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Venerdì 18 Maggio 2018 16:51

Cassazione Civ. I, ordinanza n. 11553 del 13.4/11.5 2018


Riconosciuta la nullità del matrimonio

decade il diritto della moglie al mantenimento



avv. Francesco Valentini*

Se il Tribunale ecclesiastico decreta la nullità del matrimonio concordatario ed il tribunale civile competente, attraverso la delibazione riconosce la validità della sentenza ecclesiastica di nullità per vizi originari che annullano l’unione tra i due coniugi, il dovere dell’assegno di mantenimento verso il coniuge più debole viene meno dopo la separazione. Al contrario, se il riconoscimento di nullità del matrimonio avviene dopo il divorzio passato in giudicato, le statuizioni di quest’ultimo – scrivono gli ermellini - rimangono in piedi e l’assegno divorzile va versato perché nella separazione “il rapporto coniugale non viene meno, determinandosi soltanto una sospensione dei doveri di natura personale, quali la fedeltà, la convivenza, la collaborazione; al contrario, gli aspetti di natura patrimoniale permangono, sebbene assumendo forme confacenti alla nuova situazione (cfr. Cass. n. 12196 del 2017)”.

Nel divorzio passato in giudicato – continua la Cassazione - la delibazione della nullità del matrimonio non ne inficia le statuizioni economiche sentenziate dal Tribunale civile perché “una volta sciolto il matrimonio civile o cessati gli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso, (…) il diritto all’assegno di divorzio è riconosciuto alla “persona” dell’ex coniuge che sia stato ritenuto, tramite accertamento giudiziale, sprovvisto di «mezzi adeguati» o effettivamente impossibilitato a «procurarseli», così scattando quella solidarietà post coniugale (cfr. Cass. n. 11504 del 2017)”. Infatti – è scritto nell’ordinanza – il giudizio di divorzio e il giudizio di nullità presentano differenti petitum e causa petendi, e che, dunque, la pronuncia di cessazione degli effetti civili del matrimonio non ostacola la delibazione della sentenza canonica di invalidità del vincolo”, la Corte “ha ritenuto, tuttavia, che, relativamente ai capi del provvedimento di divorzio contenenti statuizioni di natura economica, debba essere applicata la regola secondo cui, una volta accertata con sentenza passata in cosa giudicata la spettanza di un diritto, stanti gli effetti sostanziali del giudicato ex art. 2909 del codice civile, questa non è suscettibile di formare oggetto di un nuovo giudizio «al di fuori degli eccezionali e tassativi casi di revocazione previsti dall’art. 395 cod. proc. civ.».

Le statuizioni economiche prese durante la separazione decadono con la delibazione della nullità del matrimonio, mentre permane l’assegno divorzile se il pronunciamento del tribunale ecclesiastico interviene dopo la cessazione degli effetti civile del matrimonio (passato in giudicato).

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Venerdì 11 Maggio 2018 10:01

 

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Venerdì 11 Maggio 2018 09:23

In Valle d’Aosta


Nel patrocinio a spese dello Stato

tollerate le tante false dichiarazioni


Molte persone chiedono l’ammissione al Patrocinio a spese dello Stato presentando la dichiarazione dei redditi propri e dell’intero nucleo familiare. Per garantire a tutti i cittadini il diritto alla difesa nei processi, lo Stato concede il patrocinio gratuito a quelli che hanno un reddito lordo annuo non superiore ad euro 11.369,24 così come risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, aumentata in base ai figli.

L’accoglimento della domanda d’ammissione a tale beneficio spetta al giudice nei procedimenti penali e al consiglio dell’ordine degli avvocati per tutti gli altri procedimenti ai quali compete valutare la fondatezza delle pretese da far valere e se ricorrono le condizioni per l’ammissibilità. Copia del provvedimento d’ammissione viene trasmessa all'interessato, al giudice competente e all'Ufficio delle Entrate, per la verifica dei redditi dichiarati. Tutti costoro, dunque, hanno il dovere di valutare la veridicità e completezza delle dichiarazioni.

