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Nell’attuale società vi sono interessi vari che travolgono anche i sentimenti dei bambini.


Minori sequestrati:

Un affare di milioni di euro per associazioni e case protette


avv. Gerardo Spira*

Su questo argomento, di drammatica attualità, vogliamo aprire un confronto con i genitori, con le istituzioni e, in specifico, con coloro che a parole vorrebbero farci credere che la giustizia minorile funzioni bene e che tuteli “il superiore interesse dei minori”. Chiediamo fatti concreti, nel parlamento e nei tribunali, sorvolando sulle confusionarie e ambigue proposte di legge fatte per tutelare il politico e le sue presunzioni culturali. L’avv. Spira resta a disposizione per chiarimenti e per accogliere il contraddittorio su questa tematica. (ndr)

 

Tra il mese di aprile e maggio di quest’anno compare sul filo della mia posta elettronica la notizia di un giovane collega il quale mi informava che da Roma due minori erano stati rapiti, in gran segreto, al padre, Clown di circo, in seguito alla denuncia della compagna, scomparsa pure lei con loro. Il genitore presentatosi ai carabinieri per denunciare il fatto, viene a conoscenza di notizie frammentarie e vaghe, circa l’allontanamento coatto dei tre in luogo sconosciuto e segreto. La gravità del pericolo non aveva consentito alle Autorità di informarlo. Così si rivolge ad un avvocato per venire a capo della situazione. L’avvocato, preso dal fatto, nonostante i suoi contatti con gli organi giudiziari e di polizia mi informava che L’evento veniva sottaciuto e tenuto in un’atmosfera nebulosa. Trascuro gli effetti sentimentali del fatto e le conseguenze sulla vita di particolare lavoro dell’uomo. Il clown è l’artista del circo equestre più capace di penetrare nei sentimenti della vita sociale. Il colpo inferto a quel genitore è stata l’azione più atroce e sconvolgente di una condanna a morte. Purtroppo, in questa società vi sono interessi che travolgono anche i sentimenti dei bambini. Il legale dopo rabbiose insistenze è riuscito ad ottenere un provvedimento del Tribunale per i minorenni di Roma che conferma la legittimità della decisione adottata, senza notificargli il provvedimento adottato. Senza conoscere dunque l’Autorità che lo ha emesso e i motivi della stessa. Al legale quindi viene impedito di fatto di fare il suo dovere. Ci troviamo in una di quelle fasi in cui l’urgenza e la cautela diventano gli strumenti a cui l’Autorità pubblica ricorre come estrema ratio, senza che il cittadino possa difendersi. Tutto resta al buio e nel buio si muovono, a loro piacimento, organi e Autorità coinvolte. Poi si vedrà! Così e accaduto, infatti, in alcuni momenti della storia in cui sono stati fatti scomparire esseri umani i cui resti sono venuti alla luce a distanza di anni. Questi momenti sono stati definiti anche di estrema pazzia. Il diritto e la Giustizia sono altra cosa, perché parliamo di diritti e i diritti non si possono sopprimere o nascondere.  Il fatto di Roma, dopo sei mesi rimane ancora avvolto dal mistero giudiziario.

Sequestro o rapimento? Improvvisamente scoppia il caso. I tre, madre e figli” erano stati collocati in una struttura segreta in Sicilia, chiusa poi dalla magistratura palermitana per maltrattamenti di minori. La notizia finisce, con grande clamore, nella cronaca giudiziaria. Chi ha indicato quella struttura? Chi ha convalidato senza i dovuti controlli? Il legale cerca affannosamente di sapere dove sono stati ricollocati i tre. Niente da fare. I telefoni, colorati e non, squillano in segreto per mantenere la notizia e le tre persone riservate. Madre e figli, con un altro provvedimento, sempre riservato ed urgente, vengono trasferiti un’altra struttura che non è dato conoscere. Si sa solo che è stato emesso un provvedimento cautelare ai sensi dell’art. 403 del c.c. Nessuna traccia del provvedimento e quindi dell’autorità proponente.

Fin qui le notizie.

Poi la nebulosa si fa sempre più chiara e si viene a sapere che la sig.ra, madre dei minori, di nazionalità straniera, aveva contattato un’avvocatessa di Roma, del giro, la quale attraverso un’associazione antiviolenza (dalla stessa diretta e gestita?!) e collegata ad uno dei famosi telefoni colorati di Stato aveva curato tutto l’affare. Non entriamo nel merito della questione denunciata. Questa rientra nelle competenze della magistratura. Intendiamo invece trattare l’argomento dal punto di vista della necessità e urgenza giuridica perché, il disimpegno del tribunale, in specifica materia, a nostro avviso, concorre a sfaldare valori e principi della famiglia, espressamente definiti nella Costituzione e nelle leggi.

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I diritti dei minori sotto la mannaia di

una Giustizia inadeguata ed incapace


avv. Gerardo Spira*

 

Se proviamo a mettere insieme, secondo il livello di valore, i principi costituzionali e le leggi sul diritto di famiglia avvertiamo, all’impatto, un sensibile disagio ad accettarne l’interpretazione applicata, come se la giustizia si muovesse contro i diritti dell’uomo. Lo Stato e le sue leggi vanno in una direzione, la giurisprudenza in altra direzione. Tra i poteri dello Stato non vi è coordinamento. Il principio dell’indipendenza forza quello dell’autonomia fino a porre sullo stesso piano organi ed istituzioni operanti nella stessa materia. Il cittadino ne subisce e paga le conseguenze in termini di diritti. Nella materia del diritto di famiglia diventa una vera e propria avventura affrontare il merito di una questione di separazione e di divorzio. La Giurisprudenza, come motore delle leggi, non aiuta la società ad accettarne l’orientamento, specialmente quando il contrasto interpretativo si fa più evidente tra i supremi giudici della Cassazione e quando poi il giudice costituzionale, chiamato, ne dà la soluzione di legittimità.

Quando scoppiano i contrasti, le indecisioni muoiono sulla pelle delle persone che attendono giustizia.

Ormai ogni cittadino è in grado di valutare se un provvedimento o una sentenza sono stati emessi secondo un percorso e ragionamento corretto e giusto. I sentimenti della giustizia si evolvono con la crescita dei valori della democrazia. Quando questi valori stridono con i principi scritti e fermi nelle leggi si apre il solco profondo tra lo Stato e i suoi cittadini. Qui il tarlo comincia ad attaccare la dignità dei principi delle leggi. Qui nasce il pericoloso scostamento tra chi fa la legge e chi l’amministra.

La famiglia è ritenuta e riconosciuta dalle Convenzioni, dai Trattati internazionali e dalla Costituzione italiana la prima cellula della società e i diritti dell’uomo, inviolabili e intoccabili. La loro violazione, anche per interpretazione di chi è deputato a farlo, ne lede i sentimenti e il valore.

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