Attualità/news
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E’ sempre maggiormente diffusa la prassi della propria autotutela con il ricorso alla denuncia/querela per sollevare le indagini su particolari aspetti spesso sfuggiti agli investigatori. Sicuramente è un diritto del cittadino che si scozza con la diffusa quanto sommaria prassi di bloccare ulteriori indagini per la impossibilità a trovare elementi per sostenere la nuova accusa. Nulla da eccepire in merito se non sorgesse il dubbio che ciò sia solo una scappatoia, senza alcuna garanzia per il cittadino, per eludere il processo. Meglio cautela, tempi più lunghi ma con l’accertamento della verità che una giustizia snella ma lontana dal cittadino!


L’oblio imposto per legge


Avv. Francesco Valentini*

Con poche parole ilP.M. chiede al GIP l’approvazione della sua proposta di archiviazione delle denunce e/o querele dei cittadini “in quanto gli elementi acquisiti nelle indagini preliminari non appaiono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”,cioè si interromponoaudizioni ed altre indaginise mai fossero state fatte in modo approfondito. Chi è convinto della correttezza della propria denunciae/o e vuol far riprendere le indagini, deve opporsi all’archiviazione e al cui Gip spetta se accoglierla o meno.

L’istituto dell’archiviazione, a cui se fa un esagerato ricorso, va ben oltre l’apparente contributo di rendere più agile la giustizia italiana alleggerendola di iniziative che contribuiscono solo ad allungarne i tempi, perché, di fatto si può ledere il diritto del cittadino all’autotutela.

In realtà conl’archiviazione di una denuncia e/o querelasi impone l’oblio per leggea tutti coloro che con lo strumento della denuncia si permettonorichiamare l’attenzione della magistratura su possibili delitti che, altrimenti, verrebbero cancellati “d’ufficio” e/o rimarrebbero impuniti.Con l’accettazione della richiesta dell’archiviazione, del P.M. nessuno potrà più aggiunge nulla di nuovo a quel mondo  “penale” che vede protagonisti, sempre di più, i minori, ai quali, con troppa facilità, si riconosce solo il diritto all’oblio!Tutte le denunce vengono “stoppate” ancor prima di essere ascoltate direttamente ed ancor prima che si approfondiscano le variegate motivazioni della denuncia stessa.

E’ tutto vero. Il padre di una bambina, con collocamento condiviso e collocazione prevalente presso la madre (a sua volta convivente con la nonna materna)  da anni lotta nei tribunali per il diritto a frequentare e sentire la propria figlia, ma che la nonna, senza alcun titolo sulla nipote, in quanto non abbandonata, di fatto,gli vieta l’esercizio delproprio naturale diritto alla co-genitorialità.

 

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Abolizione dei Tribunali per i minorenni

Verranno costituite sezioni speciali nei Tribunali ordinari

Stesso personale, stesse incompetenze, stessi stipendi !

 

Il Parlamento sta discutendo della riforma della giustizia e un emendamento del presidente della commissione giustizia, on. Ferrante, propone l’abolizione dei tribunali minorili, trasferendo le loro competenze - comprese le Procure della Repubblica c/o i tribunali minorili – ai Tribunali e Corti d’Appello che istituiranno sezioni specializzate per la persona, la famiglia e i minori. I tribunali per i minorenni hanno sezioni e ciascuna ha quattro giudici: due togati (di cui uno relatore) e due onorari esperti in pedagogia o psicologia.

Il personale verrà trasferito nelle sezioni specifiche create nei tribunali ordinari e verrà garantito loro lo stesso stipendio. Cosa cambierà? Nulla perché resterà sempre lo stesso personale con pregi e difetti, anzi, in molti casi, con le stesse incompetenze.

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Grande dibattito sulle adozioni gay

ma dimenticano i figli dei separati


di Ubaldo Valentini

 

Da settimane i politici, le associazioni e le varie confessioni religiose discutono sulle adozioni gay. Ovviamente ognuno dal proprio punto di vista. Per fini elettoralistici, essendo alle porte le amministrative, c’è l’urgenza di fare questo salto in avanti per cancellare ataviche incrostazioni culturali che, a dire di molti, sono la negazione della civiltà odierna. La polemica o meglio il gioco delle parti non ci interessano anche perché la nostra associazione lotta da diciannove anni per la tutela dei diritti dei minori ad avere un padre e una madre e per il diritto alla genitorialità del genitore troppo spesso estromesso dalla vita dei propri figli.

