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Martedì 25 Maggio 2021 16:44

Assegno unico per i figli ai genitori,

ripartito al 50% per quelli separati


avv. Francesco Valentini*

L'assegno unico e universale, approvato con la legge n. 46 del 01.04.2021, entrata in vigore il successivo 21.04.2021, è stato previsto per semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età (con accredito diretto allo stesso), aumentato dopo il terzo figlio e in presenza di disabilità. Il suo ammontare, partendo da una quota minima, è determinato dall’Isee, che attesta il reddito familiare (art.1, c. 2, lett. “a” e “b”).

L’assegno spetta al figlio maggiorenne, per altri tre anni, se è iscritto all’università; è un tirocinante; è iscritto a un corso professionale; svolge il servizio civile o un lavoro a basso reddito.

L’assegno “è pienamente compatibile con la fruizione del reddito di cittadinanza” (c. 2, lett. “d”) ed inoltre “è pienamente compatibile con la fruizione di eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle regioni, dalle province autonome di Trento e di Bolzano e dagli enti locali” (c. 2, lett. “h”).

L’assegno unico – usato come credito d'imposta o erogato mensilmente in denaro - “è ripartito in pari misura tra i genitori ovvero, in loro assenza, è assegnato a chi esercita la responsabilità genitoriale”, mentre, in caso di separazione o fine convivenza dei genitori, di divorzio, con l’affido esclusivo dei figli ad un genitore, “l'assegno spetta, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l'assegno, in mancanza di accordo, è ripartito in pari misura tra i genitori” (c. 2, lett. “g” ed “f”).

 

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Lunedì 24 Maggio 2021 15:30

Anche la cattiva gestione degli affidi

è responsabile della crisi delle nascite


di Ubaldo Valentini

 

In Italia siamo in piena crisi delle nascite e la responsabilità, quando i genitori cessano di convivere, va ricercata anche nella cattiva gestione dell’affido dei figli da parte della magistratura chiamata a sentenziare sul loro affido, sul diritto di vista del genitore non più convivente con loro e sul loro esoso mantenimento, quasi sempre a carico del genitore estromesso dalla prole.

Compartecipi e responsabili dell’emarginazione di uno dei genitori (il non collocatario, cioè quasi sempre il padre) sono quei dipendenti degli enti locali che assolvono al proprio lavoro con molta discriminazione verso il padre, e di conseguenza verso i minori, quali gli assistenti sociali, gli psicologi, i mediatori familiari, gli educatori, i funzionari delle amministrazioni pubbliche, a cui compete il dovere del controllo sull’operato dei sopra citati dipendenti ma non lo fanno.

I politici, che, seppur conoscendo le pecche di questi “professionisti”, per finalità elettorali, non formulano leggi chiare e vincolanti sull’affido nelle separazioni dei genitori; non impongono un Regolamento ai Servizi sociali che trattano la delicata materia dei minori e dei loro diritti “negati”; non garantiscono trasparenza nei finanziamenti che gli enti pubblici elargiscono ai figli e al genitore collocatario (quasi sempre esclusivamente la madre) nonostante che da quindici anni sia operante la legge sull’affido condiviso; non permettono al genitore non collocatario l’accesso all’informazione sui finanziamenti percepiti in nome dei figli e/o in quanto genitore separato con figli presso di cui collocati. Anzi, questi enti pubblici, ignorando la legge sulla privacy rispondono che non possono dare informazione sui figli al padre, da loro ritenuto un “estraneo”!

Si assiste al rimpallarsi delle responsabilità tra questi operatori e i giudici, alla dilagante arroganza dei servizi a voler decidere sui minori, senza la dovuta e specifica competenza, spesso acquisita con corsi professionali farsa. Tutti ne parlano, ma nessuno interviene, nemmeno i legali, che ritengono, a ragione, l’intervento di molti servizi sociali dannoso per i minori stessi.

