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Mercoledì 09 Gennaio 2019 16:49

Questa rubrica, a cura dell’avv. Gerardo Spira - esperto di diritto amministrativo e minorile, presidente onorario della nostra associazione, già pubblico funzionario dello Stato, segretario comunale, collaboratore del sindaco pescatore, Angelo Vassallo, con l’articolo postato – intende richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle conseguenze che ricadono sul cittadino, per l’inefficienza e la confusione delle funzioni pubbliche.

Lo Stato ha il dovere di tutelare le persone e garantire il regolare svolgimento dell’esercizio dei loro diritti. In una parola, lo Stato ha il diritto-dovere di funzionare.

I cittadini che subiscono violazioni dei propri diritti come persone e come genitori da parte delle istituzioni italiane, possono segnalarli alla nostra rubrica. Avremo cura di trattarli, nel rispetto della privacy, per segnalarli alla opinione pubblica e alle Autorità competenti. Siamo l’Associazione a difesa dei deboli e degli invisibili, bistrattati dagli eccessi di abuso e dalle azioni tendenti ad annullare la personalità dell’uomo e a pregiudicare il futuro della società con decisioni e provvedimenti che invece di unire, dividono, sottraendo al principio della vita comune, l’unico soggetto da tutelare e proteggere: innanzitutto e sempre il minore.

Scrivere o chiamare a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . tel.+39.347.6504095 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. +39.348.4088690


Ma le sentenze della Cassazione sono uguali alla legge?

I giudici sono obbligati a rispettarle?


Spesso, quando si dà inizio ad una questione legale, sentiamo correre nella comune cultura popolare la frase” Lo ha detto la Cassazione”, per dare forza alla pretesa di un diritto, come ad un principio di legge. Ovviamente ci riferiamo alla materia di cui ci interessiamo “delle separazioni e della problematica che coinvolge la famiglia”. La convinzione “popolare” si svuota lungo i gradi di giudizio, mano a mano che la discussione si addentra negli angoli del diritto. La discussione sul valore delle sentenze si fa sempre più accanita fino ad allargarsi a tutto il tema della Giustizia. E sappiamo quanto, oggi, il problema della Giustizia pesa sulla vita delle relazioni sociali e sui rapporti istituzionali. La giurisprudenza, richiamata lungo il percorso della lite, serve per sostenere le tesi, contrapposte, ma niente di Più. Con la sentenza si conclude la vicenda in favore di una delle parti, benché entrambe ne abbiano fatto espresso richiamo. Un richiamo giurisprudenziale può essere più coerente, nella questione, dell’altro ed ottenere il favore della decisione.

Le sentenze, sappiamo, fanno stato solo fra le parti, ma non sono estensibili in via generale. Lo apprendiamo sui testi di studio e così vale in diritto. Il cittadino attraverso un discorso lungo e costoso viene a sapere che la frase “Lo ha detto la Cassazione”, non ha lo stesso valore della legge.

Cerchiamo quindi di chiarire meglio questo aspetto, sperando di riuscirci con linguaggio semplice, a chi ci segue, per far comprendere a chi intraprende una questione legale, quale valore assume la decisione della sentenza della Suprema Corte di Cassazione e come questa si colloca nel mondo del diritto.

Il principio è: La Sentenza della Cassazione ha valore vincolante solo tra le parti in causa.

Quando sentiamo dire “Lo ha detto la Cassazione”, pensiamo di dare alla discussione una forza uguale alla legge. E ne pretendiamo l’applicazione in tutte le questioni che similarmente riguardano il nostro caso. Lo pretendiamo perché pensiamo che Il supremo giudice, anche se di una sezione diversa, si è già espresso e lo ha fatto in punto di legittimità, richiamando ed applicando la stessa norma.

Perché ciò non è vero?

Riteniamo, a questo punto, di dover chiarire a coloro che impegnano ingenti risorse finanziarie e patrimoniali come sta il diritto.

Perché la sentenza della suprema Corte di Cassazione non ha lo stesso valore e forza della legge! Nessuno di chi opera nel mondo del diritto si preoccupa o ha interesse a spiegarlo. Anzi la critica situazione del cittadino diventa occasione appetibile per trarre utilità nell’impresa.

Quale differenza esiste tra la legge e una sentenza della Cassazione?

