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Il dramma di Antonio e Patrizia
Una morte che ci deve far riflettere
Domenico, chiamato, ora, un angelo, deve essere al centro di una profonda riflessione, che, al di là delle scontate emozioni del momento, affronti le responsabilità del personale sanitario che doveva provvedere al trapianto del cuore in un bambino molto piccolo e non poteva nè doveva rendere inutilizzabile, offendendo i donatori, un cuore che poteva risultare risolutivo per qualsiasi bambino. Le responsabilità personali, su cui si sta indagando, devono essere ricercate, logicamente senza sconto alcuno, sia sui sanitari dei due ospedali (Napoli e Bolzano), sia su una deontologia professionale molto elastica e partigiana, sia sulle facili giustificazioni e/o condanne di una opinione pubblica non è sempre attenta al mal funzionamento della sanità, non solo pubblica, ma anche privata. Un silenzio che viene rotto solo quando siamo coinvolti in prima persona.
Domenico è morto non solo per le eventuali specifiche responsabilità dei sanitari coinvolti, ma anche per il silenzio dell’opinione pubblica, che non ha il coraggio di pretendere, senza eccezioni e sconti, il ferreo controllo degli amministratori pubblici su istituzioni che, spesso, purtroppo, dimenticano o interpretano a loro discrezione e vantaggio il codice comportamentale dell’ordine di appartenenza. Tolleranze che continuano ad esistere nella quotidianità per una vecchia prassi politica che non tocca quasi mai i potentati e le lobby di dubbia finalità che affiancano e sfruttano istituzioni che dovrebbero essere gestite in trasparenza e determinazione.
Il dramma di Domenico e dei suoi genitori emerge nella sua gravità, a seguito della maturità che la madre ha mostrato in questa tragica circostanza.
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