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Giovedì 20 Febbraio 2020 11:31

Attività della Pubblica Amministrazione


Il procedimento amministrativo è

presupposto di legittimità e di legalità


Avv. Gerardo Spira *

Il procedimento amministrativo, a distanza di 30 anni dalla legge 241/90, per le diverse vicende applicative, non ha ancora trovato il punto di incontro dei due interessi-poteri fondamentali: della Pubblica amministrazione e del cittadino. E ciò nonostante la uniforme giurisprudenza di merito che ha stabilito il principio di prevalenza dell’interesse legittimo del cittadino rispetto a quello del potere pubblico. Per questo occorre che l’impianto organizzativo della P.A sia posto nel corretto schema delle leggi di riferimento. Nella P.A gli atti devono essere pensati e adottati nel rispetto del procedimento logico-giuridico, e non secondo interessi di politica particolare.

Dopo trent’anni di pratica amministrativa ci troviamo di fronte al problema della nomina del responsabile del procedimento, dell’obbligo o meno di avviare il percorso, al diritto-interesse del cittadino a partecipare all’azione che lo riguarda, al problema della privacy. Eppure tutti sappiamo che il corretto svolgimento del procedimento amministrativo costituisce il punto nodale dell’attività della pubblica amministrazione.

Cercheremo, con linguaggio semplice, di chiarire la materia, rinviando allo studio specifico di approfondire i diversi aspetti e le conseguenze che lungo il percorso intaccano la legittimità degli atti.

Cercheremo, in buona sostanza, di chiarire perché è di fondamentale e primaria importanza porre un affare dell’attività amministrativa nel percorso rispettoso della legge e delle regole, condiviso e trasparente.

Che cosa è il procedimento amministrativo!

Dottrina e giurisprudenza lo definiscono un percorso attraverso cui la P.A manifesta, avvia e conclude una richiesta del cittadino o una pratica di ufficio.

Il procedimento amministrativo è regolato dalla legge 241/90, ma si aggancia ai principi fondamentali del nostro Ordinamento giuridico e costituzionale. Esso si sviluppa attraverso tre fasi: di avvio, di istruttoria e di conclusione. La prima si apre per impulso del cittadino o di ufficio; la fase istruttoria, la più importante per i contenuti, è quella cosiddetta di raccolta, di esame e di valutazione della documentazione; la terza fase, finale, è quella che conclude tutto il percorso con il provvedimento.

La nostra riflessione si incentra sulla fase centrale: “l’istruttoria”, perché risulta quella più funzionalmente rivolta ad accertare i presupposti di legittimità del provvedimento finale. Se il procedimento è stato svolto secondo legge, risulterà facile al cittadino interessato avere chiaro il quadro completo di tutto l’affare trattato.

Per questo è fondamentale che la P.A adotti i provvedimenti di costituzione della fase iniziale nella forma e nel contenuto assolutamente incontestabili. La nomina del Responsabile del procedimento deve avvenire attraverso la individuazione di una figura di assoluta garanzia di conduzione del percorso amministrativo. Il responsabile del procedimento ha, infatti, il potere di nominare, vigilare e controllare sottofigure con incarichi specifici all’interno del procedimento da percorrere. Centrale quindi è la figura individuata per fase istruttoria che il dirigente può anche nominare in sua sostituzione. La fase conclusiva, per il provvedimento finale, appartiene al dirigente, responsabile del Settore o unità organizzativa competente nella quale si concentra tutto il lavoro dell’istruttoria, “dalla ricerca, alla raccolta e valutazione degli atti”.

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Giovedì 20 Febbraio 2020 11:29

 

 
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Giovedì 20 Febbraio 2020 11:26

Aosta: le fantastiche intuizioni sociali


Il modo di operare dei Servizi sociali valdostani è un modello da esportare nel terzo mondo e la fantasia degli operatori – i migliori d’Italia secondo l’illuminato assessore di competenza – non conosce limiti e nemmeno ritegno! Il delirio di onnipotenza di detti operatori li porta a proporre iniziative in certi casi inutili però finalizzate a far cassa e clientele che nelle elezioni sono molto utili.

