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Nel trentennale della morte del maestro e psicologo valdostano
Antonio Sonatore, vittima della giustizia che non c’è!
Il giorno di Pasqua del 1996, dinnanzi al Palazzo del Tribunale di Aosta, un padre, estromesso dalla vita della propria figlia nell’indifferenza dei politici e dei servizi sociali, dopo una plateale e prolungata lotta contro la istituzionale giustizia ingiusta, si dava fuoco. Era il dott. Antonio Sonatore, psicologo e maestro scolastico, che morirà dopo due giorni in ospedale, a Genova.
Il gesto del dott. Sonatore è da inquadrare nell’ottusità delle istituzioni valdostane che non hanno
mai dato, a nostro parere, una risposta conciliativa e risolutiva alle giuste richieste di un padre che chiedeva di fare il padre e che ha commesso l’errore di lottare contro una giustizia valdostana e piemontese, che, sempre più e con indifferenza, si allontanavano dalle tematiche che riguardavano molte migliaia di genitori separati estromessi dalla vita dei propri figli e che nessuno tutelava veramente.
La battaglia che lo psicologo conduceva per il suo diritto alla genitorialità negata, però, non era una lotta privata contro una propria ingiustizia subita, ma una battaglia che riguardava tutti i genitori che non accettavano il solo ruolo di genitore bancomat, senza nessuna garanzia sul rispetto dei diritti sanciti per ogni genitore e per ogni minore dalla Costituzione. Il pensiero di Sonatore era quello di “abbattere l’ingiustizia, liberare i cittadini, costruire lo Stato di diritto” (Radio radicale, 23.03.1995) e proprio queste preoccupazioni, comuni a tutti o quasi i genitori separati, potrebbero spiegare le ragioni di provvedimenti giudiziari, che, oggi e alla luce dell’immenso materiale disponibile nelle cancellerie valdostane, piemontesi e lombarde, potrebbero avere una diversa lettura e potrebbero segnalare una professionalità superficiale da parte di chi era chiamato a decidere e tutelare il futuro di un minore.
Sonatore, con la sua azione competente e approfondita, ha anticipato il principio della bigenitorialità e della cogenitorialità, tematiche care oggi alle istituzioni, non ha avuto difficoltà a rendere pubbliche le ragioni della sua protesta e ridare coraggio a chi si sentiva schiacciato dalla magistratura e dai servizi sociali, che, però, come traspare chiaramente negli atti processuali del padre aostano, nel suo caso, non avevano alcuna possibilità impositiva, poiché questo padre aveva ben chiari i suoi diritti di genitore e ben conosceva la psicologia dell’età evolutiva e la socio-pedagogia da seguire per far crescere i figli serenamente, anche quando i genitori non sono più conviventi.
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