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Lunedì 06 Luglio 2020 08:21

La Pubblica amministrazione nello stato confusionale


La confusione pandemica ha aperto

varchi alle infiltrazioni illecite e criminali


avv. Gerardo Spira*

Da qualche tempo la pubblica amministrazione è entrata in stato confusionale. “Si è perduta la religione”, si dice quando viene superato ogni limitelegale e morale. Tutti contro tutti. E nella confusione stanno venendo giù i reticolati di argine e di protezione al sistema, parola magica di garanzia che ha tenuto incollato politica, burocrazia, criminalità e reticolato istituzionale. Dai varchi, come sul fronte di guerra,si è aperto l’assalto alla Diligenza pubblica. E nessuno riesce più a fermarlo. Anzi i tutori dell’avamposto scappano, senza voltarsi.

I controllori hanno rinunciato al loro ruolo. La legalità che già era una chimera in questo Paese, è stata travolta dagli eventi dell’ultima pandemia. La Grande Stalla pubblica è ormai senza porte e senza guardiani. La delinquenza politica ha avuto il sopravvento sullo Stato, fondato sulla Carta costituzionale.

Le Case comuni, che una volta si chiamavano Municipi, sono state invase da nuovi personaggi, ben vestiti, dall’accento combinato, arricchiti di titoli acquisiti nelle scuole specializzate di sociologia criminale. Luoghi attrezzati e trasformati in roccaforti di società anonime e consorterie al servizio di soggetti che gestiscono il teatro delle” macchiette”.

Il Covid 19, invisibile ma incisivamente filtrante ha aperto lo scrigno della vita pubblica. Non solo, che, per gli effetti dei rigurgiti incontrollati, sta smantellando il vecchio palcoscenico,costruito, a forza, per tenere a bada ilpopolo. Il potere, con tutta la sua organizzazione, è caduto nel vortice di un batterio invisibile e invulnerabile, almeno finora, il quale, attraverso una diffusione vaporizzata, ha messo in subbuglio pensieri e studi di scienziati da cui dipendono le ragioni delle scelte politiche.

La pandemia ha invaso tutto e tutti, persone, ruoli, competenze, attività, professioni,e ogni aspetto della vita sociale. La pandemia ha travolto organizzazione sociale, pubblica e privata.  Il paradosso della situazione è che i cittadini, si sono alleati col covid 19, ansiosi di buttare giù “il sistema”in cui sono prevalseragioni e interessi di prediletti e preferiti. Il giocattolo perde pezzi e funzioni e nessuno vuole usarlo.

Si parla di nuovo, di una rivoluzione culturale, ma i furbi, i soliti furbi, sono già appostati sul margine della promessa via. Invece La collettività ha preso coscienza; non crede più a nessuno e aspetta, in silenzio, l’occasione per far buttare giù il sistema, il mondo di bugie, di false promesse, di intrighi, di accordi combinati tra politica e delinquenza.I cittadini Hanno capito che il voto è l’arma più certa per ristabilire democrazia e giustizia? Forse sì.

Siamo al punto di non ritorno e nessuno, di coloro che hanno fatto vittime, potrà sperare di farla franca. Tutti risponderanno, anche chi è rimasto inerte a guardare. Il Covid ha invaso anche la magistratura, il grande pilastro delle garanzie legali. Quando il cittadino perde la fiducia nelle istituzioni non dà più peso alle sue decisioni. Il Presidente della Repubblica lo ha compreso e nella tensione del suo discorso c’è tutta la preoccupazione di Capo di Stato. Le sue parole sono state molto chiare e sono giunte intensamente al cuore degli italiani, che soffrono e patiscono ingiustizie e fame.  E le notizie di questi giornisono come un fiume in piena che fannopresagire tempi peggiori.  Quando viene inquisito un magistrato o peggio ancora arrestato per gravissimi reati,ètravolta l’immagine dello Stato di diritto. E non si salva il simbolo dell’intera organizzazione della giustizia, perché tutti sapevano e sanno. Tutti, direttamente e indirettamenteerano incollati nel sistema delle correnti, per laute carriere e non per pubblica beneficenza. L’ANM, smascherata da insinuanti intercettazioni è risultata gestita con metodi che non onorano la dignità della “vesta”.