A tutti è noto il totale fallimento della mediazione familiare, come denunciato inutilmente dai separati, che, invece di essere un supporto per far dialogare i genitori sulla gestione dei figli e sulla loro post-convivenza, è quasi sempre fonte di conflittualità certa perché si penalizza il genitore non collocatario (statisticamente quasi sempre il padre) per favorire l’altro (la madre), il quale resta sempre più estromesso dai propri figli, ignorando il diritto minorile e i più elementari principi di psicologia dell’età evolutiva e delle relazioni. Alla maggior parte dei padri viene negato il diritto alla co-genitorialità e ai figli viene negata la vera bigenitorialità. Il padre, ridotto economicamente sul lastrico e privato dei figli, impotente dinnanzi allo strapotere della madre, supportata dal servizio socio-psicologico e da iniqui provvedimenti del tribunale, si abbandona alla rassegnazione, che, troppo spesso, è l’anticamera del suicidio: triste e vergognoso primato della Valle d’Aosta di cui alcuni politici si vergognano di prenderne atto con il riconoscimento delle loro responsabilità.

Dinnanzi alla superficialità e faziosità dei servizi sociali - bravi nel togliere i figli alle famiglie e al padre - e alla distratta applicazione del diritto, ora, solerti psicologi e assistenti sociali ed educatori (?) propongono con insistenza, sia a chi vive da decenni in Vda e sia a chi proviene da particolari regioni italiane, la mediazione interculturale per risolvere la conflittualità genitoriale e la gestione dei figli, facendo intravedere che il rifiuto avrà un peso nei provvedimenti del tribunale!

Zelanti e corporativi operatori del servizio sociale e psicologico pubblico, per meglio imporre i loro diktat, si permettono anche di rivolgere continui attacchi alla nostra associazione, come da registrazioni in nostro possesso, per loro dire pericolosa perché non tutela i separati e tantomeno i loro figli, mettendo in discussione pubblicamente la loro attività dei servizi socio-psicologici.

La mediazione interculturale, secondo i principi sanciti dalla Costituzione, dal diritto minorile e di famiglia e dalle Convenzioni internazionali sui minori, non ha nulla a che vedere con la gestione dei figli. Il suo utilizzo per fini non istituzionali comporta uno sperpero di danaro pubblico che la Corte dei Conti della Valle d’Aosta non può continuare ad ignorare. La Regione ha l’obbligo-dovere del controllo della professionalità e dell’operato dei servizi sociali.

 
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Venerdì 10 Gennaio 2020 16:38

Ad Aosta l’assessore Baccega


Sconfessa i dati ufficiali …

pur di restare aggrappato alla poltrona


di Ubaldo Valentini*

Il 7 gennaio 2020 in una pubblica conferenza, ilsig. Mauro Baccega, assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali della Regione Valle D’Aosta, ha illustrato con un suo documento il risultato ufficiale del suo mandato. In diciotto pagine l’assessore, probabilmente preoccupato dalla difficile situazione politica, ha sentito la necessità di rendere pubblico il suo impegno, attraverso una specie di lettera “di Babbo Natale”.  L’assessore infatti così conclude:“voglio sottolineare che in Valle d’Aosta la Sanità e i servizi Sociali sono all’avanguardia nazionale e quindi di buon livello”.

“La clamorosa dichiarazione” ci ha costretto a leggeredentro la relazione, che per la verità, si è esaurita in appena tre minuti. Il racconto del sig. Baccega, in buona parte ripetitivo di altri precedenti, non accenna minimamente ai dati ufficiali che lo sconfessano, pensando che i cittadini li ignorano. Noi li conosciamo perché siamo abituati a leggere e valutare.

Non entriamo nel merito di quanto riportato nella parte relativa al Servizio Sanitario.  Abbiamo notato che l’assessore continua a “rilassarsi” sulle Promesse e manifestare propositi di vecchia cultura politica che, oggi, purtroppo per lui, non incantano più. I dati, le criticità e il malessere sono segnali che non si cancellano con la promessa:“prossimamente farò diversamente”. I dati Istat riportati da Aostaoggi del 30 settembre lo sconfessano. Infatti dicono: la VDA insieme alla Campania indossa la maglia nera nella classifica sullo stato di salute delle Regioni italiane” e  continua“l’Istat ha inserito la Valle d’Aosta (e solo essa) nel gruppo 1 caratterizzato da mortalità prematura e comportamenti a rischio, in quanto segnata da importanti fragilità”. I dati sono oltremodo allarmanti se si tiene conto che si riferiscono ad una Regione, VDA, poco più grande di una città di appena 126.000 abitanti (dal 2011 il decremento differenziale tra popolazione anagrafica e stabile è di molto negativo-1.700 abitanti in meno). Baccega e i suoi dipendenti, forse non leggono.

