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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:20

Con una Lettera al Ministro della Giustizia, on. Alfonso Bonafede, e al Ministroper la Pubblica Amministrazione, on. Fabiana Dadone, l’ASSOCIAZIONE CHIEDE UN INTERVENTO URGENTE DELLO STATO sull’

 

 

Affidamento minori nelle separazioni: figli e genitori

finiscono nella morsa dei Protocolli stipulati tra

Tribunali e Ordini forensi


Avvertiamo il dovere di richiamare le Vostre competenze e i Vostri poteri sull’emergenza che sta vivendo la nostra società sull’argomento, di prima valenza, della famiglia, non tanto quanto ai bisogni economici, anche quelli, quanto invece specificamente sulla situazione del sentito e diffuso problema delle separazioni e, di conseguenza, sull’affido dei minori, affidati ad un sistema istituzionale inefficiente ed incapace, usato irresponsabilmente senza regoleda persone e soggetti, rappresentanti pubblici poteri.

In alcuni tribunali, col concorso delle funzioni e dei poteri degli Enti territoriali, in nome del popolo italiano, vengono adottate le più vergognose decisioni contro i principi della Costituzione, nella quale i grandi pensatori del nostro diritto fermarono il valore dei diritti del cittadino, della persona, della famiglia e dei minori. Parliamo del proliferare nella quasi totalità dei tribunali italiani di protocolli formulati e sottoscritti dal presidente del tribunale e dal presidente dell’ordine degli avvocati del foro competente per giurisdizione al fine di regolamentare l’applicazione e gestione delle spese straordinarie nelle separazioni, escludendo rigorosamente la componente genitori, cioè la parte interessata.

Questi principi sono stati attaccati dalle più estreme interpretazioni attraverso manipolazioni e distrazioni dal vero scopo per cui furono pensati, di tal ché, è dovuta intervenire continuamente, la Suprema Corte Costituzionale per restituirne l’effettivo significato, richiamando proprio le istituzioni, Tribunali ed Enti pubblici a rispettarli.

On. Alfonso Bonafede, ministro della GiustiziaIl Protocollo è divenuto uno strumento per superare principi scritti nella legge e nella Carta Costituzionale. Il Protocollo è un contratto che non ha valore di legge, ma serve agli ordini professionali e ai Tribunali percostringere i malcapitati cittadini a subire decisioni accordate in assenza della parte parteinteressata. Ciascuntribunale Italiano ha stipulato un accordo diverso da Nord a Sud, mentre nella cultura dello Stato di diritto è prevista una sola concezione di famiglia, di genitori e di figli. Per gli elevati costi, nessuno cittadino impugna il Protocollo in via amministrativa, anche per altre considerazioni (si dice che fabbro e fabbro non si tingono). Intanto l’obbrobrio giuridico produce i suoi effetti nella condizione economico-sociale dei separati. E’ ora che lo Stato intervenga in questo scempio giurisdizionale e con una direttiva nazionale che disciplini la materia con valore unico in tutto il territorio.

Non è bastato e non basta. Neppure si può scomodare sempreil grande consenso per ricordare che la legge, prima del cittadino deve rispettarla lo Stato. E invece è proprio lo Stato, che fa le leggi, poi non vigila e permette ai suoi rappresentanti di usarle ed interpretarle contro chi ha il diritto di vivere, garantito, in una società di diritto.

Da Bibbiano è venuto l’allarme, ma quella situazione resta ancora nascosta in buona parte del paese, attraverso un sistema che ricorda quello odiato che ha fatto crescere le diverse sigle di famiglie criminali. Con la sola differenza, che in queste famigliele regolegiurate portano a distruggere l’ordine costituito, mentre nello Stato gli illecitisono favoriti da persone e soggetti che, in nome della legge, usano gli strumenti e l’organizzazione pubblica.

On. Fabiana Dadone, ministro per la Pubblica AmministrazioneLo Stato fa le leggi ed i suoi rappresentanti le disapplicano attraverso interpretazioni forzatamente cavillose. La famiglia, quella segnata nelle leggi, deve essere unita e i figli vengono prima di qualsiasi problema. Invece per i grandi soloni, vestiti a festa, la famiglia segue tutte le conseguenze del conflitto: separazione, procedimenti artificiosi, dal giudizio semplice a quello cognitorio. Giusto processo e volontaria giurisdizione, finiscono in un rito trasformato per ridare poteri e visibilità a soggetti dalle capacità limitate, intrise di umori e frustrazioni personali. Situazioni che si ripercuotono sull’equilibrio della professionalità, la quale inevitabilmente si scarica sulla questione.

