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Ricorso congiunto per separazione e divorzio


avv. Francesco Valentini

La Cassazione (Sez. Civ., sent. n. 28727 del 16.10.2023) mette fine alla discrezionalità con cui molti magistrati applicavano la c.d. Riforma Cartabia in merito alla separazione consensuale e divorzio congiunto, stabilendo che ”in tema di crisi familiare, nell’ambito del procedimento di cui all’art.473-bis.51 c.p.c., è ammissibile il ricorso dei coniugi proposto con domanda congiunta e cumulata di separazione e di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio“.

La diversa interpretazione della legge da parte di alcuni giudici aveva creato disuguaglianza tra i cittadini, che chiedevano, in un unico atto e con domanda congiunta e cumulata, sia la separazione che lo scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; costringendo, coloro che si vedevano rigettata la richiesta, a seguire la via dei due diversi procedimenti, come avveniva prima dell’entrata in vigore della riforma del codice di procedura civile (28.02.2023). Ciò voleva dire doppia parcella dei legali e doppio contributo unificato. Il chiarimento della Cassazione, finalmente, pone termine alla difformità di pronunce di merito, ristabilendo un criterio univoco di interpretazione dell’art. 473 bis – 49 c.p.c.

Con questa sentenza, la Cassazione ha chiarito i dubbi interpretativi cosicché la normativa vigente può essere applicata in modo univoco e senza disparità di trattamento su tutto il territorio nazionale" (O.c.f., Organismo Congressuale Forense). Oltre ai vantaggi economici per la riunificazione degli atti di separazione consensuale e divorzio congiunto, verranno snelliti i tempi del procedimento, eliminate le fastidiose lungaggini burocratiche penalizzanti il cittadino comune e ci sarà risparmio di tempo e di energie. Infatti, i giudici, restando invariata la richiesta congiunta, sei mesi dopo la sentenza di separazione, potranno emettere anche quella di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.

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Essere figlio di separati, oggi


La separazione dei genitori è una esperienza che segna la vita di tanti minori, che si trovano al centro di un vortice che non li tutela, nonostante si voglia far credere che tutto viene fatto per il loro superiore interesse. Attorno a questi figli di genitori non più conviventi si muovono tantissime lobby, il cui interesse è solo economico ed ideologico, e tante istituzioni, impreparate e pressapochiste, sentenziano sulla vita dei minori, senza conoscere minimamente le loro situazioni, caso per caso, leggendo, doverosamente, gli atti del procedimento di affido.

Documentarsi prima di decidere è un imperativo disatteso in troppi tribunali, forti dell’assurdo privilegio di non pagare, di persona, per i danni provocati ai cittadini. Tutto ciò, però, ha un grande costo sociale, che condizionerà la futura società e le cui responsabilità sono note a tutti, ma nessuno, seriamente, vi pone rimedio. I sindacati di categoria sono vere e proprie corporazioni protese a difendere operatori che, troppo spesso, non applicano la legge vigente e con i vari protocolli si sostituiscono al legislatore, a cui compete fare le leggi. Si parla quasi sempre di diritti della categoria e poco dei doveri verso i cittadini per far sì che la legge sia realmente uguale per tutti.

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