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Martedì 02 Luglio 2019 16:44

Sconcertante verità in Valle d’Aosta


I responsabili di pregiudizi e danni ai minori!

 

Nel Convegno del 21 giugno tenuto ad Aosta sul tema “Valle d’Aosta sul tema: nelle separazioni siamo tutti responsabili di pregiudizi e danni ai minori!” sono emerse a chiare lettere alcune considerazioni che non potranno lasciare indifferente l’attuale maggioranza, l’Assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Mauro Baccega, e la Presidente del Consiglio Regionale Emily Rini e tutti i capigruppo invitati al dibattito, i quali hanno snobbato il confronto per la netta chiusura a queste problematiche, che riguardano oltre il 65% delle coppie valdostane con figli! Le istituzioni sono sempre chiamate in causa ogni qualvolta un minore viene “punito” nei suoi sentimenti e nelle sue aspirazioni e al suo genitore viene proibito, contra legem, di esercitare il proprio diritto-dovere alla co-genitorialità.

Chi nega la drammaticità di queste situazioni appare indifferente anche ai numerosi suicidi di padri separati - oltre cento a partire dal 1996, numero inferiore ai dati veri, per il silenzio di istituzioni e stampa - che ogni anno si verificano in vallata e che rappresentano un indiscutibile fallimento per le istituzioni coinvolte, tutte, e per la società valdostana.

Marina Vergoni, vice presidente dell’associazione, con fermezza e competenza ha evidenziato come i minori troppo spesso non sono tutelati, prima di tutto, dai servizi sociali e dai giudici che sottovalutano il fatto che un bambino o un ragazzo in età adolescenziale ha forte bisogno di affetto da parte dei propri genitori. E’ stata molto dura contro la prassi con cui i figli vengono tolti alla famiglia e affidate ad una comunità, “creando in loro un grave danno per un trauma psicologico che non verrà mai più superato e che condizionerà per sempre la loro vita futura”.

L’avv. Gerardo Spira ha denunciato l’urgenza di un “Regolamento” “per fermare prepotenze e abusi dei servizi sociali” ed ha più volte affermato che «le istituzioni, compresi i tribunali, non rispettano i principi dettati in modo unitario dal legislatore. La Valle d’Aosta, anche se regione a statuto speciale, deve seguire e rispettare le leggi italiane. Il tema delle separazioni in Valle d’Aosta è complicato e c’è molta confusione nel rispettare le leggi che lo regolamentano. E non va dimenticato che un cittadino ha il diritto di porre domande, non solo ai servizi sociali, ma anche al tribunale per conoscere tempi e modi di un procedimento giudiziale che lo riguardano, per esprimere il proprio parere sui tanti protocolli che tribunali e avvocati si danno senza il loro coinvolgimento».

L’avv. Francesco Valentini ha evidenziato il funzionamento delle istituzioni valdostane che, nei fatti, troppo spesso non rispettano i diritti dei minori e dei loro genitori. Gli assistenti sociali non rispettano il dovere della trasparenza, arrivando a ritenersi estranei addirittura ai vincoli della legge sulla pubblica amministrazione, negano ai genitori l’accesso ai fascicoli che li riguardano, devono rendere trasparenti i finanziamenti per i figli di genitori separati che elargiscono solo ed esclusivamente a quello collocatario senza renderne conto all’altro. “Occorre, quindi, predisporre un regolamento regionale per l’assegnazione dei contributi, ed attivare controlli pubblici seri, strutturati con personale capace e indipendente, sulla gestione dei contributi pubblici da concedere e/o concessi ed occorre predisporre un registro unico regionale per evitare troppe discrezionalità”.

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Venerdì 14 Giugno 2019 12:18

Aosta, venerdì 21 giugno 2019


La Tutela dei Minori, prima di tutto

per noi ma non per le istituzioni vda!


Si terrà ad Aosta (Sala Conferenze CSV via Xavier de Maistre, 19) un interessante CONVEGNO sulla tematica: “Valle d’Aosta: nelle separazioni siamo tutti responsabili di pregiudizi e danni ai minori!”.

