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Lunedì 24 Agosto 2020 12:10

Aosta: nell’indifferenza della politica


Bambina di due anni ricoverata in ospedale

“sequestrata” senza prove dai servizi sociali


L’intervista (pubblicata da Aostaoggi.it il 21 c.m.,) ad una ragazza madre residente in Aosta che, all’atto di dimissione della figlia di due anni dall’ospedale Beauregard, dove era stata ricoverata alcuni giorni prima per difficoltà respiratorie, ora guarita, si è vista, senza alcuna spiegazione, impedita a riportarla a casa e, da oltre due settimane, è “trattenuta” nella struttura ospedaliera per disposizione della dirigente della Struttura Servizi alla Persona e alla Famiglia dell’Assessorato Sanità, Salute e Servizi Sociali, dott.ssa Nadia Chenal in base all’art. 403 c.c..

La madre, assieme al padre naturale, presidia giorno e notte l’ospedale nel fondato timore che la bambina, attualmente “sequestrata”, le venga portata via dai servizi sociali, per poi collocarla in una comunità e, molto probabilmente, aprire la procedura di adozione.

La signora, che vive da molti anni in Italia e che non ha problemi economici, è anche madre di un bambino di dieci anni, regolarmente mantenuto dal padre, che vive con lei.

Il ricovero notturno urgente in ospedale della piccolina ha messo in difficoltà la madre, poiché non sapeva come provvedere all’altro figlio, restato da solo in casa, alla psicologa, che è tenuta al segreto professionale, in modo confidenziale ha esternato le sue preoccupazioni per tutto ciò e le sue angosce. Nel colloquio con la psicologa effettuato nella certezza della riservatezza non è emerso nessun segnale di pericolo psicofisico né nei confronti della figlia e né verso lei stessa. Ma nonostante ciò la psicologa ha avvertito i servizi sociali. La signora è particolarmente affezionata alla figlia, curata e tenuta bene, e preoccupata per il suo benessere, come dimostra la sua continua presenza in ospedale assieme al padre che, fra l’altro, si è dichiarato disponibile a prendere in affido la bambina, consenziente la sua famiglia e i nonni della piccolina, con il pieno assenso della madre.

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Martedì 18 Agosto 2020 08:07

Elezioni regionali Valle d’Aosta


I genitori separati non voteranno le forze politiche

che nei loro programmi continuano ad ignorarli


 

La scarsa attenzione delle forze politiche in consiglio regionale (salvo sporadiche eccezioni) dimostrata dinnanzi alle drammatiche problematiche dei minori figli di genitori non più conviventi e del genitore non affidatario, cioè il 99% dei padri in valle (servizi sociali, mediazione familiare, case protette, case famiglia, cooperative sociali, i contributi pubblici riservati solo al genitore collocatario, cioè per il 99% alle madri, ecc.) non lascia indifferenti gli elettori valdostani separati.

Questi genitori sono chiamati ad esprimere il loro assenso solo a quelle forze politiche che nel loro programma, in modo chiaro e “non politico”, si impegnano per la tutela dei minori, le devianze di genere dei servizi sociali, e il rispetto della paternità del genitore non collocatario.

In definitiva i genitori separati valdostano avanzano al nuovo consiglio regionale precise richieste, condivise da anni dall’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori che qui riportiamo.

1. Regolamento dei Servizi Sociali per garantire ai genitori o ai loro delegati l’accesso immediato ai fascicoli, la trasparenza e la tracciabilità del loro operato nell’affido dei minori su incarico del tribunale. Verifica continua sulle loro competenze professionali e sulla loro terzietà da parte degli enti pubblici.
2. Banca Dati Contributi Pubblici, compresi quelli degli altri enti pubblici

a) accessibile a tutti i genitori, compresi quelli sospesi e/o decaduti dalla responsabilità genitoriale, visibile on line da tutti gli aventi diritto; b) richiesta del contributo compilabile anche da parte di soggetti terzi ed obbligo di indicazione nella Banca Dati dei nomi di chi ha proposto il contributo; controllo preventivo della esistenza dei presupposti per la concessione del contributo; c) notifica all’altro genitore della concessione del contributo al genitore collocatario.

