Attualità
PDF Stampa E-mail

In tutta Italia


Una panchina VIOLA per il rispetto dei minori

e la tutela dei loro genitori nelle separazioni


Una panchina Viola per rivendicare i diritti negati ai figli con genitori non più conviventi, l’accertamento della Pas nei tribunali, il diritto del genitore a non essere estromesso dalla vita dei propri figli, la severa condanna dell’indifferenza delle istituzioni nei confronti dei figli dei separati e di coloro che negano, quotidianamente, i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, il diritto del padre a vivere con i propri figli senza ricatti da parte dell’altro genitore che lo considera, di fatto, solo una risorsa economica, ed infine per chiedere, in ogni sede, il rispetto della persona del minore.

Una panchina Viola per ricordare e chiedere scusa ai tanti padri che in Italia, nell’indifferenza di tutti, ogni anno si suicidano per essere stati privati dei propri figli e per i maltrattamenti subiti da parte dell’altro genitore.

Una panchina Viola per alimentare la speranza in un futuro migliore per i nostri figli dove possano liberamente poter sognare e vedersi rispettati nei loro fondamentali diritti a vivere serenamente con ambedue i genitori.

Una panchina Viola per ricordare a tutti, giudici e politici in particolare, che la violenza esiste anche quando non vengono rispettati i diritti dei minori alla bigenitorialità e il diritto dei genitori alla co-genitorialità, così come prevede la nostra Costituzione, il codice civile e penale e la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza infanzia, approvata dall’assemblea generale delle Nazioni Unite trenta anni fa (20.11.1989) e ratificata dall'Italia il 27 maggio 1991, con la legge n. 176.

Il Viola è il colore che nell’immaginario dei bambini è associato alla razionalità e alla saggezza, alla dignità, all’indipendenza, al desiderio di crescita e di libertà.

Una panchina Viola in ogni città, nei giardini dei palazzi della giustizia, del potere politico e degli assessorati alle politiche sociali come simbolo per riflettere sugli abusi e sulle discriminazioni perpetrate a danno dei minori e dei loro genitori. Nel 2020 sarà nostro impegno, nelle maggiori città italiane, installare una panchina Viola per celebrare la Vita e il rispetto dei minori.

La violenza è tale quando annulla la persona di un minore e quando nega, nella più totale indifferenza, il diritto del genitore a svolgere il ruolo di padre.

Inizieremo da Aosta, dove si è ucciso il primo padre a cui il tribunale aveva tolto quella che oggi è chiamata responsabilità genitoriale e non gli permetteva di vedere sua figlia, arrivando perfino a vietargli di consegnare un regalino alla sua creatura. Da mesi protestava nell’indifferenza di tutti.

Il maestro Antonio Sonatore si è dato fuoco dinnanzi al tribunale di Aosta e, proprio nel giardino antistante, collocheremo la prima panchina viola. In Suo onore il 7 aprile è divenuto la giornata mondiale in ricordo del genitore estromesso dalla vita dei propri figli.

Aosta, però, non ama parlarne. Forse per vergogna, mentre dovrebbe chiedere scusa a lui e ai tanti padri che ogni anno, in questa piccola regione, si tolgono la vita, sempre per i figli violentemente sottratti da una cultura contraria ai principi ed ai valori della famiglia e dei figli.

Ubaldo Valentini, pres.

 
PDF Stampa E-mail

Muore senza poter rivedere i nipotini

per assurda indifferenza della giustizia


di Ubaldo Valentini *

La Corte costituzionale, a seguito dell’analogo provvedimento della CEDU, ha stabilito che anche i mafiosi e gli ergastolani hanno diritto ai permessi premio per ragioni di “umanità”. Umanità che invece non è stata riconosciuta ad un nonno che, a seguito di una seria malattia, sapeva di avere poche settimane di vita, chiedeva con insistenza al proprio figlio di poter rivedere i nipotini prima di morire. Lui, che viveva in un paese dell’est, e il figlio, che vive e lavora da oltre venti anni ad Aosta, non avevano mai avuto problemi con la giustizia.

Il padre dei minori (con nazionalità del paese di origine del padre e del nonno) si è rivolto per due volte al Tribunale di Aosta per avere l’autorizzazione a portali per alcuni giorni dal nonno gravissimo, per esaudire l’ultimo desiderio di uomo ormai in fine di vita. La madre dei minori si è opposta, con la scusa della possibile sottrazione. Eppure il Giudice ha ampi strumenti a disposizione per le più certe tutele.

A luglio di quest’anno il padre dei minori aveva avanzata la prima richiesta, per l’aggravarsi delle condizioni di salute del nonno, correttamente documentata, ma il tribunale, nella persona del giudice tutelare, ha negato l’espatrio momentaneo vincolato alla visita al nonno che faceva continua richiesta di poterli rivedere. Diniego così motivato, “considerato il dato di elevata conflittualità tra i genitori dei minori quale risulta da procedura per affido pendente dinnanzi a questo Tribunale, non autorizza”.

Con l’aggravarsi della malattia del nonno, il padre dei minori ha inoltrato nuovamente la richiesta, allegando la documentazione dell’ospedale e facendo presente che il “diritto dei figli minori di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti”, è degno di maggior tutela rispetto all’inesistente rischio di sottrazione di minore.

La richiesta, formulata secondo le indicazioni telefoniche date dalla cancelleria, è stata nuovamente rigettata. Né il predetto Giudice ha sentito il dovere di attivarsi per esaudire l’ultimo desiderio di un uomo, ormai condannato a morire. Nella funzione giudicante, secondo questo giudice, non contano gli aspetti umanitari. Quel nonno doveva andarsene all’altro mondo portandosi la disperazione dell’ultimo desiderio. Il nonno è morto disperato domenica 3 novembre scorso.

Tra ritardi e carte bollate, il tribunale, eludendo l’urgenza del caso, ha fissato l’udienza al 7 novembre, data in cui una vita si è spenta e non servirà più a niente esaminare e discutere. Sarà sufficiente depositare la notizia.

Il padre, tramite il suo difensore e in sua presenza, prima di rivolgersi al Tribunale, aveva fatto contattare telefonicamente il difensore della madre per chiederne direttamente l’autorizzazione, il noto professionista, con un inaccettabile sarcasmo, nell’anticipare il rifiuto della signora ha gratuitamente aggiunto: “anche a luglio doveva  morire, ma poi non è morto più!”. Siamo senza parole e vorremmo sapere l’ordine di categoria, solerte nel collaborare con il Tribunale per i protocolli, dov’è?

La giustizia, per quel tribunale ha fatto il suo corso. Nessuno potrà entrare nel merito di una questione ormai sotterrata. Le decisioni della Cedu e della Corte Costituzionale, divulgate con roboanti annunci mediatici avranno importanza per quei criminali che, contro ogni rispetto umano, hanno crudamente ammazzato fedeli uomini di Stato come Falcone, Borsellino e il giovane Levatino. Si favoriscono i delinquenti e i criminali dell’umanità, e si lascia morire la povera gente, che ha semplicemente espresso il desiderio di voler vedere i nipoti prima di morire.

Forse nel Tribunale di Aosta non è ancora giunto il rumore delle due decisioni delle supreme Corti oppure in questo Tribunale vale il principio di due pesi e due misure?

Indignati, volgiamo altrove lo sguardo e il pensiero. Quando cambierà, sarà tardi per chi si è suicidato per il diritto di vedere e avere rapporti con i figli e per chi è morto nella speranza di vedere trionfare la Giustizia.

* presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 89

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di più.

EU Cookie Directive Module Information