Attualità
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La giustizia ingiusta nelle separazioni,

il ruolo dei servizi sociali e dei giudici


a cura di Ubaldo Valentini*

L’evolversi della vicenda dei tre minori abruzzesi tolti ai genitori con un provvedimento del Tribunale per i minori de l’Aquila, provvedimento condannato non solo dalla maggioranza degli psicologi, pedagogisti e sociologhi italiani, ma, soprattutto, dagli esperti chiamati a verificare lo stato psichico dei tre minori, relegati in una casa famiglia, che, senza titubanze, hanno chiesto l’immediato ricongiungimento dei figli ai genitori, evidenziando, con la loro relazione-sentenza,  le responsabilità esplicite dei servizi sociali e la superficialità dei giudici minorili, che, con troppa leggerezza o, come alcuni affermano, con una possibile incapacità professionale, hanno tolto i figli ai genitori, perché, a loro dire, non collaborativi con l’assistente sociale e perché, nonostante la legge lo preveda, non mandavano i figli alla scuola pubblica, vivendo in una casa nel bosco secondo propri principi culturali che trasmettevano ai figli.

I genitori non erano degli sprovveduti, come qualcuno ha tentato di affermare, e la professione della madre e dei congiunti, della nonna materna (docente universitaria di psicologia) lo attestano, ma la stretta coalizione nel thema decidendum tra servizio sociale e giudici non ha permesso di consultarli, perché avrebbero messo in crisi una consolidata prassi operativa, che, nel tempo, come da noi evidenziato anche nella stampa abruzzese, si ripete senza che nessuno (C.S.M. ed ente locale e i politici che li gestiscono e da cui dipendono i servizi sociali ed a cui compete il controllo) prenda i dovuti provvedimenti di competenza.

Le vittime sono i minori, coinvolti in questa loro cattiva gestione della giustizia minorile, ed i loro genitori, resi impotenti da provvedimenti che potrebbero risultare iniqui per la formazione dei tre minori, con la consapevolezza che, però, nessuno pagherà l’eventuale danno esistenziale a questi minori, che vivevano bene con i propri genitori ed erano dagli stessi educati alla vita.

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L’unione fa la forza


Ubaldo Valentini

Le battaglie per i minori e per il genitore più debole sono battaglie di civiltà contro l’oscurantismo socio-culturale e contro i pregiudizi di genere che hanno ben evidenti risvolti economici difficili da estromettere dal superiore interesse dei minori e che annullano il principio inalienabile della bigenitorialità. Lo sperimentano tutti i giorni la stragrande maggioranza dei padri italiani che devono subire l’umiliazione dell’esclusione dai diritti genitoriali e vengono estromessi dalla vita dei propri figli a causa di una scarsa applicazione della legge e di una arrogante superficialità della maggior parte degli assistenti sociali che discriminano sempre il genitore di sesso maschile, ritenendolo inferiore (incapace) all’altro nella crescita ed educazione dei figli. La realtà, invece, è ben diversa e le conseguenze dell’accantonamento della figura maschile sono sotto gli occhi di tutti e spiegano le tante e pericolose devianze giovanili che minacciano la stabilità sociale.

Per fare certe battaglie occorre essere in tanti per andare contro le istituzioni e la cultura pressapochista che, negli affidi dei minori, non tutelano i minori e il genitore più debole creando una discriminazione tra madre e padre in perfetta coerenza con i principi del dilagante matriarcato.

Il numero fa la forza necessaria per lottare contro le palesi ingiustizie nell’affido dei minori quando termina la convivenza dei genitori. La pluralità delle idee, dei pensieri e degli impegni, le differenti personalità coinvolte, le varie inclinazioni e capacità di ciascuno permettono di individuare le soluzioni migliori per raggiungere l’obiettivo della piena bigenitorialità, risolvendo con successo le varie problematiche che, invece, potrebbero ostacolarlo.

Uniamoci per essere più forti, più liberi e vincenti nel conseguire l’obiettivo delle pari opportunità genitoriali nella vera cogenitorialità e nell’autentico rispetto dei diritti del minore ad avere due genitori con cui condividere le emozioni esistenziali e con cui progettare un futuro meno conflittuale e rispettoso delle prerogative di ciascuno.

Ti invitiamo ad iscriverti alla nostra associazione che opera da 28 anni in tutta Italia perché l’unione fa la forza e perché per combattere la giustizia ingiusta nelle separazioni bisogna essere in tanti e solo così si potrà cambiare l’ingiusta e arcaica cultura dell’affido dei minori. Chiunque può iscriversi per dare più forza all’associazione: esistono le sezioni separati, i figli dei separati, i nonni e i soci aggregati, cioè tutti coloro che condividono le nostre battaglie pur non essendo coinvolti direttamente nella separazione. Il costo dell’iscrizione 2026 (anno solare) è, da 19 anni, di €. 30,00 e può essere versata direttamente sul c/c postale n. 31198054 intestato a: Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori (aps) – via Belvedere, n. 5 – 06012 Città di Castello (PG) – oppure tramite bonifico bancario: coordinate bancarie IT96 I076 0103 0000 0003 1198 054); causale: quota sociale 2026. Le quote sociali vengono utilizzate per convegni e conferenze e/o iniziative per far conoscere i diritti non solo dei genitori ma anche dei minori coinvolti nell’affido.

La nostra associazione non ha finanziamenti pubblici e gestisce le attività pubbliche (conferenze, convegni, gestione sito web, iniziative varie, etc. …) con le quote sociali degli iscritti, con il 5 x mille e con le erogazioni liberali. Vorremmo far presente che si possono versare erogazioni liberali (detraibili nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo a quello di versamento) sulla stessa coordinata bancaria di cui sopra, che è IT96 I076 0103 0000 0003 1198 054, per sostenere l’attività dell’associazione o per una iniziativa specifica e/o particolare segnalata dal benefattore e con lui programmata.

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