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La PAS è una diffusa realtà


La sindrome da alienazione parentale, la PAS, non è una invenzione dei padri separati – sovente etichettati come maschilisti e collerosi verso la propria ex-partner - che accusano la madre dei propri figli di metterglieli contro dopo la separazione. Il padre, con la fine del rapporto affettivo con la propria moglie e partner, deve lasciare la casa familiare (se regolarmente coniugato, la deve lasciare anche quando è di sua esclusiva proprietà), vede i figli in orari standard - stabiliti da tribunali “stanchi” - che spesso  non tengono conto dei suoi impegni lavorativi e delle reali esigenze psico-affettive ed educative dei minori.

E’ facile, per la madre affidataria o collocataria, esercitare una pressione psicologica subdola sui figli che vivono con lei, inducendoli, lentamente, a rifiutare l’altro genitore dipinto come la causa delle loro sofferenze, come colui che egoisticamente li ha abbandonati, magari per stare con un’altra donna.

I figli non hanno la possibilità di verificare la veridicità delle affermazioni loro fatte e pertanto sono portati inconsciamente ad assumere il ruolo di unici tutori della madre contro il padre “cattivo” e talvolta anche “mostro”. Per punirlo, si rifiutano di incontrarlo e di parlare con lui al telefono. Questa strategia, talvolta, serve alla madre anche per introdurre in casa senza difficoltà il padre “alternativo” che sarà così pienamente accettato dai figli. Se il padre, poi, si è rifatto una famiglia, se ha altri figli e se accoglie in casa oltre alla nuova compagna anche i suoi eventuali figli, ciò fa buon gioco per la madre che, agli occhi dei figli, dà fondamento alle proprie accuse verso l’altro genitore.

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LA CASSAZIONE DICE SI ALLA MADRE

* dr. Ezio Ciancibello

Nuovo tragico sviluppo della violenta lite che oppone due genitori per il “possesso” del loro figlio di 11 anni.

La Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d'appello di Brescia il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia. La Cassazione, secondo le prime informazioni, avrebbe annullato il decreto dei giudici di secondo grado di  Venezia per un vizio di motivazione in quanto non avrebbero esaminato le critiche mosse dalla madre all'accettazione della "PAS", presa invece come elemento centrale nella scelta di affido del bambino al padre.

Quindi questo povero bambino viene prima prelevato a forza dalla madre per essere portato dal padre, poi una sentenza della Cassazione decide che il “pacco-bambino” può essere rispedito al mittente, in attesa di ulteriore sentenza legale, presa questa volta dalla Corte di Appello di Brescia, che deciderà se lasciarlo definitivamente depositato presso la madre, o spedirlo nuovamente al padre, con buona pace della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, a cui ha aderito anche l’Italia, che dice espressamente all’Art.3 comma 1:

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