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Martedì 04 Novembre 2014 17:20

I Minori Invisibili nella tutela delle istituzioni


Il convegno I minori invisibili nella tutela delle istituzioni”, tenuto a Perugia sabato 25 ottobre, ha evidenziato la strada che le istituzioni - leggasi Tribunali e Servizi sociali – ancora debbano percorrere per adeguarsi nei fatti ai dettami della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, da tutti invocata e quasi sempre disattesa, di cui il 20 novembre ricorre il 55° anniversario della sua approvazione.

I minori restano “invisibili” perché le istituzioni e la società in genere non vogliono metterli al centro delle loro scelte. Le logiche degli adulti prevalgono sempre su quelle dei minori, inascoltati e mai considerati come persone con gli stessi diritti di tutti, cioè essere liberi e rispettati nelle loro esigenze ed aspirazioni.

L’assessore alle politiche sociali, alla Famiglia e alle Pari Opportunità, Edi Cecchi, nel portare  il saluto del Comune di Perugia - che aveva dato il proprio patrocinio al convegno - ha subito sottolineato la necessità di dare la stessa attenzione sia alle madri separate che ai padri, rivendendo l’operatività delle Pari Opportunità che troppo spesso si identificano con le pari opportunità di genere, trascurando le reali difficoltà degli uomini separati. La politica della nuova giunta comunale metterà in campo una serie di iniziative per affrontare le problematiche legate alla separazione e cercherà di creare un collegamento con le associazioni che operano nel territorio e che ben conoscono il vissuto dei separati.

Il Presidente dell’Ags, prof. Valentini ha invitato i Tribunali e le istituzioni sociali ad andare oltre la retorica al fine di dare risposte concrete, elementari talvolta, alle problematiche che coinvolgono i figli dei separati.

 

Lo psicologo-psicoterapeuta dott. Ezio Ciancibello si è soffermato sul funzionamento dei Tribunali e dei Servizi sociali sottolineando la bigenitorialità che non c’è. Ha messo in evidenza, partendo da  esempi concreti, la difficoltà a gestire l’aggressività e distruttività tipica della maggior parte delle separazioni con una ricaduta devastante sui genitori e sui loro rapporti con i figli perché sovente è alimentata anche da pregiudizi delle istituzioni che considerano la madre più idonea del padre a gestire i figli. Da qui la necessità che i giudici abbiano maggior capacità valutative delle singole situazioni familiari, che prendano decisioni chiare ed eque senza delegare i servizi sociali che quasi sempre peccano di scarsa trasparenza. Si è soffermato, in specifico, sul fenomeno dei “figli adultizzati”, sull’affido condiviso alternato e sull’alienazione genitoriale, assai diffusa e quasi mai riconosciuta da chi dovrebbe tutelare i minori nelle separazioni conflittuali.

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Venerdì 17 Ottobre 2014 15:36

 
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Venerdì 08 Agosto 2014 15:47

Le udienze presidenziali nelle separazioni giudiziali spesso si trasformano in un inferno per il genitore che si rimette al Tribunale, come suo diritto, per avere giustizia.

 

Il presidente gentiluomo!

 

Se non accetti di trasformare immediatamente la separazione da giudiziale in consensuale, fa capire ai malcapitati genitori, anche in modo esplicito, che il rifiuto avrà un peso quando emetterà i provvedimenti provvisori ed urgenti, soprattutto per il genitore che rimane fermo nei suoi diritti.

 

Nel bel paese dove scorrono limpide acqua, latte, miele e pregevole vino tra il tipico suono dei campanacci di mucche e capre succede di tutto, come in tanti altri tribunali italiani.

Ti rivolgi al tribunale per la separazione giudiziale, vista la impossibilità di accordarsi con la controparte, e il presidente - che spesso ha una conoscenza vaga dei motivi della tua richiesta di separazione (avendo visto il fascicolo completo in corso di udienza poiché era assente nei giorni precedenti) e una concezione del tutto personale dei diritti dei figli nelle separazioni e dell’affido condiviso  (un presidente pubblicamente affermava che lui non accettava questa legge!?!) – insiste che, seduta stante, si arrivi ad un accordo immediato e chiude in una stanza attigua genitori e legali per decidere subito, senza dar tempo per rifletterci su. Se non accetti, rinvia l’udienza e se nemmeno questo periodo è sufficiente per un accordo, stando la madre arroccata nelle proprie inique pretese, allora ti devi aspettare di tutto.