Il governo e il partito che lo guida si vanta di aver apportato modifiche alle separazioni, riducendo di trenta mesi il tempo necessario per il divorzio e, in casi specifici, di aver delegato ai comuni la materia. Parliamo sempre di gestione di separazioni e divorzi tranquilli. La realtà, però, è ben diversa.

La conflittualità, alimentata spesso dal genitore collocatario/affidatario, riguarda la maggior parte delle coppie non più conviventi e tutti lo sanno, compresi i volutamente distratti politici. Tale conflittualità troppo spesso è provocata dai tribunali che non decidono o formulano provvedimenti iniqui e penalizzanti in primis i minori e il genitore che non vive con loro.

Ci sono poi i servizi sociali investiti “abusivamente” di un ruolo decisionale che spetta esclusivamente al giudice, come ci ha ricordato più volte Strasburgo.  La maggior parte degli operatori dei servizi sociali sono arroganti, presuntuosi, ideologicamente schierati e paladini della superiorità di genere nell’educazione dei figli. Sottraggono i figli ai legittimi genitori (per favorire strutture a loro collegate o collegate al partito di cui loro sono collettori di voti) o al genitore che osa chiedere il rispetto del proprio diritto ad una genitorialità equa.

Non parliamo della maggioranza dei giudici onorari, presenti nei tribunali minorili e nelle sezioni minorili delle corti d’appello, che dovrebbero affiancare i giudici con la loro esperienza scientifica e professionale ma che di fatto finiscono per sostituirli. Nessuno, proprio nessuno, valuta la professionalità e preparazione scientifica di questi giudici e degli operatori dei servizi sociali indispensabili per affrontare problematiche delicate che, se mal poste, finiscono per produrre danni irreversibili nei minori.

 

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La bufala del “divorzio breve”

di Ubaldo Valentini *

 

Il disegno di legge - bipartisan - per la modifica dell'art. 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, che il Parlamento andrà a dibattere ed approvare a breve tempo, prevede che lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio avvenga dopo un anno dalla presentazione della domanda di separazione o solo dopo 9 mesi per le separazioni consensuali e in assenza di figli.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sempre in merito alla separazione e al divorzio, ha annunciato anche “una procedura di negoziazione assistita da un avvocato di parte" per ridurne i tempi e per semplificare le modalità burocratiche. Tale procedura - che potrebbe essere introdotta con un progetto di legge o per decreto entro il mese -  permette alle parti assistite dai rispettivi legali di raggiungere un accodo conciliativo senza il ricorso al giudice. Al giudice verranno demandati i casi con figli minori e con figli portatori di gravi handicap.

C’è da chiedersi perché solo ora i politici e il governo si accorgono dell’esistenza di tante cause giudiziali di separazione e divorzio inevase per la inefficienza dei giudici, per la farraginosità della procedura civile, per quei avvocati attenti più al proprio portafoglio che alla deontologia professionale e per le lungaggini delle indagini dei servizi sociali, quando coinvolti? Trasferire in sede arbitrale dei procedimenti di separazione e divorzio ancora pendenti dinnanzi all’autorità giudiziaria vorrebbe dire smaltire velocemente le cause ancora in piedi. Demagogia o ingenuità?

E’ sconvolgente ed inaccettabile che le vere vittime di questa conclamata inefficienza dei tribunali siano proprio i minori e che nessuno si occupi del loro malessere in modo  serio e con competente solerzia. Nemmeno i politici fanno ciò.

Se noi analizziamo bene sia il divorzio breve che la negoziazione assistita ci renderemmo conto che sono una bufala che favorisce solo le lobby forensi, esterne ed interne al Parlamento. Se non è stata fatta una riforma seria e non compromissoria del diritto di famiglia, la ragione va ricercata principalmente negli interessi della casta degli avvocati e degli uomini di legge – e non solo loro - presenti in modo massiccio in Parlamento, che sono ben consapevoli che i procedimenti legati alla separazione e ai divorzi sono linfa per le loro riservate casse.

Le altre  lobby e caste interessate a mantenere l’inefficienza dei tribunali e la conflittualità tra gli ex-coniugi sono quelle dei servizi sociali, spesso arroganti e professionalmente discutibili, che hanno dato vita ad una miriade di cooperative sociali, case famiglie, case protette e che hanno inventato la professione degli educatori familiari, ecc. Strutture mai controllate dall’autorità da cui politicamente dipendono per valutarne efficienza e competenza.

