Dossier
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Questa rubrica, a cura dell’avv. Gerardo Spira - esperto di diritto amministrativo e minorile, presidente onorario della nostra associazione, già pubblico funzionario dello Stato, segretario comunale, collaboratore del sindaco pescatore, Angelo Vassallo, con l’articolo postato – intende richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle conseguenze che ricadono sul cittadino, per l’inefficienza e la confusione delle funzioni pubbliche.

Lo Stato ha il dovere di tutelare le persone e garantire il regolare svolgimento dell’esercizio dei loro diritti. In una parola, lo Stato ha il diritto-dovere di funzionare.

I cittadini che subiscono violazioni dei propri diritti come persone e come genitori da parte delle istituzioni italiane, possono segnalarli alla nostra rubrica. Avremo cura di trattarli, nel rispetto della privacy, per segnalarli alla opinione pubblica e alle Autorità competenti. Siamo l’Associazione a difesa dei deboli e degli invisibili, bistrattati dagli eccessi di abuso e dalle azioni tendenti ad annullare la personalità dell’uomo e a pregiudicare il futuro della società con decisioni e provvedimenti che invece di unire, dividono, sottraendo al principio della vita comune, l’unico soggetto da tutelare e proteggere: innanzitutto e sempre il minore.

Scrivere o chiamare a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . tel.+39.347.6504095 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – tel. +39.348.4088690


Ma le sentenze della Cassazione sono uguali alla legge?

I giudici sono obbligati a rispettarle?


Spesso, quando si dà inizio ad una questione legale, sentiamo correre nella comune cultura popolare la frase” Lo ha detto la Cassazione”, per dare forza alla pretesa di un diritto, come ad un principio di legge. Ovviamente ci riferiamo alla materia di cui ci interessiamo “delle separazioni e della problematica che coinvolge la famiglia”. La convinzione “popolare” si svuota lungo i gradi di giudizio, mano a mano che la discussione si addentra negli angoli del diritto. La discussione sul valore delle sentenze si fa sempre più accanita fino ad allargarsi a tutto il tema della Giustizia. E sappiamo quanto, oggi, il problema della Giustizia pesa sulla vita delle relazioni sociali e sui rapporti istituzionali. La giurisprudenza, richiamata lungo il percorso della lite, serve per sostenere le tesi, contrapposte, ma niente di Più. Con la sentenza si conclude la vicenda in favore di una delle parti, benché entrambe ne abbiano fatto espresso richiamo. Un richiamo giurisprudenziale può essere più coerente, nella questione, dell’altro ed ottenere il favore della decisione.

Le sentenze, sappiamo, fanno stato solo fra le parti, ma non sono estensibili in via generale. Lo apprendiamo sui testi di studio e così vale in diritto. Il cittadino attraverso un discorso lungo e costoso viene a sapere che la frase “Lo ha detto la Cassazione”, non ha lo stesso valore della legge.

Cerchiamo quindi di chiarire meglio questo aspetto, sperando di riuscirci con linguaggio semplice, a chi ci segue, per far comprendere a chi intraprende una questione legale, quale valore assume la decisione della sentenza della Suprema Corte di Cassazione e come questa si colloca nel mondo del diritto.

Il principio è: La Sentenza della Cassazione ha valore vincolante solo tra le parti in causa.

Quando sentiamo dire “Lo ha detto la Cassazione”, pensiamo di dare alla discussione una forza uguale alla legge. E ne pretendiamo l’applicazione in tutte le questioni che similarmente riguardano il nostro caso. Lo pretendiamo perché pensiamo che Il supremo giudice, anche se di una sezione diversa, si è già espresso e lo ha fatto in punto di legittimità, richiamando ed applicando la stessa norma.

Perché ciò non è vero?

Riteniamo, a questo punto, di dover chiarire a coloro che impegnano ingenti risorse finanziarie e patrimoniali come sta il diritto.

Perché la sentenza della suprema Corte di Cassazione non ha lo stesso valore e forza della legge! Nessuno di chi opera nel mondo del diritto si preoccupa o ha interesse a spiegarlo. Anzi la critica situazione del cittadino diventa occasione appetibile per trarre utilità nell’impresa.

Quale differenza esiste tra la legge e una sentenza della Cassazione?

Il nostro Ordinamento costituzionale prevede una Organizzazione dello Stato fatto di ambiti e di Autorità le cui decisioni rispettano funzioni proprie nei confini di competenza.  In buona sostanza ciascun potere dello Stato deve muoversi in ambiti e competenze ben disciplinate.  Per cui Le leggi vengono emanate dal Parlamento o dal Governo, secondo la forma. Le sentenze invece dal potere giudiziario (si dice: le fanno i giudici). Le leggi si rivolgono a tutta la comunità in via generale ed astratta, le sentenze sono rivolte alle parti in causa.  Le sentenze non hanno valore e né forza di legge. La Cassazione è chiamata ad esprimersi “in punto di legittimità”, cioè a decidere quale delle parti in lite ha ragione secondo la legge invocata. Sorge quindi spontanea la domanda comune: Se le sentenze non valgono quanto la legge, ogni giudice può decidere come vuole?  E’ così. Questa libertà di decidere, anche se attraverso un ragionamento giuridico non condivisibile, ha generato dubbi, credibilità e determinato confusione nella cultura popolare, arricchita anche dalle contraddizioni di una giurisprudenza non lineare e non uniforme sulla stessa casistica. Il Giudice decide anche con un ragionamento, ritenuto da chi ne discute criticamente, sbagliato.