Ci ha interessato, nella relazione dell’assessore, la parte relativa ai servizi sociali, più precisamente quella molto critica della famiglia separata e degli affidamenti dei minori.

L’assessore ha liquidato l’argomento in una sola paginetta (pag. 14), parlando del piano di zona in modo generico,“Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione dei minori”(Progetto P.I.P.P.I.). Qui, sempre in modo generico, parla di sperimentazione, di monitorare e di valutare “un approccio intensivo”, continuo e flessibile, di presa in carico del nucleo familiare vulnerabile, per ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo dalla famiglia. Le unità impegnate sono 4 assistenti sociali, 2 psicologi e 5 educatori professionali. Poi sempre in modo generico parla di contributi economici e di sostegni. Tutto qui.

Nella relazione di 18 pagine, il sig. Baccega ha dedicato al problema della famiglia, dei genitori e dei minori soltanto una paginetta perché forse non aveva niente da rimproverarsi o i responsabili che guidano il servizio non gli hanno saputo dire come stanno le cose. L’assessore non ha mai indicato una cifra, né ha chiarito le modalità di erogazione dei contributi. Insomma al sig. Baccega, pare che la parola “trasparenza”, interesse pubblico e partecipazione del cittadino facciano paura. Ha dichiarato che i servizi funzionano bene, ma non lo ha dimostrato; né ha fatto sapere come gli stessi si rapportano con i cittadini, i genitori separati. Nessun accenno alle denunce di genitori, riportate dalle interviste della stampa sulla sottrazione dei minori alla famiglia. Neppure ha chiarito perché i suoi servizi non consentono l’accesso agli atti e rifiutano di dare notizie obbligatorie per legge. Nessuna spiegazione è stata data se esistono nella VDA strutture per la reclusione di minori abbandonati o in affidamento, quanto costano, chi le gestisce, chi decide per gli affidamenti in una determinata struttura; se esistono convenzioni parificate nei costi; il costo del personale, il loro rapporto di lavoro; se esistono condizioni di incompatibilità. Noi lo abbiamo chiesto, da molto tempo. Ancora aspettiamo la riposta.

Nessun riferimento alla triste situazione dei suicidi. Eppure i dati sono sul suo tavolo, come su quello di altre istituzioni di “pianerottolo”.

Se il sig. Baccega non risponde ciò vuol dire che lo stato delle cose devono continuare a restare come sono per permettergli di operare politicamente con il solito sistema libero e senza controlli, pensiamo almeno pubblici. Non vogliamo pensare ad altro e ci auguriamo che il problema della famiglia sia fuori da qualsiasi concezione forzata, che sia rimasta aperto alla libera discussione e decisione politica, entro i confini della legge. Del merito politico l’assessore risponderà ai cittadini della Valle d’Aosta, noi pretendiamo che i servizi sociali aprano i fascicoli alla legge e si smetta di costringere la volontà del cittadino a fare ciò che si pretende con la minaccia di togliere i figli.

Sappiamo che nella Valle d’Aosta si è radicata un’altra cultura, ma questa non ha nulla a che fare con la legge e le regole.

* presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 347.6504095.
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Lunedì 30 Dicembre 2019 09:12

Lettera a Babbo Natale


“Il tuo comportamento non mi è piaciuto”


Avv. Gerardo Spira*

Caro Babbo Natale,

sono giunto alla conclusione del mio rapporto con te. Dal 2012, ascoltando i consigli di tanti amici che conoscono il mio impegno, mi sono permesso di scriverti la lettera di Natale, come fanno tanti, nella speranza di smuovere una parte dei moltissimi desideri che avanzano specialmente in determinate occasioni. So bene che per le tantissime richieste non ti è possibile esaudirle tutte. Ma credevo che almeno qualcuna colpisse la tua attenzione. Nel 2012, 13 e 14 ti chiesi, con qualche variante annuale, di inserire nel tuo sacco alcuni doni anche per i bambini soli, che vivono in case di cura, o altri luoghi di collocamento che alcuni soloni si accaniscono a definire protetti (potette da chi non si sa). Non avendo compreso la mia richiesta, la mattina del Natale ti sei presentato in queste case e hai lasciato i soliti giocattolini sequestrati forse ai ”Vuoicumprà“ abusivi o raccolti qua e là tra i tanti regali di cui si liberano i bambini più fortunati. Ti avevo anche chiesto di creare un po’ di clima familiare, per tenere accesa una luce di speranza diversa, per far capire che la Società, la nostra Società, pur tra i tanti impegni, non dimentica nessuno.

