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Venerdì 10 Aprile 2026 15:52 |
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Pubblichiamo, tratto da Aostaoggi.it del 07.04.2026, il testo dell’intervista rilasciata a Marco Camilli da Andrea Manfrin, capogruppo della Lega Vda al Consiglio regionale che più volte è intervenuto a difesa di questo padre ricordato in tutto il mondo eccetto che in Valle d’Aosta!
Ad Aosta fiori gialli per Antonio Sonatore:
«c'è chi continua ricordare»
Oggi davanti al tribunale un presidio in ricordo del papà suicida che protestava per poter vedere la figlia. Intervista ad Andrea Manfrin
Si è svolto questa sera davanti al tribunale di Aosta un presidio in ricordo di Antonio Sonatore, il papà valdostano che 30 anni fa è arrivato a darsi fuoco davanti al palazzo di giustizia disperato per la decisione dei giudici di negargli il permesso di vedere la figlia dopo la separazione. Con questa iniziativa, proposta dall'Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, sono stati deposti dei fiori gialli vicino al punto il cui Sonatore si è tolto la vita. A portare dei fiori anche Andrea Manfrin, capogruppo della Lega VdA in Consiglio Valle.
Andrea Manfrin, sono passati tanti anni dal suicidio di Antonio Sonatore. Cosa è rimasto di lui? «È rimasto il ricordo della persona e di ciò che ha trasmesso con quello che è stato un evento eclatante, fatto proprio per essere ricordato, come monito per le generazioni future e anche per richiamare l'attenzione su quello che è accaduto. Rimane quindi la sua memoria, la rabbia, la necessità di approfondire quello che è stato e rimane anche soprattutto la necessità di rendere la giustizia più giusta, come lui aveva richiesto con un cartello davanti al tribunale».
Ecco, una giustizia più giusta: lui girava per Aosta con quel cartello, era conosciuto così come era conosciuta la sua disperazione. Dentro alle mura del Tribunale di Aosta però non c'era spazio per pietà ed empatia. «In casi come questi devono esserci dei riscontri oggettivi. Quello che è mancato purtroppo è stata la volontà di approfondire la realtà della situazione. Una situazione che viviamo ancora oggi: la tragedia di tanti genitori separati, soprattutto padri, che spesso si vedono negare il diritto a vedere i propri figli, arrivano a dover affrontare battaglie legali che durano anche decine di anni. E poi doversi difendere da accuse pretestuose, sollevate al solo scopo di ritardare la possibilità di rivedere i figli, come sanzione verso la persona che si rende responsabile di non voler più condividere la vita o che magari è di "ostacolo" per una nuova relazione. Questo purtroppo non è stato riconosciuto e continua a non esserlo».
Tra il giudice tutelare e la persona oggetto di ingiustizia si colloca la figura dell'assistente sociale. Molte volte, troppe volte, si verificano situazioni allucinanti. Cosa manca? Professionalità, coraggio, voglia di lavorare? «Credo che spesso purtroppo ci sia un effetto di mitridatizzazione: gli assistenti sociali rimangono a contatto con tanta sofferenza e, da un certo punto di vista, ne rimangono immunizzate e non riescono ad avere un rapporto empatico con la persona che hanno davanti. Poi purtroppo c'è il fatto che alcuni soggetti che sono chiamati a giudicare in un procedimento molto doloroso purtroppo prendono le parti di una o dell'altra e non riescono a essere oggettivi. Questa credo succeda in una piccola percentuale dei casi, ma succede».
I fiori gialli in ricordo di Sonatore: qual è il loro significato? «È quello della memoria, del ricordare, dell'essere qui per non dimenticare ciò che è successo. I fiori comunicano che c'è chi continua ricordare, che non si arrende e che vuole continuare la giusta battaglia nel ricordo di Antonio Sonatore».
Marco Camilli
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Venerdì 03 Aprile 2026 08:18 |
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Nel trentennale della morte del maestro e psicologo valdostano
Antonio Sonatore, vittima della giustizia che non c’è!
Il giorno di Pasqua del 1996, dinnanzi al Palazzo del Tribunale di Aosta, un padre, estromesso dalla vita della propria figlia nell’indifferenza dei politici e dei servizi sociali, dopo una plateale e prolungata lotta contro la istituzionale giustizia ingiusta, si dava fuoco. Era il dott. Antonio Sonatore, psicologo e maestro scolastico, che morirà dopo due giorni in ospedale, a Genova.