Quei personaggi ancora operano e forse decidono su questioni dei cittadini. Ancora in attesa di una misura che troverà la soluzione ponderata nel libro della smorfia. Gli scontenti e i contrari non osano apparire. Bisbigliano pensieri e malumore di bocca in bocca nei luoghi di lavoro, sotto i portici, lontani dagli occhi delle telecamere, nei bar e nelle piazze, guardandosi intorno. Senza più alcuna riverenza rispettosa.

La società incalza per conoscere le tante verità, tenute nascoste o negate, negli archivi segreti di Stato, di delitti concordati e programmati.  Un mondoocculto e parallelo in cui sono stati organizzati i più feroci delitti contro uomini e persone che facevano il proprio dovere, coscienti di morire per lo Stato.

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Giovedì 18 Giugno 2020 15:13

Indispensabili modifiche ed integrazione al ddl. “Family Act”.


I figli hanno due genitori

e non solo il collocatario!


Il Parlamento sarà chiamato ad approvare il ddl, “Family Act”, deliberato dal consiglio dei ministri l’11 giugno. Fra le varie agevolazioni per i genitori prevede anche l’assegno universale ai figli minorenni fino ad €. 240 mensili – che dopo il 1° figlio verrà alzato del 20% - ridotto ad €. 80 al mese dal 18° al 26° anno di età) ed altri contributi per i figli e alla famiglia in cui vivono. Nella famiglia convivente non sorge il problema a chi vengano versati detti contributi, madre e/o padre, e nessuno problema sorge per i tanti altri benefici previsti dal ddl.

Nelle coppie non più conviventi con affido condiviso e collocazione prevalentemente dei figli presso uno di loro - mentre sull’altro genitore grava l’assegno di mantenimento degli stessi – il contributo ad ogni figlio e gli altri benefici vengono dati al genitore collocatario (quasi sempre la madre) che già spesso è stata inspiegabilmente “agevolata” dai tribunali, forse in sudditanza a ideologie di genere che nulla hanno a che vedere con il diritto. L’altro genitore, quasi sempre il padre, deve pagare un mantenimento imposto non sempre con equità se non vuole incorrere in pesanti e devastanti condanne penali; deve contribuire alla crescita dei figli – come impone l’art. 30 della Costituzione - senza che gli vengano riconosciuti interamente e in modo paritario gli stessi diritti riservati, invece, al collocatario.

Il genitore non collocatario deve avere lo stesso trattamento di quello collocatario sia economico che nei bonus e benefici vari previsti e pertanto il tutto deve essere ripartito al 50% tra gli stessi, come giustizia vuole.

L’associazione si è rivolta ufficialmente ai Gruppi parlamentari di Senato e Camera, al presidente del Consiglio, Presidente Senato e Camera, Ministro Giustizia e Pari opportunità per richiedere che, in sede di approvazione del ddl., siano apportate sostanziali modifiche al testo del consiglio dei ministri per tutelare la equità di trattamento per ambedue i genitori indipendentemente che siano essi collocatari dei figli o no.

***

Questo il testo della lettera del 15.6.2020

“Mentre lo Stato è impegnato a tenere unita la comunità nei principi, i tribunali dei minori ed ordinari vagano nel buio del sottobosco delle interpretazioni, pregiudicandone il valore. La Giurisprudenza affermata nei Tribunali tradisce la normativa della legge 54/2006 e stravolge il sacrosanto principio: la legge è uguale per tutti, in termini sociali, morali ed economici. La giustizia, secondo la Costituzione, deve muoversi in termini di uguaglianza e di pari opportunità nei confronti della coppia non più convivente, separata e divorziata, senza privilegi, favori o vantaggi.

Ogni tribunale, in questo Paese, ha stretto un patto con avvocatura locale e con i servizi degli enti territoriali, Motu proprio, stipulando protocolli concordati, diversi in ogni circoscrizione.

