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Venerdì 16 Novembre 2012 13:08

ALIENAZIONE PARENTALE E DINTORNI

© dott. Ezio  Ciancibello

 

Il clamore suscitato dalle televisioni e dai quotidiani nazionali in merito alla situazione di un bambino di Cittadella (PD) che è stato allontanato dalla madre per essere affidato al padre, ha posto nuovamente all’attenzione della pubblica opinione  un caso di Alienazione Genitoriale o meglio di Disturbo Relazionale, come sembra possa essere ora definito dalla comunità scientifica internazionale.

Questa definizione identifica sostanzialmente una serie di comportamenti tipici che si riscontrano a carico di un minore, figlio di  genitori separati e/o divorziati, che viene “iniziato” da un genitore, (di solito la madre) a rifiutare con sempre maggiore decisione l’altro genitore (di solito il padre) che finisce così per chiedere con insistenza, e spesso senza ottenere alcun risultato, l’intervento del Tribunale o dei Servizi Sociali.

Tali casi, oltre ad essere drammatici e fortemente critici per un sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico del minore, creano anche le premesse per un danno che si ripercuote a livello sociale e quindi per l’intera comunità, visto che spesso questi minori, da adulti, manifestano comportamenti anti-sociali.

 

Inoltre sono casi di difficile soluzione non perché manchino le terapie e le strategie adatte, ma perché spesso manca la capacità di intervenire da parte di chi avrebbe il compito ed il potere di vigilare e di prendere gli opportuni provvedimenti, intendo dire il Tribunale in primo luogo ed i Servizi Sociali in seguito.

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Lunedì 15 Ottobre 2012 17:22

Andiamo oltre l’emergenza quotidiana

di Marina Vergoni *

 

Quando  si legge “massacrato giovane con mattarello.... “,  incuriositi  si approfondisce  la  notizia,  ma difficilmente  si va oltre, chiedendoci perché si è arrivati a tanto. La riflessione, indubbiamente, non deve avvenire sull’onda dell’emozione suscitata dalla notizia di cui tutti ne parlano, ma su basi di analisi di un trascorso premonitore al quale non si è data importanza.

Siamo la società che corre, che azzera tutto. Il pensiero e la riflessione sono beni superflui,  sembra che non ci appartengano più, coltiviamo il nostro piccolo orticello di affetti, di quotidianità e ci reputiamo fortunati perché riusciamo a sopravvivere a tanto caos.

Siamo i nuovi figli di una società troppo abituata a vivere l'emergenza, ad affrontare il problema quando ormai è diventato, come in questo caso, un dramma; un dramma per una famiglia distrutta, per un paese  che deve ricreare una fiducia nelle istituzioni e nel proprio tessuto sociale, ma, ancora di più, per un sistema sociale che fa acqua da tutte le parti. L' Umbria è sempre stata all'avanguardia sul sociale ma ora sembra che il sistema di rete sociale abbia allargato troppo le  maglie e cominciano ad esserci troppi buchi anche abbastanza grandi e pericolosi.

 

Come associazione quasi giornalmente veniamo a contatto con persone che si sentono sole, confuse, abbandonate e  che debbono lottare per riuscire a fare il genitore: diritto che diviene inalienabile nel momento in cui nasce un figlio in una famiglia.

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Martedì 16 Ottobre 2012 16:45

Condanniamo i metodi inumani usati

ma rispettiamo una sentenza sofferta

di Ubaldo Valentini

 

 

Un figlio che rifiuta un genitore è un fatto anomalo e inaccettabile per la società poiché un simile comportamento trova origine solo in due possibili atteggiamenti genitoriali: la presenza di un genitore violento, pericoloso per il minore, un “mostro, oppure un genitore che manipola senza scrupolo la carne della sua carne per indurlo ad incarnare il suo desiderio di vendetta contro l’altro genitore per motivi spesso non noti al minore e talvolta nemmeno al genitore che provoca l’alienazione parentale nel figlio.

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Martedì 16 Ottobre 2012 16:37

Le devianze minorili
nelle famiglie separate

di Marco Bozzi – Paola Agostino – Patrizia Chiavassa ©

Gli psicologi Bozzi, Agostino e Chiavassa, membri del Gruppo di ricerca in Psicologia Criminale del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Torino, coordinato dalla prof.ssa Georgia Zara, hanno affrontato,, durante un convegno tenuto ad Aosta il 18.6.2011, la tematica delle devianze minorili tra i figli dei separati, fenomeno che sempre più emerge dalla cronaca giudiziaria. Le tematiche trattae sono:Devianza, comportamento antisociale, delinquenza e criminalità” (dott.ssa Paola Agostino), “La delinquenza giovanile” (dott.ssa Patrizia Chiavassa) e i relatori si sono posti l’interrogativo se “Esiste una relazione tra devianza minorile e genitorialità?” (dott. Marco Bozzi). Pubblichiamo il testo integrale dei loro interventi. I relatori sono professionisti che lavorano a contatto con i giovani e che seguono da tempo questo particolare filone di indagine psicologica.

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Martedì 16 Ottobre 2012 16:29

Amore convergente:
la sessualità nella coppia in crisi

© Alessandro La Noce*

 

Quanto conta il sesso nell’unione di coppia? Secondo alcuni è fondamentale, per altri non è affatto importante, resta il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi di rottura dell’unione possiamo verificare a posteriori quanto la vita sessuale era comunque deficitaria, per non dire del tutto insoddisfacente.

Questo ovviamente anche se poi ognuno è portato a cercare motivi e giustificazioni molto più intellettuali.