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Aosta

Il dovere di non dimenticare


Il  7 aprile di 18 anni fa (giorno di Pasqua del 1996)  davanti al tribunale di Aosta un padre separato, Antonio Sonatore, professore e psicologo di Aosta, si diede fuoco per protestare contro il giudice che gli aveva negato il diritto di essere padre e contro l’assenza delle istituzioni locali nei lunghi anni di lotta per rivendicare il suo naturale diritto-dovere di genitore.

Un gesto estremo - non condivisibile -  che per la prima volta in Italia proponeva il dramma dei tantissimi padri separati che le istituzioni  estromettono dalla vita dei loro figli. In tutto il mondo il 7 aprile, in ricordo del suo gesto, si tiene il World Memorial Day (Giornata Mondiale della Memoria) istituita nel 2006 dall’Associazione  Figli Negati, per ricordare tutti i padri separati che si sono tolti la vita, ritrovandosi umiliati ed impotenti dinnanzi alle ingiuste separazioni che li estromettevano – di fatto – dalla vita dei loro figli.

Il gesto di Antonio Sonatore   ebbe grande risalto sui media nazionali e in Aosta la gente comune – non le istituzioni – per molti giorni continuò a portare un fiore giallo sul luogo del tragico gesto, volendo così sottolineare la vicinanza a quell’uomo amato e stimato da tutti e che tutti da mesi avevano visto sfilare in piazza con cartelli che spiegavano la sua emarginazione genitoriale.

Lo scorso anno, nel 17° anniversario, i padri separati di Aosta (facenti parte dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori) e singole persone depositarono nello stesso luogo una corona di fiori e fiori gialli per ricordare, con Antonio Sonatore, tutti quei padri che lasciati soli nella loro disperazione per la mancanza di pari opportunità genitoriali e per trattamenti giudiziari tanti discrezionali che finiscono per colpire sempre e solo il padre.

La Valle d’Aosta, quella che conta, non ama ricordare il tragico gesto di questo cittadino e ci hanno accusato di voler proporre l’atto di un suicida come esempio di paternità e un congiunto del prof. Sonatore ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica perché, a suo dire, ricordare il gesto estremo di un padre che lottava per il diritto alla genitorialità è offendere i suoi familiari, cioè coloro che ben conoscevano il dramma che quel loro familiare stava vivendo e che da tempo manifestava pubblicamente contro chi, a vario titolo, gli avevano tolto il diritto alla paternità.

Nel 2016, ad Aosta si terrà una imponente manifestazione dei padri separati ed estromessi dalla vita dei loro figli per decreto dei tribunali e per ricordare il sacrificio di tanti padri – troppi purtroppo - che privati dei loro figli ed oppressi da ingiusti provvedimenti giudiziari si tolgono la vita.

Nei prossimi mesi l’associazione si farà promotrice, forse anche con pubblica  petizione, per richiedere al comune di dedicare una via e/o un monumento  ad Antonio Sonatore, il cui gesto, anche se non condividibile,  va inquadrato nel forte dolore di un padre privato del suo inalienabile dovere-diritto alla genitorialità nell’indifferenza della comunità e, forse, delle stesse istituzioni. Alcuni artisti hanno dato la loro disponibilità per il  monumento.

Un signore, assieme ad un suo amico, in questi giorni ci ha contattato per conoscere cosa avremmo fatto per ricordare Antonio Sonatore, apprezzato e stimato loro insegnante. I cittadini non dimenticano! Le istituzioni sì e vorrebbero far passare nell’oblio gesti scomodi.

Quando si verificano queste tragedie le responsabilità sono molteplici e nessuno può chiamarsi fuori: istituzioni, cittadini, amici e parenti. Questo sacrificio umano non ha indotto chi dovrebbe tutelare i minori e il genitore più debole a prestare più attenzione ai figli coinvolti nelle separazioni garantendo loro una equa presenza di ambedue i genitori, rimuovendo, anche con energia, gli ostacoli posti in essere dal genitore più forte. Aosta ne è, purtroppo, un triste esempio.

Certa stampa, poi, non indaga mai sulle profonde ragioni di gesti estremi, soprattutto se commessi dai padri. Un altro padre separato, la mattina del 6 gennaio di quest’anno, nel silenzio di tutti si è tolto la vita.

 
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