Resta incomprensibile che molte persone usufruiscano del patrocinio gratuito nonostante, sia il richiedente che i familiari, svolgano una regolare e continuata attività occupazionale retribuita, come in tanti sanno. Le ragioni possono essere tante e la più rilevante è quella dei redditi truccati per il lavoro a nero che svolgono ma che, con complicità varie, non viene dichiarato.

Il patrocinio concesso ma non dovuto danneggia noi tutti perché i costi dei processi vengono pagati con i soldi pubblici e danneggia in modo particolare alcuni genitori nelle separazioni e divorzi dove con estrema facilità e superficialità e con spirito di vendetta il beneficiario denuncia l’ex marito o compagno e il genitore dei loro figli per qualsiasi cosa, costringendo l’ex partner a doversi difendere nelle sedi giudiziarie per continue denunce infondate che al denunciante non costano nulla.

Non è facile, per alcuni soci valdostani, far fronte alle continue e pretestuose denunce di controparte, a cui non sono estranei alcuni legali, - denunce che ad Aosta non sono mai archiviate quando sono contro un padre e marito/compagno - poiché non hanno risorse economiche per difendersi (in caso di condanna questi genitori rischiano di perdere anche i figli) e nemmeno possono accedere al beneficio di cui usufruisce controparte.

E’ noto a tutti che quando finisce una convivenza, il padre ed ex-marito o compagno si ritrova quasi sempre senza casa, con un mutuo sulle spalle, un pesante assegno di mantenimento per i figli, oltre alle spese straordinarie per gli stessi – mai condizionate al suo consenso – e, nella quasi totalità dei casi, non può permettersi nemmeno una minuscola abitazione per sé, non può accogliere dignitosamente i figli quando sono con lui e molto spesso è costretto a ritornare a vivere con i familiari o essere ospitato da amici. Se a ciò si aggiungono le spese legali per difendersi dalle denunce di controparte, al padre non resta che chiedere l’elemosina per poter mangiare, pur lavorando, e non potrà mai rivendicare, in tribunale, il diritto alla bigenitorialità dei figli perché senza un quattrino e i legali, si sa, non lavorano gratuitamente.

I milioni messi a disposizione ogni anno dalla Stato non servono per coprire tutte le richieste di chi ne avrebbe diritto e gli “abusivi” negano loro il diritto al patrocinio a spese dello Stato.

Le false dichiarazioni economiche, il diffuso lavoro nero – solo raramente coperto da un part-time altrettanto non veritiero – danneggia il padre separato anche nella determinazione dell’assegno di mantenimento per i figli e nella suddivisione delle spese straordinarie calcolate, in solidarietà, sui redditi dichiarati dai due genitori.

Le problematiche legate alle false dichiarazioni economiche e alla assai diffusa evasione fiscale verranno sottoposte dall’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori alla Procura della Repubblica, al Tribunale, alla Corte dei Conti, alla Agenzia delle Entrate, alla Guardia di Finanza ed all’Ispettorato del Lavoro della Valle d’Aosta, come pure di tutte le altre regioni, perché ciascuna istituzione indaghi in modo approfondito su questo fenomeno noto a tutti gli abitanti valdostani e non solo.

Ai politici si chiede di denunciare a chiare lettere il fenomeno del lavoro in nero.

Inoltre si chiedono severi provvedimenti nei confronti di chi permette tale lavoro e di chi presenta dichiarazioni mendaci; altresì si chiedono provvedimenti disciplinari nei confronti di chi le sottoscrive, di fatto avallando la richiesta del cliente.

Ubaldo Valentini - presidente

 
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Venerdì 11 Maggio 2018 09:22

 

