Attualità
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Aosta: Lettera aperta di un padre


Mio figlio sarà l’ennesima vittima


di un servizio sociale

incompetente, prepotente e coperto dall’assessorato!

 

 

Buongiorno,

sono papà di un bimbo di due anni coniugato con una cittadina straniera.

A metà luglio di quest’anno ho fatto accesso, su consiglio della questura, ai servizi sociali perché mia moglie ha tentato di strangolarmi mentre ero a letto con il bimbo. L’accesso a tale servizio ha dato il via ad una situazione allucinante ed inverosimile di incontri con mediatori familiari e servizi sociali che stanno gestendo tutta la vicenda in modo incompetente, prepotente e con atteggiamento subdolo e per niente trasparente, che è finita con una segnalazione al Tribunale dei Minori di Torino di cui non so nulla perché è così top secret che nonostante varie richieste di accesso agli atti fatta ai servizi sociali, mi viene negato il diritto alla trasparenza!

Il 6 settembre 2019, preoccupato dalle risposte e dai comportamenti dei servizi sociali, scrivo una lettera all’Assessorato Politiche Sociali della Regione Valle d’Aosta, nata sia come grido di aiuto sia come “traccia/testimonianza” di quello che sta succedendo.

Solo verso i primi di ottobre vengo contattato da una referente dell’Assessorato, la quale mi fissa un appuntamento per il giorno 17 ottobre. In quell’occasione, in realtà, non mi si dice tanto di più, si appoggia l’operato delle operatrici dei servizi sociali e quando risottolineo le “battute”, a mio avviso infelici e poco professionali, delle operatrici mi dicono che devono ancora verificare con loro la veridicità (e nel frattempo è passato un mese e mezzo!!!) ma mi viene imposto di continuare a collaborare con loro.

I servizi sociali vogliono “proporci” (se non partecipo mi segnalano al tribunale dei minori!!! Ma l’hanno già fatto…) un progetto con un educatore che verrebbe a casa nostra, ma la presentazione del progetto viene fatta in modo confusionario, contraddittorio e incompleto: non vengono detti la durata del progetto, la durata degli incontri, la tipologia di attività che verranno svolte (a parte un generico aiutarci a dare la pappa e far fare la nanna al bimbo…cose che so già fare perfettamente!), chiedo di poter visionare l’accordo che devo firmare ma me lo negano. Il giorno stesso ci viene detto che siamo stati segnalati al tribunale di minori di Torino per “alta conflittualità” della coppia.

Ho chiesto tempo per pensare al progetto e … comunico ai servizi sociali che al momento non mi sento di aderire al progetto per i seguenti motivi:

1) la presentazione non è stata per niente chiara: 2) non riesco a capire il nesso tra la segnalazione per alta conflittualità e un educatore che ci insegna a dare la pappa e fare la nanna al bimbo; 3) il bimbo è molto timido e la presenza di un estraneo potrebbe comportargli disagi che vorrei evitare; 4) se il loro scopo è vedere come mi comporto con il bimbo, essendo io molto riservato, quello che l’educatrice vedrebbe non è il padre autentico che gioca con il proprio bimbo nella sua intimità familiare, ma una realtà condizionata da un imbarazzo che mi renderebbe meno naturale e a disagio; 5)    vorrei avere accesso agli atti per visionare la relazione della segnalazione, lamentando il fatto che loro che pretendono collaborazione da noi, siano i primi a non darla, ma mi viene risposto che loro non sono tenuti a comunicare ai genitori del contenuto e dell’esistenza della segnalazione. Quindi i servizi sociali hanno veramente il potere di fare quello che vogliono: un’operatrice può relazionare quello che vuole e un genitore non sa nulla e non ha la possibilità di difendersi! E per di più quello che sostiene un’operatrice dei servizi sociali viene preso come la verità!!!

La risposta dell’assistente sociale è stata che verrò nuovamente segnalato al tribunale dei minori.

Nel frattempo devo continuare ad andare ad appuntamenti fissati con operatrici di cui non ho alcuna fiducia e lo scenario è sempre più preoccupante.

In data 22 ottobre faccio richiesta di accesso agli atti, ma non avendo avuto risposta dopo 30 giorni, il 26 novembre faccio accesso al difensore civico, che reitera la richiesta!

In data 12 novembre ripresento un’altra lettera al competente assessorato politiche sociali, nella quale evidenzio ulteriori atteggiamenti e risposte poco professionali da parte delle operatrici dei servizi sociali.

