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Venerdì 17 Giugno 2022 16:06

Bibbiano:


Bimbo di 10 anni ancora presso la famiglia adottiva


Avvocato Miraglia: “Non è vero che tutti i bambini sono tornati nelle loro case d’origine”

Bibbiano è ben lungi dall’essere un capitolo chiuso e non è vero che tutti i bambini forzatamente allontanati dai genitori sono ritornati in seno alle famiglie d’origine. Prova ne è il caso di un bimbo che ora ha 10 anni e che da otto si trova in affidamento presso una famiglia, la quale deve avergli fatto un lavaggio del cervello tale che il piccolo, che finalmente poteva rivedere i genitori su concessione del giudice, adesso improvvisamente si rifiuta di incontrarli.

Guarda caso un rifiuto manifestato all’indomani del provvedimento con il quale il Tribunale per i minorenni di Bologna aveva stabilito una maggiore frequenza e durata degli incontri con i genitori naturali. «È vergognoso quello che è accaduto e che sta ancora accadendo attorno ai casi dello scandalo “Bibbiano”» dichiara l’avvocato Miraglia, al quale i genitori si sono affidati. «Sono otto anni che questo bambino è vissuto lontano dai genitori soltanto perché avevano una temporanea difficoltà economica: decisione assunta da un’assistente sociale risultata coinvolta nell’indagine “Angeli e demoni”.

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Venerdì 17 Giugno 2022 15:52

Nella gestione dei servizi sociali



Per i solerti politici della Valle d’Aosta

esistono, da sempre, figli e figliastri

 

Ad ogni indifferenza del potere politico sui problemi dei cittadini occorre rispondere puntualmente e con energia, richiamando gli amministratori locali e regionali ai propri doveri istituzionali, assunti con l’accettazione della elezione e delle cariche amministrative. Non è facile farlo, perché le promesse elettorali vengono sempre dimenticate quando i politici devono affrontare l’amministrazione pubblica e quando al dire bisogna far seguire il fare.

Il sociale – per entrare nel tema di questo intervento – deve essere rigorosamente programmato, con scelte chiare e trasparenti, rendendo pubblica la sua gestione e i risultati dei continui monitoraggi, come la legge impone, con la valutazione dell’operato delle istituzioni e dei loro operatori, prevedendo, se quest’ultimi dovessero risultare inadempienti, provvedimenti disciplinari e la cessazione del rapporto di lavoro. Dinnanzi alle continue segnalazioni di inefficienza istituzionale – e, talvolta, anche di abusi da parte degli operatori – da parte dei cittadini, la politica, regionale e comunale, continua a fare orecchi da mercante, a dispensare favori e a praticare uno sfacciato clientelismo su cui la magistratura dovrebbe indagare.

La politica valdostana per i minori e per i loro genitori non più conviventi non può continuare a delegare senza riscontri il settore sociale, complesso e degno di professionale attenzione, ad una struttura pubblica troppo spesso obsoleta, inadeguata, inaffidabile, clientelare, settaria e disinformata, quali sono i servizi sociali, che, nell’affido dei minori, hanno intollerabile responsabilità e creano quasi sempre discriminazioni verso il padre.

 

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Giovedì 09 Giugno 2022 17:44
 
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Giovedì 09 Giugno 2022 17:17

Domenica 12 giugno

 

Votare i referendum sulla giustizia

per rispettare un diritto del cittadino

 

La superficialità nell’amministrazione della giustizia minorile in Italia è palpabile poiché troppi, ma troppi, magistrati non sempre operano per la tutela del superiore interesse dei minori e per le pari opportunità genitoriali e, nonostante le proteste delle associazioni e degli stessi legali, si continua a tollerare sentenze “fotocopia”  dove talvolta i giudici che le sottoscrivono si dimenticano perfino di cambiare nell’intero documento nomi ed età dei figli presenti in quello originale copiato con periodi identici.

Non diamo indicazioni di voto poiché ciascuno esercita la propria libertà ma sollecitiamo i genitori separati, i figli dei separati e i nonni ad andare a votare perché il referendum, altrimenti, non sarebbe valido, penalizzando chi voleva esprimere la propria opinione in merito ai quesiti sulla giustizia sottoposti al voto, e spreca soldi pubblici per un esercizio democratico non andato a buon fine e, pertanto, inutile.

I genitori non più conviventi che hanno sperimentato il malfunzionamento delle istituzioni incaricate a tutelare i loro figli hanno idee ben chiare sulla superficialità di troppi magistrati che invece di decidere, caso per caso, ripropongono schemi consolidati e protocolli che non sono, invece, vincolanti e stipulati da giudici e avvocati con la totale esclusione dei genitori, cioè degli unici titolati a parlare dei propri figli.