Il genitore estromesso dalla vita e crescita dei propri figli (la presenza saltuaria di alcune ore non incide nella formazione sociale ed affettiva dei minori) viene platealmente snobbato dalla stragrande maggioranza di magistrati ed operatori psico-sociali, riconoscendogli solo il ruolo di bancomat sotto-scacco della madre collocataria e, se non paga, gli si aprono le porte del carcere per aver fatto venir meno il sostentamento dei figli, anche quando la genitrice è facoltosa ed investe le proprie risorse, anche l’assegno di mantenimento per la prole che riceve dal padre, per viaggi e per una vita dispendiosa per sé, ma non per i figli.

 

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Lunedì 24 Maggio 2021 15:25

CONFERENA – DIBATTITO

AOSTA – Lunedì 31 maggio ore 20.30

Sala Conferenze (g.c.) CSV Rue De Maistre Xavier, 19

 

Aosta: La giustizia minorile negata

a figli e genitori. Cosa fare?

 

Introduce il dibattito il prof. Ubaldo Valentini – Moderatore: dott. Andrea Pieri.

La conferenza dibattito è aperta a tutti i cittadini.

Per informazioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. tel. 347.6504095

Ubaldo Valentini - pres.

 

***

 

La situazione della giustizia minorile in Valle d’Aosta è critica e non esistono garanzie di tutela dei minori e del genitore “bancomat”, estromesso dalla vita dei figli. I genitori separati subiscono ed inutile è la loro protesta. I politici mettono la testa sotto la sabbia e fanno finta di non vedere e di non sapere.

La situazione è ormai intollerabile: provvedimenti di affido contraddittori e non sempre comprensibili; lo stesso giudice è chiamato ad esprimersi, anche per quattro/cinque volte, sui ricorsi di modifica delle sentenze di separazione e divorzio da lui emesse (come relatore e come istruttore del provvedimento), con la conseguenza che le nuove istanze vengono velocemente rigettate, il padre viene condannato a pagare le spese legali di controparte e nessuno vuole smentire sé stesso; giudici inamovibili da decenni su un tribunale molto piccolo (corrispondente ad un territorio di un piccolo quartiere di Roma o Milano) e gestione della giustizia minorile e familiare affidata a giudici che da un decennio amministrano ed emettono decreti e sentenze spesso contraddittorie tra loro e con sempre garantiscono il contraddittorio e accertamenti sulla madre collocataria. Guai, poi, parlare di affido paritario, di Pas o di accertamenti sul rifiuto dell’altro genitore da parte dei figli, anche se piccolissimi, di trasparenza nei finanziamenti pubblici e privati e di lavoro nero dei genitori, di indebito patrocinio gratuito e tant’altro. La madre è intoccabile.

L’attività 2021-2022 ad Aosta (dedicata ad Antonio Sonatore, di cui è appena terminato il 25° anniversario dal suo gesto di protesta a tutela della sua negata paternità) sarà incentrata su questo grave problema che danneggia, di fatto, prevalentemente i figli privati di un genitore. Lo faremo con pubblici dibattiti, convegni, conferenze e tavole rotonde a cominciare da lunedì prossimo.

 
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Martedì 13 Aprile 2021 08:04

Il “messaggio” di un padre suicidatosi per la negazione dei diritti genitoriali


“L’ingiustizia di una giustizia”


Il 9 aprile di venticinque anni fa il maestro e psicologo Antonio Sonatore moriva dopo essersi dato fuoco, il giorno di Pasqua, davanti al Palazzo di Giustizia di Aosta. E’ stato il primo padre italiano, estromesso dalla vita della propria figlia, a suicidarsi per rivendicare l’inalienabile diritto di ogni genitore all’affidamento dei figli e l’inalienabile diritto dei figli a frequentare in modo paritario ambedue i genitori. Nel corso degli anni, Antonio Sonatore è divenuto, a livello nazionale e mondiale, il simbolo dei padri che lottano per essere rispettati nei tribunali quando si decide l’affido dei propri figli e che combattono contro “l’ingiustizia di una giustizia”.