Invece ho dovuto constatare che anche tu hai un brutto modo di svolgere la funzione di Babbo Natale.

Negli anni 2015, 16 e 17, tenendo presente il cambiamento veloce delle abitudini delle famiglie e di tutti noi, ti ho chiesto la cortesia di tener conto di questo evento culturale e di adeguare i tuoi doni anche per i bambini, i tanti minori, che intanto si sono affollati sempre più nelle case famiglie le quali, per il sensibile impegno della politica, si sono diffuse come funghi in tutto il territorio nazionale. Meno male che c’è tanta “brava politica” che sa trovare i soldi e tenere le antenne ben alzate verso la crescente domanda.

Purtroppo anche questo mio desiderio è rimasto inascoltato.

Pensando che le tue possibilità materiali fossero molto limitate, nel 2018 ti chiesi di impegnarti a inserire nel tuo sacco, pace e serenità nella famiglia, perdono a chi aveva sbagliato e un poco di umanità nei Tribunali, negli Enti e in tutte quelle organizzazioni che tanto s’interessano di figli di separati e di minori abbandonati. Fraintendendo la mia richiesta, hai lasciato nei tribunali e nei Comuni degli schemi di Protocolli o di contratti, con spazi liberi da riempire, a seconda del luogo. Hai dimenticato i genitori che sono quelli che alla fine pagano le conseguenze degli accordi.

Hai combinato un grande disastro, perché Tribunali, Servizi sociali e Ordini professionali, invece di pensare ai minori abbandonati, isolati e rinchiusi nelle case famiglie, ai genitori e alla famiglia divisa, si sono accordati tra di loro come meglio si potesse tenerli lontano dalla Giustizia. In questo modo hai dato a queste Istituzioni la possibilità di creare un sistema inattaccabile, almeno tra di loro, per rinchiudere i poveri genitori e i loro figli “nella rete”, senza controlli e senza alcuna responsabilità personale.

Caro Babbo Natale, ti sei reso responsabile della più grossa porcheria contro i minori. Il caso di Bibbiano non è l’unico. Io che leggo molto e ascolto nel sottobosco del sistema, ho saputo che la pratica di Bibbiano è molto diffusa e se non ci mette le mani la politica seria, quella lontana dai soldi, assisteremo ad uno degli scandali più vergognosi che si nasconde nel nostro Paese sull’affidamento dei minori e dei figli di quelli che non hanno alcun peso.

Perciò il tuo comportamento non mi è piaciuto. E Non ti credo più. Per piacere non ti interessare più del problema. Tanto, dilaga l’ingiustizia, la disuguaglianza, la ruberia e la corruzione. I minori sono sempre più abbandonati. Anche i Ministri della Giustizia e della Pubblica Amministrazione a cui mi sono rivolto, non hanno dato importanza al problema. Bonafede ha raffazzonato, come Pillon, una specie di disegno di legge e lo ha messo nell’elenco di tanti altri da esaminare. Forse i minori di oggi, ne avranno notizia tra anni.

Ti invito, quindi, a non tener conto della lettera che ti ho scritto quest’anno, forse anche con ritardo. Non lasciare doni dove si trovano bambini e minori di famiglie separate, perché, vista la situazione, potremmo trovare anche qualche brutta sorpresa. Non farti vedere più, almeno per le nostre richieste e fammi la cortesia: se incontri la tua collega, la befana, che si sta organizzando per gennaio, dille di non portare doni ai nostri figli. Anzi, la scopa che gli serve per volare, la impegni per una buona opera; la usi per scopare e ripulire in tutti quei luoghi in cui si studia e si escogita il sistema, come togliere la dignità alla famiglia e ai minori. Ti saluto.

* presidente onorario “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”

 
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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:20

Con una Lettera al Ministro della Giustizia, on. Alfonso Bonafede, e al Ministroper la Pubblica Amministrazione, on. Fabiana Dadone, l’ASSOCIAZIONE CHIEDE UN INTERVENTO URGENTE DELLO STATO sull’

 

 

Affidamento minori nelle separazioni: figli e genitori

finiscono nella morsa dei Protocolli stipulati tra

Tribunali e Ordini forensi


Avvertiamo il dovere di richiamare le Vostre competenze e i Vostri poteri sull’emergenza che sta vivendo la nostra società sull’argomento, di prima valenza, della famiglia, non tanto quanto ai bisogni economici, anche quelli, quanto invece specificamente sulla situazione del sentito e diffuso problema delle separazioni e, di conseguenza, sull’affido dei minori, affidati ad un sistema istituzionale inefficiente ed incapace, usato irresponsabilmente senza regoleda persone e soggetti, rappresentanti pubblici poteri.

