì 28 Agosto 2020 07:58

Accade a Pordenone: tolgono i figli ai genitori per metterli in comunità


La comunità manda il conto ai genitori


E’ l’ennesima storia di mala giustizia e di gravi responsabilità dei servizi sociali. Il tribunale, dinnanzi al mancato accordo dei genitori sulla collocazione e gestione dei figli durante la separazione, stabilisce che i minori vengano messi in una comunità protetta che ora chiede per due anni e mezzo di permanenza dei bambini una somma di cento mila euro, pari ad €. 3.300 al mese. Una vicenda che ci lascia senza parole e che mette in evidenza come funziona la giustizia minorile in Italia condannata dalla CEDU, tante volte, a pagare salate multe per il mancato rispetto dei minori, di un loro genitore e/o dei nonni.

I servizi sociali (che sicuramente avranno relazionato al giudice per la loro “reclusione” in una comunità protetta, molto spesso, sono un danno più che una risorsa sociale. Questi due genitori, se semplici dipendenti, come possono pagare, in una soluzione ed immediatamente, una somma che sicuramente sarà superiore allo stipendio percepito in quei mesi.

La comunità che aveva accolto i loro figli ha chiesto adesso il conto, salatissimo: centomila euro che i genitori di due bambini di Pordenone dovranno pagare, e subito, altrimenti saranno soggetti ad azioni esecutive.

«Ma delle persone con reddito normale – scrive l’avv. Francesco Miraglia, dove potrebbero trovare tutti quei soldi?

“Perché poi impoverire delle persone, metterle in seria difficoltà economica, per un provvedimento che loro nemmeno avevano chiesto?  Non avevano deciso loro di mandare i figli in quella comunità».

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Martedì 25 Agosto 2020 08:03

La Cassazione cambia pensiero “carissimifigli.

Cercatevi un lavoro!


Ci voleva il Covid per attivare la riflessione dei Giudici della Cassazione? Il 14 agosto 2020, quando i giovani si davano alla pazza gioia nelle balere e nei luoghi di movida, la prima sezione della Cassazione, forse stanca di sentire e leggere notizie sulla crescente e diffusa irresponsabilità dei giovani in periodo di pandemia da Covid 19, ha partorito una pronuncia storica sul mantenimento della famiglia separata, che capovolge “una teoria” che ha consentito, da moltissimi anni, a tanti figli di pesare sul groppone dei sacrificati genitori, con la scusa della insufficienza economica.

Con l’ordinanza n.17183 del 14 agosto 2020, in corso di pubblicazione, I Giudici della Cassazione hanno cambiato pensiero :“è specifico dovere del figlio, ormai uomo, “ridurre le proprie ambizioni adolescenziali” cercando un modo per mantenersi anche se non in linea con il lavoro da lui preferito”.

Il caso, cambierà la filosofia del diritto su cui ha fatto leva la maggior parte dei figli di separati, in cerca prolungata di lavoro.

Il caso riguarda una madre che contestando la decisione della Corte di appello di Firenze la quale aveva revocato sia l’assegno corrisposto dall’ex marito in favore del figlio e sia l’assegnazione della casa coniugale. Il caso riguarda un professore trentenne, come tanti altri, inserito nei ruoli della scuola come precario, con un reddito personale accertato di circa 20 mila euro annui. Per la condizione di spostamento scolastico anche la casa assegnata in coabitazione con la madre veniva usata saltuariamente. Tra l’altro la Corte di appello aveva fatto notare, in sentenza, che in tutti i paesi del mondo, tranne che in Italia, a trent’anni un figlio è fuori dalla dipendenza economica della famiglia. Né, era motivo valido la condizione di disoccupato del figlio, perché, ha sostenuto la Corte, questa può colpire qualsiasi lavoratore. Infatti, riportava, il padre del prof, per la chiusura del negozio di famiglia, finito disoccupato è stato costretto a ritornare presso la propria anziana madre per sopravvivere. in Italia questa situazione è ricorrente.

Il ripensamento normativo ha portato i SupremiGiudici a rivedere il concetto di autosufficienza nelle questioni di assegno di mantenimento. Per la Cassazione, oltre i trent’anni non vi è più obbligo di mantenimento del figlio, in relazione alla raggiunta capacità di mantenersi, che da questi è ritenuta presunta.

E quiè la svolta interpretativa che se da un lato costituisce finalmente un passo avanti nel difficile mondo della famiglia separata, dall’altro apre la discussione su di un altro aspetto:Quello della capacità presunta.Possono considerarsi compatibilmente coerenti trent’anni per chi ha concluso un percorso di laurea finito bene, ma possono ritenersi tali anche gli anni meno di trenta,per chi ha concluso il percorso scolastico, senza impegnarsi a cercare un lavoro. Caso per caso, va bene. Ma è molto importante la situazione e la condizione di impegno di ognuno. Quali sono gli aspetti e gli elementi che il Giudice deve tener presente per giudicare la capacità autonoma al mantenimento?

