Attualità
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La convivenza e soldi a fondo perduto!


Avv. Francesco Valentini*

I versamenti di denaro eseguiti da un convivente a favore dell’altro costituiscono l’esecuzione di un dovere morale e sociale, con conseguente impossibilità di chiederne la restituzione (Cassazione civile, sez. 3a, ord. n. 11337/2025 del 30.04.2025).

Tante persone, durante la convivenza, hanno provveduto, oltre al mantenimento della convivente e dei figli, spesso disoccupata, a pagare l’intera rata mensile del rateo del mutuo per la casa di proprietà della stessa, provvedendo alla ristrutturazione e all’arredamento dell’appartamento, pagando totalmente le utenze, sostenendo, spesso, spese sanitarie della compagna e dei suoi figli, acquistando l’autovettura intestata alla compagna. Talvolta il convivente ha pagato perfino costosi viaggi di svago.

Terminata la magica atmosfera della convivenza, che può durare anche molti anni, arriva la fine dell’amore e si fa un doveroso bilancio economico della convivenza, soprattutto quando controparte non contribuiva alla gestione della famiglia. Ci si accorge, quando si conservano ancora i documenti fiscali, che, nel corso della convivenza, le somme messe a disposizione della nuova famiglia sono consistenti. Frequentemente, gli investimenti vengono fatti su beni mobili e immobili intestati alla controparte e, essendo non andata a buon fine la convivenza, dovendo affrontare la costituzione di una possibile nuova famiglia, viene spontaneo pensare ad una restituzione delle somme elargite unilateralmente durante la convivenza. Qualcuno ha riottenuto tutto quello che aveva pagato, non strettamente necessario per la convivenza, mentre alcuni tribunali hanno imposto la restituzione di somme irrisorie rispetto a quelle elargite alla nuova compagna. Altri, invece, non hanno concesso nessuna restituzione delle somme versate dal convivente su strutture di proprietà della compagna.

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Proponiamo la lettura del volume:


Nell’interesse superiore del minore

Autore: Gaetano SQUASI


Questo libro non è un saggio tecnico né un manuale giuridico o psicologico. L’autore non è un terapeuta, né un avvocato. È semplicemente un uomo che, nel corso della propria vita, ha incontrato il dolore della crisi familiare, attraversando un’esperienza che oggi accomuna milioni di uomini nel mondo.

Da quel dolore è nato questo libro, che prende la forma di una raccolta di racconti allegorici e fantastici, capaci di dare voce a emozioni spesso difficili da esprimere a parole.

I racconti tracciano, in forma simbolica, il percorso di chi si trova a vivere il "calvario" della separazione e della giustizia familiare, con tutte le sue storture, i suoi paradossi e le sue ferite invisibili.
Al centro c’è il tema dell’interesse superiore del minore”, troppo spesso invocato come formula vuota o usato per legittimare decisioni arbitrarie e contraddittorie.

L’opera non offre risposte o soluzioni, ma accompagna il lettore in un viaggio umano e autentico, dove il dolore si trasforma in narrazione fantastica, e la sofferenza trova finalmente una forma nuova per essere raccontata e compresa.

E-book, nato dall’esperienza personale ma costruito in una forma narrativa e simbolica, che affronta in modo inedito i temi più profondi e laceranti della giustizia familiare.

Non è un saggio, né una denuncia tecnica, ma un racconto onirico e allegorico — con un linguaggio emotivo, talvolta dissonante — che mette a nudo la frammentazione dell’identità, l’ingiustizia vissuta da dentro, l’effetto del silenzio istituzionale.

Scarica gratuitamente l’e-book (PDF):  https://bit.ly/4eFLOHD

 
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