In alcuni tribunali, col concorso delle funzioni e dei poteri degli Enti territoriali, in nome del popolo italiano, vengono adottate le più vergognose decisioni contro i principi della Costituzione, nella quale i grandi pensatori del nostro diritto fermarono il valore dei diritti del cittadino, della persona, della famiglia e dei minori. Parliamo del proliferare nella quasi totalità dei tribunali italiani di protocolli formulati e sottoscritti dal presidente del tribunale e dal presidente dell’ordine degli avvocati del foro competente per giurisdizione al fine di regolamentare l’applicazione e gestione delle spese straordinarie nelle separazioni, escludendo rigorosamente la componente genitori, cioè la parte interessata.

Questi principi sono stati attaccati dalle più estreme interpretazioni attraverso manipolazioni e distrazioni dal vero scopo per cui furono pensati, di tal ché, è dovuta intervenire continuamente, la Suprema Corte Costituzionale per restituirne l’effettivo significato, richiamando proprio le istituzioni, Tribunali ed Enti pubblici a rispettarli.

On. Alfonso Bonafede, ministro della GiustiziaIl Protocollo è divenuto uno strumento per superare principi scritti nella legge e nella Carta Costituzionale. Il Protocollo è un contratto che non ha valore di legge, ma serve agli ordini professionali e ai Tribunali percostringere i malcapitati cittadini a subire decisioni accordate in assenza della parte parteinteressata. Ciascuntribunale Italiano ha stipulato un accordo diverso da Nord a Sud, mentre nella cultura dello Stato di diritto è prevista una sola concezione di famiglia, di genitori e di figli. Per gli elevati costi, nessuno cittadino impugna il Protocollo in via amministrativa, anche per altre considerazioni (si dice che fabbro e fabbro non si tingono). Intanto l’obbrobrio giuridico produce i suoi effetti nella condizione economico-sociale dei separati. E’ ora che lo Stato intervenga in questo scempio giurisdizionale e con una direttiva nazionale che disciplini la materia con valore unico in tutto il territorio.

Non è bastato e non basta. Neppure si può scomodare sempreil grande consenso per ricordare che la legge, prima del cittadino deve rispettarla lo Stato. E invece è proprio lo Stato, che fa le leggi, poi non vigila e permette ai suoi rappresentanti di usarle ed interpretarle contro chi ha il diritto di vivere, garantito, in una società di diritto.

Da Bibbiano è venuto l’allarme, ma quella situazione resta ancora nascosta in buona parte del paese, attraverso un sistema che ricorda quello odiato che ha fatto crescere le diverse sigle di famiglie criminali. Con la sola differenza, che in queste famigliele regolegiurate portano a distruggere l’ordine costituito, mentre nello Stato gli illecitisono favoriti da persone e soggetti che, in nome della legge, usano gli strumenti e l’organizzazione pubblica.

On. Fabiana Dadone, ministro per la Pubblica AmministrazioneLo Stato fa le leggi ed i suoi rappresentanti le disapplicano attraverso interpretazioni forzatamente cavillose. La famiglia, quella segnata nelle leggi, deve essere unita e i figli vengono prima di qualsiasi problema. Invece per i grandi soloni, vestiti a festa, la famiglia segue tutte le conseguenze del conflitto: separazione, procedimenti artificiosi, dal giudizio semplice a quello cognitorio. Giusto processo e volontaria giurisdizione, finiscono in un rito trasformato per ridare poteri e visibilità a soggetti dalle capacità limitate, intrise di umori e frustrazioni personali. Situazioni che si ripercuotono sull’equilibrio della professionalità, la quale inevitabilmente si scarica sulla questione.

I processi e i procedimenti hanno bisogno di serenità e di equilibrio, perché si decide della sorte e della vita dei minori e quindi del futuro della società.

Abbiamo sollevato il problema e continuiamo a farlo, perché tutti i giorni dagli ufficidegli Enti pubblici e dai tribunali escono decisioni da cui nascono poi i drammi che leggiamo, con conseguenze anche drammaticamente conclusive.