Il nostro Ordinamento costituzionale prevede una Organizzazione dello Stato fatto di ambiti e di Autorità le cui decisioni rispettano funzioni proprie nei confini di competenza.  In buona sostanza ciascun potere dello Stato deve muoversi in ambiti e competenze ben disciplinate.  Per cui Le leggi vengono emanate dal Parlamento o dal Governo, secondo la forma. Le sentenze invece dal potere giudiziario (si dice: le fanno i giudici). Le leggi si rivolgono a tutta la comunità in via generale ed astratta, le sentenze sono rivolte alle parti in causa.  Le sentenze non hanno valore e né forza di legge. La Cassazione è chiamata ad esprimersi “in punto di legittimità”, cioè a decidere quale delle parti in lite ha ragione secondo la legge invocata. Sorge quindi spontanea la domanda comune: Se le sentenze non valgono quanto la legge, ogni giudice può decidere come vuole?  E’ così. Questa libertà di decidere, anche se attraverso un ragionamento giuridico non condivisibile, ha generato dubbi, credibilità e determinato confusione nella cultura popolare, arricchita anche dalle contraddizioni di una giurisprudenza non lineare e non uniforme sulla stessa casistica. Il Giudice decide anche con un ragionamento, ritenuto da chi ne discute criticamente, sbagliato.

 

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Venerdì 21 Dicembre 2018 11:17

Cassazione, I sez. civ., ordinanza n. 31902/18

 

Le discutibili asserzioni sulla bigenitorialità

 

Avv. Francesco Valentini*

 

Senza entrare nello specifico del caso a cui fa riferimento l’ordinanza del 10.12.2018 della Suprema Corte di Cassazione, non posso non valutare le asserzioni sulla bigenitorialità ivi contenute. E’ indispensabile sottolineare che i provvedimenti della Corte di Cassazione (competente sulla legittimità, non nel merito delle controversie) non sempre sono coerenti tra loro e non sempre tengono conto del delicato e difficile rapporto genitori-figli e, sovente, non sembrano tener presente la l. 54/2006 sull’affido condiviso che, a distanza di dodici anni, in molti tribunali non viene ancora applicata e non si rapportano con tutte le convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e dei minori.

La bigenitorialità è un termine-concetto introdotto a seguito di una errata applicazione della l. 898/70, “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio…” e ss. mm. e ii., che ha privilegiato l’affido monogenitoriale (quasi sempre alla madre), rendendo marginale la figura dell’altro genitore nella vita dei figli. La bigenitorialità, prima di essere un diritto-dovere sancito dal codice civile, è un diritto naturale che nessuno, a vario titolo, può limitare o abrogare.

Gli ermellini affermano che “il principio di bigenitorialità si traduce nel diritto di ciascun genitore ad essere presente in maniera significativa nella vita del figlio nel reciproco interesse, ma ciò non comporta l'applicazione di una proporzione matematica in termini di parità dei tempi di frequentazione del minore in quanto l'esercizio del diritto deve essere armonizzato in concreto con le complessive esigenze di vita del figlio e dell'altro genitore”, cioè disconoscono la centralità del minore nelle separazioni così come invece avevano ribadito i legislatori nel 2006. I bambini, come i genitori, adulti, hanno capacità giuridica ed i loro diritti non possono essere sminuiti dalle esigenze dei genitori. La bigenitorialità, pertanto, è un legittimo e inalienabile diritto del minore, sia nelle famiglie unite che separate, per mantenere non un rapporto non “significativo” ma stabile con entrambi i genitori ogni qual volta non esistano motivi ostativi che richiedano l’allontanamento di un genitore dal proprio figlio. Il figlio viene prima di tutto e non può pagare per la fine della convivenza dei genitori.

La bigenitorialità - termine già presente nella Convenzione sui Diritti del Bambino di New York del 20 novembre 1989o collaborazione genitoriale (cogenitorialità o coparenting in inglese o coparentalité in francese) esprime un concetto che ribadisce il diritto di un minore ad avere un rapporto continuativo con entrambi i genitori, anche dopo la fine della loro convivenza.

Le conclusioni della Cassazione non valutano che per la formazione e crescita dei figli è necessario che i loro genitori possano educarli assieme attraverso forme di collaborazione genitoriale che presuppone, salvo problematiche logistiche, proprio una equa parità dei tempi di frequentazione del minore con i rispettivi genitori. La centralità del minore e dei suoi diritti non può essere subordinata al “reciproco interesse” dei rispettivi genitori, il cui essere tali è subordinato all’impegno che gli stessi prendono nei confronti dei figli, ma non dell’altro genitore.