Il tuo legale – che spesso non vuole contraddire il presidente – insiste per l’accettazione dell’accordo proposto dal presidente che, a suo dire, è conveniente per te e per i figli. Al massimo concorda con il collega modifiche ininfluenti. Non ti avverte, però, che se rinunci alle pari opportunità genitoriali, così come ti viene proposto, dopo alcuni mesi sarai costretto a ritornare quasi sempre dinnanzi al giudice poiché la madre ti estromette dalla vita dei tuoi figli e/o perché non riesci a versare l’assegno di mantenimento e le spese straordinarie pattuite ( o meglio suggerite) troppo alte o perché hai constatato, dopo alcuni mesi, che non riesci a vivere con il tuo reddito spesso anche precario.

Il presidente o chi per lui, ovviamente, respingerà qualsiasi ricorso perché hai sottoscritto una consensuale.  In molti tribunali, e in quello in specifico, è prassi rigettare i ricorsi anche quando non hai più un reddito certo che ti permetta di vivere e di assolvere agli impegni di mantenimento dei figli o della tua ex. Se la madre non rispetta il tuo diritto di visita però, al giudice non interessa e mai emetterà i provvedimenti previsti dall’art.709 ter c.p.c. ma se tu non riesci a pagare aspettati immediatamente una condanna dalla solerte Procura della Repubblica per sottrazione agli obblighi degli alimenti. In quel tribunale è consolidata prassi dare sempre ragione, a priori, alla madre.

 

Le consensuali, se non chiare ed eque, sono un cappio per i figli e per il genitore non collocatario poiché gli accordi sottoscritti restano vincolanti quasi sempre anche per il divorzio, se giudiziale.

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Mercoledì 06 Agosto 2014 17:52

Tribunali per i Minorenni: la legge non sempre è di casa!

 

A Genova viene negato l’accesso agli atti


La soppressione dei tribunali dei minori - da tante associazioni invocata e da tanti genitori auspicata - è il nodo principale che il governo deve affrontare con urgenza, risparmiandoci la legge “farsa” come quella del divorzio breve. Lo sbandierato “divorzio breve” del governo Renzi accantona ancora una volta una indispensabile e improrogabile riforma del diritto di famiglia. I parlamentari - spesso indicatori di voto a comando -  non hanno avuto il coraggio di mettere mano ad una riforma che affrontasse seriamente e subito le urgenti problematiche di una infinità di minori “contesi” tra i genitori e tra i genitori e le istituzioni che, in teoria, dovrebbero tutelarli.

Le lobby forensi, gli ordini degli psicologi e dei servizi sociali, le cooperative sociali che gestiscono le case famiglia, le case protette, i centri per minori disadattati e tutte le “invenzioni” che un mondo para-politico permette loro di “assoldare”  (senza contenimento di fantasia e senza alcun monitoraggio scientifico sulla loro effettiva utilità) e che gravano pesantemente sulle casse pubbliche sono la ragione di leggi inique e sono la causa principale della mancata riforma della legge sul divorzio, garantendo - una volta per tutte – l’affido condiviso e le pari opportunità genitoriali, da tutti sbandierate e da nessuno applicate. A costoro sono da aggiungersi la casta dei magistrati, dei giudici onorari e di coloro che operano come ctu e talvolta anche senza la dovuta preparazione scientifica come attestano molte relazioni peritali e le sentenze o decreti di alcuni giudici.

La maggior parte di tutti questi “signori” è sensibili solo al loro portafoglio e dimenticano la deontologia professionale. Il lavoro di questi operatori e consulenti della giustizia non è monitorato da nessuno, nemmeno dal giudice che dà loro incarichi peritali e/o di supporto ai minori. Non esistono Protocolli d’intesa vincolanti giudici, servizi sociali, ctu ... a garanzia degli sfortunati utenti: i minori e il genitore più debole. I pregiudizi di genere, la superficialità nelle valutazioni condizionano la maggior parte delle decisioni e le giuste richieste del genitore più attento ai bisogni dei propri figli troppo spesso passano inosservate.