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Venerdì 31 Luglio 2020 10:17

Sommario

  • I nonni obbligati al mantenimento dei nipoti (ord. n. 14951/2020)
  • I figli hanno diritto allo stesso tenore di vita (ord. n. 15774/2020)
  • Validi gli accordi stragiudiziali tra ex coniugi (sent. n. 5236/2020)

 

Quando i genitori non provvedono ai figli


I nonni obbligati al mantenimento dei nipoti


Con l’ordinanza n. 14951/2020 del 14.7.2020, la Corte di Cassazione ribadisce che i nonni paterni in qualità di diretti ascendenti dei genitori sono obbligati in solido al mantenimento dei nipoti se il padre non versa il mantenimento ai figli e la madre non è in grado di supplirlo ed a far fronte a tutte le spese necessarie per le cure riabilitative del figlio malato.

L’obbligo di mantenere i figli compete ad ambedue i genitori (art. 315 bis c.c.), ma quando il genitore collocatario, anche se vive a casa dei propri genitori, non è in grado di sostituire economicamente l’altro genitore con il proprio lavoro e il proprio patrimonio, subentrano i nonni (art. 316 bis c.c.) a sostituire il genitore non collocatario, che non vuole o non può contribuire al loro mantenimento e alle loro spese straordinarie.

La madre aveva documentato che il padre si era da sempre rifiutato di versarle l’assegno di mantenimento per il figlio e che lei, con il suo stipendio di €. 1.100,00 e gli aiuti dei propri genitori, non poteva provvedere da sola alle spese per le cure del figlio.

La Suprema Corte, nel condannare il nonno paterno ad integrare il mantenimento del nipote con un assegno mensile, precisa, però, che “l’obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli – che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori – è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti sol perché uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l’altro genitore sia in grado di mantenere la prole”.


I nonni possono essere chiamati in causa, ma solo quando persistono reali difficoltà economiche del genitore collocatario a sostituire l’altro.

L’art. 30 della Costituzione stabilisce che “E` dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli … Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.”.

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Mercoledì 29 Luglio 2020 08:05

­­­E’ legge l’istituzione dellaCommissione d’Inchiesta

sugli affidi e sulle strutture di accoglienza dei minori


Ridiamo vera dignità ai minori segregati!


di Ubaldo Valentini*

l 22 luglio 2020 laCamera (con 402 voti favorevoli e 1 contrario) ha approvato in via definitiva la legge che istituisce una commissione di inchiesta sulle attività svolte da associazioni e comunità nell’affidamento dei minori.

La proposta ha ricevuto il consenso di tutti i partiti, in quanto gli stessi fatti, finiti anche in tragedie, non si sono verificati soltanto a Bibbiano, ma sono esplosi ovunque nel territorio nazionale da Sud a Nord e tutt’ora in corso di accertamenti.

Le statistiche, quelle conosciute, parlano di centinaia di migliaia di bambini strappati alle famiglie con provvedimenti giurisdizionali, di cui alcuni segregati in luoghi vietati anche all’accesso dei genitori. La giustizia d’accordo con le istituzioni regionali e territoriali è la prima responsabilità del “grande affare” che sfugge al controllo dei cittadini, dei genitori e delle associazioni.

Paura ed orrore, nel chiuso delle mura domestiche, hanno devastato la vita delle famiglie e stravolto il futuro di intere generazioni, alterando i valori primari della Carta Costituzionale.I fatti di Bibbiano hanno scosso la coscienza più dell’orrore di quelli dei lager nazisti.

