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19 Marzo: per non prendersi in giro!

Il 19 marzo è una festa assurda che penalizza i padri tutti, sia quelli separati che quelli semplicemente padri sereni di figli condivisi. E’ nata come esigenza commerciale e poi è divenuta una vera e propria offesa ai milioni di padri che quotidianamente vengono estromessi dalla vita dei loro figli con il consenso delle istituzioni.

Questa ricorrenza deve trasformarsi in un momento di lotta per rivendicare il diritto di ciascun padre ad esercitare liberamente la propria genitorialità e non essere un sorvegliato speciale dei servizi sociali che sempre più sostituiscono i tribunali che sempre meno decidono, caso per caso, nel supremo interesse dei figli.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per l’emarginazione della figura paterna nelle separazioni ed ha espresso severe valutazioni sia sulla “pigrizia” dei giudici che delegano proprie competenze ai servizi sociali sia su quest’ultimi ai quali non possono essere riconosciute competenze che non hanno. Il giudice deve sentire i minori, deve valutare le singole situazione e deve decidere senza il filtro non sempre opportuno e soprattutto non sempre competente e talvolta anche ideologicamente schierato con la madre. Mettiamo mano allo stuolo di giudici onorari il cui operato non è valutato da nessuno.

La condanna ha lasciato indifferenti le istituzioni che continuano ad operare come se la legge sul condiviso non esistesse, come se l’art.709 ter cpc non debba essere applicato abitualmente nei casi in cui il padre viene estromesso dalla vita dei propri figli ed infine non si dà vita alla sezione dei tribunali della famiglia.

Si parla di violenza degli uomini sulle donne ma nessuno dice che molte delle denunce di violenza sono funzionali alle cause di separazione e, troppo spesso, servono per battere cassa nei confronti dell’ex-coniuge o compagno. I media stessi non sembrano discostarsi dallo stereotipo mediatico dell’uomo violento e della donna vittima degli uomini. Cosa dire quando nelle separazioni emergono ben altre realtà ma che i servizi sociali negano perché altrimenti crollerebbe il dorato mondo delle Pari opportunità.

Ogni giorno arrivano novità dai servizi sociali: le loro plurifunzionali cooperative sociali sanno fare tutto e possono anche essere agenzie che ti insegnano a fare il genitore. Non importa, però, se manca trasparenza, se nella vita queste persone hanno fallito anche come genitori, se non hanno specifiche competenze, se non hanno figli, se non sono sposati o conviventi: insomma se conoscono il mondo dei separati solo dalle riviste, dalle trasmissioni televisive e dalle tante ed altrettanto inutili giornate di studio.

I servizi sociali sono autoreferenti di se stessi e nessuna verifica esterna ed improvvisa viene fatta sul loro operato e sulle loro competenze. Anzi è bene non contrastarli troppo perché altrimenti si arrabbiano e scrivono di tutto: anche che il vostro cagnolino ha il  vizietto di alzare la gamba e quindi l’ambiente del suo padrone non è opportuno per l’educazione dei figli!

I tribunali sono una emergenza che verrà risolta solo con la introduzione della responsabilità civile del giudice. Solo allora comprenderanno che il diritto di famiglia è una cosa seria e che non può essere affrontato rituale disinvoltura e, talvolta, anche con disinvoltura. Chi paga poi i danni fatti ai nostri figli? Chi paga quando le sentenza, i decreti e le ordinanze non rispettano il diritto alla bigenitorialità e alla uguaglianza di tutte le persone dinnanzi alla legge? Ma tutto ciò non si può chiedere perché destabilizza la Festa del papà.

Ubaldo Valentini

 
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ALIENAZIONE PARENTALE E DINTORNI

© dott. Ezio  Ciancibello

 

Il clamore suscitato dalle televisioni e dai quotidiani nazionali in merito alla situazione di un bambino di Cittadella (PD) che è stato allontanato dalla madre per essere affidato al padre, ha posto nuovamente all’attenzione della pubblica opinione  un caso di Alienazione Genitoriale o meglio di Disturbo Relazionale, come sembra possa essere ora definito dalla comunità scientifica internazionale.

Questa definizione identifica sostanzialmente una serie di comportamenti tipici che si riscontrano a carico di un minore, figlio di  genitori separati e/o divorziati, che viene “iniziato” da un genitore, (di solito la madre) a rifiutare con sempre maggiore decisione l’altro genitore (di solito il padre) che finisce così per chiedere con insistenza, e spesso senza ottenere alcun risultato, l’intervento del Tribunale o dei Servizi Sociali.

Tali casi, oltre ad essere drammatici e fortemente critici per un sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico del minore, creano anche le premesse per un danno che si ripercuote a livello sociale e quindi per l’intera comunità, visto che spesso questi minori, da adulti, manifestano comportamenti anti-sociali.

 

Inoltre sono casi di difficile soluzione non perché manchino le terapie e le strategie adatte, ma perché spesso manca la capacità di intervenire da parte di chi avrebbe il compito ed il potere di vigilare e di prendere gli opportuni provvedimenti, intendo dire il Tribunale in primo luogo ed i Servizi Sociali in seguito.

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