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Venerdì 03 Maggio 2013 15:43

La PAS è una diffusa realtà


La sindrome da alienazione parentale, la PAS, non è una invenzione dei padri separati – sovente etichettati come maschilisti e collerosi verso la propria ex-partner - che accusano la madre dei propri figli di metterglieli contro dopo la separazione. Il padre, con la fine del rapporto affettivo con la propria moglie e partner, deve lasciare la casa familiare (se regolarmente coniugato, la deve lasciare anche quando è di sua esclusiva proprietà), vede i figli in orari standard - stabiliti da tribunali “stanchi” - che spesso  non tengono conto dei suoi impegni lavorativi e delle reali esigenze psico-affettive ed educative dei minori.

E’ facile, per la madre affidataria o collocataria, esercitare una pressione psicologica subdola sui figli che vivono con lei, inducendoli, lentamente, a rifiutare l’altro genitore dipinto come la causa delle loro sofferenze, come colui che egoisticamente li ha abbandonati, magari per stare con un’altra donna.

I figli non hanno la possibilità di verificare la veridicità delle affermazioni loro fatte e pertanto sono portati inconsciamente ad assumere il ruolo di unici tutori della madre contro il padre “cattivo” e talvolta anche “mostro”. Per punirlo, si rifiutano di incontrarlo e di parlare con lui al telefono. Questa strategia, talvolta, serve alla madre anche per introdurre in casa senza difficoltà il padre “alternativo” che sarà così pienamente accettato dai figli. Se il padre, poi, si è rifatto una famiglia, se ha altri figli e se accoglie in casa oltre alla nuova compagna anche i suoi eventuali figli, ciò fa buon gioco per la madre che, agli occhi dei figli, dà fondamento alle proprie accuse verso l’altro genitore.

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Venerdì 19 Aprile 2013 16:53

LE RICHIESTE DEI SEPARATI AI POLITICI  PER LE REGIONALI

I separati della Valle d’Aosta esprimono precise richieste ai politici che si candidano per la gestione della regione. La preferenza, nel segreto dell’urna, andrà a quelle forze politiche che avranno fatto proprie e messe nei loro programmi alcune delle proposte formulate dai soci dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori poiché le drammatiche problematiche dei separati non possono continuare ad essere ignorate da chi amministra la cosa pubblica.

La gestione della separazione non è solo un affaire dei tribunali e dei servizi sociali, ma investe pienamente tutta la comunità locale a cominciare dalla politica a cui compete progettare e trasformare la società, tutelandone la parte più debole e indifesa e renderla, così, sempre più a misura d’uomo.

Le separazioni sono una emergenza sociale che, continuando ad ignorarla come si fa oggi, procurerà danni sui nostri figli e comprometterà il futuro stesso della società. La maggioranza dei  minori di oggi vivono direttamente, o di riflesso, la scissione della famiglia con tutte le conseguenze che ciò comporta soprattutto per il venir meno della bigenitorialità come valore insostituibile nella formazione dei futuri cittadini.

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Mercoledì 10 Aprile 2013 17:42

Dopo 17 anni nulla è cambiato ad Aosta e in Italia


Il colore giallo simboleggia il sole, il calore, la luce, la bontà, la capacità intellettuale. Per gli antichi il giallo, dorato, era il simbolo della sacralità e della divinità. Le persone di Aosta, dopo quel tragico giorno di Pasqua del 1996, portavano un fiore giallo - preso nei giardini e lungo i campi - sul luogo dove Antonio Sonatore si era dato fuoco, sopraffatto dal dolore per la negata paternità. Domenica 7 aprile 2013 alle ore 12 alcuni soci dell’”Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori” assieme ad altre persone hanno deposto una corona e singoli mazzetti di fiori gialli davanti al Tribunale di Aosta per ricordare questo padre che lottava per stare in modo significativo con la propria figlia e tutti i genitori – padri e madri – che, nel totale sconforto per non poter stare e provvedere ai propri figli, sono stati  sopraffatti dalla solitudine  e si sono tolti la vita.