I processi e i procedimenti hanno bisogno di serenità e di equilibrio, perché si decide della sorte e della vita dei minori e quindi del futuro della società.

Abbiamo sollevato il problema e continuiamo a farlo, perché tutti i giorni dagli ufficidegli Enti pubblici e dai tribunali escono decisioni da cui nascono poi i drammi che leggiamo, con conseguenze anche drammaticamente conclusive.

Rinneghiamo queste istituzioni e ne denunciamo le responsabilità. Pretendiamo che la società venga rispettata e la famiglia ne sia il nucleo centrale di sviluppo. I figli restino figli con i diritti della famiglia e nella famiglia. Fuori dalla famiglia accadono e si sviluppano fatti incontrollati. L’equilibrio, l’istruzione e l’educazione, che appartengono di diritto ai genitori non possono essere affidati a soggetti esterni, attraverso sistemi assecondati e concordati a tavolino, in assenza e contro la famiglia. Anche quando dovesse accadere, per estrema ratio, la vigilanza e il controllo deve restare affidato esclusivamente alla famiglia.

Per questo, chiediamo di mettere al bando la cultura degli affidamenti esterni e insistiamo perché lo Stato imponga direttive e regole chiare tese verso questi valori e principi. Chiediamo che venga vietato il proliferare dei Protocolli e disposta una direttiva dal centro che disciplini mantenimento e cotributi. Non è possibile che il Tribunale, istituzione pubblica possa accordarsi con l’ordine forense della circoscrizione, che risponde solo ad interessi di casta, di natura privata.

Gli Enti pubblici devono svolgere funzioni e competenze nella disciplina delle regole per tutti coloro che sono chiamati a discutere e decidere sulla famiglia. I tribunali debbono applicare la legge e perseguire le finalità dei principi fissati nella Carta costituzionale, rimanendo lontano da ordini e soggetti, evitando di dare vita ad accordi di condominio, attraverso protocolli di cordata.

Avv. Gerardo SpiraAccordi definiti di comportamento, che invece sono patti di non belligeranza per produrre tesi e teorie contro il cittadino. La legge è legge per tutti, per Tribunali e funzionari pubblici, per ordini professionali e forze dell’ordine. Il cittadino, destinatario della legge, non può divenire l’oggetto di scellerati accordi, ma il soggetto di riferimento. Per cui anche quando fosse necessario, un eventuale accordo deve essere fatto con la sua partecipazione. Ordini e istituzioni devono svolgere le proprie funzioni secondo legge, in osservanza dei propricodici di comportamento. Accordi di caste ed ordini concordati in protocolli, diversi per ogni tribunale d’Italia, sono in contrasto con i principi costituzionali e con le leggi dello Stato, che hanno valoreuguale ”erga omnes” da Palermo a Milano.

Dai protocolli nasce il sistema per l’eserciziodelle funzioni. Da questi nascono e si legittimano comportamenti e azioni, abusi e soprusi che costringono il cittadino nella morsa di un potere che ci ricorda quello di certe organizzazioni.

E’ dovere dello Stato intervenire e proibirne la nascita. Nello Stato di diritto si deve parlare di regole per tutti, cittadini, funzionari, professionisti e magistrati.

Siamo pronti a fare la nostra parte per questo Stato, ma non invece per Organizzazioninate per sostituirlo.

Avv. Gerardo Spira*

Ubaldo Valentini*

*presidente onorario “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori” - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 348.4088690

* presidente pro-tempore“Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 347.6504095

 
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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:15

Protocolli d’intesa sulle spese straordinarie


Un pericoloso accordo tra giudici e avvocati

contro il cittadino impossibilitato a difendersi


 

In quasi tutti i tribunali italiani per colmare il vuoto normativo nella determinazione delle spese ordinarie e straordinarie si stilano protocolli d’intesa tra tribunale e ordine degli avvocati, con la scusa di rappresentare meglio i poveri genitori. Invece gli accordi diventano strumenti di potere al posto della legge (che manca, così dicono). Ci deve essere spiegato perché i protocolli siano espressione dell’asse giudici-avvocati con la completa estromissione dei genitori che possono essere rappresentati dalle loro associazioni ma non da un ordine professionale che trae profitto dalla conflittualità genitoriale.