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Venerdì 21 Dicembre 2018 10:57

Lettera aperta agli amministratori


La drammatica situazione dei genitori separati

Nostre richieste alla Regione Valle d’Aosta


La politica non può continuare ad ignorare: la drammatica situazione dei minori di famiglie separate che, per la colpevole indifferenza delle istituzioni, vivono in una condizione di ricatto perenne materiale e psicologico; padri che vengono estromessi dalla vita dei figli a causa di preconcetti ideologici di genere (i dati e le statistiche parlano chiaro); che i servizi sociali non funzionano e si rendono compartecipi delle discriminazioni nei confronti del genitore non collocatario con relazioni (tutte identiche contro la figura del padre, superficiali e generiche, ma con chiaro scopo di imporre le loro conclusioni) che enfatizzano le “lagnanze” materne, strategicamente orientate ad offuscare il diritto del padre a stare con i propri figli.

Ne consegue la frettolosa e solita decisione di affido a senso unico che penalizza solo e sempre il padre, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti: padri ridotti in miseria, a limite di equilibrio; madri che, con la connivenza istituzionale, sfruttano contribuzioni pubbliche e redditi nascosti o prodotti in nero e non dichiarati (permessi e tollerati da un sistema volutamente inefficiente). Modulo molto diffuso in Valle d’Aosta che consente alla madre favorita e privilegiata di condurre una “tranquilla” esistenza. Il genitore, privato delle risorse economiche per soddisfare il fazioso assegno di mantenimento, se non paga l’intero assegno di mantenimento e le spese straordinarie viene subito condannato “pesantemente” dal tribunale, con tanti dubbi applicativi della legge e senza le dovute verifiche tributarie (chi le richiede viene colpito da fulmini e saette). In qualche caso la richiesta di un padre è stata sonoramente redarguita, con avvertimento a “futura memoria”. Condanne penali, multe e quant’altro non solo mortificano il genitore già penalizzato, ma lo avviliscono nel bene più alto come cittadino, quello della fiducia e della credibilità nel diritto. Eppure a scuola, quella seria, ci è stato insegnato che il Tribunale è una Istituzione autonoma ed indipendente e che il Giudice è terzo, non di parte; che nei giudizi non può intimidire con il preavvertimento di un provvedimento conseguenziale. Il Giudizio non è il risultato di un pensiero di parte, bensì la conclusione di atti e fatti che trovano supporto nella legge.  Quello che accade da decenni in questa piccola Regione (dove c’è stato il primo padre separato suicida e dove molti padri separati, anche recentemente, continuano a togliersi la vita) è il segno del fallimento istituzionale e un monito per tutti coloro che coprono responsabilità pubbliche. I politici non possono dichiararsi esclusi e non affrontare il problema, divenuto una pericolosa piaga sociale. Essi hanno la responsabilità del funzionamento della macchina amministrativa. Il cittadino va sempre salvaguardato e accompagnato con la legge dinnanzi ai servizi sociali e alla giustizia. Riteniamo che i fatti della famiglia sono fatti dell’intera comunità e questi, per i diversi aspetti di danno, non esimono la P.A dal valutare la possibilità di attivare le dovute azioni nei confronti di responsabili. La Giustizia Europea ci ricorda che gli errori devono pagarli chi li ha commessi e non il cittadino. Anzi i responsabili, perché non ne commettano altri impunemente, vanno allontanati.

***

A nome mio personale, dell’Associazione che rappresento e, in particolare, della sede regionale VDA, porgo alla nuova Giunta regionale l’augurio di una proficua attività a favore della comunità valdostana. Spero che tra gli impegni politico-amministrativi trovino priorità anche i problemi da noi sollevati sui minori e sulle separazioni e sui genitori vittime delle disfunzioni del sistema. Problema questo che non può essere nascosto in una società che rivendica particolare attenzione ai diritti delle persone disagiate.

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Giovedì 20 Dicembre 2018 14:02

AUGURI


Si accendono le luci e si illuminano gli angoli più bui delle città del mondo. Per alcuni giorni tutti, sembra, ci sforziamo di apparire più buoni e disponibili. I volti e gli occhi si aprono nel vuoto immaginario di un mondo ipocrita. Perfino il razzista va in cerca del suo simile che fino ad ieri ha ricoperto di sputi e invettive.

L’ipocrisia è il peggiore dei sentimenti che cova nell’animo umano. Compare travestito, per l’occasione, da falsa umanità.