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Venerdì 12 Giugno 2020 17:47

Speranza non la racconta giusta


L’alienazione genitoriale esiste! Eccome!


La senatrice Valeria Valente, pd, presidente della Commissione parlamentare sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere e membro della 2ª Commissione permanente (Giustizia) ha presentato una interpellanza al Ministro alla Salute, on. Roberto Speranza, ex-capogruppo pd, ora segretario Articolo Uno, per chiedere una condanna contro la Pas che alcuni tribunali incominciano a riconoscere e, di conseguenza, tolgono la collocazione dei figli presso la madre che la provocano. “La Pas – sostiene la senatrice - non è una patologia e non può essere utilizzata nei processi di separazione, specie nei casi di violenza domestica.

Come sappiamo la Pas è ancora determinante in molti processi per separazione – prosegue la Valente – utilizzata soprattutto contro le donne in caso di violenza. Ma non è una patologia, e quindi non può essere usata. Rientra nell’ambito delle competenze del ministero della giustizia intraprendere le adeguate iniziative finalizzate a garantire che, nelle sedi processuali, non vengano riconosciute patologie prive delle necessarie evidenze scientifiche, tanto più pericolose perché aventi ad oggetto decisioni in materia di minori”.

Il ministro ha fatto proprie le lagnanze della senatrice che, fra l’altro, esprime gratuite e di circostanza valutazioni estremamente negative sulla Pas, pur non essendo una psichiatra, ma una politica di lungo corso al comune di Napoli e al parlamento italiano. Certo un ministro, espressione di una sinistra adagiata da sempre solo sulle rivendicazioni delle femministe – che portano voti - anche quando vanno oltre il rispetto del diritto e della equità genitoriale, sottolinea che la Pas non è ad oggi riconosciuta come disturbo psicopatologico dalla grande maggioranza della Comunità scientifica e legale internazionale, e anche negli Stati Uniti è soggetta ad amplissime discussioni.

Nonostante la mancanza di evidenze scientifiche nella Letteratura medica – scrive il ministro – la Sindrome da Alienazione Genitoriale continua, ancora oggi, ad essere utilizzata in ambito giudiziario. Infatti, sono ancora molti i casi di bambini affidati ad un genitore sulla base dell'uso improprio della PAS, così come sono molti i casi di bambini inviati nelle comunità rieducative”.

Rientra nell'ambito delle competenze del Ministero della giustizia, continua Speranza, intraprendere le adeguate iniziative finalizzate a garantire che, nelle sedi processuali, non vengano riconosciute patologie prive delle necessarie evidenze   tanto più pericolose, poiché aventi ad oggetto decisioni in materia di minori” e ricorda che “sono disponibili valide rassegne sistematiche sulla questione della PAS pubblicate su riviste internazionali anche da parte di gruppi di studiosi italiani, che possono rappresentare un punto di riferimento avanzato per evitare l'uso improprio del concetto di alienazione dei genitori nelle controversie sui bambini e per consentire un uso corretto di tale concetto in aree cliniche e forensi”.

Il ministro, in definitiva, sostiene la “pericolosità” del riconoscimento della Pas, disconoscendo le drammatiche situazioni di molte migliaia di padri che, seppur condannati a versare alla ex il mantenimento dei figli, non riescono più ad avere alcun rapporto con loro poiché indotti – una volta si sarebbe detto plagiati, ma la sostanza non cambia – a rifiutare l’altro genitore, che troppo spesso “disturba” i progetti affettivi ed economici materni.

La violenza – perché tale è – della madre sul figlio e sul padre dei suoi figli non è degna di attenzione e le sue denunce non devono essere prese in considerazione dalla Giustizia, così come vuole il retrivo mondo femminista che, da sempre, contesta un pur minimo spazio al padre per svolgere il proprio ruolo genitoriale, così come previsto dall’art. 30 della Costituzione, dal diritto italiano e dalle Convenzioni internazionali sull’infanzia.

Il ministro invoca gli organismi scientifici internazionali, come se detti organismi fossero al di sopra di qualsiasi sospetto e come se le risposte del mondo scientifico, come spesso accade e come la pandemia del Covid 19 ci ha dimostrato, siano oggettive e imparziali.