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Mercoledì 03 Aprile 2013 16:44

Un fiore per un amaro silenzio

A partire dal 2006, ogni anno e in tutto il mondo il 7 aprile si tiene il World Memorial Day (Giornata Mondiale della Memoria) per ricordare tutti i padri separati che si sono suicidati per il dolore di essere stati privati dei figli. La data non è casuale ma ricorda il  giorno in cui dinnanzi al Tribunale di Aosta nel 1996 il primo padre separato, Antonio Sonatore, si suicidò, dandosi fuoco per protestare contro il giudice che gli aveva negato il diritto di vedere sua figlia.

Da tempo soci e  cittadini aostani, ex-alunni che hanno conosciuto da vicino questo padre che lottava per far valere il suo diritto alla paternità mentre le istituzioni lo ignoravano anche dopo la sua tragedia, ci chiedono con insistenza che il 7 aprile sia anche ad Aosta – come lo è in tutto il mondo – l’occasione per riflettere sulla difficile situazione dei padri separati che troppo spesso sono vittime di pubbliche istituzioni frettolose, talvolta non rispettose delle pari opportunità nel diritto di famiglia e che  non sempre tutelano il diritto dei minori alla bigenitorialità.

Sono passati 17 anni da quell’estremo gesto di Antonio Sonatore che cercava una diversa presenza delle istituzioni e parte della città che conta, le quali, invece, preferivano una diversa logica operativa più ideologica e di opportunità.

Chi protesta pubblicamente per una causa giusta – ieri come oggi - è scomodo soprattutto per le istituzioni e per coloro che ideologicamente operano nei tribunali e nei servizi sociali ma non sempre sono animati dal sentimento di rispetto dell’uguaglianza sociale e genitoriale. Le istituzioni hanno immediatamente estromesso dalla memoria civica quel gesto perché ritenuto, forse, un atto di cui vergognarsi. Altra assurdità!

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Lunedì 25 Marzo 2013 16:12

LA CASSAZIONE DICE SI ALLA MADRE

* dr. Ezio Ciancibello

Nuovo tragico sviluppo della violenta lite che oppone due genitori per il “possesso” del loro figlio di 11 anni.

La Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte d'appello di Brescia il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia. La Cassazione, secondo le prime informazioni, avrebbe annullato il decreto dei giudici di secondo grado di  Venezia per un vizio di motivazione in quanto non avrebbero esaminato le critiche mosse dalla madre all'accettazione della "PAS", presa invece come elemento centrale nella scelta di affido del bambino al padre.

Quindi questo povero bambino viene prima prelevato a forza dalla madre per essere portato dal padre, poi una sentenza della Cassazione decide che il “pacco-bambino” può essere rispedito al mittente, in attesa di ulteriore sentenza legale, presa questa volta dalla Corte di Appello di Brescia, che deciderà se lasciarlo definitivamente depositato presso la madre, o spedirlo nuovamente al padre, con buona pace della Convenzione sui Diritti del Fanciullo, a cui ha aderito anche l’Italia, che dice espressamente all’Art.3 comma 1:

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Venerdì 22 Marzo 2013 18:34

GAZZETTA MATIN 18 MARZO 2013:

- MACCHE' FESTA, SI TUTELI PIUTTOSTO LA BIGENITORIALITA'

- PAPA', GENITORE AL PARI DELLA MAMMA

- LA FESTA CHE NASCE NEGLI STATES

clicca sull'allegato per leggere gli articoli

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Venerdì 15 Marzo 2013 18:36

19 Marzo: per non prendersi in giro!

Il 19 marzo è una festa assurda che penalizza i padri tutti, sia quelli separati che quelli semplicemente padri sereni di figli condivisi. E’ nata come esigenza commerciale e poi è divenuta una vera e propria offesa ai milioni di padri che quotidianamente vengono estromessi dalla vita dei loro figli con il consenso delle istituzioni.

Questa ricorrenza deve trasformarsi in un momento di lotta per rivendicare il diritto di ciascun padre ad esercitare liberamente la propria genitorialità e non essere un sorvegliato speciale dei servizi sociali che sempre più sostituiscono i tribunali che sempre meno decidono, caso per caso, nel supremo interesse dei figli.