Nel cartello che portava al collo c’era scritto: “L'ingiustizia di una giustizia che costringeva un padre a vivere separato dalla figlia”, con il quale denunciava pubblicamente l’operato del Tribunale di Aosta e di quello dei minori di Torino che, a causa delle sue proteste, gli aveva vietato di poter frequentare la figlia, la quale, da parte sua, non voleva vederlo, a causa delle sue proteste pubbliche. La Pas esisteva anche allora e la madre, “notabile” del potere locale, sicuramente aveva un peso psicologico sulla figlia.

Antonio Sonatore è “volutamente” ignorato dai valdostani che sembrano vergognarsi del suo gesto di protesta. I politici non fanno nulla per rimuovere le ben note cause che, di fatto, contribuiscono in modo rilevante alla diffusa discriminazione istituzionale dei padri estromessi dalla vita dei figli e il cui ruolo è solo quello soccombente ad una giustizia che privilegia sempre la madre, anche quando i fatti confermano ben altro. I politici, come gran parte della “scrupolosa” informazione locale, si preoccupano non di rimuovere le ingiustizie, in parte dovute alla cattiva gestione dei finanziamenti verso i figli dei separati e verso le famiglie del genitore collocatario, ma di coprire il drammatico fenomeno dei padri suicidi che, ogni anno, in vallata, compiono il gesto estremo, poiché non accettano la loro estromissione affettiva ed educativa dai figli e nemmeno la persecuzione economica nei loro confronti.

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Mercoledì 31 Marzo 2021 11:34

Per ridurre i tempi di attesa dei processi

non per migliorare la Giustizia


Avv. Gerardo Spira*

Con il clamore della solennità più celebrativa, il Presidente del Tribunale e il Procuratore capo della Valle di Aosta hanno annunciato, nella ricorrenza della festa della donna, e quindi delle madri, 1'8 marzo, l'entrata in vigore di un protocollo d'intesa tra Tribunale e Procura per coordinare le rispettive attività nelle separazioni e negli affidi, al fine di ridurre i tempi dei procedimenti nel contenzioso familiare. "Il Tribunale — ha annunciato il Presidente dott. Gramola - in particolare chi si occupa di famiglia, venga a conoscenza dei provvedimenti emessi dal Gip su richiesta della Procura. ... abbiamo tutto l'interesse a sapere cosa è successo nel profilo penale … possiamo emettere provvedimenti che hanno fondamenti più solidi e precisi, con tutto quello che consegue in ordine alla qualità del pronunciamento".

Il P.M, titolare del Dipartimento d'indagini su Codice rosso, date le dimensioni e l'organizzazione dell'ufficio da lui diretto, propone di ridurre i tempi a tre mesi e, addirittura con udienze a 45 giorni, rispettando i termini necessari per le notifiche e per l'opportuna costituzione di tutte le parti del giudizio".

Non possiamo che congratularci con i buoni propositi della Magistratura di Aosta, ma non sappiamo se i propositi abbiano veramente svegliato l'interesse della Giustizia o se questa non nasconda gli effetti rimarcati dall' ispezione ministeriale avvenuta tra giugno e luglio 2018.

Conoscendo il passo e il tratto della Giustizia italiana pensiamo che la proposta del Protocollo sia invece scaturita dalla ispezione ministeriale che ha sottoposto ai raggi x l'attività del tribunale valdostano nel periodo I aprile 2013-31 marzo 2018. La relazione degli Ispettori, pubblicata sul web, conclusa tra giugno e luglio 2018 non appare "rosea". Di conseguenza appare presumibile che sia sorta la necessità di organizzarsi coerentemente con le esigenze di efficienza dei tempi al meglio dei risultati da certificare nella prossima visita ispettiva. E quale il settore da tenere sotto pressione? Per Tribunale e Procura risulta il contenzioso familiare, i figli, i padri violenti, le donne maltrattate, la famiglia. Qui si è appuntato l'impegno. Il solito Protocollo, divenuto ormai strumento di facile uso nelle pratiche giudiziarie, viene in soccorso delle manchevolezze, dei ritardi, il tappabuchi di occasione.