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Venerdì 12 Giugno 2020 17:30

Le contraddizioni del sistema


La mediazione familiare:

quando e come è praticabile


Ubaldo Valentini

La mediazione familiare non è un toccasana per superare le divergenze tra i genitori sulla gestione dei figli dopo la fine della convivenza. Chi la effettua, soprattutto, non sono sempre professionalmente (con titoli scientifici e non con attestati di corsi “fai da te” di alcune ore predisposti e gestiti dall’ente di appartenenza) all’altezza del delicato compito a cui sono chiamati i mediatori, dipendenti delle strutture psico-sanitarie delle Asl o loro convenzionati che operano senza uno specifico Regolamento e, purtroppo, senza il dovuto monitoraggio e controllo – dovuto per legge - dell’ente pubblico e tantomeno dei tribunali.

La logica dei tribunali e dei servizi sociali tiene conto quasi esclusivamente delle esigenze degli adulti (genitori) e trascura i disagi e il malessere subiti dai minori quando non accettano la famiglia allargata o quando non accettano di limitare la loro presenza con il genitore (quasi sempre il padre) non collocatario. La parte debole, nella coppia con figli, sono i minori che nulla hanno a che vedere con le “leggerezze” e, spesso, con l’”immaturità” dei genitori. Sono i genitori che devono adeguarsi alle loro aspettative e non viceversa perché i minori sono persone e come tali vanno integralmente rispettati indipendentemente dall’età ricordandosi che non sono stati loro a chiedere di venire al mondo. L’arroganza dei genitori che non vogliono rinunciare alle “loro” esigenze e prerogative di rifarsi una vita deve essere fermata dal tribunale, predisponendo indagini psicologiche effettuate da professionisti specifici attraverso specifica Ctu.

Le esigenze degli adulti e le loro ripicche, pertanto, non possono essere “imposte” ai figli minori, le cui esigenze vanno tenute presenti e protette dal tribunale e dai servizi sociali a cui spetta imporre ai genitori i tempi di crescita e di accettazione delle nuove situazioni familiari dei minori senza ricorrere a frequenti ”forzature” dei “tecnici” della psiche, o altri, siano essi liberi professionisti facenti parti di strutture pubbliche.

Il tribunale di Ravenna, dinnanzi al rifiuto dei figli minori ad accettare la presenza della nuova compagna del padre, si è preoccupato di far accettare ai figli – e in fretta – la sua nuova situazione familiare imposta senza il loro assenso (n.1847/2020).

E’ dovere del tribunale sentire direttamente i minori (e solo in casi eccezionali tramite terzi) prima di trarre conclusioni preconcette e rinviare il problema alla mediazione familiare che parla con gli adulti (in conflitto tra loro e pertanto è supponibile che la loro versione possa non essere autentica) e solo dopo incontra i minori spesso senza le dovute competenze professionali di psichiatria infantile e/o psicologia dell’età evolutiva e senza un ctp.

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Venerdì 05 Giugno 2020 16:55

Cambiate le condizioni i provvedimenti vanno rivisti


Mantenimento dei figli dopo il Covid-19

Ricorso per cambiare le condizioni di affido


I recenti sconvolgimenti socio-sanitari hanno cambiato sia le condizioni economiche che la vita sociale dei genitori esistenti all’emissione dei provvedimenti di affido dei figli da parte del tribunale. Non esistono più i redditi percepiti dai rispettivi genitori e, soprattutto, di quelli del genitore non collocatario; i figli hanno cambiato le modalità di accesso alle attività extrascolastiche, riducendone i costi da sostenere dai genitori; ambedue i genitori hanno molto più tempo a disposizione da dedicare ai figli; sono aumentati, a seguito della pandemia covid, i contributi pubblici e privati elargiti a vario titolo, che sistematicamente vengono beneficiati solo dal genitore collocatario, mentre all’altro genitore rimane l’obbligo del pagamento mensile dell’assegno di mantenimento e delle spese straordinarie, pena la condanna penale. Un genitore deve pagare mentre l’altro beneficia al 100% dei contributi, arrivando ad accumulare consistenti somme senza controllo alcuno.