Interverranno la dott.ssa Marina Vergoni, assistente sociale e vice presidente dell’Associazione, (Per noi, la tutela dei minori prima di tutto), apre e presiede i lavori; gli avv.ti Gerardo Spira (Il regolamento per fermare prepotenze ed abusi dei servizi sociali) e Francesco Valentini (La tutela di genere della Giustizia favorisce lo strapotere dei servizi sociali); per i politici Roberto Cognetta (Le responsabilità politiche per un corretto funzionamento dei servizi sociali nell'ambito della pubblica amministrazione) – Presiede la dott.ssa Marina Vergoni, assistente sociale.

Alle ore 16 Tavola Rotonda su: “La tutela dei minori nelle separazioni in Valle d’Aosta” con la partecipazione di Eugenio Greco e William Perron, genitori separati; Andrea Manfrin, Manuela Nasso, Roberto Cognetta e Claudio Restano, consiglieri regionali; Gerardo Spira, avvocato. Moderatrice: Manila Calipari, giornalista.

Ingresso libero e dibattito aperto a tutti.

E’ intollerabile che, da parte dei servizi sociali e del servizio di psicologia, ai genitori separati non sia permesso l’accesso ai fascicoli dei propri figli e nemmeno alle registrazioni dei colloqui, ai test a cui sono sottoposti minori e genitori, sottraendosi così alla legge sulla pubblica amministrazione di cui fanno parte ed invocando la privacy che, di fatto, non è applicabile (art. 22, l. 241/90), e rendendo impossibile il contraddittorio nelle aule del tribunale. Come confutare quello che scrivono i servizi sociali se non esistono i documenti a riprova?

Non esistono zone franche ed è inaccettabile che il Tribunale non verifichi la veridicità delle relazioni dei servizi sociali, che, spesso, invece di riferire su minori e genitori, propongono soluzioni di affido che resta di esclusiva pertinenza del giudice, previlegiando l’ideologia di genere.

I servizi sociali, poi, non possono essere delegati a prendere provvedimenti in nome e per conto del giudice, come ci ricorda sovente (e con sonore multe che tutti noi paghiamo) la Corte Edu di Strasburgo.

E’ vergognoso che si amministrino le separazioni (tribunale e servizi sociali Asl) e l’affido dei figli in base alle rivendicazioni di genere delle madri avallate dalle istituzioni preposte alla tutela dei minori. Politica di genere o discriminazione genitoriale? Ambedue vere! Dov’è la terzietà dei servizi e delle istituzioni pagati con i soldi dei cittadini?

Abbiamo denunciato – da anni – e nell’indifferenza gli abusi istituzionali ad Aosta nell’affido dei minori ed abbiamo chiesto l’allontanamento dall’incarico gli operatori chiamati a dirimere la conflittualità genitoriale, super partes, che erano in prima fila a sostenere le richieste di genere delle madri in pubbliche manifestazioni contro l’affido paritario, il mantenimento diretto dei figli e la conseguenziale abolizione dell’assegno di mantenimento a carico di un solo genitore e l’inamovibilità della madre dalla casa familiare anche quando di proprietà esclusiva dell’altro genitore. Chi palesemente schierato con una parte come può valutare e “inopportunamente” decidere sui minori?

Tace il tribunale e l’assessorato alle Politiche sociali, paladini alla difesa ad oltranza dell’operato dei servizi sociali per bocciare la richiesta di un Regolamento, che rifiutano sistematicamente di partecipare a pubblici dibattiti su queste tematiche, preferendo “commissionare” risposte a tutta pagina in un quotidiano la cui redazione locale è a loro vicina. Dinnanzi alla nostra doverosa replica, in amore del vero, il giornale piemontese ha impiegato più di un mese per pubblicarla, mettendola in un angolo delle “lettere in redazione”. Viva questa informazione valdostana in-dipendente! Per fortuna, non tutta la stampa valdostana è così “deontologicamente corretta”. Il problema si risolve non acquistando o seguendo chi ci propone informazioni di parte e non permette, come in questo caso, il corretto ed immediato diritto di replica riservando la stessa rilevanza della pagina contestata!

