Attualità
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Cari nonni, per fortuna ci siete voi,

mentre le istituzioni vi trascurano!


di Ubaldo Valentini*


Il ruolo insostituibile dei nonni nella crescita dei figli con genitori non più conviventi.

La storia ci insegna che i nonni sono sempre stati fonte di saggezza per la società e una risorsa, non solo educativa, per i nipoti, oggi sempre più coinvolti nella conflittualità tra i genitori, che lascia in loro un segno indelebile. Le istituzioni, però, non hanno mai preso seriamente in considerazione il ruolo insostituibile, nell’economia gestionale dei genitori non più conviventi, di queste figure, chiamate assai frequentemente a sostituire una genitorialità evanescente e scarsamente attenta ai bisogni dei minori, talvolta costretti a vivere la vita della strada, con tutti i rischi che ciò comporta e di cui la società ne sta pagando le conseguenze.

La famiglia, nella cultura odierna, non è più una testimonianza di vita da tramandare, ma una corsa verso quell’attimo fuggente che ci prospetta paradisiache mete, che mai, poi, raggiungeranno la sperata realizzazione. Siamo in presenza delle famiglie allargate, molto allargate e sempre, fondamentalmente, instabili, che mettono al centro non i minori, ma le loro volubili esigenze e la ricerca di una momentanea felicità.

L’incertezza dell’adulto provoca solo instabilità caratteriale nel minore, che, spesso, preferisce la strada e la piazza come guida per sé, ma non i genitori. L’esempio dell’adulto (genitori e loro contesto affettivo) diventa un peso, perché il minore si sente escluso dai loro veri interessi affettivi perchè assorti nell’ardua difesa delle loro libertà personali, che escludono la preminenza del figlio nel suo interesse esistenziale. Il minore, nel fuggire dal riferimento ai genitori e da un mondo che avverte come nemico, perchè è indifferente alle sue esigenze esistenziali, si perde nei fantasmi sociali, che dovrebbero salvarlo dal profondo disagio in cui è costretto a vivere per la mancanza di validi riferimenti etici e affettivi.

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Oltre tutto, è questione di giustizia sociale


Nell’affido dei figli, dopo la fine della convivenza dei genitori, è importante riportare la correttezza nelle determinazioni economiche, quali l’assegno di mantenimento per i figli, specificando quali spese vanno considerate come straordinarie, da rimborsare al collocatario nella misura del 50%. Ciò è un dovere a cui non possono sottrarsi i magistrati chiamati a deliberare sull’affido dei minori e, in particolare, chiamati a quantificare l’entità dell’assegno di mantenimento, che il non collocatario dovrà versare all’altro, e determinare quali spese straordinarie dovranno essere ritenute rimborsabili. Temi, questi, che sono alla base della conflittualità genitoriale e la cui equità va garantita sempre, proprio per ridurre i motivi di contrasto tra i genitori, che finiscono, di fatto, per compromettere la stessa crescita dei figli, sia per eventuali abusi del genitore più forte, quello collocatario – che, forte della collocazione dei figli presso di lui (circa il 94%), per sbarazzarsi della presenza paterna (che è anche un fastidioso controllo), può animarsi per metterli contro l’altro genitore, provocandone il rifiuto – sia per palesi ingiustizie nelle condizioni di affido, che si risolvono, in concreto, con l’effettiva estromissione di un genitore dalla vita dei figli, con tutte le nefande conseguenze che tutti conosciamo e sperimentiamo nella quotidianità.

Un iniquo affido, conflittuale e discriminatorio, incrementa l’abbandono dei minori a sé stessi, senza alcun controllo da parte di ambedue i genitori, e non fornisce ai figli l’opportunità del confronto con l’adulto. Viene meno, nella quasi totalità dei casi, la fiducia nel genitore, che può aiutare, concretamente, i figli nei momenti gioiosi, ma, soprattutto, difficili, cioè, viene a mancare un fondamentale punto di riferimento proprio nel momento in cui questa presenza diventa indispensabile e la cui privazione lascerà dei segni indelebili nella personalità dei minori coinvolti. C’è da chiedersi se la società si sia mai chiesta, senza scusanti, perché oggi c’è tanta violenza nei minorenni adultizzati dalla strada e perché proliferano, con tacito silenzio dei genitori, numerose e pericolose baby-gang, che rendono instabile la stessa vita sociale.

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