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Mercoledì 29 Luglio 2020 07:57

E’ finalmente istituita


Una Commissione d’inchiesta sugli affidi,

sulle comunità familiari, sui servizi sociali


E’ legge l’istituzione della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle comunità di tipo familiare che accolgono minori, nonché disposizioni in materia di incompatibilità della funzione di giudice onorario del tribunale per i minorenni e di tutela del diritto del minore ad una famiglia" approvata definitivamente il 21.7.2020, ad oltre un anno dai fatti di Bibbiano.

“La normativa vigente in materia di affidi e di adozioni – afferma la deputata forzista Benedetta Fiorini di Reggio Emilia – ribadisce in maniera netta che il minore ha il primario diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia e che la sottrazione dal proprio nucleo familiare è da considerarsi come una soluzione limite, come l’extrema ratio, praticabile solo nei casi in cui tutte le misure di sostegno al suo nucleo familiare non abbiano dato gli esiti sperati. Purtroppo non avviene sempre così.

L’esistenza di affidi illeciti è la riprova che occorre mettere mano all’impianto normativo esistente e garantire una maggiore e più efficace attività ispettiva e di vigilanza, con particolare riguardo ai servizi sociali coinvolti e alle strutture e comunità familiari dove sono collocati i minori. Poiché si intrecciano diversi livelli e ambiti è opportuna una verifica dell’impianto normativo anche con riguardo all’operato dei diversi uffici giudiziari, al ruolo e al potere che hanno i servizi sociali e, a livello politico, alla capacità di condizionamento che possono avere gli amministratori locali”.

L’indagine della Commissione dovrà far luce sull’affaire dei minori che sistematicamente, con l’allontanamento dalla famiglia di origine, vengono sottratti ai genitori e, soprattutto, al genitore non collocatario (quasi sempre il padre) su indicazione dei servizi sociali a seguito di segnalazioni, forse “pilotate”, quasi sempre

false e mai accertate con obiettività.

E’ l’inizio del calvario per i minori, inspiegabilmente sradicati dal loro contesto familiare e sociale e condannati ad una drammatica sofferenza, e per i loro genitori impotenti dinnanzi al potere dei servizi sociali ai quali i tribunali riconoscono un incontrollato potere non supportato da consolidata professionalità.

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Venerdì 24 Luglio 2020 07:40

A Milano un bambino risulta maltrattato in comunità

Il Tribunale dei Minorenni manda in Procura il fascicolo


La Procura lo spedisce in una nuova comunità

senza far rientrare in famiglia il piccolo, traumatizzato

 

Ha solo nove anni, ma una vita difficile: il padre è stato ucciso dal nonno, lui ha problemi comportamentali fin da piccolissimo. Il Tribunale dei minorenni ha ritenuto di affidarlo a una comunità terapeutica di Cremona, dove però viene trascurato e maltrattato dagli operatori e dagli altri ragazzi. Il tribunale crede a quanto riferisce il bambino, o per lo meno ritiene che debba essere ascoltato e preso in considerazione, e infatti manda il fascicolo alla Procura delle Repubblica.

«Ci si aspetterebbe che dopo tutto quello che ha passato questo bambino, venga rimandato a casa dalla mamma» dichiara l’avvocato Francesco Miraglia, «invece viene stabilito che venga trasferito in una nuova comunità. Il suo inserimento in una struttura ha già dato prove di fallimento, eppure il Tribunale persegue nella decisione di tenerlo lontano dalla famiglia. Decisione che di certo non è volta a garantire il benessere di questo ragazzino».

La storia di questo bambino è costellata da traumi ed episodi molto gravi: ha sempre avuto dei problemi comportamentali e di gestione delle emozioni, che hanno portato la madre, fin da quando il piccolo aveva sei anni, a cercare un aiuto da parte di specialisti che potessero aiutarla a superare le difficoltà con lui. Due anni fa la tragedia: il padre viene ucciso dal nonno nel corso di una lite. Tragedia che segna l’intera famiglia e soprattutto questo ragazzino già fragile, che viene quindi affidato a una comunità terapeutica di Cremona, dove però il suo comportamento peggiora notevolmente.

