Dossier
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I diritti dei minori sotto la mannaia di

una Giustizia inadeguata ed incapace


avv. Gerardo Spira*

 

Se proviamo a mettere insieme, secondo il livello di valore, i principi costituzionali e le leggi sul diritto di famiglia avvertiamo, all’impatto, un sensibile disagio ad accettarne l’interpretazione applicata, come se la giustizia si muovesse contro i diritti dell’uomo. Lo Stato e le sue leggi vanno in una direzione, la giurisprudenza in altra direzione. Tra i poteri dello Stato non vi è coordinamento. Il principio dell’indipendenza forza quello dell’autonomia fino a porre sullo stesso piano organi ed istituzioni operanti nella stessa materia. Il cittadino ne subisce e paga le conseguenze in termini di diritti. Nella materia del diritto di famiglia diventa una vera e propria avventura affrontare il merito di una questione di separazione e di divorzio. La Giurisprudenza, come motore delle leggi, non aiuta la società ad accettarne l’orientamento, specialmente quando il contrasto interpretativo si fa più evidente tra i supremi giudici della Cassazione e quando poi il giudice costituzionale, chiamato, ne dà la soluzione di legittimità.

Quando scoppiano i contrasti, le indecisioni muoiono sulla pelle delle persone che attendono giustizia.

Ormai ogni cittadino è in grado di valutare se un provvedimento o una sentenza sono stati emessi secondo un percorso e ragionamento corretto e giusto. I sentimenti della giustizia si evolvono con la crescita dei valori della democrazia. Quando questi valori stridono con i principi scritti e fermi nelle leggi si apre il solco profondo tra lo Stato e i suoi cittadini. Qui il tarlo comincia ad attaccare la dignità dei principi delle leggi. Qui nasce il pericoloso scostamento tra chi fa la legge e chi l’amministra.

La famiglia è ritenuta e riconosciuta dalle Convenzioni, dai Trattati internazionali e dalla Costituzione italiana la prima cellula della società e i diritti dell’uomo, inviolabili e intoccabili. La loro violazione, anche per interpretazione di chi è deputato a farlo, ne lede i sentimenti e il valore.

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Al Tribunale minorile di Genova la Giustizia è amministrata non in nome del popolo italiano! L’assurda odissea di una madre francese.


Una madre attende Giustizia da 11 anni

Un tribunale minorile da chiudere, subito!


Una vicenda atroce che dimostra la indifferenza e/o strafottenza di chi dovrebbe tutelare i minori, sempre. Non esprimiamo valutazioni di merito che spettano ai giudici e agli organi di controllo sul loro operato, ma abbiamo l’obbligo di denunciare ritardi ed omissioni, segnalati e protetti in una parte della regione Liguria in cui il Tribunale per i minori di Genova, spesso è assurto all’onore della cronaca per la facilità con cui toglie e separa i figli dai genitori. Il nostro caso non è solo incredibile, ma assurdamente sconcertante per l’irrispettoso comportamento dei protagonisti, al limite della decenza giudiziaria.

Nei prossimi giorni parleremo di un’altra vicenda simile a questa dove una madre è stata dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale e il suo ricorso per la revisione del provvedimento con tanto di documentazione resta nel cassetto del giudice senza risposta alcuna. Siamo, in questo altro caso, in presenza dello stesso “chiacchierato” giudice, di una assistente sociale inattendibile – condannata anche dallo stesso ordine di cui fa parte per il suo operato relativo al caso che tratteremo -, di un avvocato nominato dal T.M. quale tutore di una minore e condannato per il suo operato, degli stessi giudici onorari.

Nel caso che sotto riportiamo c’è pure la figura di un magistrato nominato, chissà perché, difensore civico regionale, il quale dalla elevata ignoranza, in accordo con il responsabile del Comune dove operano i servizi sociali della figlia della madre francese, ha negato l’accesso agli atti come previsto dalla legge 241/90. La discrezionalità presunta è diventata comune metodo, per molti rappresentanti dello Stato per prevaricare, comprimere diritti dei cittadini ed abusare della legge.

Da 11 anni questa donna di nazionalità francese lotta per vedersi riconosciuto il diritto a frequentare la figlia, a viverla come madre e a curarne le sensibilità di donna. Da undici anni il Tribunale di Genova, si palleggia la questione e non riesce ad emettere una decisione sulla vicenda, tenendo la donna nel pallone e lasciando che intanto il tempo faccia un miracolo. Abbiamo bisogno di giudici capaci di prendere decisioni con rapida responsabilità. Questo caso sottratto alla giustizia è costato milioni di euro tra giudici, personale del comune ed avvocati.

Dove sono finiti i principi di efficienza, di efficacia ed economicità tanto voluti dalla legge? Come mai il CSM, a cui è stata sottoposta questa vicenda (come pure l’altra che pubblicheremo nei prossimi giorni) e la Corte dei Conti, per quanto riguarda lo sperpero di danaro pubblico, non mettono le mani sulla situazione di questo tribunale, impenetrabile ed oscuro?

Che cosa impedisce di aprire una inchiesta seria su ciò che accade, sui procedimenti, aperti e non chiusi per lungo tempo, su personaggi e soggetti che circolano, sempre gli stessi, su rapporti e modalità di vita condivisa?

Non è fuori luogo fare una severa verifica sull’operato dei vari Pm di Genova e di Imperia e sui giudici coinvolti in questa vicenda per verificarne la correttezza. Indubbiamente quanto pubblicato in queste pagine potrebbe indurre qualcuno a mettere in atto ritorsioni di vario genere e la nostra associazione non mancherà di denunciare tutto al fine di garantire trasparenza e terzietà degli organi giudicanti. I figli sono dei genitori e non “giocattoli” in mano alle istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelarli con solerzia sempre ed ovunque. L’assistente sociale non ha alcun potere di legge di sospendere gli incontri protetti made-figlia a sua discrezione e il giudice non può avallare questo abuso dopo neve mesi. Questi signori sono stati ricusati, ma inutilmente. Che cosa li lega a qualcuno che dirige il caso?

Ultima annotazione. Il giudice di genere, anche relatore, titolare del procedimento, da undici anni non sente personalmente la minore, i genitori, i loro avvocati, delegando il giudice onorario, anche nell’audizione della mino9re avvenuta senza alcuna garanzia per la minore stessa, ed ignora le Ctu di qualificati professionisti di psicologia dell’età evolutiva, da lui non designati. Invitiamo a scriverci il vostro parere a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Provvederemo a pubblicarli, anche in forma anonima, e ad inoltrarli sia al presidente del T.M. di Genova che agli organi superiori a cui spetta il dovere del controllo, fino ad oggi, eluso nonostante specifiche denunce.

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Una giovane donna francese si è trasferita a Menton presso un’amica avendo trovato un nuovo lavoro in quella zona. Durante una serata in discoteca, incontra un attraente giovane italiano. Nasce, fra loro, una simpatia che ben presto si trasformerà in qualcosa di più impegnativo. Lei ha trent’anni e lui è di un anno più grande. Convenzionalmente li chiameremo Lucia e Luca.

La donna, dopo alcuni mesi, rimane incinta e il fidanzato la convince ad abortire. Lucia, rientrata a casa dopo l’intervento, nella notte accusa atroci dolori al basso ventre e, vivendo da sola, chiama il fidanzato per essere accompagnata nuovamente in ospedale non potendo contattare il medico di famiglia. Luca si rifiuta di aiutarla e nelle ore successive non si preoccupa nemmeno di accertarsi sul suo stato di salute.

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