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Venerdì 14 Giugno 2019 12:17

 
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Lunedì 27 Maggio 2019 08:36

Torgiano, 31.5.2019


Tutela dei minori nelle separazioni

Dove sono le istituzioni umbre?


Venerdì 31 maggio 2019 si terrà a Torgiano (PG), Sala S. Antonio, piazza S. Antonio 1 il CONVEGNO su “Dove sono le istituzioni umbre nella tutela dei minori?

L’affido condiviso è entrato in vigore nel 2006 ma ancora non è pienamente applicato nelle aule dei tribunali, collocando, per oltre il 90% dei casi, i figli presso la madre, la quale continua, come cinquant’anni fa, a gestire a suo piacimento i figli, con la benevolenza dei servizi sociali, e riconoscendo al padre solo la funzione economica. Tanti doveri e pochi diritti per il genitore non collocatario, nell’indifferenza delle istituzioni e delle forze socio-politiche regionali.

La conflittualità genitoriale anche in Umbria è sovente causata da una cattiva separazione, anche quando falsamente consensuale, che tende ad escludere il padre dal suo inalienabile ruolo affettivo ed educativo dei figli. I provvedimenti dei tribunali che si adagiano acriticamente sulle relazioni dei servizi sociali che, concretamente, non forniscono garanzie di trasparenza e terzietà e non rispettano la legge sulla pubblica amministrazione, essendo dipendenti pubblici. Da qui la necessita di disciplinare l’attività dei servizi sociali con un Regolamento che tuteli, in primo luogo, gli stessi operatori e fornisca garanzie di oggettività, trasparenza e le pari opportunità genitoriali senza le frequenti e inammissibili inclinazioni di genere.

Resta assurdo come i servizi sociali non permettano ai genitori e ai loro legali l’accesso ai fascicoli dei propri figli, contravvenendo alla legge sulla P.A. con la complicità dei responsabili dei servizi che negano il diritto alla trasparenza da parte dei cittadini.

In Umbria ancora non esiste l’affido condiviso paritario o alternato, con il mantenimento diretto dei figli, che sarebbe la piena applicazione della legge 54/2006 sul condiviso, con il mantenimento diretto dei figli e con la loro collocazione paritetica presso ambedue i genitori, così come affermato dalle Linee guida del tribunale di Brindisi e come applicato da un numero crescente di giudici.

Nel convegno saranno date risposte sul funzionamento e sui controlli effettuati nei confronti dei Servizi sociali e delle comunità a cui vengono affidati i minori, come si affronterà il funzionamento della giustizia in Umbria e il mancato rispetto, assai spesso, dei diritti dei minori e del genitore non collocatario.

Il dibattito è moderato dal giornalista Alvaro Fiorucci. Il Comune di Torgiano ha dato il proprio patrocinio al convegno.

L’associazione invita al dibattito genitori, politici, operatori sociali e psicologi, avvocati e tutti coloro che avvertono i problemi causati ai minori nelle separazioni.

L’Ordine degli Avvocati di Perugia ha riconosciuto l’evento con l’attribuzione di n. 6 crediti formativi complessivi in materia di diritto di famiglia (n. 3 per la sessione mattutina e n. 3 per la sessione pomeridiana)

 
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Lunedì 27 Maggio 2019 08:34

AOSTA, 29 maggio 2019 ore 20.30

Si parla di affido condiviso paritario


E’ un diritto dei minori

concederlo non è reato


Mercoledì, 29 maggio alle ore 20.30, ad Aosta presso il CSV, via Xavier de Maistre, 19 si terrà il terzo incontro Parliamo di diritto di famiglia con l’avv. Francesco Valentini che tratterà il tema: L’affido condiviso paritario è un diritto, non un reato”.

Il relatore affronterà l’affido condiviso paritario o alternato, previsto dalla L.54/2006 (la legge che ha introdotto in Italia l’affido condiviso) ma mai pienamente attuato perché la stragrande maggioranza dei giudici ha messo in atto la prassi della “collocazione prevalente”, ovviamente presso la madre che gestisce a suo piacimento i figli. Come in passato.