Il cittadino (genitore separato), che non conta niente, deve osservare le decisioni di protocollo. Siamo fuori da mondo del diritto!

La Giurisprudenza diventa affare privato. E lo Stato lascia soli i cittadini. Ciascun Tribunale d’Italia ha messo in campo un protocollo diverso, l’uno dall’altro, con diversi modi di intendere le spese e il contributo di mantenimenti. Il cittadino deve subire strapoteri ed ingiustizie pagando a suon di danaro ogni conseguenza.

Le cause davanti ai tribunali finiscono in un pantano nel quale il giustizialismo delle caste vi guazza liberamente senza vigilanza e controllo.

Il dilemma è la definizione di spese ordinarie e straordinarie che nei Protocolli trovano il limite della competenza territoriale da un tribunale all’altro. Cosicché due separazioni a confine avranno maledettamente la fortuna o sfortuna di trattamenti diversi. Eppure è semplice, perché la Cassazione le ha identificate molto chiaramente. Sono considerate spese ordinarie tutte quelle destinate a soddisfare i bisogni e le normali esigenze di vita quotidiana della prole, rientranti nell’assegno erogato per il mantenimento (ad esempio, l’acquisto dei libri scolastici o dei medicinali da banco; le visite di controllo routinarie; l’abbigliamento, ecc.).

Sono considerate, invece, spese straordinarie, tutte quelle necessarie per far fronte ad eventi imprevedibili o addirittura eccezionali, ad esigenze non rientranti nelle normali consuetudini di vita dei figli o comunque non ricorrenti, non quantificabili e determinabili in anticipo, ovvero di apprezzabile importo rispetto al tenore di vita della famiglia e alle capacità economiche dei genitori. Queste ultime, vanno preventivamente concordate sia per la natura che per i costi.

Nell’applicazione e nei protocolli si leggono le più strane alchimie giuridiche, veri e propri stupri della logica del diritto. In nome del popolo italiano si permettono di disprezzare i diritti e la dignità dell’uomo. La legge e la Giustizia uguali per tutti diviene un controsenso in una società che si dice fondata sulla legge costituzionale e sul diritto. Secondo questi tribunali i genitori sono di genere diverso e diversamente vanno trattati.

Questi protocolli - come magistralmente ha rilevato l’avv. Gerardo Spira nell’appello rivolto dalla nostra Associazione ai Ministri della Giustizia e della Pubblica Amministrazione non hanno alcun valore e non possono sostituire la legge che non c’’è, e richiedono l’intervento urgente dello Stato per porre fine a veri e propri abusi istituzionali perpetuati attraverso il loro proliferare.

I protocolli, senza alcuna valenza impositiva, sono fonte di malessere e conflittualità tra i due genitori ed aumentano il contenzioso, contrariamente a quanto si afferma nelle “sviolinate” e sostenute prefazioni.

Ne deriva, di conseguenza, che: ci sono spese dovute dall’obbligato senza la preventiva condivisione; spese ordinarie vengono spacciate per straordinarie; sono considerate spese eccezionali anche la mensa quando, invece, l’assegno di mantenimento dei figli copre anche gli alimenti e il trasporto quando è prevedibile e quindi spesa ordinaria; non si parla degli assegni familiari e dei contributi percepiti dal genitore collocatario dei quali non rende conto all’altro; non si parla mai del quantum dell’assegno di mantenimento per i figli che, in tantissimi casi, gravita esclusivamente sul genitore non collocatario, spesso padrone della casa dove figli e madre vivono, spesso anche in dolce compagnia. (L’art. 30 della Costituzione parla di due genitori e non di uno solo).

Il giudice richiama, nei provvedimenti, il protocollo in vigore presso il tribunale come se avesse valore di legge e si dimentica che spetta al collegio giudicante il dovere di prevedere alla ripartizione delle spese straordinarie tra i due genitori non in modo generico ma specifico, caso per caso, come prevede l’art. 337 ter c.c., perché le risorse economiche variano da genitore a genitore, da situazione a situazione.

I processi si fanno col sistema del “copia e incolla”, perché, dicono, che i giudici sono oberati di lavoro. E si ricorre ad espedienti di fortuna per giustificare superficialità e latitanze che si infrangono sul groppone del genitore meno tutelato: il genitore non collocatorio. In tal modo si alimenta la spirale della conflittualità - ad esclusivo danno dei figli.