 

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Giovedì 09 Giugno 2022 17:12

AostaOggi.it: rubrica online


Parte da oggi sul quotidiano online “AostaOggi.it” una rubrica settimanale - che esce ogni giovedì - denominata “La coppia che scoppia” per affrontare le problematiche della Valle d’Aosta legate alle separazioni, ai divorzi e all’affido dei figli quando la convivenza dei genitori è finita. La rubrica è gestita dalla nostra associazione e c’è da sperare che certe consolidate incongruenze istituzionali vengano superate con lo stimolo - anche se talvolta non potrà essere che critico - dei genitori, titolati a difendere i propri figli e ai quali tutte le istituzioni, compresi i servizi sociali, devono rendere conto, combattendo le speculazioni di tutte le lobby che circondano questo redditizio settore.


Ridateci i nostri diritti


La coppia che scoppia è un fatto culturale e sociale che segna la fine di una relazione affettiva, come accade in tutte le società libere. Le nostre istituzioni, troppo spesso, però, non tutelano i membri della coppia nè i loro figli ed arrivano, nei fatti, a negare i loro inalienabili diritti, nell’indifferenza di chi ha il dovere del controllo e delle garanzie istituzionali.

I politici nazionali – a cui compete legiferare sul diritto minorile e sui diritti dei cittadini – ed a quelli locali – per quel che concerne la loro competenza su contributi pubblici e per i procedimenti amministrativi che disciplinano i servizi locali incaricati di monitorare questi nuclei familiari – parlano delle problematiche legate al venir meno della convivenza tra i genitori solo per fini elettorali e propagandistici, guardandosi bene, però, dal “disturbare” alcuni giudici “autonomisti” e i servizi locali incaricati di monitorare questi nuclei familiari, cioè il loro fiore all’occhiello dei loro colleghi da cui – di fatto – dipendono gli enti locali. Non esiste, in molti tribunali, il rispetto reale dei diritti dei figli e dei loro genitori, sanciti dalla Costituzione e dal diritto civile.

I diritti negati non è una nostra invenzione, ma l’amara constatazione di chi sperimenta quotidianamente sulla propria pelle il fatto che la legge non è uguale per tutti.

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Giovedì 09 Giugno 2022 17:07

Referendum sulla Giustizia


I separati, domenica, devono andare a votare

per avere giudici più competenti e più sensibili


Nostra intervista sui 5 referendum sulla giustizia all’avv. Francesco Miraglia (autore del volume: “L’avvocato dei bambini”, Armando editore) che da anni conduce una battaglia a difesa dei minori e del genitore più debole e denuncia continuamente il funzionamento dei tribunali e dei servizi sociali italiani.

I cinque referendum sulla Giustizia possono aiutare a cambiare la malagiustizia esistente in molti tribunali italiani nell’affido dei figli? In che modo?

Sicuramente, secondo il mio punto di vista, il referendum, soprattutto quello sulla distinzione delle carriere, sarebbe importante alla luce di quanto succede nelle democrazie più evolute dei Paesi Anglosassoni, dove solo il giudice deve essere indipendente e autonomo mentre il Pubblico ministero non è altro che un funzionario dello Stato. Fino al momento in cui ci sarà un CSM, come quello oggi vigente, che, di fatto, decide le carriere e i cui vari componenti sono eletti attraverso le varie correnti (Palamara docet!), non si avrà mai una giustizia autonoma ed indipendente. Per quanto riguarda invece, nello specifico, il diritto minorile, penso che non abbiamo bisogno di grosse riforme ma abbiamo bisogno di giudici più competenti e più sensibili, vista la materia.

Abbiamo bisogno che vengano completamente combattuti i conflitti di interessi, che spesso e volentieri vedono protagonisti i giudici onorari e soprattutto imporre il rendiconto dei soldi che si spendono nella gestione delle case famiglia, nelle consulenze e nel mantenere in piedi questo sistema.

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Giovedì 09 Giugno 2022 16:59

Riceviamo e pubblichiamo

Ancona: Tribunale per i Minorenni


Un undicenne solo ora potrà rivedere

la madre per colpa dei servizi sociali



Tre anni fa gli aveva inviato un regalo di Natale, mai consegnato dai Servizi sociali.

