Attualità
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L. 54/2006 e DDL. 735/2018


La legge 54 sull’affido condiviso

va applicata e non annullata!


di Ubaldo Valentini *

Il d.d.l. Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità“, a firma di alcuni senatori della Lega e del M5S, ha il preciso intento - poco attinente alla riforma della L.54/2006 che ha introdotto l’affido condiviso -:

  1. di eliminare alcune iniziative facoltative, riportandole in quelle obbligatorie a pagamento da parte dei genitori che intendono separarsi e divorziare, senza preoccuparsi di fissare le regole di comportamento agli attori (mediatori) che hanno operato per anni con risultati scadenti e spesso nocivi per i minori e per i loro genitori;
  2. di ridurre l’accesso all’istituto del divorzio alla maggior parte dei genitori, poiché solo coloro che hanno un discreto reddito possono accedere alla separazione/divorzio e pagarsi le spese per la mediazione obbligatoria e per  il coordinatore familiare, considerato che – come la storia giudiziaria ci insegna – la conflittualità nella coppia ha radici profonde che la mediazione non riesce mai a risolvere e che può essere contenuta solo con provvedimenti equi e vincolanti per ambedue i genitori;
  3. di prospettare un condiviso incentrato solo sulle esigenze degli adulti, considerando marginali quelle del minore. Il Parlamento - consapevole che i minori di età inferiore ai dodici anni possono già avere una capacità valutativa e, quindi, possono esprimere le loro esigenze e le loro aspettative nell’affido che li riguarda - ha abbassato l’età in cui il giudice ha il “dovere” di ascoltarli quando il loro parere può essere importante per un affido sereno e rispettoso, in primo luogo, della sua persona.
  4. di introdurre altre figure professionali, che possono essere recuperate nel vasto pantano della funzione pubblica. Nella proposta di legge non esiste alcuna garanzia sulla loro (mediatori e coordinatori familiari) reale professionalità e nemmeno sono previsti periodici controlli con personale terzo e specializzato per verificarne competenza e validità della loro attività.

Il nostro diritto è fondato sui diritti della persona e quindi sull’obbligo dello Stato di assicurarne l’esercizio attraverso le rappresentanze istituzionali.

Non occorre, pertanto, limitare la libertà del cittadino ed estromettere ulteriormente il minore da un processo che lo riguarda in prima persona facendo ricorso ad espedienti di dubbia natura etica.

Vanno disciplinati, invece, due momenti cardini della “questione Separazione”: la discrezionalità dei servizi e dei tribunali e il potere facoltativo attribuito agli stessi.

E’ fondamentale che i procedimenti amministrativi e civili si svolgano attraverso un percorso ben definito, individuato non solo dagli “addetti ai lavori” ma anche con i loro utenti (i genitori che hanno il dovere di tutelare i propri figli e se stessi) a garanzia in primo luogo del minore, assicurando, così, al figlio e ad ambedue i genitori, il pieno rispetto del diritto alla bigenitorialità.

La mediazione

Il sen. Pillon, che rivendica la paternità del ddl, enfatizza l’istituto della mediazione come la panacea di tutti i mali della separazione della coppia. Si preoccupa dell’albo dei mediatori, delle figure che dovranno svolgere la funzione, senza toccare ciò che è stato fatto finora, anzi recuperandolo nelle sue criticità e negatività. Per la stessa funzione ha accomunato figure professionali di cultura, competenze e capacità diverse.

Gli avvocati (art 1, c. 2, lett. c) possono avere la qualifica di mediatore familiare purché iscritti all’ordine professionale da almeno cinque anni ed abbiano trattato almeno dieci nuovi procedimenti in diritto di famiglia e dei minori per ogni anno.  La loro possibilità di iscrizione all’albo, pertanto, è subordinata a condizioni diverse da tutte le altre figure che hanno acquisito il titolo nei vari “diplomifici” italiani. Tutti insieme: diplomati da terza media, laureati e specializzati.

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Aosta: l’assessorato alle politiche sociali attacca


Una cosa è attivare la mediazione

e altra cosa sono i risultati!


di Ubaldo Valentini*

Il coordinatore del Dipartimento Politiche sociali della Regione Valle d’Aosta, dott. Igor Rubbo, ha contestato (Gazzetta Matin del 8.10.2018) quanto è emerso nel dibattito sui servizi sociali e sulla mediazione familiare “senza controllo” perché, a suo dire - e non poteva essere diversamente - E’ una affermazione non verificata dai fatti né supportata da dati concretiTutte le attività sono oggetto di monitoraggio e di controllo Un conto è perciò dire che è fuori controllo, un altro è dire che necessita di linee guida. L’Assessorato si è assunto l’impegno e lo sta portando avanti: attualmente le linee guida sono in fase avanzata di elaborazione”.

Il coordinatore, fresco di nomina, era presente al dibattito ma si è guardato bene dall’esporre pubblicamente le

proprie osservazioni alle quali i relatori avrebbero risposto immediatamente. Presente all’incontro che l’associazione ha avuto con l’assessore alla Sanita, salute e politiche sociali nel corso del quale i relatori avevano anticipato le proprie valutazioni sui servizi sociali e sulla mediazione familiare si è solo limitato a dire che la direzione dei servizi sociali aveva preso “provvedimenti” nei confronti di assistenti sociali al centro di contestazioni da parte di alcuni genitori separati. Peccato che le stesse assistenti sociali continuano ad essere al loro posto e continuano a comportarsi come hanno sempre fatto con relazioni di parte e fortemente schierate con la madre, nonostante i fatti le smentiscano.

Durante l’incontro-dibattito dell’8 ottobre l’associazione ha innanzitutto ricordato che a distanza di oltre due anni la Regione Valle D’Aosta ancora si palleggia un problema che sta aggravando la situazione delle famiglie separate e dei figli. Il Consiglio regionale del 9 novembre 2017 aveva preso atto del problema e aveva delegato la giunta a correre ai ripari, disciplinando le funzioni dei Servizi sociali in tutta la regione. Vuol dire che al Consiglio risultava il dramma delle coppie separate e il denunciato fallimento delle istituzioni.

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