Il patrocinio a spese dello Stato è un diritto

ma le dichiarazioni mendaci sono un reato penale


Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Aosta, avv. Paolo Sammaritani, in risposta alla nostra denuncia sull’incontrollato abuso del patrocinio a spese dello Stato, ha ritenuto di far conoscere le modalità applicative della legge, quasi a volerle chiarire all’associazione, ignara delle procedure seguite dall’Ordine. L’esimio professionista quindi ha diramato: (Gazzetta Matin del 7 c.m). “l’avvocato ha l’obbligo, disciplinarmente sanzionato in caso di violazione, di segnalare ai clienti la possibilità di usufruire del patrocinio … L’istanza di patrocinio va presentata personalmente o tramite il legale che si sceglie liberamente, con il cliente che deve presentare un’autocertificazione del reddito e l’avvocato deve limitare ad autenticarne la sottoscrizione in calce alla domanda. L’analisi delle domande spetterà poi alla commissione costituita presso il Consiglio dell’Ordine degli avvocati che lavora gratuitamente e insieme alla segreteria dell’Ordine stesso che viene pagata dagli Avvocati per esercitare questa funzione sociale, ammette in via provvisoria i cittadini al beneficio. I controlli sulla correttezza della domanda e del provvedimento spettano poi al Tribunale di Aosta e all’Agenzia delle Entrate. Per questi motivi, il richiesto intervento disciplinare del Presidente sull’attività e il ruolo che gli avvocati svolgono in questa procedura è fondato su una non piena conoscenza del ruolo e delle funzioni degli stessi e dell’organo costituito all’interno del Consiglio dell’Ordine. Tengo a ripetere che lavoriamo non solo gratuitamente, ma addirittura con oneri ad esclusivo carico degli avvocati iscritti all’Ordine”.

***

Conosciamo bene la legge, se non altro per l’attività che svolgiamo da oltre vent’anni, a tutela di soggetti vittime di abusi e di strumentalizzazioni, ma soprattutto conosciamo le finalità che il legislatore ha voluto raggiungere, finalità disattese per distrazioni generalizzate, che finiscono poi per aggravare la spesa pubblica. Diritto sì, ma vigilato e controllato in nome e per conto di tutti quei cittadini che da Aosta a Palermo lo mantengono con la propria tasca. Il cittadino si fida e delega e spetta a tutti coloro che sono investiti del merito e delle procedure tutelare il corretto uso dei benefici messi a disposizione dei meno abbienti o presunti tali, ma non dei furbi. Il Patrocinio a spese dello Stato è un diritto, ma le dichiarazioni mendaci dell’aspirante sono un reato penale (art. 537 c.p.p) anche quando tali dichiarazioni risultino ininfluenti sull’ammissione al beneficio. “L’omessa indicazione di qualsivoglia reddito proprio e familiare da parte dell’istante – sentenzia il tribunale di Campobasso il 12-16.2.2016 - e la dichiarazione mendace resa in sede di istanza di ammissione e di dichiarazione sostitutiva di notorietà che, … in quanto atta ad ingenerare un inganno “potenziale” è un reato di pericolo e pertanto sussiste “anche quando le alterazioni od omissioni di fatti veri sono ininfluenti ai fini della ammissione al beneficio” (cfr. Cassazione a Sezioni Unite, sent. n. 6591/2009 del 16.2.2009; ex art. 47 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445; ex art. 95 D.P.R. n. 115 del 2002)

Rientrano nel reato di falsità ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato “anche i redditi da attività illecite, che possono essere accertati con gli ordinari mezzi di prova, tra cui le presunzioni semplici” (Cass. pen., IV, sent. n. 20580 del 27/01/2011).

Il legale ha sì l’obbligo di informare il cliente sull’esistenza del patrocinio gratuito, ma anche il dovere deontologico di far presente che si debbano dichiarare anche i redditi da lavoro in nero o da attività non dichiarate. Le dichiarazioni mendaci danneggiano gli onesti cittadini che potrebbero restarne esclusi, per la limitazione del badget messo a disposizione dallo Stato. La legge non vieta al professionista di svolgere anche la funzione di controllo. Ciò rientra nei doveri pubblici di chi riceve danaro sotto diverse voci.

Tutti hanno il dovere di dichiarare onorari o rimborsi a qualsiasi titolo, perché tutti partecipano a formare il badget per il gratuito patrocinio. Eppure i furbi non li dichiarano e quindi evadono, mentre i buon temponi, per timore dello Stato, dichiarano e pagano.

L’associazione vive la vita difficile e grama di tanti genitori finiti sul lastrico per colpa della Giustizia che non funziona e dei satelliti istituzionali che girano intorno.

Il nostro articolo ha voluto porre all’attenzione di chi di dovere la pratica dell’uso sconsiderato dell’istituto del gratuito patrocinio (Costituzione art. 24), nato per nobili intendimenti, ma che si sta radicando nel solco del famoso detto “Fatta la legge trovato l’inganno”.