Una buona azione, una volta tanto, ci salva da penna e calamaio, mentre quel roditore cattivo, frattanto sopito, già fa la posta per dopo le feste.

Poiché l’usanza ci trascina nel clima della grande illusione, anche noi vogliamo rivolgere un pensiero di buoni auspici a coloro che sono impegnati a tenere ben separata la famiglia dai figli. Un pensiero ed un augurio, nonostante ciò, va a tutti coloro che si sono impegnati e si impegnano a far stare male i figli degli altri.

Auguri a Magistrati e Giudici, agli alti dirigenti dello Stato e degli Enti territoriali, ai collaboratori degli apparati, a tutti quelli che si prodigano nel grande impegno della famiglia separata, affidando, con destrezza giuridica, i figli ad uno e sottraendoli all’altro genitore; permettendo ad uno di vivere serenamente, mandando l’altro a vivere in luoghi di fortuna; chiudendo un occhio sulle dichiarazioni reddituali di uno, riducendo l’altro a cercare un pasto in una mensa occasionale.

Auguriamo che i loro figli non abbiano mai a patire il dolore e le sofferenze della ingiustizia.

Auguri infine, dal più profondo del cuore, ai figli di tutti, ovunque e comunque, nella buona e nella cattiva sorte. A loro va il nostro pensiero, per un futuro senza diversità e disuguaglianze, ma soprattutto senza questa burocrazia, questa politica e questa Giustizia.

E ricordiamo il proverbio: è del buon pastore tosar le pecore, ma non portar via la pelle!”.

 
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Venerdì 30 Novembre 2018 16:51

Valle d’Aosta: la Guardia di Finanza smaschera i ladri


Lavoro in nero e tante false dichiarazioni

Per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, i contributi pubblici,

gli assegni più alti per i figli: sempre sulla pelle dei padri

 

In tempi non sospetti avevamo chiesto alle istituzioni a cui compete il controllo una indagine a tappeto in Valle d’Aosta sulla gestione del patrocinio a spese dello Stato, sulla segretezza dei contributi elargiti dagli enti locali al genitore collocatario e sull’esteso fenomeno del lavoro nero, poiché troppe persone usufruiscono di benefici economici a cui non hanno diritto. Fenomeni, questi, che creano inaccettabili discriminazioni nei confronti di tutti coloro che hanno realmente un basso reddito ma, operando nella legalità, si vedono estromessi dai benefici di legge per loro previsti.

E’ di questi giorni la notizia che dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza di Aosta sulle prestazioni sociali agevolate (P.S.A.), cioè sui contributi economici erogati dallo Stato e dagli enti locali alle persone con basso reddito, risulta che le dichiarazioni, compreso l’Isee, non sono veritiere, cioè sono false. I casi analizzati sono stati solo 46, su centinaia e centinaia, e tutti hanno avuto esito negativo. Ciò dovrebbe portare alla restituzione delle somme “truffate” con false dichiarazioni e all’applicazione di una salata sanzione amministrativa (cioè una “multa”). Chi elargisce i contributi ha l’obbligo di effettuare rigorosi controlli sia sulle richieste che sull’utilizzo delle somme percepite. Tali controlli, però, non vengono fatti in modo sistematico e con modalità “a sorpresa”.

I genitori separati valdostani da decenni si scontrano su questo modo di gestire i contributi pubblici e sul mancato contrasto e repressione del lavoro in nero. I patrocini a spese dello Stato vengono concessi sull’autocertificazione della dichiarazione dell’avente diritto, cioè sulla “parola” del dichiarante, mentre l’Agenzia delle Entrate, prima di concederli, ha l’obbligo di predisporre i dovuti e approfonditi accertamenti su tutte le dichiarazioni e la Corte dei Conti, essendo soldi pubblici, dal canto suo ha il diritto-dovere di verificare la gestione dei contributi pubblici e di chiamare i dirigenti dei vari settori alle proprie responsabilità amministrative e penali.

Altra realtà su cui nessuno vuole aprire una seria indagine è il lavoro in nero che penalizza il padre, essendo quasi sempre la madre la collocataria dei figli, la quale non dichiarando redditi, nonostante lavori ed abbia un reddito identico a quello del padre, beneficerà di un assegno di mantenimento per i figli più alto, perché dichiara di essere disoccupata. Non ci deve meravigliare, poi, se questi genitori vivono al margine della povertà ed alcuni di loro sono sopraffatti dalla disperazione.