Per annullare i protocolli occorre ricorrere al Tar e il genitore già gravato di spese non può farlo per gli elevati costi di varie migliaia di euro che tale ricorso richiede. E poi chi dice che un altro giudice della stessa campana fa un suono diverso? Forse proprio per questo si amplifica la scorretta pratica di simili accordi. E nessuna Autorità superiore solleva l’eccezione dell’arbitrio!

La risposta può e deve venire dallo Stato, attraverso il ministro alla Giustizia e il ministro per la Pubblica Amministrazione. Che venga posta fine allo scempio di un istituto che in altra materia è espressamente previsto e considerato. Nella materia del diritto di famiglia il protocollo è uno spergiuro che la cultura giuridica di un paese serio non può assolutamente avallare. Tanto per rispettare quei Giudici ed operatori del diritto che, di fronte a questo affronto, si sono cosparsi la testa di cenere, senza parlare.

 
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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:08

Aosta


Prevenzione del suicidio: una sfida per la società


Ubaldo Valentini*

Considerazioni a margine del convegno organizzato dall’assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, in collaborazione con l’Azienda Usl, con interventi scientifici del dott. Valerio Ricci, dirigente medico psichiatra dell’Asl Vda, e del dott. Roberto Merli, direttore struttura complessa di psichiatria dell’Asl di Biella. La Regione, dopo scandalose latitanze, cerca di ricorrere ai ripari (non escluso in vista delle imminenti elezioni regionali) facendo finta di affrontare una vergogna regionale, essendo, la percentuale dei suicidi, fortemente la più alta d’Italia nel totale silenzio della maggioranza delle forze politiche preoccupate di difendersi a Torino e di giustificare il loro sostegno ad una maggioranza da tempo molto “chiacchierata “.

Premetto che questo intervento, fatto a nome dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori – che in questi giorni ha iniziato il 13° anno di attività in Valle con una propria sezione a tutela dei minori e a sostegno dei genitori nelle separazioni - vuole essere un contributo per richiamare pubblicamente l’attenzione sui numerosi suicidi di padri separati, a cui è negato di svolgere l’inalienabile ruolo genitoriale. Suicidi che ogni anno avvengono in Valle, nell’indifferenza della stampa di colore e della politica accreditata, come se parlarne ne sia un disonore, a partire dal 1996, quando il maestro Antonio Sonatore si è dato fuoco dinnanzi al monumentale tribunale.

Il 7 aprile, giorno del gesto estremo, è diventato in tutto il mondo il giorno della memoria, tranne che ad Aosta, come se quel giorno fosse il giorno della vergogna, giorno da dimenticare. Certamente è il giorno della vergogna, ma per chi si corrode la coscienza per avergli negato il diritto di padre di vedere e vivere la figlia. Un figlio è l’essenza della vita dell’uomo. Il dolore e la vergogna, come l’acido, corrodono il cuore e l’animo dei giusti, non dei cattivi.

Nel 2020 la nostra associazione, con la partecipazione di tanti cittadini che lo richiedono, daremo un nome all’impegno delle nostre battaglie, con l’apposizione di una stele, per commemorare Antonio Senatore che si è tolto la vita per la figlia. La stele e una panchina viola verranno collocate nello spazio pubblico davanti al Tribunale, come segni del valore della famiglia e della vita.

Questo impegno vuol essere un contributo per non dimenticare, ma anche per non coprire assurde “dimenticanze”, poiché sul valore della vita non si possono fare congetture o sentenze. Anche la giustizia si è inchinata con la testa tra le gambe difronte al valore umano, anche del più feroce criminale. Lo hanno fatto l’Europa e la Corte costituzionale. Principio nato con l’uomo! Non è accaduto per quel padre, trattato e giudicato ancor peggio di un criminale e come accade ancora per tanti altri padri a cui viene negato il diritto alla genitorialità.

Scopi dichiarati del convegno del 13 dicembre erano l’analisi dell’attività svolta dal Dipartimento di salute mentale di Aosta in relazione ai suicidi in Valle e, approfondita la situazione regionale, predisporre i relativi interventi di prevenzione attuabili. Nessuno ha avuto il coraggio di attuare un minuto di silenzio. Occasione mancata per rompere il silenzio istituzionale.