Solo in data 5 dicembre l’assessorato risponde, proponendo un altro incontro con le stesse persone dell’altra volta. I servizi e l’assessorato non lasciano traccia di nulla per iscritto, ma al massimo fissano incontri. Quello che mi lascia perplesso è che sostengono di non aver mai ricevuto la mia richiesta di accesso agli atti del 22 ottobre, però, nella mia seconda lettera del 12 novembre, avevo espressamente scritto “se la mia richiesta di accesso agli atti del 22 ottobre che si riallega è giunta a codesto Assessorato, avvisandomi se la stessa non risulta pervenuta o risultasse incompleta”. L’assessorato naturalmente fa finta di nulla però si “risveglia” dopo il mio accesso presso il difensore civico del 26 novembre!!!! Chiamo immediatamente l’assessorato per riferire che non ho intenzione di andare all’incontro perché pretendo che tutto ciò che abbiano da dire mi venga messo per iscritto, ma loro insistono dicendo che “preferiscono fare una chiacchierata”. In data 10 dicembre consegno un’altra mia lettera.

Ad oggi non ho avuto nessuna risposta da parte dell'assessorato, ma una persona che è andata a parlare con la dirigente (dott.ssa Scaglia, ndr.) mi ha fatto sapere che a gennaio sarò convocato presso il tribunale die minori.

Nonostante tutte le mie richieste finirò davanti al giudice senza aver avuto la possibilità di avere accesso agli atti per sapere che cosa hanno relazionato!!!”.

Nessuno controlla l’operato di questi servizi sociali? È normale che venga dato loro tutto questo potere? È normale che si faccia accesso a tali servizi per essere aiutati e ci si ritrova solo ad essere presi in giro e minacciati? E che traffico di soldi c'è con queste cooperative e strutture?

Mio figlio sarà l’ennesima vittima di un servizio sociale incompetente e prepotente e coperto da un assessorato omertoso!”.

Grazie mille e buon lavoro.”

Lettera firmata con l’autorizzazione a pubblicarla, assieme alla corrispondenza tra questo padre e l’assessorato.

***

Ho letto la lettera. Sono rimasto allibito. Chi l’ha scritto deve trovarsi in una situazione estremamente disperata. Se è vero ciò che ha scritto, dobbiamo abbassare la testa, mortificati, di fronte a tanta indifferenza umana, aggravata da responsabilità che vanno assolutamente ricercate, dal momento che il caso è stato gestito da organi e funzioni pubbliche. Meno male che finora non sia successo niente e poteva accadere. Intolleranza e disperazione sono aspetti molto pericolosi del comportamento umano.

L’associazione sta conducendo una battaglia di grande importanza per la credibilità delle pubbliche istituzioni. Nessuno può essere lasciato solo o messo al bando perché chiede e pretende aiuto per risolvere il suo problema. E chi è delegato per legge non può sacrificarlo sul tavolo della riservata decisione di” pianerottolo”, soltanto perché dà fastidio. Nemmeno può ritardare interventi che possono, con adeguato impegno risolvere il problema. Da luglio 2019 ad oggi sono trascorsi oltre sei mesi e questo cittadino, come si evidenzia dalla corrispondenza, è ancora in attesa di avere una risposta. Forse questo signore non ha imboccato la strada giusta? Ma neppure viene indirizzato correttamente. Eppure la Regione V.D.A vanta primati di assistenza pubblica enfatizzati in pubbliche relazioni.  L’ignaro signore, probabilmente già è finito nel sistema e si troverà di fronte, quando affronterà la giustizia, la solita relazione negativa che lo porterà dritto verso un obbiettivo già segnato. Noi confidiamo nella giustizia aperta ed imparziale. Se è vero ciò che scrive il signore, di cui omettiamo l’identità, si rafforza sempre più il nostro convincimento che le istituzioni vanno regolamentate e raccordate con progetti e programmi trasparenti e controllati dai cittadini interessati. Sei mesi sono tanti se si contano giorno per giorno nella condizione straziante di un padre che chiede di vivere in pace col figlio. Nessuno lo può giudicare per questo, neppure in casa propria, se li ha. E’ il momento di prendere coscienza di questi problemi. Chi ritarda e arreca danni deve fare i conti con le responsabilità delle funzioni ricoperte. Queste, pesano nelle tasche dei contribuenti. (avv. Gerardo Spira)

 
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Ad Aosta l’assessore Baccega


Sconfessa i dati ufficiali …

pur di restare aggrappato alla poltrona


di Ubaldo Valentini*

Il 7 gennaio 2020 in una pubblica conferenza, ilsig. Mauro Baccega, assessore alla Sanità, Salute e Politiche sociali della Regione Valle D’Aosta, ha illustrato con un suo documento il risultato ufficiale del suo mandato. In diciotto pagine l’assessore, probabilmente preoccupato dalla difficile situazione politica, ha sentito la necessità di rendere pubblico il suo impegno, attraverso una specie di lettera “di Babbo Natale”.  L’assessore infatti così conclude:“voglio sottolineare che in Valle d’Aosta la Sanità e i servizi Sociali sono all’avanguardia nazionale e quindi di buon livello”.