Tornano in mente i vecchi e cronici problemi della Giustizia valdostana la cui bilancia spesso, troppo spesso, non è immune da soluzioni di genere ed appare poco equa e rispettosa degli inalienabili diritti del cittadino. I diritti dei perseguitati, come sempre, entrano nella fucina di lavoro per essere sottoposti al ritmo alternato delle mazzate degli operatori che battono il ferro da temprare, appena estratto dalla forgia dei carboni accesi. In otto punti scritti Procura e Tribunale si accordano su metodo e azione per giungere ad una decisione rapida nelle questioni dei litigi familiari. Il Protocollo stipulato il I ottobre 2019, superato il periodo pandemico del 2020, vede la luce colorata 1'8 marzo 2021, giornata memorata con canti, suoni e fiore di mimosa. Con grande enfasi si annuncia l'accordo. Con tanti dubbi il cittadino interessato ne attende le conseguenze. La data dell'8 marzo non lascia dubbi! Il segnale di Tribunale e Procura preannuncia tempi peggiori per il genere maschile!

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Venerdì 19 Marzo 2021 18:47

19 Marzo: una vacua ed inutile ricorrenza per nascondere la tragedia di troppi genitori separati


Papà separato: kaput, altro che festa!


di Ubaldo Valentini*

Facciamola finita – istituzioni, politica, stampa ed associazioni di genere, associazioni occasionali/strumentali – con il continuare ad ignorare la tragedia di una infinità di padri separati dai figli, il cui ruolo genitoriale è stato cancellato dai tribunali, dalla politica che tutela i servizi sociali “deviati” e da quella stampa a servizio di un potere di circostanza che, nell’occuparsi esclusivamente dei “maltrattamenti” al femminile, dimentica le migliaia di uomini che subiscono violenze e maltrattamenti in percentuale superiore a quelli delle donne – come ci ricordano statistiche ignorate – e che il 19 marzo, però, esaltano la festa del papà. Una inutile ed offensiva retorica per osannare una festa che, oggi, non può esserci per la maggioranza dei padri italiani.

Dimentichiamo che un elevato numero di padri, nel modo più camuffato e “silenzioso” per non lasciare un incomprensibile ricordo ai figli, si tolgono la vita poiché i tribunali, “confortati” indebitamente dai servizi sociali, li hanno estromessi proprio dai figli, la cosa per loro più cara, vietando una equa frequentazione o riducendoli alla miseria più atroce con assurdi e sproporzionati assegni di mantenimento ed una contraddittoria elencazione di spese straordinarie secondo “protocolli” d’intesa costruiti dal tribunale e dall’ordine degli avvocati locale.

Tantissimi padri, per fortuna, fanno la scelta di lottare per far rispettare la Costituzione e per la retta applicazione nei tribunali del diritto di famiglia e del diritto minorile ma, nell’indifferenza della politica, delle istituzioni e della stampa, continuano ad essere “mazziati” con sentenze inique e di genere.

L’autonomia della magistratura può esistere solo quando chi “decide” lo fa con competenza e rispetto del cittadino, garantendo che “la legge è uguale per tutti”, cioè si applica indistintamente a tutti i cittadini senza fare alcuna aprioristica distinzione tra padre e madre. Ma non è così e i fatti quotidiani ne sono una drammatica testimonianza. Cosa fare allora? Pretendere da tutti, nessuno escluso, il rispetto dei diritti genitoriali in ogni sede lottando senza paura contro chi ostacola il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei minori.

Se si distruggono i padri si cancella la civiltà” scrive (dedicando all’argomento un interessante e pertinente servizio di una pagina) la giornalista Silvana De Mari su “La Verità” del 12 marzo 2021 (p.16), quotidiano che da molto tempo dedica particolare attenzione ai figli dei separati, ai minori e ai diritti negati ai padri nelle separazioni. Questi collegi giudicanti una volta che nelle separazioni non rispettano i diritti dei figli e dei loro padri non sono credibili e esercitano “abusivamente” una ben retribuita professione sulla pelle dei cittadini e del popolo italiano.

