Attualità
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I nonni sono una risorsa educativa per i nipoti


I nonni, nella crescita dei nipoti, rappresentano la continuità generazionale e familiare, soprattutto quando i genitori devono delegare alle strutture pubbliche e, purtroppo, spesso alla strada, anche l’educazione dei propri figli perché tra i tempi eccessivi per raggiungere il posto di lavoro e fare ritorno a casa non hanno la possibilità di stare a giocare e chiacchierare con i figli poiché al mattino escono da casa quando i figli ancora dormono e vi fanno ritorno, la sera, quando i minori sono andati già a letto. Il fine settimana è l’unica occasione per giocare con loro e fermarsi a parlare, ma non tutti possono avere questo previlegio, poiché talvolta, per mantener il posto di lavoro, devono sacrificare sia il sabato che la domenica e i figli, anche se adolescenti il venerdì e il sabato sera lo trascorrono fuori casa con gli amici e la domenica mattina, rientrando all’alba, dormono.

Con la scarsa presenza dei genitori viene meno il controllo, puntuale e non sporadico, delle attività scolastiche ed extrascolastiche dei propri figli. Il genitore che non può trascorrere del proficuo tempo libero in casa non può controllare le frequentazioni pomeridiane e serali dei figli, il tempo che dedicano allo studio, l’uso che fanno dei mezzi di comunicazione e, spesso, nemmeno riescono a seguire il loro andamento scolastico e confrontarsi, in modo sereno e continuato, con loro sulle tematiche di attualità. La minore presenza con i figli induce il genitore, che spesso si sente in colpa per la sua forzata assenza, ad essere economicamente più generoso senza, talvolta, chiedersi dell’utilizzo che ne viene fatto di quel danaro. I genitori sono due e, se i tempi liberi non coincidono, manca la possibilità di confrontarsi seriamente sulla gestione dell’educazione dei propri figli. In questo attuale contesto sociale manca, ai minori, una stabile presenza adulta, incisiva e credibile come possono essere i genitori, e in grado di seguirli nella sfuggente crescita giovanile.

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Le minacce ai giudici abruzzesi non servono a nulla:

occorre, invece, mandarli subito a casa e per sempre


di Ubaldo Valentini*

Le minacce ai giudici de L’Aquila non servono a nulla, se non a dar ragione a chi ragioni giustificative del proprio operato non ne ha. E’ indiscutibile che il ricorso a togliere ai genitori i propri figli (sospendere o revocare la responsabilità genitoriale) è, quasi sempre, un esercizio di un potere incontrollato da parte di chi non riesce a comprendere che la responsabilità genitoriale si sospende o revoca, solo e per poco tempo, quando sono state sperimentate, nei fatti, ma non nelle parole, le possibili soluzioni alternative. C’è stato, a parere dell’associazione che presiedo, un pericoloso atto di forza dei giudici, forse sollecitati dagli evanescenti servizi sociali, per affermare un principio di autorità, come se i figli appartengano alle istituzioni, anzichè a coloro che li hanno messi al mondo e che hanno l’inalienabile diritto ad educarli a vivere nella società nel rispetto delle proprie convinzioni culturali. La legge, dimostrano questi giudici, non è uguale per tutti e non hanno la forza di verificare il funzionamento delle case famiglia, a vario titolo protette, dove gli educatori non sempre possono definirsi tali e dove il disagio dei minori conseguenziale alla sottrazione alla famiglia di origine non viene rielaborato, ma anzi, sovente è aggravato dall’indifferenza delle istituzioni e della politica che, invece, dovrebbero tutelare, in concreto, questi piccoli cittadini, senza limitarsi alla fatidica espressione nel superiore interesse dei minori, di cui sono pieni le sentenze, i decreti e le ordinanze sui minori, quando i genitori non sono più conviventi.

Il generale Robert Baden-Pawell, fondatore degli scout, non ha insegnato nulla o il suo messaggio esistenziale non è arrivato in Abruzzo (e in quasi tutti gli altri tribunali per i minori d’Italia) o non è conosciuto dai solerti giudici, impegnati a scovare i minori che vivono nei boschi con i propri genitori e, quindi, se considerano, loro malgrado, scandaloso il ritorno alla natura, bisogna compatirli.

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