Questo mondo dorato sta bene a troppe persone e la voce dissonante di chi rivendica trasparenza, correttezza, competenza e rispetto della giustizia  - cioè in una parola richiede e pretende la giustizia e la verità - viene soppressa anche con il contributo di una informazione superficiale che cerca principalmente lo scoop giornalistico delle tragedie (purtroppo sempre crescenti) e dei vip. E il cittadino comune chi lo difende? Sicuramente non le istituzioni e la stampa quando nascondono le vere ragioni di certe tragedie che potevano essere evitate e quando ignora i veri problemi dei minori e del genitore più debole nelle separazioni!

 

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Martedì 06 Maggio 2014 16:42

La bufala del “divorzio breve”

di Ubaldo Valentini *

 

Il disegno di legge - bipartisan - per la modifica dell'art. 3 della legge 1° dicembre 1970, n. 898, che il Parlamento andrà a dibattere ed approvare a breve tempo, prevede che lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio avvenga dopo un anno dalla presentazione della domanda di separazione o solo dopo 9 mesi per le separazioni consensuali e in assenza di figli.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sempre in merito alla separazione e al divorzio, ha annunciato anche “una procedura di negoziazione assistita da un avvocato di parte" per ridurne i tempi e per semplificare le modalità burocratiche. Tale procedura - che potrebbe essere introdotta con un progetto di legge o per decreto entro il mese -  permette alle parti assistite dai rispettivi legali di raggiungere un accodo conciliativo senza il ricorso al giudice. Al giudice verranno demandati i casi con figli minori e con figli portatori di gravi handicap.

C’è da chiedersi perché solo ora i politici e il governo si accorgono dell’esistenza di tante cause giudiziali di separazione e divorzio inevase per la inefficienza dei giudici, per la farraginosità della procedura civile, per quei avvocati attenti più al proprio portafoglio che alla deontologia professionale e per le lungaggini delle indagini dei servizi sociali, quando coinvolti? Trasferire in sede arbitrale dei procedimenti di separazione e divorzio ancora pendenti dinnanzi all’autorità giudiziaria vorrebbe dire smaltire velocemente le cause ancora in piedi. Demagogia o ingenuità?

E’ sconvolgente ed inaccettabile che le vere vittime di questa conclamata inefficienza dei tribunali siano proprio i minori e che nessuno si occupi del loro malessere in modo  serio e con competente solerzia. Nemmeno i politici fanno ciò.

Se noi analizziamo bene sia il divorzio breve che la negoziazione assistita ci renderemmo conto che sono una bufala che favorisce solo le lobby forensi, esterne ed interne al Parlamento. Se non è stata fatta una riforma seria e non compromissoria del diritto di famiglia, la ragione va ricercata principalmente negli interessi della casta degli avvocati e degli uomini di legge – e non solo loro - presenti in modo massiccio in Parlamento, che sono ben consapevoli che i procedimenti legati alla separazione e ai divorzi sono linfa per le loro riservate casse.

Le altre  lobby e caste interessate a mantenere l’inefficienza dei tribunali e la conflittualità tra gli ex-coniugi sono quelle dei servizi sociali, spesso arroganti e professionalmente discutibili, che hanno dato vita ad una miriade di cooperative sociali, case famiglie, case protette e che hanno inventato la professione degli educatori familiari, ecc. Strutture mai controllate dall’autorità da cui politicamente dipendono per valutarne efficienza e competenza.

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Mercoledì 23 Aprile 2014 18:15

UN NUMERO PER L'ASSOCIAZIONE

Il 5 per mille dato alla nostra associazione verrà impiegato per

Tutelare

le pari opportunità genitoriali tra padre e madre.

Organizzare

convegni, conferenze, tavole rotonde, pubblici dibattiti, attività di auto mutuo aiuto, attività di mediazione familiare e sociale, corsi informativi e formativi rivolti ai genitori, ai figli e ai nonni, agli operatori sociali e alla società e per organizzare tutto ciò che è utile a contenere la conflittualità e a diffondere la cultura del rispetto dei diritti dei minori a partire da quello della bigenitorialità.