 

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Venerdì 19 Marzo 2021 18:34

Quando avvocati e giudici si sentono “abusivi” legislatori


Protocolli sulle spese straordinarie

Discutibili: più danni che vantaggi


avv. Francesco Valentini*

Sembra che senza un protocollo specifico che regoli ogni azione umana non si possa fare più nulla. Ma cosa sono questi “protocolli” da tutti invocati come guida infallibilee, spesso, come giustificativo di un operare non sempre molto chiaro? Il protocollo non ha il valore della legge perché sono formulati da persone che non hanno funzioni legislative e spesso, assai spesso, sono di parte e a tutela di interessi di parte. Vengono imposti, talvolta, come disposizioni vincolanti e alle quali non ci si può opporre. Si dimentica, però, che solo la legge può essere imposta,ma non disposizioni che sono frutto di compromessi tra parti più o meno interessate alla materia che specifici protocolli dovrebbero disciplinare.

Nelle separazioni questi protocolli vengono imposti come panacea per eliminare la conflittualità tra i genitori sulla determinazione delle spese straordinarie dei figli mentre, di fatto, alimentano la conflittualità e troppo spesso sono fonte di vere e proprie ingiustizie verso il genitore non collocatario – guarda caso, sempre il padre –che si vede costretto a sostenere come straordinarie spese non dovute, versando già l’assegno di mantenimento per i figli e coprendo, così, tutte le spese ordinarie.

Alcuni giudici – pochi in verità - riconoscono una funzione “indicativa”, e non “impositiva” ai protocolli, ma ugualmente li citano nei loro provvedimenti come vincolanti!

Qualcosa non torna. Se sono indicativi per situazioni similari vuol dire che hanno una funzione di confronto che poi, come sempre dovrebbe accadere quando si amministra la giustizia, va calata nella realtà concreta, perché le decisioni prese non possono essere standard, generiche, ma riferite al singolo caso che, essendo singolo, ha necessariamente delle variabili non trascurabili rispetto al modello che si propone con il protocollo.

Nelle separazioni e nell’affido dei minori, i tribunali, l’uno indipendente dall’altroe , spesso, entrando anche in contraddizione con lo stesso diritto minorile e di famiglia, formulano disposizioni per la gestione delle spese straordinarie dei figli in base ad un “formulario” redatto da giudici, cioè coloro che devono amministrare la giustizia, e dagli avvocati, cioè da professionisti forensi pagati per tutelare questo o quel genitore dinnanzi alla legge.I protocolli dovrebbero servire, a dire degli estensori, per meglio accordare genitori conflittuali tra loro sulla determinazione delle spese straordinarie (cioè quelle non coperte dall’assegno di mantenimento), nel rispetto delle esigenze dei figli e delle disponibilità socio-economiche dei rispettivi genitori. Variante, quest’ultima, quasi semprealla base delle decisioni, anche quando tali disponibilità economiche non ci sono da parte del padre, l’obbligato,e neanche quando la madre ha un reddito prodottoda lavoro non dichiarato o da nascoste convivenze.

In realtà, i tribunali si richiamano ai propri protocolli e,spesso, con le loro decisioni, incrementano la discordia tra i genitori e il conflitto ha sempre una ricaduta sui figli, sempre più ostaggio del genitore più forte e, di conseguenza, emarginato dalla vita dei propri figli.

Il protocollo, per essere rappresentativo, deve essere formulato con la partecipazione attiva di almeno tre parti: genitori (veri titolati a decidere sui propri figli), giudici, in qualità di tutori della legge minorile, avvocati, come difensori del genitore abusato. I genitori sono stati completamente ignorati e sono stati sostituiti dagli avvocati, che sono “professionisti” pagati per svolgere una mansione, ma non sono i genitori, veri ed unici titolati a parlare in nome e per conto dei propri figli. La mancanza del genitore nella stesura dei criteri per l’individuazione delle spese straordinarie rende scarsamente attendibile lo stesso protocollo, che finisce per rappresentare tanti interessi eccetto quello fondamentale: l’esercizio della bigenitorialità e co-genitorialità,due diritti inalienabili e che passano ambedue per il genitore, ma non per figure terze, come l’avvocato e il giudice, che hanno finalità specifiche, ma non sostitutive della genitorialità.