Nulla di nuovo nei palazzi della giustizia dove regna indisturbato il pregiudizio che il padre non sia in grado di far crescere i figli, di fatto svuotando il diritto dei minori ad avere la presenza paritetica di ambedue i genitori e il diritto di ciascun genitore a contribuire all’educazione e crescita dei propri figli - come scritto nella Costituzione - condividendo con loro gli stessi tempi dell’altro genitore.

La “collocazione prevalente” non è previsto nella legge che ha riformato l’affido dei minori quando viene meno la convivenza dei genitori e la sua introduzione è un vero e proprio abuso giudiziario che non trova giustificazione nella discrezionalità del giudice. Si tratta, esclusivamente, della non applicazione della legge vigente e, pertanto, può anche ravvisarsi un illecito. Sicuramente questo ingiustificabile modo procedurale continua a consolidare una discriminazione tra i due genitori che la legge sul condiviso, invece, voleva abolire per i danni irreversibili che provoca nei minori che gli viene sottratto un genitore.

 

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Venerdì 24 Maggio 2019 09:33

 
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Venerdì 26 Aprile 2019 16:53

La metamorfosi della politica valdostana


Il pericoloso diktat di Fosson e Baccega


Secondo il presidente e l’assessore alle politiche sociali della Valle d’Aosta l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori non deve “intromettersi” negli atti della Regione che gode di funzioni indipendenti ed autonome, quindi private e non soggette a controlli esterni.

Avv. Gerardo Spira*

Tra il 12 e 13 marzo u.s. la nostra associazione, che da dodici anni opera ad Aosta con una propria sede regionale, proseguendo nelle iniziative intese a dare un contributo costruttivo per la risoluzione di alcuni aspetti burocratico-gestionali nelle questioni istituzionali delle separazioni, ha  promosso un programma di incontri col  pubblico, interviste con Rai 3, Radio Proposta in Blu e settimanali, ed ha partecipato all’audizione assunta dalla V commissione regionale sulla deliberazione proposta dalla giunta con argomento: “Approvazione delle procedure da applicare nelle fasi in carico di nuclei familiari con minori interessati da provvedimenti da parte degli organi giudiziari”.

La notizia riportata dalla stampa locale e regionale ha sollevato l’ira di Fosson e Baccega, i quali hanno giudicato il comportamento dell’associazione un atto “di intromissione” negli affari interni della Regione.

O Dio! Abbiamo sbagliato territorio? No. Incontri e dibattiti sono avvenuti nella Valle d’Aosta, Regione che non ricade in altro Stato, ma in Italia, nello Stato a regime repubblicano, insorto dopo il referendum del 1946 e suggellato dalla Carta costituzionale del 1948. Dunque ragioniamo in forza dei principi della Costituzione e delle leggi italiane.

Gli Associati della Valle d’Aosta, cittadini italiani, da tempo lamentano difficoltà di rapporti con le Istituzioni regionali: impossibilità ad accedere agli atti amministrativi, carenza dei principi di trasparenza e dei procedimenti amministrativi nelle questioni che riguardano le separazioni e i relativi rapporti.

L’associazione, prima di qualsiasi iniziativa pubblica, ha sempre preso contatti con Consiglieri, assessori e con gli stessi uffici, informandoli sulla problematica segnalata dai cittadini, sollecitando opportuni controlli e proponendo necessariamente la regolamentazione delle attività dei servizi sociali, come previsto dalla legge 241/90.  A tale scopo ha depositato un Regolamento di disciplina, specificamente per i servizi sociali sull’accesso agli atti, sulla trasparenza e sul procedimento amministrativo al fine di garantire tutti i soggetti coinvolti, soprattutto per i figli separati dai genitori e ingiustamente allontanati dal diritto fondamentale di proseguire una vita senza ostacoli e pregiudizi tra il padre e la madre. Gli eventi, soprattutto nella Valle d’Aosta, hanno dato risultati negativi e molto allarmanti, non certamente da sottovalutare da una società orientata al benessere della famiglia, come intesa dalla cultura del Nostro Paese, che si manifesta aperta e rispettosa dei diritti di tutti, nel solco dei principi costituzionali.