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Mercoledì 21 Novembre 2018 17:21

In Valle d’Aosta


Il cittadino non deve partecipare

alle questioni che lo riguardano


L’intervento dell’avv. Spira, noto esperto di diritto amministrativo e dei diritti dei cittadini, è una doverosa riflessione sull’inaccettabile atteggiamento delle istituzioni valdostane (regione, Ausl, dirigenza servizi sociali, altri) che si rifiutano di applicare la legge 241/1990 e s.s.m. sostenendo tesi che non hanno alcun riscontro nel diritto italiano e nella giurisprudenza vigente e lo fanno per motivazioni lobbystiche e, forse, per scarsa domestichezza con il diritto amministrativo. Ciò li porta a negare i diritti fondamentali dei cittadini, quali la trasparenza e la regolamentazione delle strutture dell’apparato amministrativo.

Le linee guida non è un “affaire” dei diretti interessati cioè i servii sociali e dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, e non possono essere deliberate dalla giunta regionale per lasciare fuori le commissioni consiliari, l’assemblea consiliare e i genitori, cioè i diretti interessati. I giudici, facenti anche loro parte della pubblica amministrazione, in merito, devono applicare la leggi e non esprimere valutazioni di merito per giustificare linee guida che tutelano solo i servizi sociali e non i minori e i loro genitori. Il controllato non può fare il controllore di sé stesso!  Ben vengano i commenti dei lettori e gli interventi dei diretti interessati (uv).

avv. Gerardo Spira*

Ricordate la questione dei Servizi sociosanitari in Valle d’Aosta? E il problema della mancanza di regolamentazione, dei rapporti tra genitori e tra questi e i figli durante la separazione?

I recenti eventi, sempre più crescenti, riaprono ferite di episodi finiti nel tunnel della disperazione senza soluzione. Intanto studiosi e stampa si affannano dietro teorie, le più astruse che non trovano rispondenza e collegamenti con la realtà ambientale. Vero è che le cause possono essere tante, ma certamente tutte prodotte da una società in cui i cittadini vivono condizioni di disagio, di diversa natura, non approfondito e quasi sempre male interpretato.

Ricorderete anche che la nostra Associazione, da moltissimi anni ha puntato l’indice su uno dei problemi che toccano i genitori separati, costretti e soffocati da provvedimenti ingiusti e intollerabili? Abbiamo segnalato la gravità della situazione, riconducibile, per quanto ci riguarda, alla protervia istituzionale di andare per una strada isolata e senza argini di prevenzione, sconnessa e contraria a facilitare la vita comunitaria.

Il cittadino è solo, senza alcuna protezione legale o di giustizia. Piani e programmi diventano un adempimento istituzionale, imposti dall’alto senza il coinvolgimento e la partecipazione del cittadino.  Questo è incanalato in un percorso imposto contro le sue ragioni e diritti. Corsi, incontri e convegni servono e sono utili a chi li promuove ed organizza, ma non al cittadino, soggetto-vittima del problema.

I progetti e i programmi vengono studiati e stesi a tavolino e poi calati nella realtà. I problemi della famiglia nascono nella vita di tutti i giorni, maturano in silenzio (per dignità) tra vicoli, strade, piazze e nel chiuso delle ville. E da qui deve cominciare la ricerca, lo studio, tra la gente e nel silenzio premonitore di eventi imprevedibili. Qui si scoprono motivi e cause del malessere.

Una decisione o sentenza espressa con le carte e sulle carte, senza alcuna verifica ambientale risulta sempre lo stravolgimento della verità. La Giustizia e la verità sono diversamente sinonimi, ma con lo stesso significato e valore. Capire la verità significa penetrare nei problemi dell’uomo, nella sua vita reale, nel mondo in cui egli progetta il suo futuro con gli altri, insieme alla sua famiglia. Qui si misura la capacità istituzionale di organizzare un mondo sociale possibile, aperto e affrancato, senza divisioni o persecuzioni, un mondo di diritti riconosciuti e sostenuti, un mondo in cui il tanto decantato principio di sussidiarietà ha pervaso ogni angolo e spazio di vita del singolo cittadino. Lo Stato, le regioni e i comuni sono stati chiamati dalla legge a garantire questo mondo.