La mamma quando va a trovalo lo trova sempre in condizioni igieniche pessime, sporco e con addosso sempre gli stessi vestiti, nonostante lei assicuri periodicamente i cambi di abbigliamento. Il volto tumefatto da lividi, i denti rotti e il corpo ricoperto da punture di zanzare, cui il piccolo è allergico: chiaro segno che gli operatori non usano lo stick antizanzare fornito dalla mamma, che gli eviterebbe le punture degli insetti e i conseguenti attacchi di febbre.

Il bambino racconta, inoltre, di essere stato vittima di comportamenti sessualizzati da parte di un compagno di stanza e di essere stato minacciato e schiaffeggiato da un operatore (che infatti poco dopo venne licenziato).

Non solo: ha raccontato che in comunità, per calmarlo, usavano metodi molto aggressivi, come bloccarlo a terra premendogli un ginocchio sulla schiena e sollevargli la testa all'indietro; altrimenti erano minacce di somministrargli calmanti tramite iniezione oppure di non fargli più vedere la madre se le avesse raccontato tutto.

Da quando è in comunità gli episodi in cui il bambino esplode, sino a faticare a contenerlo, sono sempre più frequenti: i maltrattamenti quotidiani innescano – ovviamente – reazioni aggressive nel minore, già fortemente provato dagli avvenimenti famigliari.

Dopo un’iniziale diffidenza da parte dei Servizi sociali, che hanno liquidato le segnalazioni del bambino come una mancata fiducia nella comunità da parte della madre, alla fine il Tribunale ha scelto di dargli credito, inviando il fascicolo con le ipotesi di reato alla Procura della Repubblica.

«Ma inspiegabilmente, la decisione che poteva parere la più assennata, quella di farlo rientrare in casa dalla mamma, non viene assunta. Tutt’altro: decidono di mandarlo in una nuova struttura» prosegue l’avvocato Miraglia, a cui la madre si è rivolta. «La comunità terapeutica non è in grado di gestire il bambino nella sua quotidianità, né di assicurargli quella tutela necessaria al sano e corretto sviluppo psicofisico. Chiediamo quindi che gli ispettori vadano a controllare come funziona questa struttura. E soprattutto che il piccolo torni finalmente in un ambiente sereno, come quello assicurato dalla sua famiglia. Nel frattempo depositeremo querela nei confronti della comunità e dell’assistente sociale, che sapeva tutto, ma ha sempre ignorato quanto riportato dalla madre».

 
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Lunedì 13 Luglio 2020 08:09

­­Accade a Verona


Nonna troppo invadente sulla nipote

e la “solerte” Giustizia, allertata, tace!


I nonni sono una presenza provvidenziale per i nipoti, ma, talvolta, si sostituiscono ai genitori e strumentalizzano l’indifesa bambina che vive con loro e la madre collocataria al fine di farle rifiutare il padre, nemico della invadente nonna materna, arrivando perfino a non consegnargliela quando la va a prendere, secondo il calendario concordato nell’affido congiunto.

Il padre, ogni volta che si vede negato il diritto di stare con la propria figlia, chiama le Forze dell’Ordine, alle quali non resta che constatare che la figlia, indotta dalla loquace nonna e dalla silente madre, afferma di non voler andare con il padre, asserendo che spetta a lei (fin dall’età dei tre anni) decidere se rispettare le disposizioni del tribunale o meno.

Così le impongono di dire la nonna e la succube madre, su consiglio dei legali, che arrivano perfino a negare il diritto minorile, la dottrina e giurisprudenza, sostenendo che la bambina (ora ha sette anni), se vuole, può non andare con il padre e la madre (pardon la nonna) può portarla in vacanza quando e dove vuole, anche se la stessa (madre) non è presente, e ha il diritto di non informare né di chiedere il consenso al padre. Le vacanze estive con la madre non sono previste negli accordi sottoscritti dinnanzi al giudice. Le vacanze con il padre, previste, non vengono concesse dalla nonna (materna), che, di fatto, ha sequestrato la nipote – che gestisce direttamente – e, per timore che parli con il padre, lo lascia fuori dal cancello quando tenta di poter prendere la piccola e tenerla con sé nei tempi e nelle modalità previste oppure, almeno, di salutarla. La invadente nonna, pertanto, si nasconde dietro la siepe e suggerisce alla nipote le risposte da dare al genitore.