Rinneghiamo queste istituzioni e ne denunciamo le responsabilità. Pretendiamo che la società venga rispettata e la famiglia ne sia il nucleo centrale di sviluppo. I figli restino figli con i diritti della famiglia e nella famiglia. Fuori dalla famiglia accadono e si sviluppano fatti incontrollati. L’equilibrio, l’istruzione e l’educazione, che appartengono di diritto ai genitori non possono essere affidati a soggetti esterni, attraverso sistemi assecondati e concordati a tavolino, in assenza e contro la famiglia. Anche quando dovesse accadere, per estrema ratio, la vigilanza e il controllo deve restare affidato esclusivamente alla famiglia.

Per questo, chiediamo di mettere al bando la cultura degli affidamenti esterni e insistiamo perché lo Stato imponga direttive e regole chiare tese verso questi valori e principi. Chiediamo che venga vietato il proliferare dei Protocolli e disposta una direttiva dal centro che disciplini mantenimento e cotributi. Non è possibile che il Tribunale, istituzione pubblica possa accordarsi con l’ordine forense della circoscrizione, che risponde solo ad interessi di casta, di natura privata.

Gli Enti pubblici devono svolgere funzioni e competenze nella disciplina delle regole per tutti coloro che sono chiamati a discutere e decidere sulla famiglia. I tribunali debbono applicare la legge e perseguire le finalità dei principi fissati nella Carta costituzionale, rimanendo lontano da ordini e soggetti, evitando di dare vita ad accordi di condominio, attraverso protocolli di cordata.

Avv. Gerardo SpiraAccordi definiti di comportamento, che invece sono patti di non belligeranza per produrre tesi e teorie contro il cittadino. La legge è legge per tutti, per Tribunali e funzionari pubblici, per ordini professionali e forze dell’ordine. Il cittadino, destinatario della legge, non può divenire l’oggetto di scellerati accordi, ma il soggetto di riferimento. Per cui anche quando fosse necessario, un eventuale accordo deve essere fatto con la sua partecipazione. Ordini e istituzioni devono svolgere le proprie funzioni secondo legge, in osservanza dei propricodici di comportamento. Accordi di caste ed ordini concordati in protocolli, diversi per ogni tribunale d’Italia, sono in contrasto con i principi costituzionali e con le leggi dello Stato, che hanno valoreuguale ”erga omnes” da Palermo a Milano.

Dai protocolli nasce il sistema per l’eserciziodelle funzioni. Da questi nascono e si legittimano comportamenti e azioni, abusi e soprusi che costringono il cittadino nella morsa di un potere che ci ricorda quello di certe organizzazioni.

E’ dovere dello Stato intervenire e proibirne la nascita. Nello Stato di diritto si deve parlare di regole per tutti, cittadini, funzionari, professionisti e magistrati.

Siamo pronti a fare la nostra parte per questo Stato, ma non invece per Organizzazioninate per sostituirlo.

Avv. Gerardo Spira*

Ubaldo Valentini*

*presidente onorario “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori” - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 348.4088690

* presidente pro-tempore“Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 347.6504095

 
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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:15

Protocolli d’intesa sulle spese straordinarie


Un pericoloso accordo tra giudici e avvocati

contro il cittadino impossibilitato a difendersi


 

In quasi tutti i tribunali italiani per colmare il vuoto normativo nella determinazione delle spese ordinarie e straordinarie si stilano protocolli d’intesa tra tribunale e ordine degli avvocati, con la scusa di rappresentare meglio i poveri genitori. Invece gli accordi diventano strumenti di potere al posto della legge (che manca, così dicono). Ci deve essere spiegato perché i protocolli siano espressione dell’asse giudici-avvocati con la completa estromissione dei genitori che possono essere rappresentati dalle loro associazioni ma non da un ordine professionale che trae profitto dalla conflittualità genitoriale.

Il cittadino (genitore separato), che non conta niente, deve osservare le decisioni di protocollo. Siamo fuori da mondo del diritto!

La Giurisprudenza diventa affare privato. E lo Stato lascia soli i cittadini. Ciascun Tribunale d’Italia ha messo in campo un protocollo diverso, l’uno dall’altro, con diversi modi di intendere le spese e il contributo di mantenimenti. Il cittadino deve subire strapoteri ed ingiustizie pagando a suon di danaro ogni conseguenza.