Sono molti gli avvocati che si trovano in difficoltà – e talvolta boicottati – da protocolli applicati alla lettera, senza tenere in minimo conto la realtà delle cose, cioè di quella quotidianità con la quale il genitore deve sempre rapportarsi per arrivare alla fine del mese. Si ha l’impressione che, talvolta,molte asserzioni contenute nel protocollo vengano da un mondo ovattato, bello, ideale, ma inesistente. Un esempio? Si stabiliscono che certe spese sono da ritenersi automaticamente straordinarie e, quindi, devono essere rimborsate al genitore che le ha sostenute. Non si tiene conto, però, che gli articoli variano di prezzo l’uno dall’altro e che non tutti i commercianti hanno gli stessi ricarichi sulla merce. E se poi quel genitore, in quel periodo, certe spese (modelli di oggetti) non può permettersele,perché deve assumersi un impegno che non potrà mantenersi? Tutti sappiamo che gli studi forensi sono pieni di istanze per mancati pagamenti di assegni di mantenimento e spese straordinarie e c’è da chiedersi chi abbia interesse ad incrementare il lavoro delle cancellerie dei tribunali, anche se i legali, comunque, una parcella la percepiscono sempre o quasi.

Chiarezza è dovuta sulla loro utilità sia sul testo che, oltre a garantire il massimo rispetto delle libertà del cittadino, deve essere unico per tutti i tribunali italiani, sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia,  per evitare incomprensioni, ma anche divergenze che ne alterano la sostanza.


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Lunedì 14 Dicembre 2020 17:44

E’ sempre maggiormente diffusa la prassi della propria autotutela con il ricorso alla denuncia/querela per sollevare le indagini su particolari aspetti spesso sfuggiti agli investigatori. Sicuramente è un diritto del cittadino che si scozza con la diffusa quanto sommaria prassi di bloccare ulteriori indagini per la impossibilità a trovare elementi per sostenere la nuova accusa. Nulla da eccepire in merito se non sorgesse il dubbio che ciò sia solo una scappatoia, senza alcuna garanzia per il cittadino, per eludere il processo. Meglio cautela, tempi più lunghi ma con l’accertamento della verità che una giustizia snella ma lontana dal cittadino!


L’oblio imposto per legge


Avv. Francesco Valentini*

Con poche parole ilP.M. chiede al GIP l’approvazione della sua proposta di archiviazione delle denunce e/o querele dei cittadini “in quanto gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”,cioè si interromponoaudizioni ed altre indaginise mai fossero state fatte in modo approfondito. Chi è convinto della correttezza della propria denunciae/o e vuol far riprendere le indagini, deve opporsi all’archiviazione e al cui Gip spetta se accoglierla o meno.

L’istituto dell’archiviazione, a cui se fa un esagerato ricorso, va ben oltre l’apparente contributo di rendere più agile la giustizia italiana alleggerendola di iniziative che contribuiscono solo ad allungarne i tempi, perché, di fatto si può ledere il diritto del cittadino all’autotutela.

In realtà conl’archiviazione di una denuncia e/o querelasi impone l’oblio per leggea tutti coloro che con lo strumento della denuncia si permettonorichiamare l’attenzione della magistratura su possibili delitti che, altrimenti, verrebbero cancellati “d’ufficio” e/o rimarrebbero impuniti.Con l’accettazione della richiesta dell’archiviazione, del P.M. nessuno potrà più aggiunge nulla di nuovo a quel mondo  “penale” che vede protagonisti, sempre di più, i minori, ai quali, con troppa facilità, si riconosce solo il diritto all’oblio!Tutte le denunce vengono “stoppate” ancor prima di essere ascoltate direttamente ed ancor prima che si approfondiscano le variegate motivazioni della denuncia stessa.

E’ tutto vero. Il padre di una bambina, con collocamento condiviso e collocazione prevalente presso la madre (a sua volta convivente con la nonna materna)  da anni lotta nei tribunali per il diritto a frequentare e sentire la propria figlia, ma che la nonna, senza alcun titolo sulla nipote, in quanto non abbandonata, di fatto,gli vieta l’esercizio delproprio naturale diritto alla co-genitorialità.

 

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