In tal modo l’Associazione si è espressa e così ha parlato durante l’ascolto del 13 marzo scorso davanti all’apposita commissione regionale, curando anche di depositare una nota a riguardo.

 

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Mercoledì 17 Aprile 2019 10:32

L’allegra gestione della Sanità Umbra e non solo.


Il concorso? Lo "gestirà il sistema"


di Ubaldo Valentini*

Era nell’aria. Si sentiva nel silenzio opaco del clima politico. Si intuiva nelle risposte frettolose. La pentola scoperchiata ha cominciato a sversare la prima bava schiumosa di un sistema colluso in cui convivevano comodamente politica e gestione. Se così è, nel rispetto delle garanzie costituzionali che accompagnerà l’inchiesta, si aprirà una nuova stagione politica. E’ stata aperta la finestra su di un mondo in cui i cittadini umbri per anni, tanti, hanno votato con la convinzione di scegliere persone e rappresentanze garanti della legalità e degli interessi di tutta la comunità. Se così non è, gli eventi apriranno altre porte. E forse dobbiamo aspettarci ancora il peggio.

E’ minata la fiducia e la credibilità dello Stato, tanto decantato: Stato di diritto.

Noi, che abbiamo sofferto le difficoltà dei rapporti con le istituzioni, col senno di poi, apriamo una pagina di riflessione sull’evento, allargando il pensiero a tutto il mondo di responsabilità e di controllo che circonda, collabora e lavora nel vasto mare della gestione del danaro pubblico. Si, in fondo tutto si muove intorno ai soldi e agli interessi singoli e di gruppi, di associazioni e cooperative, come una rete ben tessuta e guidata. Chi è dentro, sa come accade e comincia ad aver paura. Chi è fuori, vuol sapere e aspetta di conoscere che fine ha fatto la sua denuncia contro irregolarità e abusi. Il muro costruito a secco, con pietre sistemate una per una, senza il cemento del diritto, regge fino a quando una mano ignota non toglie la pietra chiave. Questa fa crollare l’intera costruzione.

Ora si pone il problema dei diritti rubati al cittadino che ne aveva titolo, il danno subito a tutta la comunità, la rimozione di burocrati collusi che hanno fatto carriera attraverso la via breve di copertura politica. Si pone il problema della Corte dei Conti che sarà costretta a verificare la regolarità dei conti e dei contributi erogati ad associazione e cooperative, sulla base di linee tracciate in una sola direzione. Si pone il difficile problema degli accertamenti in cui direttamente e indirettamente un mondo molto vasto di soggetti ha beneficiato della gestione di favore di una consociazione politica chiacchierata, cristianamente tollerata. L’Umbria ha il primato della cultura, dell’azione con la santa benedizione. Quando lo Stato non funziona la responsabilità si fa ricadere su tutte le istituzioni che costituiscono il castello organizzativo. Quando invece funziona e funziona bene, si attribuisce il merito al corretto uso degli strumenti di vigilanza e di controllo, oppure il sistema è stato ben organizzato fino al centro. Ciò fino a quando il gran vegliardo della Giustizia non si sveglia. In tal caso nessuno si salva, neppure chi aveva il dovere di vigilare e di controllare. Almeno così dovrebbe essere nello Stato di diritto.

Nella Regione Umbria la politica ha agito per troppo tempo in silenzio. E’ giunto il momento storico di voltare pagina, di aprire le porte della casa comune, di aprire gli armadi e di dar conto pubblico di una gestione definita “di andazzo” ultrannuale. E’ tempo di rompere il cordone delle clientele. Ma soprattutto di allontanare o meglio di mettere al bando la cultura della “gestione di sistema”.

Chi ha sbagliato si allontani e consenta alla Giustizia di fare il suo corso senza sconti per nessuno.

Da anni denunciavamo abusi e spreco di danaro pubblico. Nessuno ci ascoltava, nemmeno i partiti di opposizione. A testimonianza di ciò alleghiamo nuovamente articoli-denuncia uscite su questo sito.

* presidente “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”.

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