Le cause davanti ai tribunali finiscono in un pantano nel quale il giustizialismo delle caste vi guazza liberamente senza vigilanza e controllo.

Il dilemma è la definizione di spese ordinarie e straordinarie che nei Protocolli trovano il limite della competenza territoriale da un tribunale all’altro. Cosicché due separazioni a confine avranno maledettamente la fortuna o sfortuna di trattamenti diversi. Eppure è semplice, perché la Cassazione le ha identificate molto chiaramente. Sono considerate spese ordinarie tutte quelle destinate a soddisfare i bisogni e le normali esigenze di vita quotidiana della prole, rientranti nell’assegno erogato per il mantenimento (ad esempio, l’acquisto dei libri scolastici o dei medicinali da banco; le visite di controllo routinarie; l’abbigliamento, ecc.).

Sono considerate, invece, spese straordinarie, tutte quelle necessarie per far fronte ad eventi imprevedibili o addirittura eccezionali, ad esigenze non rientranti nelle normali consuetudini di vita dei figli o comunque non ricorrenti, non quantificabili e determinabili in anticipo, ovvero di apprezzabile importo rispetto al tenore di vita della famiglia e alle capacità economiche dei genitori. Queste ultime, vanno preventivamente concordate sia per la natura che per i costi.

Nell’applicazione e nei protocolli si leggono le più strane alchimie giuridiche, veri e propri stupri della logica del diritto. In nome del popolo italiano si permettono di disprezzare i diritti e la dignità dell’uomo. La legge e la Giustizia uguali per tutti diviene un controsenso in una società che si dice fondata sulla legge costituzionale e sul diritto. Secondo questi tribunali i genitori sono di genere diverso e diversamente vanno trattati.

Questi protocolli - come magistralmente ha rilevato l’avv. Gerardo Spira nell’appello rivolto dalla nostra Associazione ai Ministri della Giustizia e della Pubblica Amministrazione non hanno alcun valore e non possono sostituire la legge che non c’’è, e richiedono l’intervento urgente dello Stato per porre fine a veri e propri abusi istituzionali perpetuati attraverso il loro proliferare.

I protocolli, senza alcuna valenza impositiva, sono fonte di malessere e conflittualità tra i due genitori ed aumentano il contenzioso, contrariamente a quanto si afferma nelle “sviolinate” e sostenute prefazioni.

Ne deriva, di conseguenza, che: ci sono spese dovute dall’obbligato senza la preventiva condivisione; spese ordinarie vengono spacciate per straordinarie; sono considerate spese eccezionali anche la mensa quando, invece, l’assegno di mantenimento dei figli copre anche gli alimenti e il trasporto quando è prevedibile e quindi spesa ordinaria; non si parla degli assegni familiari e dei contributi percepiti dal genitore collocatario dei quali non rende conto all’altro; non si parla mai del quantum dell’assegno di mantenimento per i figli che, in tantissimi casi, gravita esclusivamente sul genitore non collocatario, spesso padrone della casa dove figli e madre vivono, spesso anche in dolce compagnia. (L’art. 30 della Costituzione parla di due genitori e non di uno solo).

Il giudice richiama, nei provvedimenti, il protocollo in vigore presso il tribunale come se avesse valore di legge e si dimentica che spetta al collegio giudicante il dovere di prevedere alla ripartizione delle spese straordinarie tra i due genitori non in modo generico ma specifico, caso per caso, come prevede l’art. 337 ter c.c., perché le risorse economiche variano da genitore a genitore, da situazione a situazione.

I processi si fanno col sistema del “copia e incolla”, perché, dicono, che i giudici sono oberati di lavoro. E si ricorre ad espedienti di fortuna per giustificare superficialità e latitanze che si infrangono sul groppone del genitore meno tutelato: il genitore non collocatorio. In tal modo si alimenta la spirale della conflittualità - ad esclusivo danno dei figli.

Per annullare i protocolli occorre ricorrere al Tar e il genitore già gravato di spese non può farlo per gli elevati costi di varie migliaia di euro che tale ricorso richiede. E poi chi dice che un altro giudice della stessa campana fa un suono diverso? Forse proprio per questo si amplifica la scorretta pratica di simili accordi. E nessuna Autorità superiore solleva l’eccezione dell’arbitrio!