Ci preme sottolineare che il suicidio come rimedio estremo affonda sempre le radici in una ragione sociale. I suicidi dei padri separati, trovano origine nel turbamento dell'equilibro della vita familiare, osteggiato e contrastato specie da chi dovrebbe tutelarlo. Invece l’accanimento viscerale della cultura della novella antiviolenza si riproduce nei percorsi di isolamento solo per uno dei genitori, che secondo le statistiche colpisce solo l’uomo. Infatti tra i dati statistici rinveniamo qualche raro caso di suicidio della donna, mentre per il 99% troviamo quelli dei padri. Questo dovrebbe far riflettere.


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Venerdì 29 Novembre 2019 16:59

 
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Martedì 19 Novembre 2019 19:05

In tutta Italia


Una panchina VIOLA per il rispetto dei minori

e la tutela dei loro genitori nelle separazioni


Una panchina Viola per rivendicare i diritti negati ai figli con genitori non più conviventi, l’accertamento della Pas nei tribunali, il diritto del genitore a non essere estromesso dalla vita dei propri figli, la severa condanna dell’indifferenza delle istituzioni nei confronti dei figli dei separati e di coloro che negano, quotidianamente, i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il diritto del padre a vivere con i propri figli senza ricatti da parte dell’altro genitore che lo considera, di fatto, solo una risorsa economica, ed infine per chiedere, in ogni sede, il rispetto della persona del minore.

Una panchina Viola per ricordare e chiedere scusa ai tanti padri che in Italia, nell’indifferenza di tutti, ogni anno si suicidano per essere stati privati dei propri figli e per i maltrattamenti subiti da parte dell’altro genitore.

Una panchina Viola per alimentare la speranza in un futuro migliore per i nostri figli dove possano liberamente poter sognare e vedersi rispettati nei loro fondamentali diritti a vivere serenamente con ambedue i genitori.

Una panchina Viola per ricordare a tutti, giudici e politici in particolare, che la violenza esiste anche quando non vengono rispettati i diritti dei minori alla bigenitorialità e il diritto dei genitori alla co-genitorialità, così come prevede la nostra Costituzione, il codice civile e penale e la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza infanzia, approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite trenta anni fa (20.11.1989) e ratificata dall'Italia il 27 maggio 1991, con la legge n. 176.

Il Viola è il colore che nell’immaginario dei bambini è associato alla razionalità e alla saggezza, alla dignità, all’indipendenza, al desiderio di crescita e di libertà.

Una panchina Viola in ogni città, nei giardini dei palazzi della giustizia, del potere politico e degli assessorati alle politiche sociali come simbolo per riflettere sugli abusi e sulle discriminazioni perpetrate a danno dei minori e dei loro genitori. Nel 2020 sarà nostro impegno, nelle maggiori città italiane, installare una panchina Viola per celebrare la Vita e il rispetto dei minori.

La violenza è tale quando annulla la persona di un minore e quando nega, nella più totale indifferenza, il diritto del genitore a svolgere il ruolo di padre.

Inizieremo da Aosta, dove si è ucciso il primo padre a cui il tribunale aveva tolto quella che oggi è chiamata responsabilità genitoriale e non gli permetteva di vedere sua figlia, arrivando perfino a vietargli di consegnare un regalino alla sua creatura. Da mesi protestava nell’indifferenza di tutti.

Il maestro Antonio Sonatore si è dato fuoco dinnanzi al tribunale di Aosta e, proprio nel giardino antistante, collocheremo la prima panchina viola. In Suo onore il 7 aprile è divenuto la giornata mondiale in ricordo del genitore estromesso dalla vita dei propri figli.

Aosta, però, non ama parlarne. Forse per vergogna, mentre dovrebbe chiedere scusa a lui e ai tanti padri che ogni anno, in questa piccola regione, si tolgono la vita, sempre per i figli violentemente sottratti da una cultura contraria ai principi ed ai valori della famiglia e dei figli.

Ubaldo Valentini, pres.

