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AUGURI


Si accendono le luci e si illuminano gli angoli più bui delle città del mondo. Per alcuni giorni tutti, sembra, ci sforziamo di apparire più buoni e disponibili. I volti e gli occhi si aprono nel vuoto immaginario di un mondo ipocrita. Perfino il razzista va in cerca del suo simile che fino ad ieri ha ricoperto di sputi e invettive.

L’ipocrisia è il peggiore dei sentimenti che cova nell’animo umano. Compare travestito, per l’occasione, da falsa umanità.

Una buona azione, una volta tanto, ci salva da penna e calamaio, mentre quel roditore cattivo, frattanto sopito, già fa la posta per dopo le feste.

Poiché l’usanza ci trascina nel clima della grande illusione, anche noi vogliamo rivolgere un pensiero di buoni auspici a coloro che sono impegnati a tenere ben separata la famiglia dai figli. Un pensiero ed un augurio, nonostante ciò, va a tutti coloro che si sono impegnati e si impegnano a far stare male i figli degli altri.

Auguri a Magistrati e Giudici, agli alti dirigenti dello Stato e degli Enti territoriali, ai collaboratori degli apparati, a tutti quelli che si prodigano nel grande impegno della famiglia separata, affidando, con destrezza giuridica, i figli ad uno e sottraendoli all’altro genitore; permettendo ad uno di vivere serenamente, mandando l’altro a vivere in luoghi di fortuna; chiudendo un occhio sulle dichiarazioni reddituali di uno, riducendo l’altro a cercare un pasto in una mensa occasionale.

Auguriamo che i loro figli non abbiano mai a patire il dolore e le sofferenze della ingiustizia.

Auguri infine, dal più profondo del cuore, ai figli di tutti, ovunque e comunque, nella buona e nella cattiva sorte. A loro va il nostro pensiero, per un futuro senza diversità e disuguaglianze, ma soprattutto senza questa burocrazia, questa politica e questa Giustizia.

E ricordiamo il proverbio: è del buon pastore tosar le pecore, ma non portar via la pelle!”.

 
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Valle d’Aosta: la Guardia di Finanza smaschera i ladri


Lavoro in nero e tante false dichiarazioni

Per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, i contributi pubblici,

gli assegni più alti per i figli: sempre sulla pelle dei padri

 

In tempi non sospetti avevamo chiesto alle istituzioni a cui compete il controllo una indagine a tappeto in Valle d’Aosta sulla gestione del patrocinio a spese dello Stato, sulla segretezza dei contributi elargiti dagli enti locali al genitore collocatario e sull’esteso fenomeno del lavoro nero, poiché troppe persone usufruiscono di benefici economici a cui non hanno diritto. Fenomeni, questi, che creano inaccettabili discriminazioni nei confronti di tutti coloro che hanno realmente un basso reddito ma, operando nella legalità, si vedono estromessi dai benefici di legge per loro previsti.

E’ di questi giorni la notizia che dai controlli effettuati dalla Guardia di Finanza di Aosta sulle prestazioni sociali agevolate (P.S.A.), cioè sui contributi economici erogati dallo Stato e dagli enti locali alle persone con basso reddito, risulta che le dichiarazioni, compreso l’Isee, non sono veritiere, cioè sono false. I casi analizzati sono stati solo 46, su centinaia e centinaia, e tutti hanno avuto esito negativo. Ciò dovrebbe portare alla restituzione delle somme “truffate” con false dichiarazioni e all’applicazione di una salata sanzione amministrativa (cioè una “multa”). Chi elargisce i contributi ha l’obbligo di effettuare rigorosi controlli sia sulle richieste che sull’utilizzo delle somme percepite. Tali controlli, però, non vengono fatti in modo sistematico e con modalità “a sorpresa”.

I genitori separati valdostani da decenni si scontrano su questo modo di gestire i contributi pubblici e sul mancato contrasto e repressione del lavoro in nero. I patrocini a spese dello Stato vengono concessi sull’autocertificazione della dichiarazione dell’avente diritto, cioè sulla “parola” del dichiarante, mentre l’Agenzia delle Entrate, prima di concederli, ha l’obbligo di predisporre i dovuti e approfonditi accertamenti su tutte le dichiarazioni e la Corte dei Conti, essendo soldi pubblici, dal canto suo ha il diritto-dovere di verificare la gestione dei contributi pubblici e di chiamare i dirigenti dei vari settori alle proprie responsabilità amministrative e penali.

Altra realtà su cui nessuno vuole aprire una seria indagine è il lavoro in nero che penalizza il padre, essendo quasi sempre la madre la collocataria dei figli, la quale non dichiarando redditi, nonostante lavori ed abbia un reddito identico a quello del padre, beneficerà di un assegno di mantenimento per i figli più alto, perché dichiara di essere disoccupata. Non ci deve meravigliare, poi, se questi genitori vivono al margine della povertà ed alcuni di loro sono sopraffatti dalla disperazione.

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