La risposta può e deve venire dallo Stato, attraverso il ministro alla Giustizia e il ministro per la Pubblica Amministrazione. Che venga posta fine allo scempio di un istituto che in altra materia è espressamente previsto e considerato. Nella materia del diritto di famiglia il protocollo è uno spergiuro che la cultura giuridica di un paese serio non può assolutamente avallare. Tanto per rispettare quei Giudici ed operatori del diritto che, di fronte a questo affronto, si sono cosparsi la testa di cenere, senza parlare.

 
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Mercoledì 18 Dicembre 2019 12:08

Aosta


Prevenzione del suicidio: una sfida per la società


Ubaldo Valentini*

Considerazioni a margine del convegno organizzato dall’assessorato regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, in collaborazione con l’Azienda Usl, con interventi scientifici del dott. Valerio Ricci, dirigente medico psichiatra dell’Asl Vda, e del dott. Roberto Merli, direttore struttura complessa di psichiatria dell’Asl di Biella. La Regione, dopo scandalose latitanze, cerca di ricorrere ai ripari (non escluso in vista delle imminenti elezioni regionali) facendo finta di affrontare una vergogna regionale, essendo, la percentuale dei suicidi, fortemente la più alta d’Italia nel totale silenzio della maggioranza delle forze politiche preoccupate di difendersi a Torino e di giustificare il loro sostegno ad una maggioranza da tempo molto “chiacchierata “.

Premetto che questo intervento, fatto a nome dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori – che in questi giorni ha iniziato il 13° anno di attività in Valle con una propria sezione a tutela dei minori e a sostegno dei genitori nelle separazioni - vuole essere un contributo per richiamare pubblicamente l’attenzione sui numerosi suicidi di padri separati, a cui è negato di svolgere l’inalienabile ruolo genitoriale. Suicidi che ogni anno avvengono in Valle, nell’indifferenza della stampa di colore e della politica accreditata, come se parlarne ne sia un disonore, a partire dal 1996, quando il maestro Antonio Sonatore si è dato fuoco dinnanzi al monumentale tribunale.

Il 7 aprile, giorno del gesto estremo, è diventato in tutto il mondo il giorno della memoria, tranne che ad Aosta, come se quel giorno fosse il giorno della vergogna, giorno da dimenticare. Certamente è il giorno della vergogna, ma per chi si corrode la coscienza per avergli negato il diritto di padre di vedere e vivere la figlia. Un figlio è l’essenza della vita dell’uomo. Il dolore e la vergogna, come l’acido, corrodono il cuore e l’animo dei giusti, non dei cattivi.

Nel 2020 la nostra associazione, con la partecipazione di tanti cittadini che lo richiedono, daremo un nome all’impegno delle nostre battaglie, con l’apposizione di una stele, per commemorare Antonio Senatore che si è tolto la vita per la figlia. La stele e una panchina viola verranno collocate nello spazio pubblico davanti al Tribunale, come segni del valore della famiglia e della vita.

Questo impegno vuol essere un contributo per non dimenticare, ma anche per non coprire assurde “dimenticanze”, poiché sul valore della vita non si possono fare congetture o sentenze. Anche la giustizia si è inchinata con la testa tra le gambe difronte al valore umano, anche del più feroce criminale. Lo hanno fatto l’Europa e la Corte costituzionale. Principio nato con l’uomo! Non è accaduto per quel padre, trattato e giudicato ancor peggio di un criminale e come accade ancora per tanti altri padri a cui viene negato il diritto alla genitorialità.

Scopi dichiarati del convegno del 13 dicembre erano l’analisi dell’attività svolta dal Dipartimento di salute mentale di Aosta in relazione ai suicidi in Valle e, approfondita la situazione regionale, predisporre i relativi interventi di prevenzione attuabili. Nessuno ha avuto il coraggio di attuare un minuto di silenzio. Occasione mancata per rompere il silenzio istituzionale.

Ci preme sottolineare che il suicidio come rimedio estremo affonda sempre le radici in una ragione sociale. I suicidi dei padri separati, trovano origine nel turbamento dell'equilibro della vita familiare, osteggiato e contrastato specie da chi dovrebbe tutelarlo. Invece l’accanimento viscerale della cultura della novella antiviolenza si riproduce nei percorsi di isolamento solo per uno dei genitori, che secondo le statistiche colpisce solo l’uomo. Infatti tra i dati statistici rinveniamo qualche raro caso di suicidio della donna, mentre per il 99% troviamo quelli dei padri. Questo dovrebbe far riflettere.


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