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La metamorfosi della politica valdostana


Il pericoloso diktat di Fosson e Baccega


Secondo il presidente e l’assessore alle politiche sociali della Valle d’Aosta l’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori non deve “intromettersi” negli atti della Regione che gode di funzioni indipendenti ed autonome, quindi private e non soggette a controlli esterni.

Avv. Gerardo Spira*

Tra il 12 e 13 marzo u.s. la nostra associazione, che da dodici anni opera ad Aosta con una propria sede regionale, proseguendo nelle iniziative intese a dare un contributo costruttivo per la risoluzione di alcuni aspetti burocratico-gestionali nelle questioni istituzionali delle separazioni, ha  promosso un programma di incontri col  pubblico, interviste con Rai 3, Radio Proposta in Blu e settimanali, ed ha partecipato all’audizione assunta dalla V commissione regionale sulla deliberazione proposta dalla giunta con argomento: “Approvazione delle procedure da applicare nelle fasi in carico di nuclei familiari con minori interessati da provvedimenti da parte degli organi giudiziari”.

La notizia riportata dalla stampa locale e regionale ha sollevato l’ira di Fosson e Baccega, i quali hanno giudicato il comportamento dell’associazione un atto “di intromissione” negli affari interni della Regione.

O Dio! Abbiamo sbagliato territorio? No. Incontri e dibattiti sono avvenuti nella Valle d’Aosta, Regione che non ricade in altro Stato, ma in Italia, nello Stato a regime repubblicano, insorto dopo il referendum del 1946 e suggellato dalla Carta costituzionale del 1948. Dunque ragioniamo in forza dei principi della Costituzione e delle leggi italiane.

Gli Associati della Valle d’Aosta, cittadini italiani, da tempo lamentano difficoltà di rapporti con le Istituzioni regionali: impossibilità ad accedere agli atti amministrativi, carenza dei principi di trasparenza e dei procedimenti amministrativi nelle questioni che riguardano le separazioni e i relativi rapporti.

L’associazione, prima di qualsiasi iniziativa pubblica, ha sempre preso contatti con Consiglieri, assessori e con gli stessi uffici, informandoli sulla problematica segnalata dai cittadini, sollecitando opportuni controlli e proponendo necessariamente la regolamentazione delle attività dei servizi sociali, come previsto dalla legge 241/90.  A tale scopo ha depositato un Regolamento di disciplina, specificamente per i servizi sociali sull’accesso agli atti, sulla trasparenza e sul procedimento amministrativo al fine di garantire tutti i soggetti coinvolti, soprattutto per i figli separati dai genitori e ingiustamente allontanati dal diritto fondamentale di proseguire una vita senza ostacoli e pregiudizi tra il padre e la madre. Gli eventi, soprattutto nella Valle d’Aosta, hanno dato risultati negativi e molto allarmanti, non certamente da sottovalutare da una società orientata al benessere della famiglia, come intesa dalla cultura del Nostro Paese, che si manifesta aperta e rispettosa dei diritti di tutti, nel solco dei principi costituzionali.

In tal modo l’Associazione si è espressa e così ha parlato durante l’ascolto del 13 marzo scorso davanti all’apposita commissione regionale, curando anche di depositare una nota a riguardo.

 

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L’allegra gestione della Sanità Umbra e non solo.


Il concorso? Lo "gestirà il sistema"


di Ubaldo Valentini*

Era nell’aria. Si sentiva nel silenzio opaco del clima politico. Si intuiva nelle risposte frettolose. La pentola scoperchiata ha cominciato a sversare la prima bava schiumosa di un sistema colluso in cui convivevano comodamente politica e gestione. Se così è, nel rispetto delle garanzie costituzionali che accompagnerà l’inchiesta, si aprirà una nuova stagione politica. E’ stata aperta la finestra su di un mondo in cui i cittadini umbri per anni, tanti, hanno votato con la convinzione di scegliere persone e rappresentanze garanti della legalità e degli interessi di tutta la comunità. Se così non è, gli eventi apriranno altre porte. E forse dobbiamo aspettarci ancora il peggio.

E’ minata la fiducia e la credibilità dello Stato, tanto decantato: Stato di diritto.

Noi, che abbiamo sofferto le difficoltà dei rapporti con le istituzioni, col senno di poi, apriamo una pagina di riflessione sull’evento, allargando il pensiero a tutto il mondo di responsabilità e di controllo che circonda, collabora e lavora nel vasto mare della gestione del danaro pubblico. Si, in fondo tutto si muove intorno ai soldi e agli interessi singoli e di gruppi, di associazioni e cooperative, come una rete ben tessuta e guidata. Chi è dentro, sa come accade e comincia ad aver paura. Chi è fuori, vuol sapere e aspetta di conoscere che fine ha fatto la sua denuncia contro irregolarità e abusi. Il muro costruito a secco, con pietre sistemate una per una, senza il cemento del diritto, regge fino a quando una mano ignota non toglie la pietra chiave. Questa fa crollare l’intera costruzione.

Ora si pone il problema dei diritti rubati al cittadino che ne aveva titolo, il danno subito a tutta la comunità, la rimozione di burocrati collusi che hanno fatto carriera attraverso la via breve di copertura politica. Si pone il problema della Corte dei Conti che sarà costretta a verificare la regolarità dei conti e dei contributi erogati ad associazione e cooperative, sulla base di linee tracciate in una sola direzione. Si pone il difficile problema degli accertamenti in cui direttamente e indirettamente un mondo molto vasto di soggetti ha beneficiato della gestione di favore di una consociazione politica chiacchierata, cristianamente tollerata. L’Umbria ha il primato della cultura, dell’azione con la santa benedizione. Quando lo Stato non funziona la responsabilità si fa ricadere su tutte le istituzioni che costituiscono il castello organizzativo. Quando invece funziona e funziona bene, si attribuisce il merito al corretto uso degli strumenti di vigilanza e di controllo, oppure il sistema è stato ben organizzato fino al centro. Ciò fino a quando il gran vegliardo della Giustizia non si sveglia. In tal caso nessuno si salva, neppure chi aveva il dovere di vigilare e di controllare. Almeno così dovrebbe essere nello Stato di diritto.

Nella Regione Umbria la politica ha agito per troppo tempo in silenzio. E’ giunto il momento storico di voltare pagina, di aprire le porte della casa comune, di aprire gli armadi e di dar conto pubblico di una gestione definita “di andazzo” ultrannuale. E’ tempo di rompere il cordone delle clientele. Ma soprattutto di allontanare o meglio di mettere al bando la cultura della “gestione di sistema”.

Chi ha sbagliato si allontani e consenta alla Giustizia di fare il suo corso senza sconti per nessuno.

Da anni denunciavamo abusi e spreco di danaro pubblico. Nessuno ci ascoltava, nemmeno i partiti di opposizione. A testimonianza di ciò alleghiamo nuovamente articoli-denuncia uscite su questo sito.

* presidente “Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori”.

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