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La verifica sui redditi dei genitori
per un affido equo e meno conflittuale
Le imposizioni economiche del tribunale, quando inique e non rispettose dei redditi effettivamente percepiti siano essi dichiarati e accuratamente nascosti dal singolo genitore, per intero o solo in parte, costituiscono una delle preminenti cause del conflitto tra i genitori quando non convivono più assieme le cui conseguenze ricadono, inevitabilmente, sui minori. Durante la convivenza non ci sono quasi mai segreti tra i due genitori e, quando entrano in conflitto per le modalità di affido dei figli, il genitore che denuncia la non veridicità dei redditi dichiarati da controparte lo fa perché conosce, anche se solo sommariamente, le entrate della ex o dell’ex e il giudice delegato, una volta venuto a conoscenza delle informazioni dell’altro genitore, non può ignorare l’obbligo di disporre i dovuti accertamenti da parte della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate e, in molti casi,
anche della Corte dei Conti poiché il denunciante si scontra sempre con la privacy e le sue indagini non possono essere mai approfondite.
Le false dichiarazioni dei redditi danneggiano in modo irrimediabile il genitore obbligato a pagare l’assegno di mantenimento (e il rimborso della propria quota delle spese straordinarie) in base al principio della proporzionalità dei redditi dei genitori, di provvedere, sempre con modalità proporzionata, alle esigenze (necessità) dei figli, di garantire loro il tenore di vita goduto in costanza di convivenza e in base al tempo che gli stessi trascorrono con ciascun genitore e, infine, in base alla valenza economica dei compiti domestici svolti da ciascun genitore quando i figli sono collocati presso di lui. Il genitore collocatario non permette l’affido paritario perché gli viene meno un assegno di mantenimento che, troppo spesso, usa esclusivamente per sé e non i figli, come invece dovrebbe. In base al tempo che i minori trascorrono con il genitore collocatario, di fatto, si paga da baby sitter il collocatario.
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