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per l’emarginazione della figura paterna nelle separazioni ed ha espresso severe valutazioni sia sulla “pigrizia” dei giudici che delegano proprie competenze ai servizi sociali sia su quest’ultimi ai quali non possono essere riconosciute competenze che non hanno. Il giudice deve sentire i minori, deve valutare le singole situazione e deve decidere senza il filtro non sempre opportuno e soprattutto non sempre competente e talvolta anche ideologicamente schierato con la madre. Mettiamo mano allo stuolo di giudici onorari il cui operato non è valutato da nessuno.

La condanna ha lasciato indifferenti le istituzioni che continuano ad operare come se la legge sul condiviso non esistesse, come se l’art.709 ter cpc non debba essere applicato abitualmente nei casi in cui il padre viene estromesso dalla vita dei propri figli ed infine non si dà vita alla sezione dei tribunali della famiglia.

Si parla di violenza degli uomini sulle donne ma nessuno dice che molte delle denunce di violenza sono funzionali alle cause di separazione e, troppo spesso, servono per battere cassa nei confronti dell’ex-coniuge o compagno. I media stessi non sembrano discostarsi dallo stereotipo mediatico dell’uomo violento e della donna vittima degli uomini. Cosa dire quando nelle separazioni emergono ben altre realtà ma che i servizi sociali negano perché altrimenti crollerebbe il dorato mondo delle Pari opportunità.

Ogni giorno arrivano novità dai servizi sociali: le loro plurifunzionali cooperative sociali sanno fare tutto e possono anche essere agenzie che ti insegnano a fare il genitore. Non importa, però, se manca trasparenza, se nella vita queste persone hanno fallito anche come genitori, se non hanno specifiche competenze, se non hanno figli, se non sono sposati o conviventi: insomma se conoscono il mondo dei separati solo dalle riviste, dalle trasmissioni televisive e dalle tante ed altrettanto inutili giornate di studio.

I servizi sociali sono autoreferenti di se stessi e nessuna verifica esterna ed improvvisa viene fatta sul loro operato e sulle loro competenze. Anzi è bene non contrastarli troppo perché altrimenti si arrabbiano e scrivono di tutto: anche che il vostro cagnolino ha il  vizietto di alzare la gamba e quindi l’ambiente del suo padrone non è opportuno per l’educazione dei figli!

I tribunali sono una emergenza che verrà risolta solo con la introduzione della responsabilità civile del giudice. Solo allora comprenderanno che il diritto di famiglia è una cosa seria e che non può essere affrontato rituale disinvoltura e, talvolta, anche con disinvoltura. Chi paga poi i danni fatti ai nostri figli? Chi paga quando le sentenza, i decreti e le ordinanze non rispettano il diritto alla bigenitorialità e alla uguaglianza di tutte le persone dinnanzi alla legge? Ma tutto ciò non si può chiedere perché destabilizza la Festa del papà.

Ubaldo Valentini

 
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Venerdì 15 Marzo 2013 18:32

Testimonianza

Riceviamo e pubblichiamo*

Festa del papà separato: una rituale farsa

Sono un papà che vedo i miei due figli di dieci e sette anni solo quando vuole mia moglie, la quale se ne frega delle disposizioni consensuali di separazione e bussa solo a cassa, nonostante stia economicamente meglio di me e viva nella casa che con anni di sacrifici mi sono costruito (lavorando sabato e domenica e aiutato da amici e parenti) prima del matrimonio. Come dipendente pubblico ho un reddito di 1.400 euro al mese, mentre lei arriva a quasi duemila euro e percepisce l’affitto di una sua casa (€. 530 al mese). Inoltre le devo passare – perché secondo il giudice non ho il mutuo sulla casa – €. 800 al mese per il mantenimento dei due figli che dovrebbero stare con me per 14 giorni al mese. Le spese straordinarie ( di tutto e di più) sono al 50% senza che possa avere il diritto di concordarle preventivamente. Mediamente le devo dare altre 150 euro al mese. Pago €. 350 al mese  per un piccolo monolocale, oltre alle utenze. I miei genitori e la famiglia di una mia sorella mi passano viveri, vestiario e benzina per andare a lavorare. Soldi per svaghi personali non esistono.

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