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Lunedì 24 Agosto 2020 12:10

Aosta: nell’indifferenza della politica


Bambina di due anni ricoverata in ospedale

“sequestrata” senza prove dai servizi sociali


L’intervista (pubblicata da Aostaoggi.it il 21 c.m.,) ad una ragazza madre residente in Aosta che, all’atto di dimissione della figlia di due anni dall’ospedale Beauregard, dove era stata ricoverata alcuni giorni prima per difficoltà respiratorie, ora guarita, si è vista, senza alcuna spiegazione, impedita a riportarla a casa e, da oltre due settimane, è “trattenuta” nella struttura ospedaliera per disposizione della dirigente della Struttura Servizi alla Persona e alla Famiglia dell’Assessorato Sanità, Salute e Servizi Sociali, dott.ssa Nadia Chenal in base all’art. 403 c.c..

La madre, assieme al padre naturale, presidia giorno e notte l’ospedale nel fondato timore che la bambina, attualmente “sequestrata”, le venga portata via dai servizi sociali, per poi collocarla in una comunità e, molto probabilmente, aprire la procedura di adozione.

La signora, che vive da molti anni in Italia e che non ha problemi economici, è anche madre di un bambino di dieci anni, regolarmente mantenuto dal padre, che vive con lei.

Il ricovero notturno urgente in ospedale della piccolina ha messo in difficoltà la madre, poiché non sapeva come provvedere all’altro figlio, restato da solo in casa, alla psicologa, che è tenuta al segreto professionale, in modo confidenziale ha esternato le sue preoccupazioni per tutto ciò e le sue angosce. Nel colloquio con la psicologa effettuato nella certezza della riservatezza non è emerso nessun segnale di pericolo psicofisico né nei confronti della figlia e né verso lei stessa. Ma nonostante ciò la psicologa ha avvertito i servizi sociali. La signora è particolarmente affezionata alla figlia, curata e tenuta bene, e preoccupata per il suo benessere, come dimostra la sua continua presenza in ospedale assieme al padre che, fra l’altro, si è dichiarato disponibile a prendere in affido la bambina, consenziente la sua famiglia e i nonni della piccolina, con il pieno assenso della madre.

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Martedì 18 Agosto 2020 08:07

Elezioni regionali Valle d’Aosta


I genitori separati non voteranno le forze politiche

che nei loro programmi continuano ad ignorarli


 

La scarsa attenzione delle forze politiche in consiglio regionale (salvo sporadiche eccezioni) dimostrata dinnanzi alle drammatiche problematiche dei minori figli di genitori non più conviventi e del genitore non affidatario, cioè il 99% dei padri in valle (servizi sociali, mediazione familiare, case protette, case famiglia, cooperative sociali, i contributi pubblici riservati solo al genitore collocatario, cioè per il 99% alle madri, ecc.) non lascia indifferenti gli elettori valdostani separati.

Questi genitori sono chiamati ad esprimere il loro assenso solo a quelle forze politiche che nel loro programma, in modo chiaro e “non politico”, si impegnano per la tutela dei minori, le devianze di genere dei servizi sociali, e il rispetto della paternità del genitore non collocatario.

In definitiva i genitori separati valdostano avanzano al nuovo consiglio regionale precise richieste, condivise da anni dall’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori che qui riportiamo.

1. Regolamento dei Servizi Sociali per garantire ai genitori o ai loro delegati l’accesso immediato ai fascicoli, la trasparenza e la tracciabilità del loro operato nell’affido dei minori su incarico del tribunale. Verifica continua sulle loro competenze professionali e sulla loro terzietà da parte degli enti pubblici.
2. Banca Dati Contributi Pubblici, compresi quelli degli altri enti pubblici

a) accessibile a tutti i genitori, compresi quelli sospesi e/o decaduti dalla responsabilità genitoriale, visibile on line da tutti gli aventi diritto; b) richiesta del contributo compilabile anche da parte di soggetti terzi ed obbligo di indicazione nella Banca Dati dei nomi di chi ha proposto il contributo; controllo preventivo della esistenza dei presupposti per la concessione del contributo; c) notifica all’altro genitore della concessione del contributo al genitore collocatario.