Cosa strana è che quando il padre la prende quasi sempre all’uscita da scuola per tenerla, però, solo per alcune ore, la bambina è gioiosa, va a casa sua e gioca con lui. Come mai se non c’è la nonna (e/o la madre) non lo rifiuta?

Sono state fatte numerose denunce/querele per mancata esecuzione dolosa dei provvedimenti del tribunale nonché per sottrazione di persona incapace. Inoltre, ci sono molte relazioni dei carabinieri chiamati sul luogo che, fra l’altro, hanno allontanato la nonna, che rispondeva loro al posto della madre, ma la Giustizia veneta sembra non comprendere i pericoli psico-fisici che la bambina corre, se non viene fatto divieto espresso alla nonna di incontrarla e di tenerla nella propria casa e se non si predispone un riavvicinamento con il padre, permettendo alla bambina di stare anche con lui e dormire presso di lui nei fine settimana. Siamo chiaramente in presenza della devastante Pas e non si può girare la testa da un’altra parte, consolidando il disagio della bambina i cui sviluppi, purtroppo, non sono auspicabili ma prevedibili.

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Lunedì 13 Luglio 2020 08:00

Al comune di Ferrara, Finalmente fatti non parole!


Il 10% degli alloggi popolari


andranno ai padri separati


Finalmente da un comune coraggioso e attento a tutti i cittadini viene riconosciuto il diritto all’assegnazione degli alloggi popolari anche ai padri separati, che difficilmente, in tutta Italia, accedono alle graduatorie dell’edilizia popolare perché – altra anomalia – i figli vengono affidati-collocati quasi sempre presso la madre. Il comune di Ferrara, pioniere nel modificare il regolamento di accesso alle graduatorie per l’edilizia popolare, ha stabilito che il 10% degli alloggi saranno riservati ai genitori separati con figli in affido condiviso e in particolare ai padri separati.

“Molto spesso - afferma il sindaco Alan Fabbri -, infatti, in caso di divorzio di coppie con figli, sono i padri che si trovano a lasciare la casa comune all’ex moglie e ai figli minori. La perdita dell’abitazione sommata alle altre difficoltà, inevitabili in una separazione, in certi casi può diventare un ostacolo insormontabile e creare condizioni di vita molto difficili che possono facilmente trasformarsi in situazioni di grave indigenza. E’ proprio quello che vogliamo evitare con questa nuova misura.

Con il nuovo regolamento, completato lo scorso gennaio, abbiamo fatto in modo di dare la precedenza nell’accesso alla casa popolare ai ferraresi, in particolare agli anziani, alle famiglie monogenitoriali e alle giovani coppie, a coloro, cioè che fino ad oggi sono stati penalizzati nell’accesso agli alloggi Acer – spiega il sindaco -. Ora vogliamo fare di più: i padri separati sono cittadini che da un momento all’altro possono trovarsi in grave difficoltà economica e che possono avere bisogno di un sostegno temporaneo per ripartire: questo è l’aiuto che vogliamo dare, per evitare che una difficoltà di un momento possa trasformarsi in una situazione peggiore senza un supporto”.

L’assessore alle Politiche Abitative, Cristina Coletti, sottolinea che, “dopo aver impostato in modo più equo i parametri generali di accesso ora abbiamo deciso di andare incontro al bisogno di casa di una categoria che costituisce ormai anche secondo i dati della Caritas una povertà vulnerabile. I genitori separati sono una nuova categoria di poveri e a loro dedichiamo una attenzione speciale”.

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