Attualità
PDF Stampa E-mail

Pubblichiamo, tratto da Aostaoggi.it del 07.04.2026, il testo dell’intervista rilasciata a Marco Camilli da Andrea Manfrin, capogruppo della Lega Vda al Consiglio regionale che più volte è intervenuto a difesa di questo padre ricordato in tutto il mondo eccetto che in Valle d’Aosta!


Ad Aosta fiori gialli per Antonio Sonatore:

«c'è chi continua ricordare»


Oggi davanti al tribunale un presidio in ricordo del papà suicida che protestava per poter vedere la figlia. Intervista ad Andrea Manfrin

Si è svolto questa sera davanti al tribunale di Aosta un presidio in ricordo di Antonio Sonatore, il papà valdostano che 30 anni fa è arrivato a darsi fuoco davanti al palazzo di giustizia disperato per la decisione dei giudici di negargli il permesso di vedere la figlia dopo la separazione. Con questa iniziativa, proposta dall'Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori, sono stati deposti dei fiori gialli vicino al punto il cui Sonatore si è tolto la vita. A portare dei fiori anche Andrea Manfrin, capogruppo della Lega VdA in Consiglio Valle.

Andrea Manfrin, sono passati tanti anni dal suicidio di Antonio Sonatore. Cosa è rimasto di lui?
«È rimasto il ricordo della persona e di ciò che ha trasmesso con quello che è stato un evento eclatante, fatto proprio per essere ricordato, come monito per le generazioni future e anche per richiamare l'attenzione su quello che è accaduto. Rimane quindi la sua memoria, la rabbia, la necessità di approfondire quello che è stato e rimane anche soprattutto la necessità di rendere la giustizia più giusta, come lui aveva richiesto con un cartello davanti al tribunale».

Ecco, una giustizia più giusta: lui girava per Aosta con quel cartello, era conosciuto così come era conosciuta la sua disperazione. Dentro alle mura del Tribunale di Aosta però non c'era spazio per pietà ed empatia.
«In casi come questi devono esserci dei riscontri oggettivi. Quello che è mancato purtroppo è stata la volontà di approfondire la realtà della situazione. Una situazione che viviamo ancora oggi: la tragedia di tanti genitori separati, soprattutto padri, che spesso si vedono negare il diritto a vedere i propri figli, arrivano a dover affrontare battaglie legali che durano anche decine di anni. E poi doversi difendere da accuse pretestuose, sollevate al solo scopo di ritardare la possibilità di rivedere i figli, come sanzione verso la persona che si rende responsabile di non voler più condividere la vita o che magari è di "ostacolo" per una nuova relazione. Questo purtroppo non è stato riconosciuto e continua a non esserlo».

Tra il giudice tutelare e la persona oggetto di ingiustizia si colloca la figura dell'assistente sociale. Molte volte, troppe volte, si verificano situazioni allucinanti. Cosa manca? Professionalità, coraggio, voglia di lavorare?
«Credo che spesso purtroppo ci sia un effetto di mitridatizzazione: gli assistenti sociali rimangono a contatto con tanta sofferenza e, da un certo punto di vista, ne rimangono immunizzate e non riescono ad avere un rapporto empatico con la persona che hanno davanti. Poi purtroppo c'è il fatto che alcuni soggetti che sono chiamati a giudicare in un procedimento molto doloroso purtroppo prendono le parti di una o dell'altra e non riescono a essere oggettivi. Questa credo succeda in una piccola percentuale dei casi, ma succede».

I fiori gialli in ricordo di Sonatore: qual è il loro significato?
«È quello della memoria, del ricordare, dell'essere qui per non dimenticare ciò che è successo. I fiori comunicano che c'è chi continua ricordare, che non si arrende e che vuole continuare la giusta battaglia nel ricordo di Antonio Sonatore».

Marco Camilli

 
PDF Stampa E-mail

Nel trentennale della morte del maestro e psicologo valdostano


Antonio Sonatore, vittima della giustizia che non c’è!


Il giorno di Pasqua del 1996, dinnanzi al Palazzo del Tribunale di Aosta, un padre, estromesso dalla vita della propria figlia nell’indifferenza dei politici e dei servizi sociali, dopo una plateale e prolungata lotta contro la istituzionale giustizia ingiusta, si dava fuoco. Era il dott. Antonio Sonatore, psicologo e maestro scolastico, che morirà dopo due giorni in ospedale, a Genova.

Il gesto del dott. Sonatore è da inquadrare nell’ottusità delle istituzioni valdostane che non hanno mai dato, a nostro parere, una risposta conciliativa e risolutiva alle giuste richieste di un padre che chiedeva di fare il padre e che ha commesso l’errore di lottare contro una giustizia valdostana e piemontese, che, sempre più e con indifferenza, si allontanavano dalle tematiche che riguardavano molte migliaia di genitori separati estromessi dalla vita dei propri figli e che nessuno tutelava veramente.

La battaglia che lo psicologo conduceva per il suo diritto alla genitorialità negata, però, non era una lotta privata contro una propria ingiustizia subita, ma una battaglia che riguardava tutti i genitori che non accettavano il solo ruolo di genitore bancomat, senza nessuna garanzia sul rispetto dei diritti sanciti per ogni genitore e per ogni minore dalla Costituzione. Il pensiero di Sonatore era quello di “abbattere l’ingiustizia, liberare i cittadini, costruire lo Stato di diritto” (Radio radicale, 23.03.1995) e proprio queste preoccupazioni, comuni a tutti o quasi i genitori separati, potrebbero spiegare le ragioni di provvedimenti giudiziari, che, oggi e alla luce dell’immenso materiale disponibile nelle cancellerie valdostane, piemontesi e lombarde, potrebbero avere una diversa lettura e potrebbero segnalare una professionalità superficiale da parte di chi era chiamato a decidere e tutelare il futuro di un minore.

Sonatore, con la sua azione competente e approfondita, ha anticipato il principio della bigenitorialità e della cogenitorialità, tematiche care oggi alle istituzioni, non ha avuto difficoltà a rendere pubbliche le ragioni della sua protesta e ridare coraggio a chi si sentiva schiacciato dalla magistratura e dai servizi sociali, che, però, come traspare chiaramente negli atti processuali del padre aostano, nel suo caso, non avevano alcuna possibilità impositiva, poiché questo padre aveva ben chiari i suoi diritti di genitore e ben conosceva la psicologia dell’età evolutiva e la socio-pedagogia da seguire per far crescere i figli serenamente, anche quando i genitori non sono più conviventi.

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 255

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili. Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di più.

EU Cookie Directive Module Information