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Registro della Bigenitorialità


L’avv. Gerardo Spira, con la profonda Competenza giuridica che lo contraddistingue e con l’amore per la Giustizia e la trasparenza che ha caratterizzato tutta la sua vita, affronta il falso tema del Registro della Bigenitorialità. Registro che non ha alcuna valenza di legge e serve, invece, solo per nascondere la non volontà della politica e degli enti locali a garantire la vera tutela dei minori nella società e nelle separazioni.  Agli enti locali e ai ministeri competenti sui minori spetta garantire che le istituzioni operino nel bene dei minori, esigendo il rispetto della legge attraverso Protocolli che regolino l’attività dei servizi sociali e dei tribunali condivisi, prima di tutto, con i genitori e le loro associazioni. Quelli fatti tra tribunali e ordini professionali non sono altro che espressione di consolidate e anacronistiche caste.

La politica nazionale deve – finalmente - affrontare tutta la tematica minorile, disciplinandola con protocolli e regolamenti nazionali, controllando seriamente e direttamente l’attività delle istituzioni italiane che operano in questo delicato mondo minorile non sempre con senso di equità e giustizia. Da ventun anni - ora affiancati dal nostro presidente onorario, avv. Spira - lottiamo per la centralità del minore nella società, soprattutto nelle separazioni, e per una Giustizia che, forse perché mal interpreta la legge, quasi sempre sottrae il figlio ad un genitore o addirittura ad ambedue. I giudici – come da anni andiamo ripetendo nei convegni e in queste pagine - non possono fare gli psicologi, i sociologi e gli assistenti sociali. Questi non possono amministrare la legge. (uv)


Si ingarbuglia ancora di più la situazione

dei conflitti familiari e la condizione dei figli


Vale un vecchio detto “gli scienziati non sanno più cosa inventare per reggere in politica”.

Avv. Gerardo Spira*

Parole, frasi fatte e ripetute, concetti copiati, strafalcioni giuridici: la novella del Registro della Bigenitorialità ha solo lo scopo di fare passare il messaggio secondo il quale la politica ascolta e si muove nel loro interesse.

Qualcuno ha anche la sfrontatezza di dichiarare nelle pubbliche assemblee che il Registro della bigenitorialità è legale, che trova il suo aggancio nella legge del 2006 (bugia consapevole?), ma si è guardato bene dall’indicarne il numero, sicuro dell’approvazione. Il risultato lo conferma! L’affare è passato senza eccezioni. Agli elettori attenti il giudizio! La fretta e la superficialità portano a questi scherzi. Abbiamo perduto, purtroppo, la sensibilità all’impegno serio delle proposte nelle assemblee, studiate e fondate sulla legge. Gli altri si accodano. Per condivisione pura e semplice o per lungimiranza politica? Resta il dubbio amletico!

Veniamo all’affare del Registro della Bigenitorialità, così si dice in amministrativo quando si discute di un argomento collegiale. Anche Città di Castello è stata colpita dall’influenza di un “movimento” che pervade in molti comuni italiani, specie ora, in prossimità di scadenze elettorali. Così Il 15 ottobre anche il consiglio comunale di Città di Castello, ha approvato la proposta del capo gruppo della sinistra Giovanni Procelli di istituire il Registro, per garantire ad entrambi i genitori il diritto ad assumere decisioni e partecipare alle scelte che coinvolgono salute, educazione ed istruzione del figlio” (sic).

Chissà se il consiglio comunale sa che questi principi sono nella legge e che costituiscono prerogativa di applicazione del Tribunale. In coro tutti i presenti hanno detto sì. Le motivazioni? Sono state esplicitate sommariamente di natura politica. Pare che l’atto del Consiglio sia un primo passo per la successiva regolamentazione.

Essendo materia di competenza esclusiva dello Stato, non si comprende come sia stato superato lo scoglio del parere tecnico in ordine alla legittimità della proposta. Così anche quello sulla Privacy che con il decreto europeo, in materia dei minori, è ritenuto molto importante. Ma tant’è! Attendiamo gli eventi, dal momento che, sul problema ha puntato gli occhi del controllo sia il Ministero dell’interno che quello della funzione pubblica.

La proposta del Consiglio passerà ad una commissione comunale(?) per fare un Regolamento tipico, di quelli che già circolano in diverse edizioni in Italia.

L’argomento non ci trova meravigliati, perché abbiamo avuto modo di misurare il polso dell’amministrazione del capoluogo della Regione: la città di Perugia. A Perugia l’accordo politico ha portato un nucleo di maggioranza a dire no al Regolamento che invece va nella direzione della legge a tutela degli interessi dei minori.

Ciò nonostante, intendiamo, a tal proposito, esprimere il nostro pensiero in merito e lo facciamo pubblicamente, pur sapendo che contrasterà con quello della politica di turno che lo ha espresso con una votazione unanime. Ne esplicitiamo le ragioni.

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