Siamo convinti della bontà delle precisazioni del Presidente dell’Ordine degli avvocati di Aosta, ma auspichiamo che le Istituzioni di controllo, a cominciare dalla Corte dei Conti, all’Agenzia delle entrate, alla Polizia tributaria, all’Ispettorato del lavoro, ai Tribunali prestino più attenzione alle dichiarazioni dei redditi dei cittadini, senza distinzione di genere, che affrontano il problema della separazione. Specialmente di quei cittadini che in Valle d’Aosta lavorano e/o collaborano con istituzioni o associazioni che beneficiano di contributi regionali e disattendono le richieste di accesso agli atti, per non far conoscere il reddito percepito da una dipendente, se è tale, mettendo in disperazione l’ex. E’ protezione o altro?

Questa pericolosa cultura deve finire! Non intendiamo avallare situazioni che già in passato hanno fatto vittime per gesti estremi. Il gratuito patrocinio è un diritto, che deve essere esercitato e concesso nel rispetto del principio del buon uso del danaro pubblico, in favore di chi ne ha diritto.

L’Ordine non ce ne voglia. (U.V.)

 
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Mercoledì 18 Aprile 2018 18:33

Fare subito chiarezza su una inaccettabile e assurda vicenda!
A seguire il parere giuridico dell'avv. Gerardo Spira


Due bambini da Roma collocati

in una casa rifugio in Sicilia


Una madre, artista circense stanca di quel mondo, vuole ritornare in Olanda con i figli di 13 e 11 anni ed abbandonare il compagno e il mondo in cui i bambini erano nati e cresciuti. Il compagno (artista circense, italiano) non si oppone al suo ritorno in Olanda ma non è d’accordo a lasciarle. Anzi la informa che se si allontanerà sottraendogli i figli farà di tutto per riprenderli con sé.

La donna, all’insaputa del compagno, si rivolge al centro antiviolenza romano “Telefono Rosa”, affiliato alla ampia rete di genere e alle Pari opportunità nazionali, ed una loro legale le prepara la querela da presentare ai Carabinieri dove si dice che il padre sarebbe violento non solo contro di lei (ma si guarda bene dal fornire la dovuta documentazione di medici e/o dei ricorsi al pronto soccorso) ma anche contro i figli e le fa chiedere la loro collocazione in un centro-rifugio ad indirizzo segreto e un provvedimento che vieti al padre di poterli vedere ed incontrare.

Un classico nella sottrazione dei minori al genitore, quasi sempre il padre, a seguito delle denunce dell’altro per maltrattamenti. Fatti dichiarati, spesso generici e facenti parte della dialettica genitoriale, mai documentati perché la donna denunciante dichiara di temere la reazione violenta del marito/convivente.

Tribunale per i Minorenni di PalermoI figli e la madre vengono spediti, in appena un giorno dalla denuncia, in una struttura di Favara (AG) che da due anni è sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica per episodi di violenza sulle ospiti e in presenza dei loro figli avvenuti dal 2011 in poi! Dopo 6 giorni, la P.M. chiede al Tribunale minorile palermitano la conferma della collocazione, il divieto di avvicinarsi ai minori da parte di chiunque, l’iter per la decadenza del padre dalla responsabilità genitoriale. Il tutto, ovviamente, basato su fatti generici e quasi sempre identici in certe situazioni dove mancano ragion i calzanti, senza alcun riscontro oggettivo. Il Tribunale, senza porsi alcun problema, accetta in toto le richieste della solerte P.M. del Tribunale per i Minorenni di Palermo.

E qui arriva il bello.

La struttura era sotto indagine da parte della Procura della Repubblica presso il tribunale di Agrigento per maltrattamenti verso gli ospiti che continuavano dal 2011! Dopo appena venti giorni alla struttura vengono messi i sigilli e i minori spediti, nuovamente, in un’altra struttura, sempre ad indirizzo segreto, collocata in un’altra provincia siciliana. I genitori verranno sentiti da un giudice onorario del T.M. palermitano solo dopo tre mesi dal momento in cui i minori sono stati sottratti al padre e ai suoi parenti.

