Attualità
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19 marzo per i separati


Festa del papa o dell’ipocrisia?

 

di Ubaldo Valentini

Si continua a parlare di una festa creata alcuni decenni or sono per ricordare che nella società italiana esiste anche il papà: una figura, però, da non prendere troppo sul serio perché la mamma è sempre la mamma. La Chiesa ha impiegato 15 secoli per festeggiare liturgicamente S. Giuseppe come padre “putativo” del Salvatore. Il padre è una figura “marginale” che non deve offuscare la figura materna da sempre considerata l’”angelo (guida, messaggero) del focolare (famiglia) a cui era demandata l’educazione dei figli secondo una ferrea tradizione culturale cristiana.

Il lavoro del padre, in passato ma anche ora, era ritenuto un atto dovuto mentre l’educazione veniva considerata ben altra cosa che mal si addiceva al padre e solo la donna poteva svolgere questa funzione per tramandare l’educazione cristiana e salvaguardare la famiglia, per salvaguardare la cultura borghese. In tutti questi secoli, però, la sostanza di questo pregiudizio è rimasta inalterata: solo doveri e tanti diritti ma solo sulla carta.

Sono passati i secoli, la società ha riscattato la propria autonomia di pensiero e di azione e la persona è divenuta fondamentale per costruire una società libera e a misura d’uomo, cioè una società che, pur talvolta sbagliando, non rinuncia a migliorare la condizione sociale dell’umanità. Una società laica che considera la religione non più come una imposizione ma come una scelta individuale e che si regge su principi etici fondati sull’uomo. La famiglia, in questo ambito, è un valore che va difeso e sottratto alle confessioni religiose e alle ideologie di genere che, con pretesti vari, cercano di estromettere il padre dalla vita dei propri figli.

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Le inadempienze della Regione e dei comuni in Umbria


L’operato dei servizi sociali umbri

fuori dal dovuto controllo pubblico


avv. Francesco Valentini

Il problema della separazione – consensuale o giudiziale – dei genitori conviventi, ormai sensibilmente diffuso nella evoluzione sociale, ha profondamente colpito anche la regione Umbria, tanto che a tutti i livelli istituzionali sono stati messi in campo provvedimenti di diversa natura per intervenire nei vari aspetti civili, morali ed amministrativi.

La nostra associazione da oltre 20 anni ne discute senza, peraltro, trovare una soluzione pacifica e serena alla problematica che ha investito soprattutto il superiore interesse dei minori, soggetti violati nella persona e nei diritti ed oggetti invisibili dei drammi familiari, per le difficoltà operative dei contatti, rapporti e relazioni con le istituzioni, ignare o impreparate su quanto accade nella vita familiare e sociale dei soggetti incappati nella inestricabile trappola della “separazione o fine della convivenza dei genitori”.

Come associazione abbiamo sollevato a livello nazionale il problema della disattenzione amministrativa del potere pubblico nell’aspetto che riguarda la competenza esclusiva degli enti territoriali nella fase in cui la Giustizia minorile o altri soggetti delegano o assegnano ai servizi sociali il compito di valutare, dirimere o trattare i casi nel rispetto della normativa di settore e della scienza, con equilibrio e correttezza procedimentale.

Rivisitando la materia dell’assistenza e della beneficenza a livello legislativo, abbiamo notato che nonostante il sollecito impegno nelle diverse fattispecie il Consiglio regionale Umbro, quando chiamato, ha trattato e trasfuso la materia nei piani, programmi e codici, demandando ad altri soggetti pubblici e privati il compito di intervenire, regolamentare e adottare decisioni.

Il legislatore italiano, con le leggi 142 e 241, nel riconoscere l’autonomia degli enti territoriali ha però ricordato che la vita amministrativa degli stessi dovesse svolgersi nel rispetto del saldo principio che ne legittima il percorso: quello del procedimento amministrativo, mettendo al bando la vecchia e superata concezione della discrezionalità e della genericità.

Purtroppo abbiamo constatato ed accertato che, nella problematica trattata, i servizi sociali anche in Umbria, quando incaricati dai tribunali nell’affido dei minori, svolgono le attività amministrative in assenza del procedimento di cui alla legge 241/90, senza un protocollo di percorso predefinito, con termini, modalità e obiettivi, e senza un programma attestato scientificamente.

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