Abbiamo insistito perché le attività dei servizi sociali, posti all’avanguardia dei problemi sociali venissero regolamentate e disciplinate, in un processo di collaborazione partecipativa dei genitori messi in difficoltà, spesso da una cultura risentitiva, quasi vendicativa in nome di diritti interpretati e applicati contro l’altro. I preconcetti culturali, trovano ancora una inaudita resistenza e contrarietà. Forse per non ammettere di avere sbagliato si continua a sbagliare. E intanto i fatti, come le alluvioni, lasciano lungo il percorso danni e vittime. Disfunzioni e irregolarità procedurali accrescono il malessere. Il patto istituzionale, firmato una specie di protocollo assume più valore e forza della vita e dei diritti della persona umana, della famiglia e dei figli.

Il cittadino, si dice, non deve partecipare alle questioni che lo riguardano.

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Venerdì 09 Novembre 2018 18:03

Sulla proposta di modifica del condiviso della Lega e 5 Stelle (DDL735/18)

 

Le sterili e anacronistiche argomentazioni

delle lobby femministe e dei centri antiviolenza

 

Non si comprende con quale sfacciataggine si possa sostenere che la prassi dell’affido condiviso dei minori nelle separazioni e nei divorzi, così come avvenuto fino ad oggi, tuteli i minori e il genitore più debole, cioè, a scanso di equivoci, il padre bancomat quasi sempre estromesso dalla vita dei propri figli. Il genitore più debole è il padre e non la madre!

Femministe. centri antiviolenza, associazioni di genere, sindacati, Telefono rosa e sinistra forcaiola sostengono che il ddl ” parte dal pregiudizio che le donne siano avvantaggiate rispetto ai padri dall’attuale legislazione nell’affido dei figli, non a caso si introduce il concetto di alienazione parentale che presuppone donne manipolatrici intente a mettere i figli contro il padre … tutte le misure proposte calpestano i diritti dei minori e del coniuge economicamente più fragile, senza tener conto né delle scelte familiari fatte in precedenza, né di procedure in atto di denunce di violenze familiari. Diciamo no alla mediazione obbligatoria, al mantenimento diretto dei figli, a un piano genitoriale che non tiene conto delle esigenze dei ragazzi”, ma non dicono che

- La Pas non è una invenzione diabolica dei padri ma una pratica assai diffusa con la quale il genitore collocatario, quasi sempre la madre, arriva a condizionare i figli al punto di far loro rifiutare qualsiasi contatto con l’altro genitore e le cui denunce in tribunale e presso i servizi sociali restano inascoltate perché queste due istituzioni tutelano quasi sempre la madre e non i figli privati della bigenitorialità.

- La violenza fisica e morale è, per queste figlie dei fiori, di esclusiva appartenenza all’uomo, dimenticando che centinaia di padri ogni anno, nell’indifferenza della stampa e delle istituzioni, si tolgono la vita proprio a causa delle discriminazioni subite nella separazione e nell’affido dei figli minori. Tantissimi padri subiscono dalla ex partner ricatti economici, violenza morale e fisica con cure dei sanitari ma che non denunciano per non inasprire i già difficili rapporti con il genitore collocatario e per non portare i figli nei tribunali quali testimoni, essendo quasi sempre presenti alle violenze subite.

- Il genitore in difficoltà economica, nella maggioranza dei casi, è quello che deve abbandonare la casa familiare, anche se è di sua proprietà, deve spesso pagare il mutuo sulla sua casa assegnata per i figli al genitore con loro convivente che vive agiatamente con il suo nuovo partner, mantenuto dall’ex-marito e/o compagno; deve trovarsi una nuova abitazione, spesso piccola e non sempre idonea per accogliere degnamente i figli; deve versare alla madre l’assegno di mantenimento per i figli e per sé, visto che la ex al lavoro preferisce fare la disoccupata o lavorare a nero: circostanza questa che le permette di avere un assegno più consistente per i figli ed anche per sé, quando dovuto, e di ottenere contributi pubblici e, inoltre, di accedere al patrocinio a spese dello Stato, cioè a spese di noi contribuenti.

Al genitore non collocatario dei figli, con sentenze non sempre chiare e appropriate, gli viene imposto di pagare le spese straordinarie non autorizzate ma che l’altro genitore puntualmente richiede. Qualche giudice, poi, anche quando è prevista l’autorizzazione preventiva ma che l’affidatario non rispetta, si permette di condannare il genitore non collocatario che si rifiuta di pagarle perché quando le spese sono per i figli sono sempre valide e devono essere sempre pagate da ambedue i genitori. Nemmeno il giudice, dunque, rispetta le sentenze di un altro giudice!

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Giovedì 08 Novembre 2018 10:47

 
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