Nasce spontanea una domanda: chi doveva controllare queste case-rifugio segrete di Agrigento? Sicuramente ai Tribunali che vi collocano i minori e, sovente, con la loro madre! Il pubblico ministero che ha chiesto la conferma della loro permanenza in una struttura le cui criticità erano sicuramente note agli ”addetti” al controllo e tutela dei minori.

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Giovedì 12 Aprile 2018 15:29

Riceviamo e pubblichiamo

Considerazioni sulla “Carta dei diritti nelle separazioni”,

formulata dalla nostra associazione nel 2000 (in diritto.it)

 

I figli da sempre “sò piezz e core” per i genitori

mentre per troppi giudici appartengo alla Società


Già nel 2000 venivano sollevati problemi di merito della Giustizia. La società allora era molto più avanti nell’interpretazione della problematica, manteneva i piedi del diritto nella problematica evolutiva della società. D’altra parte allora come oggi le critiche che si sollevano contro le Istituzioni in generale e la Giustizia in particolare riguardano la incapacità a risolvere le questioni, neppure secondo la normale cultura del buon senso.CARTA DEI DIRITTI NELLE SEPARAZIONI

La Vostra “Carta dei diritti nelle separazioni” del lontano 2000, redatta molto prima della legge 54 del 2006, aveva colto e riassunto tutti gli aspetti della questione che sorgevano con i conflitti di coppia.

Il documento, di particolare pregio, va riletto, si raccorda al protocollo che oggi si sollecita da parte nostra e condiviso, in quasi tutto il Paese. I minori innanzitutto e l’articolato si muove in questa direzione. Fu un intuito per sentito dire o lo spunto di vita vissuta? Penso che sia stata l’uno e l’altro. La crisi della famiglia è salita ancora più in cima, invadendo come un fiume in piena ogni casa. Nessuno può dirsi immune. La Giustizia che ha in mano il problema ha avuto a disposizione strumenti e organizzazione pubblica per incanalare la questione nell’alveo dei principi internazionali e in quello sempre ricordato dalla Carta costituzionale verso la tutela del concetto di famiglia. Invece la giustizia ha corso dietro ad un’altra teoria, quella, come panacea di tutti i mali, di far nascere le case famiglia ove dirottare “il frutto del fastidio” con la scusa della incapacità genitoriale. La soluzione mi richiama, anche se stranamente, quella abiurata di un’epoca di insana memoria, della cosiddetta e storica soluzione finale.

Ho timore che un giorno la nostra generazione vittima di tanta infamia, assunta col timbro della legalità, punterà il diritto contro tutti coloro che hanno segnato la loro rovina. Molti non ci saranno, e forse se ne andranno anche con la convinzione di aver fatto il proprio dovere. Come tanti gerarchi di quella infausta epoca. Dopo la legge 54 che avrebbe dovuto permettere il sereno raccordo verso il riconoscimento della potestà genitoriale per una pacifica convivenza dei rapporti dopo la separazione, soprattutto per la tutela del minore, spuntano e crescono come funghi le case “ricordo” di un’epoca maledetta.

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Venerdì 23 Marzo 2018 17:34

Ai figli spetta lo stesso tenore di vita antecedente la separazione dei genitori


Le contraddizioni della Cassazione

sull’assegno di mantenimento dei figli



avv. Francesco Valentini*

La Cassazione civile (ordinanza n. 3922/2018) afferma che il giudice, nel determinare l’assegno di mantenimento dei figli, debba tenere conto del tenore di vita da loro goduto durante la convivenza con ambedue i genitori, cioè quando erano in due a sostenere le spese della famiglia. Il venir meno della convivenza significa che ciascun genitore dovrà provvedere alla nuova famiglia e non avrà più a sua disposizione il precedente reddito complessivo del nucleo familiare che d’ora in poi sarà scisso per mantenere non una ma ben due famiglie. Inevitabilmente, ciò comporta anche che le esigenze dei figli dovranno adeguarsi a questa nuova realtà e non potranno più contare su un tenore di vita che non ci potrà più essere. Ma ai giudici della Cassazione ciò non sembra essere rilevante.