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Venerdì 31 Luglio 2020 10:17

Sommario

  • I nonni obbligati al mantenimento dei nipoti (ord. n. 14951/2020)
  • I figli hanno diritto allo stesso tenore di vita (ord. n. 15774/2020)
  • Validi gli accordi stragiudiziali tra ex coniugi (sent. n. 5236/2020)

 

Quando i genitori non provvedono ai figli


I nonni obbligati al mantenimento dei nipoti


Con l’ordinanza n. 14951/2020 del 14.7.2020, la Corte di Cassazione ribadisce che i nonni paterni in qualità di diretti ascendenti dei genitori sono obbligati in solido al mantenimento dei nipoti se il padre non versa il mantenimento ai figli e la madre non è in grado di supplirlo ed a far fronte a tutte le spese necessarie per le cure riabilitative del figlio malato.

L’obbligo di mantenere i figli compete ad ambedue i genitori (art. 315 bis c.c.), ma quando il genitore collocatario, anche se vive a casa dei propri genitori, non è in grado di sostituire economicamente l’altro genitore con il proprio lavoro e il proprio patrimonio, subentrano i nonni (art. 316 bis c.c.) a sostituire il genitore non collocatario, che non vuole o non può contribuire al loro mantenimento e alle loro spese straordinarie.

La madre aveva documentato che il padre si era da sempre rifiutato di versarle l’assegno di mantenimento per il figlio e che lei, con il suo stipendio di €. 1.100,00 e gli aiuti dei propri genitori, non poteva provvedere da sola alle spese per le cure del figlio.

La Suprema Corte, nel condannare il nonno paterno ad integrare il mantenimento del nipote con un assegno mensile, precisa, però, che “l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti sol perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole”.


I nonni possono essere chiamati in causa, ma solo quando persistono reali difficoltà economiche del genitore collocatario a sostituire l’altro.

L’art. 30 della Costituzione stabilisce che “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli … Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.”.

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Mercoledì 29 Luglio 2020 08:05

­­­E’ legge l’istituzione dellaCommissione d’Inchiesta

sugli affidi e sulle strutture di accoglienza dei minori


Ridiamo vera dignità ai minori segregati!


di Ubaldo Valentini*

l 22 luglio 2020 laCamera (con 402 voti favorevoli e 1 contrario) ha approvato in via definitiva la legge che istituisce una commissione di inchiesta sulle attività svolte da associazioni e comunità nell’affidamento dei minori.

La proposta ha ricevuto il consenso di tutti i partiti, in quanto gli stessi fatti, finiti anche in tragedie, non si sono verificati soltanto a Bibbiano, ma sono esplosi ovunque nel territorio nazionale da Sud a Nord e tutt’ora in corso di accertamenti.

Le statistiche, quelle conosciute, parlano di centinaia di migliaia di bambini strappati alle famiglie con provvedimenti giurisdizionali, di cui alcuni segregati in luoghi vietati anche all’accesso dei genitori. La giustizia d’accordo con le istituzioni regionali e territoriali è la prima responsabilità del “grande affare” che sfugge al controllo dei cittadini, dei genitori e delle associazioni.

Paura ed orrore, nel chiuso delle mura domestiche, hanno devastato la vita delle famiglie e stravolto il futuro di intere generazioni, alterando i valori primari della Carta Costituzionale.I fatti di Bibbiano hanno scosso la coscienza più dell’orrore di quelli dei lager nazisti.

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Mercoledì 29 Luglio 2020 07:57

E’ finalmente istituita


Una Commissione d’inchiesta sugli affidi,

sulle comunità familiari, sui servizi sociali


E’ legge l’istituzione della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle comunità di tipo familiare che accolgono minori, nonché disposizioni in materia di incompatibilità della funzione di giudice onorario del tribunale per i minorenni e di tutela del diritto del minore ad una famiglia" approvata definitivamente il 21.7.2020, ad oltre un anno dai fatti di Bibbiano.

“La normativa vigente in materia di affidi e di adozioni – afferma la deputata forzista Benedetta Fiorini di Reggio Emilia – ribadisce in maniera netta che il minore ha il primario diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia e che la sottrazione dal proprio nucleo familiare è da considerarsi come una soluzione limite, come l’extrema ratio, praticabile solo nei casi in cui tutte le misure di sostegno al suo nucleo familiare non abbiano dato gli esiti sperati. Purtroppo non avviene sempre così.

L’esistenza di affidi illeciti è la riprova che occorre mettere mano all’impianto normativo esistente e garantire una maggiore e più efficace attività ispettiva e di vigilanza, con particolare riguardo ai servizi sociali coinvolti e alle strutture e comunità familiari dove sono collocati i minori. Poiché si intrecciano diversi livelli e ambiti è opportuna una verifica dell’impianto normativo anche con riguardo all’operato dei diversi uffici giudiziari, al ruolo e al potere che hanno i servizi sociali e, a livello politico, alla capacità di condizionamento che possono avere gli amministratori locali”.

L’indagine della Commissione dovrà far luce sull’affaire dei minori che sistematicamente, con l’allontanamento dalla famiglia di origine, vengono sottratti ai genitori e, soprattutto, al genitore non collocatario (quasi sempre il padre) su indicazione dei servizi sociali a seguito di segnalazioni, forse “pilotate”, quasi sempre

false e mai accertate con obiettività.