Fornire

un servizio di assistenza e di educazione familiare in fase pre-post separazione per assicurare comunque ai figli un sano contesto affettivo-educativo e ai genitori utili     indicazioni su come superare i momenti di conflittualità senza farli ricadere sui figli.

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Mercoledì 16 Aprile 2014 10:35

Un Protocollo per tutti i figli dietro e fuori dalle sbarre

Avv. Gerardo Spira


In altro studio abbiamo affrontato l'argomento dei minori contesi nelle contraddizioni del sistema civile-amministrativo. Approfondiremo ora l'argomento sotto l'aspetto procedurale per ritrovare i punti nevralgici di discussione  della problematica.

La coppia  in conflitto avvia le iniziative  riguardanti il minore rivolgendosi al tribunale ordinario o a quello dei minorenni, secondo la competenza.

La separazione  consensuale o giudiziale diventa di fondamentale importanza per la futura convivenza dei separati, per cui le condizioni convenute, per le diverse conseguenze imprevedibili, vanno esplicitate in tutti i presumibili aspetti sperimentati nelle anomalie evolutive della vita successiva.

I paletti conficcati in modo giusto, al momento della separazione,  sono i migliori deterrenti a possibili sconfinamenti, quando questi vengono concordati ed omologati nell'esclusivo interesse del minore.

L'esperienza saggistica, nel caso di separazione consensuale, è sicuramente un valido aiuto per la stipulazione di un patto chiaro, analitico e condizionato a severe sanzioni in caso di mancato rispetto.

Un patto con prescrizioni chiare è di garanzia non solo per la parte più penalizzata e cioè per il genitore non “collocatario”, ma soprattutto la migliore fonte per tutelare  il minore. Un contratto ben definito riduce gli spazi per  strategie malevoli tese ad escludere l'altro e certamente limita il dissanguamento di risorse umane ed economiche nei complessi e defaticanti procedimenti.

L'assorbimento del conflitto in patti e condizioni chiare riporta la crisi nel normale e civile alveo della vita della famiglia separata. Il minore vivrà una vita serena ed equilibrata come qualsia altro bambino e non subirà alcuna conseguenza pregiudizievole alla evoluzione della sua vita di rapporti e di relazioni.

Per questo sono importanti i ruoli degli Organi deliberanti, l'organizzazione istituzionale, la preparazione e le capacità dei soggetti operanti.

La carenza di norme, di piani e programmi con valore di legge, ha generato e genera il vuoto in cui si accentuano conflitti e confusione, alterati da interventi incompetenti, alimentati da   malagiustizia frustrata, dannosa e fuorviante.

I poteri dello Stato, con tutte le ramificazioni delegate, assistono impassibili senza porre rimedio ad una situazione condannata più volte dall'Europa e divenuta insostenibile per le finanze pubbliche.

Eppure la soluzione è nelle leggi delegate e nei poteri attribuiti alle Regioni, province e comuni. Basta mettere in moto il PROTOCOLLO chiaro e disciplinato per riportare tutti gli attori nell'alveo del corretto proposito  del rispetto della dignità di una sola persona maltrattata, danneggiata e diffamata: il minore. La responsabilità di ciò che accade  non è addebitabile alla coppia in lite, che accecata da vuote pretese si perde in un pericoloso pantano,  ma alle istituzioni che operano nella materia e maggiormente a coloro che sono chiamati a partecipare, concorrere e decidere con scienza e coscienza. In primo luogo sono responsabili Giudici e magistrati, Servizi socio-sanitari e organizzazioni che ruotano intorno all'affare, in secondo luogo Regioni e Comuni che non hanno  pensato di “scrivere” un preciso protocollo valido per tutti.

 

Chi non ha fatto il suo dovere e potrebbe fermare la strage degli innocenti è lo Stato con le istituzioni delegate delle  Regioni e degli Enti Locali.