Il gesto del dott. Sonatore è da inquadrare nell’ottusità delle istituzioni valdostane che non hanno mai dato, a nostro parere, una risposta conciliativa e risolutiva alle giuste richieste di un padre che chiedeva di fare il padre e che ha commesso l’errore di lottare contro una giustizia valdostana e piemontese, che, sempre più e con indifferenza, si allontanavano dalle tematiche che riguardavano molte migliaia di genitori separati estromessi dalla vita dei propri figli e che nessuno tutelava veramente.
La battaglia che lo psicologo conduceva per il suo diritto alla genitorialità negata, però, non era una lotta privata contro una propria ingiustizia subita, ma una battaglia che riguardava tutti i genitori che non accettavano il solo ruolo di genitore bancomat, senza nessuna garanzia sul rispetto dei diritti sanciti per ogni genitore e per ogni minore dalla Costituzione. Il pensiero di Sonatore era quello di “abbattere l’ingiustizia, liberare i cittadini, costruire lo Stato di diritto” (Radio radicale, 23.03.1995) e proprio queste preoccupazioni, comuni a tutti o quasi i genitori separati, potrebbero spiegare le ragioni di provvedimenti giudiziari, che, oggi e alla luce dell’immenso materiale disponibile nelle cancellerie valdostane, piemontesi e lombarde, potrebbero avere una diversa lettura e potrebbero segnalare una professionalità superficiale da parte di chi era chiamato a decidere e tutelare il futuro di un minore.
Sonatore, con la sua azione competente e approfondita, ha anticipato il principio della bigenitorialità e della cogenitorialità, tematiche care oggi alle istituzioni, non ha avuto difficoltà a rendere pubbliche le ragioni della sua protesta e ridare coraggio a chi si sentiva schiacciato dalla magistratura e dai servizi sociali, che, però, come traspare chiaramente negli atti processuali del padre aostano, nel suo caso, non avevano alcuna possibilità impositiva, poiché questo padre aveva ben chiari i suoi diritti di genitore e ben conosceva la psicologia dell’età evolutiva e la socio-pedagogia da seguire per far crescere i figli serenamente, anche quando i genitori non sono più conviventi.
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Martedì 24 Marzo 2026 16:46 |
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Giustizia sempre meno giusta!
L’esito del referendum sulla Giustizia non è rassicurante per contenere la Giustizia ingiusta, che i genitori, soprattutto i padri, sperimentano quotidianamente sulla loro pelle e sulla pelle dei figli nel momento in cui la maggior parte dei giudici decreta la loro nullità genitoriale, con tanta disinvoltura e superficialità. La divisione definitiva delle carriere nella magistratura poteva costituire l’inizio di una profonda riforma di una giustizia gestita in modo obsoleto, settario e talvolta anche in contrasto con lo spirito dei legislatori, che fanno le leggi che, però, non sempre vengono applicate nei tribunali, tanto che in molti, loro malgrado, sono costretti a ritenere che la legge non sia uguale per tutti: si interpreta per gli amici e si applica per gli altri.
Una riforma della giustizia non può avvenire senza il funzionamento di un organismo, super partes, che controlli senza alcuna sudditanza l’operato dei magistrati, li inchiodi alle loro responsabilità civili e penali, bloccando la carriera a chi risulterà responsabile della giustizia ingiustizia e metta mano anche al loro trasferimento e ai loro stipendi. I danni economici provocati dovranno essere pagati dal colpevole e non scaricarli sulla comunità dei cittadini. La magistratura non può sottrarsi alle proprie responsabilità nell’esercizio della ben pagata professione, in nome della falsa interpretazione della sua indipendenza, che viene meno ogni volta che i preconcetti e gli interessi personali vengono prima del diritto da applicare.
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Sabato 21 Marzo 2026 10:39 |
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San Giuseppe e la falsa festa del papa!
Il rituale delle saghe popolari è sempre in vigore e così continuiamo, il 19 marzo, ironicamente a festeggiare il papà, a cui, nella maggioranza dei casi, in modo subdolo, quotidianamente, gli facciamo la festa, svuotando, istituzionalmente, il suo diritto alla paternità. Non possiamo festeggiare un padre quando, in una società di nuclei familiari unipersonali, il suo ruolo viene quotidianamente svuotato di significato e si continua, nella maggior parte dei casi, solo a sfruttarlo economicamente e, se, per il gravame della fine della convivenza e per difficoltà anche occupazionali, non rispetta i diktat dei giudici, viene anche colpito penalmente per aver fatto mancare (quasi mai vero) gli alimenti ai figli e si procede nei suoi confronti anche solo dopo un mese di ritardo nel versare l’assegno di mantenimento.
