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Valle d’Aosta


L’ignobile povertà dei genitori non conviventi


Sono tempi difficili per tutti i genitori separati (soprattutto i padri), che vivono del lavoro non sempre giustamente retribuito, non sempre stabile e che devono far fronte alla ignobile povertà a cui sono condannati, nella maggior parte dei casi, per l’inerzia della politica sociale valdostana e per affidi dei figli spesso settari e, quasi sempre, punitivi del padre. Tutti conoscono le drammatiche vicende del passato valdostano e tutti conoscono le difficoltà economiche della maggior parte dei genitori che devono ricorrere all’umiliante soccorso dei vecchi genitori (e nonni dei loro figli) e dei parenti, degli amici, della Caritas e della macchina, poiché, una volta cacciati da casa con l’allegra collocazione dei figli minori presso l’altro genitore, non sempre possono contare su un reddito certo, che non sia prosciugato dall’assegno di mantenimento, dal mutuo della casa in cui vivono i figli – collocati, prevalentemente, presso la madre e, spesso, di fatto, anche presso il convivente di turno – dalle spese straordinarie dei figli, imposte illegittimamente da un protocollo tra legali e giudici locali, senza il consenso dell’obbligato.

La questione sociale va affrontata con serietà e i tanti soldi distribuiti a pioggia o, meglio, a gogò, senza la possibilità di un serio controllo istituzionale nè sulle dichiarazioni dei richiedenti/beneficiari nè sulle somme elargite, che, spesso, stranamente, ma non troppo, seguono le vie clientelari dei politici e delle associazioni di genere, non aiutano a vivere chi si trova in difficoltà ma creano solo ulteriori disparità e umiliazioni. E’ una piaga a cui va posto immediato rimedio con l’attivazione di organismi che garantiscano oggettività e trasparenza, come può essere la creazione del Registro unico regionale dei contributi e delle sovvenzioni pubbliche (ma anche private, come la Caritas), più volte richiesto da questa associazione, che tutela i separati, i loro figli e che vuole una giustizia sociale efficace e garantista per le persone più deboli.

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Vergogna ad Aosta:

la democrazia mutilata dai politici


di Ubaldo Valentini*

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin è stato dichiarato decaduto dal Tribunale perché, proprio in base ad una legge regionale, da lui voluta in passato, in base alla quale non poteva essere rieletto (come presidente della Regione o come assessore) chi aveva superato i limiti di due mandati consecutivi, purché l’incarico nelle precedenti legislature non sia durato più di due anni e sei mesi. Ma non è il caso di Testolin che, come si legge nella sentenza, quello attuale sarebbe il quarto incarico consecutivo. Con lui decade anche la maggioranza e la giunta da lui proposta a seguito delle elezioni del 28.09.2025 con la prospettiva di un nuovo ricorso alle elezioni regionali. Ma pagate da chi?

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L’operazione (bis) Testolin, così come valutata dal tribunale locale, è una vergogna per ciascun valdostano, poiché la logica del potere, fatta salva altra valutazione, ha annullato qualsiasi giusta pretesa di trasparenza ed è la negazione del dovere della politica come servizio alla collettività. La poltrona, pretesa ad ogni costo, è, di per sé, l’innegabile motivo del diniego di quel ruolo politico, che non si basa sul servizio pubblico, ma solo sugli interessi personali, che mal si conciliano con la gestione disinteressata della cosa pubblica. Si è scomodata la Giustizia valdostana, nonostante le ripetute denunce sulla stampa regionale, per avere la risposta sulla indebita occupazione della poltrona di presidente della piccola regione autonoma, ma che fagocita, secondo noi, indebitamente, miliardi di soldi pubblici per politiche clientelari.

Non può esistere una regione dove i consiglieri regionali sono uno ogni 2,5/3 mila votanti (in Lombardia uno ogni 125.000 votanti!), con costi di gestione superiore ai costi di un deputato e/o senatore italiano. Solo questo avrebbe dovuto indurre i consiglieri eletti, anche nelle precedenti legislature, a ridurre drasticamente il numero dei consiglieri in proporzione alla popolazione votante. Era ed è una questione morale e di onestà politica. Ma una siffatta decisione avrebbe escluso molti pretendenti ai benefici del paese del bengodi, che elargisce a destra e manca favori e prebende agli eletti e ai pochi fortunati e riserva ai semplici cittadini, senza santi in paradiso, solo gravami socio-economici. E’ questa la giustizia tutelata dalla maggior parte dei rappresentanti del popolo valdostano? Certamente no e lo vediamo anche in questa vergognosa situazione di sopraffazione dei diritti dei cittadini.

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