Ci sono voluti anni di battaglie legali, la tenacia di una mamma di Macerata e la caparbietà del legale per far sì che il Tribunale per i Minorenni di Ancona decidesse di far riavvicinare un ragazzino, oggi undicenne, alla sua mamma biologica. Non la vede da anni, perché nessuno da quando era piccolino si è impegnato per far sì che rivedesse la sua mamma e tornasse a casa da lei. Vive da anni con una coppia di genitori affidatari, che sono ormai la sua famiglia ed è come se qualcuno avesse voluto cancellargli la memoria, affinché si abituasse prima e meglio alla nuova famiglia.

Tre anni fa, la madre aveva provato a consegnargli un pacco contenente vestiti e giocattoli per Natale: al bambino quel pacco non è mai arrivato, perché i Servizi sociali non glielo hanno consegnato, rispedendolo al mittente. «A questo punto, oltre la soddisfazione per questo primo passo, ci domandiamo se si tratti di un affidamento lecito o meno, dichiara l’avvocato Miraglia, a fianco della madre nella lotta per rivedere il figlio. Non possiamo che essere contenti del fatto che il Tribunale per i Minorenni di Ancona alla fine abbia accolto le nostre istanze e abbia stabilito la ripresa degli incontri tra madre e figlio, con un supporto psicologico per il minore.

 

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Venerdì 18 Marzo 2022 19:46

Lasciamo stare S. Giuseppe?

… lui non c’é!


Mi sono svegliato di soprassalto! Lo squarciante fischio dei motori degli aerei supersonici mi ha interrotto il sonno, in questa notte di grande preoccupazione. Da qualche giorno nel tratto di cielo verso Napoli, i segnali di cupe e sospettose notizie di guerra rompono l’aria anche dalle parti nostre.  Tornano i ricordidel secondo conflitto mondiale che mi sono rimasti dentro come qualcosa che non se ne va più, con tutto il turbinio degli eventi che allora ci facevano trovarerifugio sotto un oliveto intorno al vecchio castello, col naso e lo sguardo rivolto in alto, al passaggio dei rumorosi quadrimotori americani che andavano a scaricare il materiale bellico sulla città di Napoli.

Allora, bambino, di una famiglia numerosa. Eravamo in sei, uno dietro l’altro. Con mia sorella, la prima, avevamo compiti assegnati nella fuga verso il rifugio, con la responsabilità organizzata di coperte e degli altri fratelli più piccoli. Rito che si svolgeva tutte le notti. L’allarme delle sirene mi è rimasto in un angolo del cervello che si risveglia al passaggio di aerei militari. Dopo qualche ora di rumore dei quadrimotori, si restava in attesa del ritorno, dopo aver scaricato le bombe della missione. Sull’orizzonte tra Capri e Punta Campanella, si alzava un inferno rosso di fuoco tra bagliori intercalati da fragorose esplosioni.

Al suono di fine allarme i miei genitori: “Ragazzi ritorniamo a casa”. Quello era il periodo della mia età dei giochi che non ho conosciuto e che mi hanno anticipato la fanciullezza, buttandomi direttamente in quella altra età che viene chiamata della maturità dell’uomo. Periodo questo in cui ho sentito e mi tengo stretta la presenza continua di mio padre e mia madre. La loro presenza, con tutte le enormi difficoltà della vita, è stata la guida sicura e forte che non ha consentito a nessuno dei figli di deviare dalla strada rigorosamente tracciata e indicata. Le difficoltà erano il cemento condiviso della responsabilità di entrambi i genitori e di tutti quelli di quell’epoca per ricominciare a costruire il futuro che abbiamo presente. Conflitti e discussioni avvenivano anche in nostra presenza, senza che alcuno di noi intervenisse, restando“accucciati” in un angolo, in attesa che la discussione finisse per fatti ed episodi che riguardavano i nostri comportamenti e la vita di tutta la famiglia. E la discussione finiva, tutto tornava come prima.

Tra pensieri e ricordi mi riaddormento di nuovo, con la serenità del falso allarme. Improvvisamente mi compare davanti una figura con la barba, un uomo di tempi antichi, vestito con abiti lunghi, sporchi e trasandati. Chi è? chiedo. “Sono S. Giuseppe, il padre di Gesù”.  Dal portamento sicuro, il Santo si para davanti adirato, con lo sguardo di fuoco, le maniche della camicia riavvolte sulle braccia e i pugni stretti, come per minacciarmi.  Subito gli chiedo: “Perché sei adirato con me?”. E lui:“Tu scrivi di problemi di famiglia, di genitori e di figli. E lo fai in tutte le occasioni in cui “la sacra famiglia” è messa in discussione.  Sono qui per lasciarti un messaggio che devi divulgare.

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