Il genitore non collocatario può ricorrere, per la modifica delle precedenti condizioni, al tribunale, chiedendo l’affido paritario dei figli con il loro mantenimento diretto e con la restituzione ai legittimi proprietari della casa familiare, se concessa al genitore affidatario (quasi nel 95% dei casi alla madre). Nel caso in cui tale affido alternato non sia possibile o non sia concesso per preconcetti del tribunale, l’assegno di mantenimento, come espressamente prevede la legge, essendo cambiate le condizioni socio-economiche dei genitori, obbligatoriamente va drasticamente ridotto, così come pure tutte le spese straordinarie vanno subordinate, sempre, all’approvazione preventiva scritta (solo mediante comunicazioni tracciabili) di ambedue i genitori. Tutti i contributi degli enti pubblici e privati elargiti a sostegno della famiglia con figli, e percepiti esclusivamente dalla madre collocataria, vanno rigorosamente destinati per il 50% a copertura dell’assegno di mantenimento che il padre mensilmente deve versare alla madre per i figli. Gli stessi assegni familiari (Inps) vanno equamente ripartiti tra i due genitori e non concessi, come ora, alla madre collocataria.

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Lunedì 01 Giugno 2020 10:00

Il bullismo tra passato e presente


di Antonio Calicchio*

Il bullismo è sempre esistito, come eccesso dell’esuberanza giovanile. Oggi, ha passato paurosamente il limite, al punto da generare nei genitori angoscia, negli insegnanti impotenza e nella società disorientamento. Le ragioni vanno ricercate nell’eredità del passato, nella cultura del presente e nell’incertezza del futuro. Esaminiamole una per una.

A partire dal Sessantotto, si è registrato un passaggio dalla "società della disciplina", in cui ci si dibatteva nel conflitto tra permesso e proibito, alla "società dell’efficienza e della performance spinta", in cui ci si dibatte tra il possibile e l’impossibile, senza alcun riguardo e, forse, alcuna percezione del concetto di "limite". Questo passaggio si è registrato verso la fine degli anni Sessanta, quando la parola d’ordine, dell’intero universo giovanile, era "emancipazione", nel segno del "tutto è possibile", per cui la famiglia era una camera a gas, la scuola era una caserma, il lavoro era un’alienazione, il consumismo era un’aberrazione e la legge era uno strumento di sopraffazione di cui ci si doveva liberare. La parola d’ordine era: "vietato vietare". Su questa cultura, preparata dal Sessantotto, ma che il Sessantotto aveva pensato in termini "sociali", si impianta, per effetto di un gioco di confluenza degli opposti, la stessa logica di impostazione americana, giocata, però, a livello "individuale", in cui – ancora una volta – tutto è possibile, ma in termini di iniziativa, di performance spinta, di efficienza e di successo, al di là di ogni limite, anzi, col concetto di limite spinto all’infinito, per cui, oggi, ci si domanda: qual è il limite tra un atto di esuberanza e una vera e propria aggressione, tra un atto di insubordinazione e il misconoscimento di ogni gerarchia, tra le strategie di seduzione troppo spinte e l’abuso sessuale? Questisono solamente degli esempi che dimostrano come le frontiere della persona e quelle interpersonali siano saltate, determinando un tale stato d’allarme da non sapere più chi è, chi. Per questa ragione, i giovani non si sentono mai sufficientemente se stessi, mai sufficientemente colmi di identità, mai sufficientemente attivi, se non quando superano se stessi, senza essere mai se stessi, ma solo una risposta ai modelli o alle performance che la televisione e internet, a piene mani, distribuiscono, con conseguente inaridimento della vita interiore, desertificazione della vita emozionalee insubordinazione alle norme giuridiche.

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Giovedì 28 Maggio 2020 18:14
 
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Martedì 12 Maggio 2020 07:49

Aosta Covid-19: Costituzione e politiche locali

 

Contributi economici pubblici ai figli

ricordandosi che i genitori sono due!