 

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Giovedì 13 Settembre 2012 17:00

In Umbria

Al via ciclo di iniziative socio-culturali

per vivere meglio la separazione

 

L’Associazione Genitori Separati, in collaborazione con professionisti e istituzioni pubbliche e private, a partire da ottobre e fino a maggio del prossimo anno,  organizza una serie di iniziative socio-culturali per meglio affrontare le problematiche legate alla separazione e al divorzio, con particolare attenzione ai minori, figli di separati. Verranno ripresi anche gli incontri dei gruppi di mutuo-auto-aiuto. Le iniziative verranno dislocate nelle maggiori città della regione.

Ad ottobre, come da allegato programma, avrà inizio un corso in due moduli con riflessioni sulle tematiche sociali e psicologiche legate alla separazione e sull’essere genitore in un nuovo contesto familiare. Il corso costituirà  occasione di confronto fra separati per avere idee più chiare su come vivere la separazione anche in presenza di paure e dubbi. Il corso è tenuto dalla dott.ssa Sabina Brinkhoff psicologa, che da anni segue le problematiche della separazione e dei minori, anche per conto dei tribunali ordinari e minorili.

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Venerdì 27 Luglio 2012 17:56

Abbiamo bisogno di cambiare la legge sull’affido condiviso perché non viene applicata nei tribunali. Alcuni giudici ancora continuano ad identificano il congiunto con il condiviso e pur facendo riferimento alla L.54/2006 ma i provvedimenti emessi parlano la vecchia prassi in vigore dal 197: centralità della madre e ruolo economico al solo padre. Nuovi progetti, nuovi assalti alla diligenza della genitorialità da parte di politici, professionisti, istituzioni pubbliche e legali e nuova ricerca di consensi particolarmente necessari in questi momenti di totale sfiducia da parte dei cittadini nelle istituzioni e nei partiti.

Cambiare l’affido condiviso non serve

se non si cambia la cultura sui minori

di Ubaldo Valentini *

La riforma del diritto di famiglia del ’75 parlava di bigenitorialità e precisava che l’affido dei minori doveva avvenire dopo una seria valutazione delle specifiche capacità educative dei singoli genitori e che doveva essere privilegiato quello più idoneo a curare la loro crescita psico-fisica, affettiva e culturale. L’affido non era affatto ad esclusivo “appannaggio” della madre, come poi invece si è rivelato, e il padre non doveva avere il solo ruolo di padre economico. Al giudice spettava interpretare la legge ma senza quella discrezionalità talvolta inopportuna che, invece, ha finito per privilegiare sempre e comunque la madre. Il vero problema - allora per la novità del divorzio come oggi per il condiviso - è la mancanza di una cultura sulla paternità e sulla separazione sia nei magistrati, nei legali, nei servizi sociali che nella società nel suo insieme.

 

La cultura borghese e liberale è stata sempre propensa a delegare alla donna il compito di allevare ed educare i figli poiché all’uomo spettava quello degli affari e del lavoro in genere. Per costoro, il padre “quotidiano” e tantomeno il padre-mammo erano visti come ruoli impropri per l’uomo. Non rientrano nei loro parametri etico-sociali certe tesi odierne specificatamente: che la paternità non si esaurisce solo con il procurare il sostentamento e il benessere alla famiglia e ai figli; che nella famiglia nucleare la donna lavora e spesso rincorre anch’essa la carriera restando per gran parte della giorno fuori casa e ciò mal si comporta con il ruolo genitoriale a tempo pieno; che i padri da anni chiedono di poter fare i padri, soprattutto dopo la separazione coniugale, e, quando si permette loro di farlo, rivelano ottime qualità genitoriali. Vedere un padre passeggiare da solo con la carrozzina, fare spesa con a seguito i figli, giocare con loro ai giardinetti, curare la loro igiene e preparare loro i pasti non fa più notizia e non scandalizza più nessuno.

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Venerdì 27 Luglio 2012 17:49

Troppo spesso la “ovvietà” vuole prendere il posto della competenza scientifica e professionale. In molti si sentono autorizzati a formulare “loro” teorie - anche se talvolta ovvie ma poco scientifiche e soprattutto poco praticabili e pertanto non utili ai  minori e al genitore costretto ad essere meno presente nella vita dei propri figli – da imporre a tutti come il toccasana per risolvere i disagi provocati da una separazione conflittuale.

In tanti si improvvisano maestri

 

Con sempre maggior frequenza si sentono o si vedono scritti pareri tecnici o “scientifici” sull’affido dei figli e sulle separazioni espressi da persone che svolgono professioni in campi ben diversi da quelli della psicologia dell’età evolutiva, della psichiatria infantile, della pedagogia e della sociologia. Costoro propongono soluzioni che poi i fatti sistematicamente rendono impraticabili e talvolta si rivelano pure dannose.

Sfogliando le pagine della stampa e dei numerosi libri dedicati all’argomento, visitando i siti web si ha l’impressione che troppi “esperti” in realtà dovrebbero fare solo la professione per cui sono titolati o pagati in quanto certe discipline non possono essere improvvisate se non se ne conoscono la struttura scientifica e i loro principi di indagine, in particolare quelle inerenti la sfera psicologica ed educativa dei minori.

Molte persone ci contattano dicendo che il/la pediatra ha consigliato loro come comportarsi nell’educare i figli, indicando loro come farli relazionare con l’altro genitore, arrivando anche a dare consigli legali. Molti lo fanno per soddisfare una richiesta del genitore del minore e tanti genitori confondo il ruolo del pediatra con quello di altre specifiche figure professionali competenti per l’educazione e la crescita psico-culturale e sociale dei minori. Da questi professionisti si deve pretendere che svolgano con scrupolo la professione sanitaria per la quale sono retribuiti  e che si aggiornino su come curare i bambini e prevenire le malattie infantili, ma  non ci si deve aspettare o accettare valutazioni exra-professionali sui nostri figli.

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