 
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Mercoledì 06 Novembre 2019 16:48

Muore senza poter rivedere i nipotini

per assurda indifferenza della giustizia


di Ubaldo Valentini *

La Corte costituzionale, a seguito dell’analogo provvedimento della CEDU, ha stabilito che anche i mafiosi e gli ergastolani hanno diritto ai permessi premio per ragioni di “umanità”. Umanità che invece non è stata riconosciuta ad un nonno che, a seguito di una seria malattia, sapeva di avere poche settimane di vita, chiedeva con insistenza al proprio figlio di poter rivedere i nipotini prima di morire. Lui, che viveva in un paese dell’est, e il figlio, che vive e lavora da oltre venti anni ad Aosta, non avevano mai avuto problemi con la giustizia.

Il padre dei minori (con nazionalità del paese di origine del padre e del nonno) si è rivolto per due volte al Tribunale di Aosta per avere l’autorizzazione a portali per alcuni giorni dal nonno gravissimo, per esaudire l’ultimo desiderio di uomo ormai in fine di vita. La madre dei minori si è opposta, con la scusa della possibile sottrazione. Eppure il Giudice ha ampi strumenti a disposizione per le più certe tutele.

A luglio di quest’anno il padre dei minori aveva avanzata la prima richiesta, per l’aggravarsi delle condizioni di salute del nonno, correttamente documentata, ma il tribunale, nella persona del giudice tutelare, ha negato l’espatrio momentaneo vincolato alla visita al nonno che faceva continua richiesta di poterli rivedere. Diniego così motivato, “considerato il dato di elevata conflittualità tra i genitori dei minori quale risulta da procedura per affido pendente dinnanzi a questo Tribunale, non autorizza”.

Con l’aggravarsi della malattia del nonno, il padre dei minori ha inoltrato nuovamente la richiesta, allegando la documentazione dell’ospedale e facendo presente che il “diritto dei figli minori di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti”, è degno di maggior tutela rispetto all’inesistente rischio di sottrazione di minore.

La richiesta, formulata secondo le indicazioni telefoniche date dalla cancelleria, è stata nuovamente rigettata. Né il predetto Giudice ha sentito il dovere di attivarsi per esaudire l’ultimo desiderio di un uomo, ormai condannato a morire. Nella funzione giudicante, secondo questo giudice, non contano gli aspetti umanitari. Quel nonno doveva andarsene all’altro mondo portandosi la disperazione dell’ultimo desiderio. Il nonno è morto disperato domenica 3 novembre scorso.

Tra ritardi e carte bollate, il tribunale, eludendo l’urgenza del caso, ha fissato l’udienza al 7 novembre, data in cui una vita si è spenta e non servirà più a niente esaminare e discutere. Sarà sufficiente depositare la notizia.

Il padre, tramite il suo difensore e in sua presenza, prima di rivolgersi al Tribunale, aveva fatto contattare telefonicamente il difensore della madre per chiederne direttamente l’autorizzazione, il noto professionista, con un inaccettabile sarcasmo, nell’anticipare il rifiuto della signora ha gratuitamente aggiunto: “anche a luglio doveva  morire, ma poi non è morto più!”. Siamo senza parole e vorremmo sapere l’ordine di categoria, solerte nel collaborare con il Tribunale per i protocolli, dov’è?

La giustizia, per quel tribunale ha fatto il suo corso. Nessuno potrà entrare nel merito di una questione ormai sotterrata. Le decisioni della Cedu e della Corte Costituzionale, divulgate con roboanti annunci mediatici avranno importanza per quei criminali che, contro ogni rispetto umano, hanno crudamente ammazzato fedeli uomini di Stato come Falcone, Borsellino e il giovane Levatino. Si favoriscono i delinquenti e i criminali dell’umanità, e si lascia morire la povera gente, che ha semplicemente espresso il desiderio di voler vedere i nipoti prima di morire.

Forse nel Tribunale di Aosta non è ancora giunto il rumore delle due decisioni delle supreme Corti oppure in questo Tribunale vale il principio di due pesi e due misure?

Indignati, volgiamo altrove lo sguardo e il pensiero. Quando cambierà, sarà tardi per chi si è suicidato per il diritto di vedere e avere rapporti con i figli e per chi è morto nella speranza di vedere trionfare la Giustizia.

* presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori

 
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Giovedì 10 Ottobre 2019 09:49

Diritti negati ai figli e ai loro genitori


Prosegue il confronto sulle procedure messe in atto in Valle d’Aosta nell’affido dei minori al termine della convivenza dei genitori e per chiedere il pieno rispetto della legge a garanzia della bigenitorialità per i figli e la cogenitorialità per i genitori. I Servizi sociali non accettano critiche e arrivano a dichiararsi “in pericolo” per la campagna denigratoria nei loro confronti. Un comportamento vittimistico assurdo che potrebbe far nascere il sospetto che in passato e tutt’ora si voglia nascondere certe responsabilità, forse anche penali. Infatti nessuno può avere paura della verità eccetto chi sa di averla tradita. Non tutti gli operatori sociali la pensano allo stesso modo ma il sistema non permette loro di remare contro i poteri forti.

E’ ora che ciascuna istituzione pubblica valdostana renda conto del proprio operato con trasparenza e si assuma le proprie responsabilità per una eventuale gestione discriminatoria dell’affido dei minori nelle separazioni. Gli amministratori regionali, invece di “cantare” le inesistenti qualità di un servizio genericamente di genere, discriminatorio e, in troppi casi, fortemente nocivo per i minori e per i padri di fatto estromessi quasi sempre dalla vita dei propri figli, avrebbero dovuto e dovrebbero predisporre i serrati controlli previsti per legge. La politica ha rinunciato ad indagare sull’operato di strutture pubbliche fondamentali e degli amministratori e, invece di pretendere trasparenza come sarebbe suo dovere, “gioca” con il clientelismo e troppi politici preferiscono l’ambiguità che permette loro di non dispiacere alla potente lobby dei servizi sociali valdostani, anche per condizionamenti personali e parentali e per non dispiacere ad alcuni potentati elettorali.

 


 
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Giovedì 10 Ottobre 2019 08:38

Lettera aperta alla Presidente regionale Ordine degli Assistenti Sociali

in risposta alla sua intervista pubblicata da Gazzetta Matin il 30.9.2019, dove esordisce:

"noi non ci divertiamo ad allontanare i bambini …"


“Neanche i bambini si divertono

ad essere allontanati”


Gentile dott.ssa Jacquemet,

comprendiamo le ragioni della sua intervista. La casta soffre i risvolti degli umori mediaticidel rumore della notizia. Ma noi soffriamo maggiormente per quanto ascoltiamo dagli interessati e leggiamo attraverso la stampa. E ci rattrista venire a conoscenza che certi comportamenti siano accaduti, anche ad Aosta e all’oscuro di tutti, senza cautele e garanzie per genitori che hanno dovuto sopportare, con grande peso nel cuore, la comunicazione che il figlio o i figli sarebbero stati chiusi in comunità e non li avrebbero più visti per tutto il tempo del trattamento protetto.

Ci creda, forse per un addetto è lavoro di routine, normale. Per persone normali come noi, che viviamo le tragedie delle famiglie, non è assolutamente accettabile. Lei, come altri specialisti, nella lunga intervista, parla di allontanamento dei minori, secondo rito che definisce, doveroso. Per noi è sottrazione di figli da un regime di rapporti e di frequenze che sono il contenuto quotidiano di una normale vita di un bambino. Anche se la casa è disordinata o la povertà dell’ambiente non si presenta come si pensa che dovrebbe essere. E’ un discorso molto complesso che non si può liquidare con qualche battuta.

E’ più semplice allontanare il figlio, assegnandolo, contro la volontà del genitore di turno e della famiglia, fuori dal suo ambiente. Poi, i divieti della cosiddetta privacy fanno il resto. Per noi, su queste basi e presupposti, non è allontanamento ma sottrazione,per considerazioni che trovano spiazzata anche la più approfondita scienza.

Lavorare in questo campo è molto difficile e complicato, lo comprendiamo, ma chi lo fa con impegno ed onorenon sarà mai tacciato di abuso. Per un motivo semplice,perché non toglierà mai un figlio alla famiglia e farà di tutto perché vi resti. Questo vuole la legge, quella legge che ci perseguita nei puntigli della giustizia, della uguaglianza, delle pari opportunità e nel supremo principio:i minori innanzitutto, figli del tempo e dello spazio.

Lei parla di “aggressioni, minacce e intimidazioni” subite mensilmente da alcune operatrici. Ci auguriamo che questi reati siano stati denunciati, se non altro perché sono fatti accaduti in sedute pubbliche, e con tutti i crismi della legalità. Così, secondo noi, sono ancora più gravi i comportamenti tenuti da funzionari, nei confronti di genitori, vittime del sistema.