E’ l’inizio del calvario per i minori, inspiegabilmente sradicati dal loro contesto familiare e sociale e condannati ad una drammatica sofferenza, e per i loro genitori impotenti dinnanzi al potere dei servizi sociali ai quali i tribunali riconoscono un incontrollato potere non supportato da consolidata professionalità.

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Venerdì 24 Luglio 2020 07:40

A Milano un bambino risulta maltrattato in comunità

Il Tribunale dei Minorenni manda in Procura il fascicolo


La Procura lo spedisce in una nuova comunità

senza far rientrare in famiglia il piccolo, traumatizzato

 

Ha solo nove anni, ma una vita difficile: il padre è stato ucciso dal nonno, lui ha problemi comportamentali fin da piccolissimo. Il Tribunale dei minorenni ha ritenuto di affidarlo a una comunità terapeutica di Cremona, dove però viene trascurato e maltrattato dagli operatori e dagli altri ragazzi. Il tribunale crede a quanto riferisce il bambino, o per lo meno ritiene che debba essere ascoltato e preso in considerazione, e infatti manda il fascicolo alla Procura delle Repubblica.

«Ci si aspetterebbe che dopo tutto quello che ha passato questo bambino, venga rimandato a casa dalla mamma» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, «invece viene stabilito che venga trasferito in una nuova comunità. Il suo inserimento in una struttura ha già dato prove di fallimento, eppure il Tribunale persegue nella decisione di tenerlo lontano dalla famiglia. Decisione che di certo non è volta a garantire il benessere di questo ragazzino».

La storia di questo bambino è costellata da traumi ed episodi molto gravi: ha sempre avuto dei problemi comportamentali e di gestione delle emozioni, che hanno portato la madre, fin da quando il piccolo aveva sei anni, a cercare un aiuto da parte di specialisti che potessero aiutarla a superare le difficoltà con lui. Due anni fa la tragedia: il padre viene ucciso dal nonno nel corso di una lite. Tragedia che segna l’intera famiglia e soprattutto questo ragazzino già fragile, che viene quindi affidato a una comunità terapeutica di Cremona, dove però il suo comportamento peggiora notevolmente.

La mamma quando va a trovalo lo trova sempre in condizioni igieniche pessime, sporco e con addosso sempre gli stessi vestiti, nonostante lei assicuri periodicamente i cambi di abbigliamento. Il volto tumefatto da lividi, i denti rotti e il corpo ricoperto da punture di zanzare, cui il piccolo è allergico: chiaro segno che gli operatori non usano lo stick antizanzare fornito dalla mamma, che gli eviterebbe le punture degli insetti e i conseguenti attacchi di febbre.

Il bambino racconta, inoltre, di essere stato vittima di comportamenti sessualizzati da parte di un compagno di stanza e di essere stato minacciato e schiaffeggiato da un operatore (che infatti poco dopo venne licenziato).

Non solo: ha raccontato che in comunità, per calmarlo, usavano metodi molto aggressivi, come bloccarlo a terra premendogli un ginocchio sulla schiena e sollevargli la testa all'indietro; altrimenti erano minacce di somministrargli calmanti tramite iniezione oppure di non fargli più vedere la madre se le avesse raccontato tutto.

Da quando è in comunità gli episodi in cui il bambino esplode, sino a faticare a contenerlo, sono sempre più frequenti: i maltrattamenti quotidiani innescano – ovviamente – reazioni aggressive nel minore, già fortemente provato dagli avvenimenti famigliari.

Dopo un’iniziale diffidenza da parte dei Servizi sociali, che hanno liquidato le segnalazioni del bambino come una mancata fiducia nella comunità da parte della madre, alla fine il Tribunale ha scelto di dargli credito, inviando il fascicolo con le ipotesi di reato alla Procura della Repubblica.

«Ma inspiegabilmente, la decisione che poteva parere la più assennata, quella di farlo rientrare in casa dalla mamma, non viene assunta. Tutt’altro: decidono di mandarlo in una nuova struttura» prosegue l’avvocato Miraglia, a cui la madre si è rivolta. «La comunità terapeutica non è in grado di gestire il bambino nella sua quotidianità, né di assicurargli quella tutela necessaria al sano e corretto sviluppo psicofisico. Chiediamo quindi che gli ispettori vadano a controllare come funziona questa struttura. E soprattutto che il piccolo torni finalmente in un ambiente sereno, come quello assicurato dalla sua famiglia. Nel frattempo depositeremo querela nei confronti della comunità e dell’assistente sociale, che sapeva tutto, ma ha sempre ignorato quanto riportato dalla madre».

 
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