“La clamorosa dichiarazione” ci ha costretto a leggeredentro la relazione, che per la verità, si è esaurita in appena tre minuti. Il racconto del sig. Baccega, in buona parte ripetitivo di altri precedenti, non accenna minimamente ai dati ufficiali che lo sconfessano, pensando che i cittadini li ignorano. Noi li conosciamo perché siamo abituati a leggere e valutare.

Non entriamo nel merito di quanto riportato nella parte relativa al Servizio Sanitario.  Abbiamo notato che l’assessore continua a “rilassarsi” sulle Promesse e manifestare propositi di vecchia cultura politica che, oggi, purtroppo per lui, non incantano più. I dati, le criticità e il malessere sono segnali che non si cancellano con la promessa:“prossimamente farò diversamente”. I dati Istat riportati da Aostaoggi del 30 settembre lo sconfessano. Infatti dicono: la VDA insieme alla Campania indossa la maglia nera nella classifica sullo stato di salute delle Regioni italiane” e  continua“l’Istat ha inserito la Valle d’Aosta (e solo essa) nel gruppo 1 caratterizzato da mortalità prematura e comportamenti a rischio, in quanto segnata da importanti fragilità”. I dati sono oltremodo allarmanti se si tiene conto che si riferiscono ad una Regione, VDA, poco più grande di una città di appena 126.000 abitanti (dal 2011 il decremento differenziale tra popolazione anagrafica e stabile è di molto negativo-1.700 abitanti in meno). Baccega e i suoi dipendenti, forse non leggono.

Ci ha interessato, nella relazione dell’assessore, la parte relativa ai servizi sociali, più precisamente quella molto critica della famiglia separata e degli affidamenti dei minori.

L’assessore ha liquidato l’argomento in una sola paginetta (pag. 14), parlando del piano di zona in modo generico,“Programma di intervento per la prevenzione dell’istituzionalizzazione dei minori”(Progetto P.I.P.P.I.). Qui, sempre in modo generico, parla di sperimentazione, di monitorare e di valutare “un approccio intensivo”, continuo e flessibile, di presa in carico del nucleo familiare vulnerabile, per ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo dalla famiglia. Le unità impegnate sono 4 assistenti sociali, 2 psicologi e 5 educatori professionali. Poi sempre in modo generico parla di contributi economici e di sostegni. Tutto qui.

Nella relazione di 18 pagine, il sig. Baccega ha dedicato al problema della famiglia, dei genitori e dei minori soltanto una paginetta perché forse non aveva niente da rimproverarsi o i responsabili che guidano il servizio non gli hanno saputo dire come stanno le cose. L’assessore non ha mai indicato una cifra, né ha chiarito le modalità di erogazione dei contributi. Insomma al sig. Baccega, pare che la parola “trasparenza”, interesse pubblico e partecipazione del cittadino facciano paura. Ha dichiarato che i servizi funzionano bene, ma non lo ha dimostrato; né ha fatto sapere come gli stessi si rapportano con i cittadini, i genitori separati. Nessun accenno alle denunce di genitori, riportate dalle interviste della stampa sulla sottrazione dei minori alla famiglia. Neppure ha chiarito perché i suoi servizi non consentono l’accesso agli atti e rifiutano di dare notizie obbligatorie per legge. Nessuna spiegazione è stata data se esistono nella VDA strutture per la reclusione di minori abbandonati o in affidamento, quanto costano, chi le gestisce, chi decide per gli affidamenti in una determinata struttura; se esistono convenzioni parificate nei costi; il costo del personale, il loro rapporto di lavoro; se esistono condizioni di incompatibilità. Noi lo abbiamo chiesto, da molto tempo. Ancora aspettiamo la riposta.

Nessun riferimento alla triste situazione dei suicidi. Eppure i dati sono sul suo tavolo, come su quello di altre istituzioni di “pianerottolo”.

Se il sig. Baccega non risponde ciò vuol dire che lo stato delle cose devono continuare a restare come sono per permettergli di operare politicamente con il solito sistema libero e senza controlli, pensiamo almeno pubblici. Non vogliamo pensare ad altro e ci auguriamo che il problema della famiglia sia fuori da qualsiasi concezione forzata, che sia rimasta aperto alla libera discussione e decisione politica, entro i confini della legge. Del merito politico l’assessore risponderà ai cittadini della Valle d’Aosta, noi pretendiamo che i servizi sociali aprano i fascicoli alla legge e si smetta di costringere la volontà del cittadino a fare ciò che si pretende con la minaccia di togliere i figli.

Sappiamo che nella Valle d’Aosta si è radicata un’altra cultura, ma questa non ha nulla a che fare con la legge e le regole.

* presidente Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori – Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. 347.6504095.
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