E’ palese l’azione delle sempre arrabbiate lobby di genere, che gestiscono centri antiviolenza e associazioni di femministe, che, impunemente, riescono a condizionare alcuni servizi sociali e che sono ispiratrici, sovente, di denunce false di violenza da parte dell’uomo per avvalorare la tesi secondo cui la mamma è sempre la mamma e che i figli sono sempre e comunque figli di mamma e mai di papà, nemmeno marginalmente.
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Martedì 17 Marzo 2026 10:42 |
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Antonio Sonatore: testimone della paternità negata
Il 7 aprile ricorre il 30° anniversario del gesto di un padre valdostano, il primo in Italia, che, sopraffatto dall’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica, il giorno di Pasqua, dinnanzi all’ennesimo diniego a poter vedere la figlia per un attimo nella importante ricorrenza festiva, si è dato fuoco dinnanzi al Tribunale di Aosta, cioè dinnanzi al tempio della giustizia ingiusta, che, assieme al Tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta, gli aveva tolto la allora patria potestà (oggi responsabilità genitoriale). Antonio Sonatore, psicologo e insegnante, non ha retto più ai continui dinieghi delle pubbliche istituzioni preposte alla tutela dei minori, con i quali gli si negava il diritto fondamentale alla paternità, nonostante le sue pubbliche proteste, con cartelli, per le vie della città, nei quali spiegava il suo dramma di padre rifiutato e riferiva alcuni dei tanti episodi della giustizia ingiusta subiti.
Non era un pazzo, un esaltato o un provocatore, ma un amato e apprezzato professionista (psicoterapeuta e docente, non lo dimentichiamo) di Aosta, che ben conosceva i diritti di un padre la cui figlia era stata collocata, con la separazione, presso la madre. Certi episodi furono usati - meglio sarebbe dire sfruttati – per dipingerlo come un violento e un testardo, che non rispettava la legge, mentre, in realtà, leggendo, oggi, l’immane materiale di archivio, emerge anche una diversa interpretazione del suo comportamento e del suo gesto finale, che ancora oggi è vivo nella memoria di tanti abitanti di Aosta e di chi lo conosceva bene ed era stato suo alunno/a.
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Martedì 10 Marzo 2026 18:31 |
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Giù le mani dai bambini figli altrui
Trent’anni fa operava nelle Marche, non lontano dall’Abruzzo, un’associazione di genitori separati, denominata Giù le mani dai bambini, fondata dall’imprenditore Aldo Verdecchia, che lottava contro le sette che sottraevano i figli per finalità poco nobili e che erano appoggiate da istituzioni deviate. Ora è più che mai urgente riprendere lo spirito di quell’importante movimento a tutela dei minori, rivendicando il diritto dei bambini a stare con i propri genitori e ad ogni genitore garantire il rispetto del proprio ruolo educativo, chiedendo a voce alta e con insistenza “Giù le mani dai bambini o, meglio, dai figli degli altri”, denunciando pubblicamente chi cerca di manipolare i minori per esigenze istituzionali, togliendo loro l’humus naturale in cui crescere in armonia con la propria famiglia.
E’ intollerabile quello che sta avvenendo in Abruzzo, dove il tribunale per minori aquilano non brilla, da decenni, per competenze scientifiche nel gestire i minori in difficoltà e che non ama la trasparenza, come, purtroppo, hanno sperimentato molti genitori (e figli) sulla loro pelle. Su quel tribunale, ma anche in quelli civili che trattano il diritto di famiglia, basterebbe dare ascolto ai genitori, vittime di una giustizia minorile ingiusta, ben noti ai servizi sociali, al mondo forense, agli stessi magistrati, agli psicologi, ma tutti ignorano questa spiacevole situazione e non fanno nulla per riportare la giustizia minorile nel suo specifico ambito e per rimuovere le storture che suonano come una condanna dei minori in primo luogo e dei loro genitori, che vogliono giustizia, ma non un vendicativo giustizialismo, perché i figli non sono figli dello Stato, dei giudici, dei servizi sociali, ma sono esclusivamente figli dei propri genitori, che le istituzioni devono rispettare, aiutandoli, in caso di palesi carenze educative, a svolgere al meglio il loro ruolo genitoriale.
La famiglia nel bosco non è una famiglia di banditi, ma sono persone con i propri principi culturali ed etici, che vogliono trasmettere ai propri figli e che condividono con altre famiglie. Il problema non è la scuola parentale, prevista dagli artt. 30 e 34 della Costituzione, che autorizza i genitori a somministrare direttamente l’istruzione ai figli, al di fuori del sistema scolastico tradizionale. La natura di questa assurda e pericolosa vicenda va ricercata nella mancata condivisione dei genitori e, soprattutto, della madre, dell’operato dei servizi sociali e le continue ingerenze di questa struttura sulla vita familiare dei tre bambini. Più che un conflitto nella gestione delle competenze, si tratta di una vera e propria guerra dell’arcaico tribunale abruzzese, supportato da un servizio sociale programmato non in vista della tutela dei minori, ma esclusivamente per sottrarre i minori ai genitori e alla società.
