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Aosta: a margine di un pubblico confronto


Affido paritario e giustizia giusta


Si è tenuto un interessante incontro tra i separati valdostani sulle eterne problematiche che affiggono i genitori non più conviventi e i loro figli e sulle attività da svolgere in questi mesi per poter contenere la discriminazione del padre non collocatario dei figli fatta con un affido che, al tribunale di Aosta, non tiene conto delle reali condizioni economiche del genitore c.d. bancomat e delle sue positive capacità a crescere ed educare i propri figli anche in tenera età.

Si è fatto il punto sulle vecchie modalità di affido ancora dominanti al tribunale di Aosta mentre lentamente molti tribunali italiani, quelli più sensibili al superiore interesse dei minori, non applicano più per fare spazio all’affido condiviso paritario, l’unico in grado a garantire le pari opportunità genitoriali e contenere, se non eliminare, la perversa conflittualità genitoriale.

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Un affido rispettoso dei figli e dei genitori


I separati e simpatizzanti della Valle d’Aosta, come meglio illustrato nel servizio del coordinatore regionale Raffaelle Lippiello, si sono ritrovati per fare il punto sulle problematiche dei figli dei separati e del genitore estromesso dalla loro quotidianità (problematiche presenti non solo nella piccola regione del Nord ma in tutta Italia) ed a cui, di fatto, viene negato il diritto ad una sana genitorialità, che, per il 94% è sempre il padre, poiché a lui, volutamente, non viene riconosciuto il diritto alla collocazione prevalente dei figli. La situazione valdostana, in questi ultimi anni, sta peggiorando per la mancanza di una cultura e di una politica incentrata sul rispetto delle esigenze dei minori, futuri gestori della società locale, e per l’assenza di una autonoma riflessione sul forte disagio che i minori sono costretti a subire con la fine della convivenza dei genitori.

Il ripetuto grido di allarme, dei minori e del genitore più sensibile al loro disagio, lanciato alle istituzioni non ha trovato una adeguata e concreta risposta in tutti coloro che dovrebbero avere a cuore la crescita equilibrata di una società improntata alla sua tutela, ma prevalentemente non allo sfruttamento dei più deboli, che, purtroppo, quasi sempre avviene, a vari livelli e con modalità diverse, quando non si protegge la parte più fragile e sensibile del tessuto sociale.

Il tema del malessere minorile e genitoriale non può essere sottaciuto senza gravi rischi per la sopravvivenza dei valori sociali e delle basi socio-culturali di una società sempre più in balia delle strategie di sopraffazione dell’uno sull’altro. Questa assurda tendenza può e deve cambiare e, per farlo, ci vuole una convergenza operativa di tutti i soggetti a cui sta a cuore il futuro di una regione presa dal vortice del proprio benessere economico, che, talvolta, purtroppo, si trasforma nello sfruttamento del più debole.

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