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Cosa pretendere dal Tribunale e dalla Ctu

di Ubaldo Valentini *

I legali - sollecitati dai propri clienti, dagli stessi servizi sociali nella speranza di salvaguardare il primario interesse dei figli nelle separazioni giudiziali -  sollecitano il giudice istruttore a nominare una consulenza tecnica d’ufficio (Ctu) per avere delle indicazioni nelle scelte da prendere. Tale procedura sembra obbligata quando tra i coniugi non c’è dialogo e, soprattutto, tutte le volte che un genitore cerca in tutti i modi di estromettere dalla vita dei propri figli l’altra figura  genitoriale di riferimento.

E’ noto – forse  non a tutti i servizi sociali e alla maggior parte dei giudici – che la conflittualità tra i genitori è provocata quasi sempre dal genitore affidatario-collocatario e che l’altro non può rinunciare al diritto-dovere proprio e dei figli alla bigenitorialità - effettiva - che si esplica nel rispetto delle pari opportunità genitoriali con una presenza accanto a loro  paritetica nei tempi e significativa negli indirizzi educativi e decisionali.

Occorre premettere che la Consulenza ha una sua ritualità formale che, vuoi per formazione culturale o vuoi per prevenzioni ideologiche del professionista, purtroppo sovente elude la risposta al quesito che il giudice pone  per avere lumi sulle delicate e specifiche questioni sollevate dalla separazioni in discussione. A tal fine, come associazione, siamo nettamente contrari alle Ctu date a professionisti senza specifiche competenze in materia di psicologia dell’età evolutiva e della psichiatria infantile e a professionisti – spesso sempre i soliti – che sono alle dipendenze delle pubbliche strutture socio-sanitarie o che sono pensionati di tali enti.

Gli elenchi dei consulenti a disposizione del tribunale devono essere aggiornati tenendo conto dell’effettivo lavoro svolto, della competenza dimostrata nell’espletare tale incarico, della obiettività delle conclusioni  e della reale utilità delle loro relazioni per la giustizia e per la tutela degli interessi dei minori. In questo campo non possono essere tollerati errori e/o imparzialità.  Troppo spesso al titolo professionale come in tutti i settori, non corrisponde una  effettiva competenza.

 

Ogni genitore separato ha il dovere di pretendere – personalmente o tramite il proprio legale – il rispetto della oggettività dell’indagine. In specifico, il giudice che conferisce  l’incarico al professionista deve pretendere dallo stesso che:

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19 Marzo: per non prendersi in giro!

Il 19 marzo è una festa assurda che penalizza i padri tutti, sia quelli separati che quelli semplicemente padri sereni di figli condivisi. E’ nata come esigenza commerciale e poi è divenuta una vera e propria offesa ai milioni di padri che quotidianamente vengono estromessi dalla vita dei loro figli con il consenso delle istituzioni.

Questa ricorrenza deve trasformarsi in un momento di lotta per rivendicare il diritto di ciascun padre ad esercitare liberamente la propria genitorialità e non essere un sorvegliato speciale dei servizi sociali che sempre più sostituiscono i tribunali che sempre meno decidono, caso per caso, nel supremo interesse dei figli.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per l’emarginazione della figura paterna nelle separazioni ed ha espresso severe valutazioni sia sulla “pigrizia” dei giudici che delegano proprie competenze ai servizi sociali sia su quest’ultimi ai quali non possono essere riconosciute competenze che non hanno. Il giudice deve sentire i minori, deve valutare le singole situazione e deve decidere senza il filtro non sempre opportuno e soprattutto non sempre competente e talvolta anche ideologicamente schierato con la madre. Mettiamo mano allo stuolo di giudici onorari il cui operato non è valutato da nessuno.

La condanna ha lasciato indifferenti le istituzioni che continuano ad operare come se la legge sul condiviso non esistesse, come se l’art.709 ter cpc non debba essere applicato abitualmente nei casi in cui il padre viene estromesso dalla vita dei propri figli ed infine non si dà vita alla sezione dei tribunali della famiglia.

Si parla di violenza degli uomini sulle donne ma nessuno dice che molte delle denunce di violenza sono funzionali alle cause di separazione e, troppo spesso, servono per battere cassa nei confronti dell’ex-coniuge o compagno. I media stessi non sembrano discostarsi dallo stereotipo mediatico dell’uomo violento e della donna vittima degli uomini. Cosa dire quando nelle separazioni emergono ben altre realtà ma che i servizi sociali negano perché altrimenti crollerebbe il dorato mondo delle Pari opportunità.

Ogni giorno arrivano novità dai servizi sociali: le loro plurifunzionali cooperative sociali sanno fare tutto e possono anche essere agenzie che ti insegnano a fare il genitore. Non importa, però, se manca trasparenza, se nella vita queste persone hanno fallito anche come genitori, se non hanno specifiche competenze, se non hanno figli, se non sono sposati o conviventi: insomma se conoscono il mondo dei separati solo dalle riviste, dalle trasmissioni televisive e dalle tante ed altrettanto inutili giornate di studio.

I servizi sociali sono autoreferenti di se stessi e nessuna verifica esterna ed improvvisa viene fatta sul loro operato e sulle loro competenze. Anzi è bene non contrastarli troppo perché altrimenti si arrabbiano e scrivono di tutto: anche che il vostro cagnolino ha il  vizietto di alzare la gamba e quindi l’ambiente del suo padrone non è opportuno per l’educazione dei figli!

I tribunali sono una emergenza che verrà risolta solo con la introduzione della responsabilità civile del giudice. Solo allora comprenderanno che il diritto di famiglia è una cosa seria e che non può essere affrontato rituale disinvoltura e, talvolta, anche con disinvoltura. Chi paga poi i danni fatti ai nostri figli? Chi paga quando le sentenza, i decreti e le ordinanze non rispettano il diritto alla bigenitorialità e alla uguaglianza di tutte le persone dinnanzi alla legge? Ma tutto ciò non si può chiedere perché destabilizza la Festa del papà.

Ubaldo Valentini

 
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