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Martedì 08 Aprile 2014 16:42

Aosta

Il dovere di non dimenticare


Il  7 aprile di 18 anni fa (giorno di Pasqua del 1996)  davanti al tribunale di Aosta un padre separato, Antonio Sonatore, professore e psicologo di Aosta, si diede fuoco per protestare contro il giudice che gli aveva negato il diritto di essere padre e contro l’assenza delle istituzioni locali nei lunghi anni di lotta per rivendicare il suo naturale diritto-dovere di genitore.

Un gesto estremo - non condivisibile -  che per la prima volta in Italia proponeva il dramma dei tantissimi padri separati che le istituzioni  estromettono dalla vita dei loro figli. In tutto il mondo il 7 aprile, in ricordo del suo gesto, si tiene il World Memorial Day (Giornata Mondiale della Memoria) istituita nel 2006 dall’Associazione  Figli Negati, per ricordare tutti i padri separati che si sono tolti la vita, ritrovandosi umiliati ed impotenti dinnanzi alle ingiuste separazioni che li estromettevano – di fatto – dalla vita dei loro figli.

Il gesto di Antonio Sonatore   ebbe grande risalto sui media nazionali e in Aosta la gente comune – non le istituzioni – per molti giorni continuò a portare un fiore giallo sul luogo del tragico gesto, volendo così sottolineare la vicinanza a quell’uomo amato e stimato da tutti e che tutti da mesi avevano visto sfilare in piazza con cartelli che spiegavano la sua emarginazione genitoriale.

Lo scorso anno, nel 17° anniversario, i padri separati di Aosta (facenti parte dell’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori) e singole persone depositarono nello stesso luogo una corona di fiori e fiori gialli per ricordare, con Antonio Sonatore, tutti quei padri che lasciati soli nella loro disperazione per la mancanza di pari opportunità genitoriali e per trattamenti giudiziari tanti discrezionali che finiscono per colpire sempre e solo il padre.

La Valle d’Aosta, quella che conta, non ama ricordare il tragico gesto di questo cittadino e ci hanno accusato di voler proporre l’atto di un suicida come esempio di paternità e un congiunto del prof. Sonatore ha fatto un esposto alla Procura della Repubblica perché, a suo dire, ricordare il gesto estremo di un padre che lottava per il diritto alla genitorialità è offendere i suoi familiari, cioè coloro che ben conoscevano il dramma che quel loro familiare stava vivendo e che da tempo manifestava pubblicamente contro chi, a vario titolo, gli avevano tolto il diritto alla paternità.

Nel 2016, ad Aosta si terrà una imponente manifestazione dei padri separati ed estromessi dalla vita dei loro figli per decreto dei tribunali e per ricordare il sacrificio di tanti padri – troppi purtroppo - che privati dei loro figli ed oppressi da ingiusti provvedimenti giudiziari si tolgono la vita.

Nei prossimi mesi l’associazione si farà promotrice, forse anche con pubblica  petizione, per richiedere al comune di dedicare una via e/o un monumento  ad Antonio Sonatore, il cui gesto, anche se non condividibile,  va inquadrato nel forte dolore di un padre privato del suo inalienabile dovere-diritto alla genitorialità nell’indifferenza della comunità e, forse, delle stesse istituzioni. Alcuni artisti hanno dato la loro disponibilità per il  monumento.

Un signore, assieme ad un suo amico, in questi giorni ci ha contattato per conoscere cosa avremmo fatto per ricordare Antonio Sonatore, apprezzato e stimato loro insegnante. I cittadini non dimenticano! Le istituzioni sì e vorrebbero far passare nell’oblio gesti scomodi.

Quando si verificano queste tragedie le responsabilità sono molteplici e nessuno può chiamarsi fuori: istituzioni, cittadini, amici e parenti. Questo sacrificio umano non ha indotto chi dovrebbe tutelare i minori e il genitore più debole a prestare più attenzione ai figli coinvolti nelle separazioni garantendo loro una equa presenza di ambedue i genitori, rimuovendo, anche con energia, gli ostacoli posti in essere dal genitore più forte. Aosta ne è, purtroppo, un triste esempio.

Certa stampa, poi, non indaga mai sulle profonde ragioni di gesti estremi, soprattutto se commessi dai padri. Un altro padre separato, la mattina del 6 gennaio di quest’anno, nel silenzio di tutti si è tolto la vita.

 
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