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Venerdì 06 Marzo 2026 11:01 |
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Votare per abbattere la Giustizia Ingiusta
I genitori separati sperimentano sulla propria pelle, ogni giorno e da sempre, la Giustizia Ingiusta, praticata in troppi tribunali italiani, a volte anche impunemente, da molti giudici. Purtroppo e di conseguenza, i loro figli subiscono le conseguenze di una giustizia prevenuta nei confronti di uno dei loro genitori, che, sistematicamente, viene discriminato, arrivando a situazioni intollerabili che sconfessano l’ostentata scritta, posta al centro di ogni aula del tribunale, che, ironicamente, recita: “la legge è uguale per tutti”. Le principali vittime di questa giustizia superficiale, talvolta ideologicamente deviata, sono i minori, che, con la fine della convivenza dei genitori, vengono affidati-collocati presso un genitore, nel 94% dei casi, sottraendoli, di fatto, al genitore non collocatario, spesso ridotto in miseria. Il funzionamento della giustizia familiare e minorile è noto a tutti e se ne parla molto poco.
Le cause vanno ricercate nella scarsa conoscenza della psicologia minorile e relazionale da parte dei giudici, tematiche, queste, estremamente delicate poiché condizionano soprattutto la società del domani e le cui sentenze rasentano il pressapochismo socio-culturale di una società ancora succube di stereotipi culturali, che privilegiano la sopraffazione di un genitore al confronto. I servizi sociali, a cui, talvolta, i giudici delegano, addirittura, la gestione dei minori, che, invece, è di stratta pertinenza del giudice, ma non di assistenti sociali superficiali e boriosi, che sono la emanazione di specifiche forze politiche e delle lobby che affiancano e condizionano, anche pesantemente, il loro operato, non tutelano affatto i minori e tantomeno ambedue i genitori ma si rivelano veri e propri nemici sia dei minori stessi che del padre, sempre da loro perseguitato. Nessuna regolamentazione del loro operato viene prevista dal magistrato, che conferisce loro l’incarico di riferire sia sui minori che sui loro genitori, per poi emettere provvedimenti di affido e regolamentazione del diritto di visita con il genitore non collocatario.
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Venerdì 27 Febbraio 2026 17:24 |
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Trent’anni dalla morte di Antonio Sonatore
Un convegno per non dimenticare
Il 7 aprile ricorre il 30° anniversario del gesto suicida del dott. Antonio Sonatore, psicologo ed insegnante, che, nel giorno di Pasqua, si era dato fuoco a fianco dell’ingresso del Tribunale di Aosta per protestare contro una giustizia ingiusta, che l’aveva perfino privato della patria potestà - oggi denominata responsabilità genitoriale, ma sempre un abuso resta - a cui era stato proibito, a seguito di denunce degli ex-familiari, di vedere e tenere con sé la figlia di pochi anni. Pochi giorni prima era salito fino all’ufficio del presidente per chiedergli se poteva fargli vedere la figlia nel giorno di Pasqua. In sua presenza – riferiscono delle fonti – ha telefonato alla madre per chiedere se autorizzasse un fugace incontro padre-figlia, la quale, però, non l’ha concesso e il presidente del tribunale se ne è lavato le mani, così come fece un’altra autorità in altri luoghi ed in altri tempi. Nessuno ha aiutato questo padre, privato del diritto alla genitorialità, per poter trascorrere, il giorno di Pasqua, alcuni minuti con l’adorata figlia.
Indubbiamente, la lettura degli innumerevoli fascicoli civili e penali, compresi quelli del Tribunale per i minorenni di Torino, in tutto alcune migliaia di pagine, ci lasciano profondamente amareggiati per le modalità procedurali applicate e per la emissione di provvedimenti che appaiono, oggi, intollerabili anche per un delinquente seriale. Il prof. Sonatore era amatissimo dai suoi allievi, dai loro genitori, in massa presenti, con un fiore giallo in mano, al suo funerale, e rispettato dai suoi colleghi, che difendevano la sua memoria sulla stampa, sia come professore che come uomo. Esercitava anche la professione di psicologo ed era apprezzato da chi si era rivolto a lui; a scuola era un innovatore nei programmi scolastici e riusciva ad entusiasmare i suoi alunni con iniziative gratificanti gli allievi, i genitori ed i colleghi. Non si risparmiava con nessuno e a tutti cercava di offrire il proprio aiuto, soprattutto quando erano in difficoltà.
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