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In Valle d’Aosta
Il cittadino non deve partecipare
alle questioni che lo riguardano
L’intervento dell’avv. Spira, noto esperto di diritto amministrativo e dei diritti dei cittadini, è una doverosa riflessione sull’inaccettabile atteggiamento delle istituzioni valdostane (regione, Ausl, dirigenza servizi sociali, altri) che si rifiutano di applicare la legge 241/1990 e s.s.m. sostenendo tesi che non hanno alcun riscontro nel diritto italiano e nella giurisprudenza vigente e lo fanno per motivazioni lobbystiche e, forse, per scarsa domestichezza con il diritto amministrativo. Ciò li porta a negare i diritti fondamentali dei cittadini, quali la trasparenza e la regolamentazione delle strutture dell’apparato amministrativo.
Le linee guida non è un “affaire” dei diretti interessati cioè i servii sociali e dell’assessorato regionale alle Politiche sociali, e non possono essere deliberate dalla giunta regionale per lasciare fuori le commissioni consiliari, l’assemblea consiliare e i genitori, cioè i diretti interessati. I giudici, facenti anche loro parte della pubblica amministrazione, in merito, devono applicare la leggi e non esprimere valutazioni di merito per giustificare linee guida che tutelano solo i servizi sociali e non i minori e i loro genitori. Il controllato non può fare il controllore di sé stesso! Ben vengano i commenti dei lettori e gli interventi dei diretti interessati (uv).
avv. Gerardo Spira*
Ricordate la questione dei Servizi sociosanitari in Valle d’Aosta? E il problema della mancanza di regolamentazione, dei rapporti tra genitori e tra questi e i figli durante la separazione?
I recenti eventi, sempre più crescenti, riaprono ferite di episodi finiti nel tunnel della disperazione senza soluzione. Intanto studiosi e stampa si affannano dietro teorie, le più astruse che non trovano rispondenza e collegamenti con la realtà ambientale. Vero è che le cause possono essere tante, ma certamente tutte prodotte da una società in cui i cittadini vivono condizioni di disagio, di diversa natura, non approfondito e quasi sempre male interpretato.
Ricorderete anche che la nostra Associazione, da moltissimi anni ha puntato l’indice su uno dei problemi che toccano i genitori separati, costretti e soffocati da provvedimenti ingiusti e intollerabili? Abbiamo segnalato la gravità della situazione, riconducibile, per quanto ci riguarda, alla protervia istituzionale di andare per una strada isolata e senza argini di prevenzione, sconnessa e contraria a facilitare la vita comunitaria.
Il cittadino è solo, senza alcuna protezione legale o di giustizia. Piani e programmi diventano un adempimento istituzionale, imposti dall’alto senza il coinvolgimento e la partecipazione del cittadino. Questo è incanalato in un percorso imposto contro le sue ragioni e diritti. Corsi, incontri e convegni servono e sono utili a chi li promuove ed organizza, ma non al cittadino, soggetto-vittima del problema.
I progetti e i programmi vengono studiati e stesi a tavolino e poi calati nella realtà. I problemi della famiglia nascono nella vita di tutti i giorni, maturano in silenzio (per dignità) tra vicoli, strade, piazze e nel chiuso delle ville. E da qui deve cominciare la ricerca, lo studio, tra la gente e nel silenzio premonitore di eventi imprevedibili. Qui si scoprono motivi e cause del malessere.
Una decisione o sentenza espressa con le carte e sulle carte, senza alcuna verifica ambientale risulta sempre lo stravolgimento della verità. La Giustizia e la verità sono diversamente sinonimi, ma con lo stesso significato e valore. Capire la verità significa penetrare nei problemi dell’uomo, nella sua vita reale, nel mondo in cui egli progetta il suo futuro con gli altri, insieme alla sua famiglia. Qui si misura la capacità istituzionale di organizzare un mondo sociale possibile, aperto e affrancato, senza divisioni o persecuzioni, un mondo di diritti riconosciuti e sostenuti, un mondo in cui il tanto decantato principio di sussidiarietà ha pervaso ogni angolo e spazio di vita del singolo cittadino. Lo Stato, le regioni e i comuni sono stati chiamati dalla legge a garantire questo mondo.
Abbiamo insistito perché le attività dei servizi sociali, posti all’avanguardia dei problemi sociali venissero regolamentate e disciplinate, in un processo di collaborazione partecipativa dei genitori messi in difficoltà, spesso da una cultura risentitiva, quasi vendicativa in nome di diritti interpretati e applicati contro l’altro. I preconcetti culturali, trovano ancora una inaudita resistenza e contrarietà. Forse per non ammettere di avere sbagliato si continua a sbagliare. E intanto i fatti, come le alluvioni, lasciano lungo il percorso danni e vittime. Disfunzioni e irregolarità procedurali accrescono il malessere. Il patto istituzionale, firmato una specie di protocollo assume più valore e forza della vita e dei diritti della persona umana, della famiglia e dei figli.
Il cittadino, si dice, non deve partecipare alle questioni che lo riguardano.
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