La recente legge regionale n. 5 del 21 aprile 2020 dispone i finanziamenti pubblici per la famiglia e i figli, ma i consiglieri regionali si sono dimenticati che i figli sono mantenuti da due genitori e, nelle separazioni, prevalentemente se non esclusivamente, da uno solo, soprattutto in Valle d’Aosta, dove il 65% delle famiglie non è convivente. Gli innumerevoli “soccorsi economici” statali attraverso gli enti locali, come i buoni spesa per il nucleo familiare, quindi anche per i figli, e regionali (buoni vari, contributi specifici, compreso quello sugli affitti, baby-sitter e sostegni dell’ultima ora a discrezione dei servizi sociali, precedenza nelle graduatorie edilizia popolare, ecc.), oltre a quelli dei privati, vengono elargiti al nucleo familiare in cui vivono prevalentemente i figli, cioè presso la madre perché il padre sarebbe, a dire dei politici regionali, uno estraneo!

La Costituzione e il diritto civile sono chiari sui doveri verso i figli da parte di ambedue i genitori (art. 30), ma questi principi non sempre sono vincolanti per chi determina, a sua discrezione, l’affido dei minori – condiviso quasi sempre, ma paritario mai - e stabilisce il quantum che il non collocatario deve versare all’altro genitore, che, in Vda, è quasi sempre la madre. Si sfiora il 100% dei casi, nell’indifferenza di chi è preposto alla tutela dei minori. Il non collocatario, pena la condanna per alimentare la conflittualità, deve subire la “condanna” a pagare, trovandosi non tutelato a norma di legge, nonostante le doverose contestazioni nelle sedi di pertinenza. Da qui le forti disuguaglianze tra i due genitori, con la totale soccombenza di quello non collocatario, cioè il padre.

La recente legge regionale non prende minimamente in considerazione che le somme a loro destinate ai figli (in denaro, ma anche in servizi e bonus) e versate alla madre collocataria devono, per il 50%, essere vincolate come anticipo delle somme (mantenimento e spese straordinarie) che il padre mensilmente è obbligato a versare alla stessa madre. Questo non vuol dire modificare politicamente competenze del tribunale, ma solo destinare contributi pubblici a copertura di quanto dovuto dal padre.

Ciò, ora, è più che mai indispensabile perché:

  1. a. il non collocatario è quasi sempre colui che ufficialmente lavora mentre la collocataria e il suo nucleo familiare risultano privi di reddito o dichiarano entrate irrisorie, nonostante abbiano un tenore di vita spesso elevato e comunque non coerente con quanto dichiarano.
  2. b. i doveri finanziari in merito al mantenimento dei figli non vanno mai in prescrizione e, in qualsiasi momento, l’obbligato potrebbe essere denunciato o sottoposto a pignoramento dal collocatario e la legge non prevede il “buon senso” invocato a sproposito.
  3. c. i costi attuali dei figli sono ben diversi da quelli esistenti al momento della determinazione del loro mantenimento, sia per le restrizioni delle attività scolastiche ed extrascolastiche che per i tanti benefici economici attualmente percepiti dalla madre collocataria e/o per quant’altro gratuitamente elargito del pubblico e dal privato.
  4. d. il padre, durante questa non breve emergenza non lavora, non percepisce lo stipendio e l’annunciata disoccupazione tarda ad arrivare e nemmeno può contare - per sé e per i propri figli, che, di fatto, sono a suo totale carico anche dopo la separazione - sui benefici previsti per l’altro genitore e rischia persino di perdere il lavoro o di vederselo ridotto in modo drastico.
  5. e. alcuni genitori vivono in miseria e, spesso, non possono prendere i figli perché non hanno i soldi per farli mangiare e devono ricorrere, per sé, alle mense pubbliche anche per un pasto al giorno!
  6. f. tutto ciò crea disperazione, alimenta la conflittualità e in alcuni si fanno strada soluzioni             che ben conosciamo in Vda e che i politici non possono continuare ad ignorare nè             sottovalutare questo fenomeno sociale.

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