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Valle d’Aosta
Un capolavoro dell’assessorato alle politiche sociali
Padre separato valdostano cacciato dalla casa coniugale
Da una settimana è costretto a vivere in macchina
L’assessore Baccega ripete a tutti che i servizi sociali della “sua” regione sono assai efficienti, imparziali, preparati e la loro dirigente è stata promossa sul campo con una operazione politica al vaglio della magistratura contabile.
Il caso che riportiamo dimostra tutto il contrario, cioè che ad Aosta esiste prevalentemente una politica sociale di genere e che, nonostante le nostre ripetute denunce, anche su queste pagine, e le proteste dei genitori separati questa prassi non verrà cambiata per volontà politica.
Il presente comunicato stampa, inviato alla stampa, ai consiglieri regionali, al presidente del consiglio regionale e al presidente della giunta, è stato inviato anche a tutti i soci, chiedendo una loro libera presa di posizione che, se consenzienti, avremmo poi pubblicato su queste pagine.
Tutti i lettori possono intervenire e farci conoscere il loro pensiero, specificando se il loro contributo potrà essere pubblicato.
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Un padre di 3 figli (uno con gravi difficoltà psicologiche) ha dovuto lasciare la casa coniugale di proprietà pubblica (assegnata al nucleo familiare) nella quale era rimasto a vivere con il figlio maggiorenne (economicamente non autosufficiente) dopo che la moglie (che trascorreva gran parte del giorno e della notte sui social) se ne era andata via, accusando presunte violenze verbali del coniuge e ritenendosi in pericolo lei e le i figli.
I servizi sociali - senza minimamente sentire il padre che in questi anni aveva mandato avanti la famiglia e provveduto da solo, al rientro dai lavoro a preparare i pasti per i figli, curare la loro igiene personale e quella dell’abitazione - si sono rivolti al Tribunale per i minorenni di Torino ed hanno chiesto ed ottenuto di collocare i minori in una comunità di Aosta. Le accuse di violenza non sono state però conformate dalla donna dinnanzi al giudice del T.M. e il procedimento, di fatto, è stato dichiarato chiuso rimettendo gli atti al tribunale di Aosta dove è in corso il procedimento di separazione chiesto con addebito al marito dalla signora.
I solerti servizi sociali (su cui si chiede ufficialmente di indagare) sono arrivati perfino a chiedere alla questura la sospensione della licenza di caccia e il ritiro delle armi al marito perché la moglie non si sentiva serena, anche se non l’ha denunciato minacce. Provvedimento del tutto assurdo.
I servizi, nonostante la moglie avesse abbandonato la casa coniugale e due figli fossero in comunità, con celerità le hanno trovato una nuova abitazione perché, a loro dire, si trovava in emergenza abitativa.
Il presidente del tribunale, con salomonica saggezza, ha stabilito che i due minori (di cui uno con forte disabilità psichica è divenuto maggiorenne) fossero stati collocati presso la madre nella casa familiare da cui se ne era andata; che il padre, disoccupato dopo il ridimensionamento della ditta edile dove lavorava e il cui reddito era uguale a quello della moglie, versasse un assegno di mantenimento per i due figli, mentre quello maggiorenne, in attesa di lavoro e che aveva scelto di stare col padre per le condotte materne, sarebbe stato a suo totale carico; che il padre doveva abbandonare la casa coniugale entro poche settimane e trovarsi una casa in affitto dove andare a vivere con l’altro figlio. Il presidente del tribunale inspiegabilmente si è dimenticato che la legge prevede che i figli, anche se maggiorenni ma non autonomi, devono essere mantenuti dai genitori, i quali devono provvedere anche al loro alloggio e che non possono essere obbligati a stare col genitore con cui non vogliono stare; che la madre potrebbe trovarsi una occupazione stabile (da sempre rifiutata) per mandare avanti la famiglia; che il padre può disporre di un reddito mensile di €. 700, simile a quello della moglie, (e frequenta, a differenza della signora, corsi finalizzati all’occupazione) con il quale deve pagare l’assegno di mantenimento di €. 400, le spese straordinarie al 50% anche se non preventivamente autorizzate, l’affitto di una nuova abitazione con relative utenze, provvedere al figlio maggiorenne e a sé stesso. Cioè dovrebbe disporre di un reddito di circa 2000 euro al mese! Tutto ciò al tribunale e ai servizi sociali non interessa!
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