Le testimonianze riportate dalla stampa, hanno stravolto tutta l’opinione pubblica. E proprio sul quotidiano Aostaoggi è riportato altra testimonianza, sconvolgente per i fatti:Il contenuto è allucinante! Non se ne deve parlare? Come non si deve parlare di un padre che si diede fuoco davanti al tribunale di Aosta, perché gli veniva impedito di vedere la figlia? In quel luogo vi è rimasta l’immagine della torcia umana, per chi l’ha vissuta, di uno strazio estremo e molto raccapricciante. Non si deve parlare dei suicidi di padri separati che avvengono ogni anno in questa “incantevole” e felice regione? Noi riteniamo che ne dobbiamo parlare, perché non vi sia più chi è senza peccato.

La nostra insistenza tende ad aprire un armadio in cui, forse, vi sono ancora nascosti misfatti. La resistenza a non volerli aprire, sortirà il comprensibile ribelle risentimento di chi ha subito abusi, violenze e mortificazioni, peggiori delle aggressioni di cui si lamentano le addette ai lavori della Valle d’Aosta. Nascondere le carte è un segno di debolezza. Il rifiuto a far leggere i fascicoli in mano ai servizi sociali è il segno che quelle carte sono state scritte contro la volontà della persona interessata.

L’associazione non intende colpire nessuno. Intende, invece, far venire fuori ciò che le testimonianze dicono, che trovano conferma nellarelazioneal progetto di modifica al codice civile e alla legge n.184/83 depositato il 31 luglio di quest’anno alla Camera dei deputati. In quella proposta, la n.2047, con tutte le riserve per la discussione che verrà, è riportata la urgenza ad intervenire in una materia in cui in Italia è accaduto di tutto. Nessuno si salva. Neppure la Valle d’Aosta, nonostante una certa concertata combinazione a voler presentare la Regione immune da peccati e come la migliore. Neppure il rapporto Istat sulla salute, pubblicato sullo stesso quotidiano online, che la definisce la peggiore d’Italia. Sono dati statistici, ma sono dati premonitori di una situazione ben diversa da quella che si vuole far apparire.

Mi creda, resta incomprensibile l’avversione strenua dell’apparato (non voglio dire lobby, anche se ..) di strutture sociali pubbliche a disciplinare tutta l’attività dei servizi sociali e psicologici della Regione con un Regolamento che sottrarrebbe i membri del suo ordine da rischi penali, se non addirittura disciplinari di pertinenza dell’ordine che lei rappresenta. Lo chiediamo dal 2016, ma solo ora timidamente se ne comincia a parlare, tra le funeste ire dell’assessorato e dell’apparato dirigenziale del complesso e delicato settore.

Ne vogliamo parlare di quel Regolamento da noi proposto e cheavrebbe dovuto essere una vostra prerogativa per garantire, effettivamente, trasparenza ed oggettività?

Perché non ci dice come mai alla richiesta di visionare i fascicoli in possesso ai servizi sociali, rispondete che sono coperti da una privacy che non c’è per i genitori dei figli da voi “indagati”, venendo meno alla legge dello Stato n. 241/1990 e ss.mm.?

Per dimostrale la nostra disponibilità a valutare tutto il vostro operato, le propongo ufficialmente la istituzione di una Commissionepermanente, costituita da rappresentanti del vostro Ordine, dei genitori e delle associazioni che li rappresentano, per verificare quell’operare da troppi genitori contestato e da voi, invece, esaltato per efficienza e professionalità e, ovviamente, sempre con l’ausilio dell’assessorato di competenza che sembra avere poca dimestichezza con l’Istat e con i dovuti controlli previsti per legge.

Ci permetta, però, alla luce delle testimonianze che stanno emergendo sulla stampa sollecitare la Procura della Repubblica, il Tribunale ad approfondire il funzionamento dei servizi sociali, delle case protette e delle comunità, regionali ed extraregionali, in cui vengono “collocati” i minori sottratti alle famiglie, così come la mostra associazione ha chiesto con specifico esposto alcuni mesi or sono.

Riteniamo, in conclusione, che la vita pubblica debba svolgessi secondo regole, senza privilegi per nessuno, in modo trasparente, accessibile e partecipata, perché piani e programmi si fanno con soldi pubblici. Pensiamo che Lei come responsabile regionale, sia d’accordo con questi principi.

Gradisca i sensi della nostra stima.

Aosta, 3 ottobre 2019

Ubaldo Valentini,

presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps)

 
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