Attualità
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La Giustizia responsabile

delle discriminazioni sui minori


La Giustizia, così come opera, non è affatto rassicurante per i cittadini che hanno a cuore il futuro dei propri figli e, purtroppo, devono rassegnarsi ad un modus operandi che in nome dei minori penalizza proprio quelle persone che dovrebbe tutelare. La discriminazione è la conseguenza di una cultura che non vuole e/o teme i movimenti che, in nome di una arrogante superiorità di genere (matriarcato), finiscono per sacrificare i minori, togliendo la insostituibile presenza del padre, con la complicità di un servizio sociale spesso impreparato e quasi sempre incontrollato dai dirigenti.

La Giustizia, così, si rende responsabile di provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con il superiore interessi dei minori, di cui i giudici, a parole, si fanno paladini. La situazione sociale giovanile, anche nella Valle, rivela che la mancata presenza paritaria dei genitori nello loro crescita operata dai giudici che amministrano separazioni, divorzi e affidi con troppa leggerezza e, spesso però, alcuni anche con scarsa conoscenza della legge stessa. Non è più tollerabile la giustificazione, quasi sempre non disinteressata, che le sentenze non si criticano ma si accettano. No, perché la cronaca ci dice che la giustizia molte volte è ingiusta e che la sua applicazione provoca tante sentenze di condanna su cittadini innocenti.

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Assurdità del Tribunale di Aosta


Devi mantenere i furbetti figli,

da tempo maggiorenni


Un vecchio adagio recita che la legge è uguale per tutti, salvo quando non disponga diversamente, e la nostra trentennale esperienza nel mondo delle separazioni e dell’affido dei figli conferma la validità della filosofica sentenza dei nostri antenati anche se basata sul vissuto quotidiano. La costituzione (art. 3) sancisce che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e, di conseguenza, ribadisce che, in nome del principio di uguaglianza, la legge deve regolare in maniera uguale situazioni uguali ed in maniera diversa situazioni diverse, bandendo, nei tribunali, la disparità di trattamento tra i cittadini che si trovino in situazioni simili.

La giustizia ingiusta è fonte di emarginazione dei minori, di conflittualità genitoriale, di discriminazione tra i genitori e causa del preoccupante disagio sociale giovanile, che mina le basi della società stessa.

Già nel 1996, Antonio Sonatore, protestava contro i provvedimenti del tribunale di Aosta e di quelli torinesi, che, invece di aiutarlo a fare il padre, gli avevano sospeso la potestà genitoriale e vietato di avvicinarsi alla adorata figlia, arrivando, la mattina di Pasqua, in preda alla disperazione, a darsi fuoco a fianco dell’ingresso del tribunale. Un suicidio che poteva essere evitato e che non ha insegnato nulla alle istituzioni della minuscola regione autonoma italiana. Ad Aosta, si continua ad amministrare la giustizia con una modalità non sempre comprensibile e percepita da tanti genitori come formale, ingiusta e discriminante quasi sempre il padre.

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