Stabilire, infatti, che i figli dopo la fine della convivenza dei genitori abbiano diritto allo stesso tenore di vita precedente vuol dire penalizzare il genitore che deve provvedere all’assegno di mantenimento per la prole e che quasi sempre viene estromesso dalla casa familiare, anche se ne è proprietario.

Certo, se le finanze dei due genitori possono permettere ai figli lo stesso tenore di vita della convivenza, è giusto che si garantisca loro tutte le esigenze a cui erano abituati. Se, però, il genitore non collocatario ha un reddito che non gli permette nemmeno di arrivare alla fine del mese, come si può costringerlo “ad assecondare le inclinazioni e/o le aspirazioni dei figli”?

Il giudice chiamato a definire l’entità dell’assegno di mantenimento per i figli, per essere equo verso la prole e verso entrambi i genitori, oltre a quanto già previsto dal codice civile, necessariamente dovrà tener presente di alcuni imprescindibili fattori e/o indicatori, quali:

- le obbligazioni economiche assunte durante la convivenza a cui il genitore non collocatario deve adempiere

- i costi che lo stesso (spesso titolare della casa familiare utilizzata esclusivamente dall’altro genitore con i figli) deve sopportare per una nuova abitazione idonea per lui e per ricevere i figli quando sono con lui e deve valutare l’incidenza sul reddito delle nuove utenze per la casa

- l’assegno di mantenimento per i figli, destinato a coprire i loro costi ordinari mensili, deve essere ripartito equamente, secondo il principio della proporzionalità, tra i due genitori poiché il collocatario non può sottrarsi al dovere di mantenimento della prole e il giudice, nel determinare l’entità dell’assegno, non può prescindere dalla corresponsabilità economica di ambedue i genitori. Altrimenti, se il mantenimento richiesto gravita esclusivamente sul genitore costretto di fatto a vivere fuori casa, l’obbligazione diventa assurda e si trasforma in un celato assegno di mantenimento all’altro genitore e/o pagamento dell’attività genitoriale del collocatario.

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Mercoledì 21 Marzo 2018 19:39

Perugia: al comune


Chiediamo di applicare la legge

non inciuci ai danni dei minori


avv. Gerardo Spira *

 

L’estensore del Protocollo e/o Regolamento dell’attività dei servizi sociali, sia a livello regionale che comunale, avv. Gerardo Spira, in nome dell’Associazione, di cui condivide scopi e finalità , visto l’enorme ritardo sull’argomento proposto dal Consigliere prof. Sergio De Vincenzi e avuto riguardo della gravità della situazione che incalza le famiglie separate ed i minori,  invita il sindaco del comune di Perugia, avv. Romizi, l’assessore ai Servizi Sociali, sig.ra Cicchi, e il presidente della I commissione consiliare, sig. Fronduti., e tutti i consiglieri di maggioranza e minoranza  a rimuovere, ognuno per la propria competenza, gli ostacoli che impediscono alla commissione di procedere nell’iter della mozione, in parte discussa, e  posta a riposo. La proposta, depositata da oltre un anno “circola” maldigerita tra gli atti del comune in attesa di essere definita nel regime di disciplina dell’attività dei servizi sociali in materia minorile, molto sentita da gran parte dei cittadini colpiti dal pesante problema della separazione. Il lungo e ingiustificato ritardo porta inevitabilmente a sospettare della volontà di affrontare l’argomento, che comunque la legge 241/90 prevede tra quelli obbligatoriamente da regolamentare.

La posizione del consigliere regionale dell’Umbria Sergio De Vincenzi, sul problema dei minori, assume un contorno di forte impatto politico nel momento in cui i partiti contano le perdite sul terreno elettorale. Seguiamo con particolare interesse la questione, perché finalmente un politico di levatura regionale, anche comunale, si è fortemente caricato del problema della famiglia divisa, incanalando la questione sulla strada della trasparenza legale. L’applicazione della legge non è questione politica.

Con l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori abbiamo, da quasi quattro anni impegnato l’attenzione sulla disattesa problematica, sviluppando un discorso orientato al rispetto delle regole che la legge ha imposto ai comuni e di conseguenza ai servizi sociali.

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